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In Extremo - Die Goldene
( 2619 letture )
Uno dei primi nomi che l'etichetta di medieval rock richiama alla mente è quello degli In Extremo. Si tratta di una delle band più note del genere, in patria così come in Italia. Forse però non tutti sanno che, prima di essere un gruppo rock, gli In Extremo erano una banda di musici da strada e che suonavano principalmente alle rievocazioni storiche. Il loro primo album, registrato nel 1996 ed uscito nel 1997, è un disco quasi totalmente acustico e senza nome, conosciuto dai fan come "quello dorato" o "Gold" per via della semplice copertina giallo-oro raffigurante il disegno di alcuni musicisti in abiti storici. Gold è ormai introvabile, ma nel 2006 la band dà alle stampe Die Goldene, riedizione di questo primo disco contenente tutti i brani dell'originale con l'aggiunta di due bonus track.

Proprio perché non si tratta di un disco metal o rock, prima di passare a parlare della musica è assolutamente necessario che riusciate ad immaginarvi il giusto contesto in cui collocarla. Innanzitutto, siamo in Germania, ed in Germania il medioevo spopola, o, per lo meno, la musica medioevale ha un grande successo. Anche in Italia abbiamo band che si dedicano al genere, come ad esempio i Diabula Rasa ed i Folkstone. In Germania, però, la scena è mastodontica, conta moltissimi gruppi e diverse correnti: c'è chi si dedica più al rock ed al metal, come i Subway to Sally o, appunto, gli In Extremo, chi alla musica elettronica, come i primi Saltatio Mortis, gli Qntal o gli Heimataerde. Moltissime band meno note in Italia, invece, suonano canzoni acustiche che si avvicinano di più a quello che doveva essere la musica nei secoli bui... Ma con un ritmo un po' più sostenuto: questi gruppi, infatti, si esibiscono soprattutto alle rievocazioni storiche, dove la gente non va solo per portare i bambini, ma soprattutto per fare festa, bere vino al miele, ballare... È in un contesto di questo tipo che dobbiamo immaginarci gli In Extremo del 1996: un piccolo villaggio improvvisato fatto di padiglioni e bancarelle di legno, gente che passeggia tra i banchetti e gli accampamenti in cerca di curiosità, un piazzale circondato da tavoli e chioschetti che fanno da taverna, con un piccolo palco di legno ad un'estremità. Durante il giorno, nel piazzale si tengono duelli tra fanti e spettacoli di teatro da strada. Durante la notte, alla luce di torce e braceri, il piazzale si riempie di gente che si avvicina al palco per ascoltare i musici e per ballare. Ecco, è questa l'immagine che dovete richiamare alla mente prima di premere play.

Ad aprire Gold sono le cornamuse, che la faranno da padrone per tutta la durata dell'album. Ad accompagnare i fiati intervengono i tamburi, che iniziano con un ritmo lento per attirare l'attenzione del pubblico ed indurlo ad avvicinarsi al piccolo palco. L'atmosfera cupa, quasi solenne, viene spezzata dalla voce di Das Letzte Einhorn (già roca ai tempi anche se non ancora del tutto gracchiante), che con una lunga frase presenta la band e dà il via alle danze. A questo punto il ritmo diventa frenetico e potete immaginare la gente che, avvicinandosi ancor di più al palco, comincia a ballare alla luce delle fiamme, come ipnotizzata dalla melodia ripetitiva delle cornamuse.
Anche il secondo brano, Pavane, inizia lentamente, ma subito accelera: i tamburi incalzano il pubblico già sudato, rallentano lasciando alla gente il tempo di riprendere fiato, poi accelerano di nuovo. Forse le note di questa canzone risulteranno familiari a chi di voi si appassiona di musica antica: si tratta di Belle Qui Tiens ma Vie, uno dei più famosi esempi di danza pavana rinascimentale (da cui, appunto, il titolo del brano).
Nel brano successivo, Schaf Öda Nix Schaf, il suono dei fiati diventa più acuto ed assume toni arabeggianti. La colonna sonora perfetta per un piccolo spettacolo di giocoleria: immaginate il pubblico che si allontana dal palco e si apre a cerchio; entra in scena una ragazza scalza che, disinvolta nei suoi morbidi pantaloni alla turca, impugna due ventagli dalle estremità infuocate; con gesti sinuosi, la ragazza gira su se stessa e muove le braccia creando disegni di luce nella penombra del piazzale.
Tempo di passare ad un'altra danza: il Touridon, ballo veloce diffuso soprattutto in Francia all'inizio del sedicesimo secolo e diffusosi poi come canzone da bevitori (la melodia presente in questo album, ad esempio, è nota anche come Quand Je Boi Du Vin Clairet).
Il brano successivo, Neva Ceng I Harbe, risale al 1600 ed ha origini ottomane. Gli In Extremo l'hanno preso in prestito dal repertorio delle bande militari turche, le più antiche della storia, composte da giannizzeri. La canzone è ritmata e vivace, ed è facile immaginarsi il pubblico che, incitato dai musicisti, esulta e batte le mani seguendo il ritmo scandito da tamburi e cembali.
Tempo di una pausa: Für Bo è un brano lento, quasi triste, così come la successiva Quant Je Sui Mis Au Retour, tratta dal repertorio del compositore francese Guillaume Machaut.
Una volta ripreso il fiato, inizia la tradizionale Neunerle, brano più veloce e danzereccio.
Il brano successivo è un medley. La filastrocca occitana Lulbap (Ai Vist lo Lop) sfuma in Como Poden, una delle cantiche di Santa Maria. Si tratta di una raccolta di canzoni del tredicesimo secolo, in lingua spagnola, dedicate alla vergine Maria ed è il primo brano cantato dell'album. La voce di Das Letzte Einhorn, dura e sgraziata, ricorda un frate più che un menestrello e ci conduce in un chiostro monastico ai tempi della peste. A riportarci al presente è l'entrata in scena di chitarre elettriche e batteria: il ritmo accelera, le cornamuse duettano con le chitarre, il cantato diventa più violento. É il primo assaggio di quello che diventeranno gli In Extremo da Weckt die Toten! in poi.
Dulcis in fundo, Gold si conclude con la famosa ballata scandinava Villeman og Manhild (conoscete la versione degli Storm?). É il pezzo forte, quello che ancora oggi la band conserva per il bis. La canzone inizia con voce e tamburi: Das Letzte Einhorn scandisce la strofa e gli altri rispondono in coro. Poi entrano in scena le cornamuse, ed il ritmo accelera. Con un crescendo di tensione si introducono le chitarre elettriche. A questo punto ritorna la voce, ed il brano si conclude in bellezza.
La riedizione del 2006, Die Goldene, contiene due bonus track acustiche, tra cui una versione alternativa di Villeman og Manhild.

Passiamo ora al giudizio complessivo sull'album. Ciò che fa di Die Goldene un must per gli appassionati di medieval rock è la sua importanza nella storia del genere. L'album, preso al di fuori del suo contesto, è una raccolta di brani medievali e rinascimentali come ce ne sono tante: gradevole, ma niente di imprescindibile. Dovendo consigliare un album acustico, sarebbero altri i titoli che mi verrebbero alla mente: di certo qualcosa dei Corvus Corax, Persona Non Grata degli Schelmish, probabilmente anche Sgangogatt dei Folkstone...
Die Goldene, però, ci offre uno scorcio sulla nascita del medieval rock, e lo fa in due modi. Innanzitutto, tramite i due brani rock ci mostra i primi passi di un genere musicale ancora agli esordi. E, come seconda cosa, è lo spaccato di un percorso che molte band seguono ancora oggi, partendo dall'acustico e dalle rievocazioni storiche per poi introdurre l'elettricità e finire per suonare ai festival open air. È per questo che lo consiglio ai nuovi appassionati del genere che vogliono scoprirne le radici. Inoltre, lo consiglio caldamente anche agli organizzatori delle rievocazioni nostrane: sarebbe fantastico se iniziassero a mettere su dischi come questo invece della solita colonna sonora di Pirati dei Caraibi.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
65 su 2 voti [ VOTA]
sonny73
Domenica 25 Novembre 2012, 18.17.38
1
Ho tutta la loro discografia e li seguo sin dall'uscita di Weckt die Toten, sono una delle mie band preferite, magari in Italia non sono molto conosciuti ma credetemi in Germania sono quasi un'istituzione. Ho la fortuna di conoscere il tedesco e apprezzo ancora di più le loro canzoni, specialmente negli ultimi album dove i testi in tedesco sono aumentati rispetto ai primi dove le lingue sono per lo più latino, svedese antico provenzale ecc...straordinari!
INFORMAZIONI
2006
Autoprodotto
Folk
Tracklist
1. Intro / Ecce Rex Bandary
2. Pavane
3. Schaf Öda Nix Schaf
4. Touridon
5. Neva Ceng I Harbe
6. Für Bo
7. Quant Je Sui Mis Au Retour
8. Neunerle
9. Lulbap / Como Poden
10. Villeman Og Magnhild
11. Villeman Og Magnhild (bonus track)
12. Lute (bonus track)
Line Up
Das Letzte Einhorn (Voce, Armonica, Cittern)
Thomas der Münzer (Chitarra elettrica)
Dr. Pymonte (Cornamusa, Ciaramella, Flauto)
Flex der Biegsame (Cornamusa, Ciaramella, Flauto)
Sen Pusterbalg (Cornamusa)
Die Lutter (Basso)
Der Morgenstern (Batteria)
 
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