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Dream Theater - Six Degrees of Inner Turbulence
( 16131 letture )
Dopo lo straordinario successo di Metropolis Pt.2 davanti ai Dream Theater si prospettavano due diramazioni per proseguire la propria carriera che, proprio nel biennio 1999/2000 -dopo la pubblicazione di Scenes From A Memory-, aveva raggiunto l'apice, o comunque i livelli di fama del debutto Images and Words. Se da un lato, la tentazione di bissare il successo di critica e pubblico registrato con SFAM era grande, dall'altro, il gruppo di New York aveva sempre -fino a quel punto- tentato di evolvere album dopo album. Ed è proprio questa la chiave di lettura del pachidermico Six Degrees Of Inner Turbulence: un'evoluzione, o meglio ancora, un'evoluzione compiuta solo per metà . Col senno di poi possiamo dire che Six Degrees Of Inner Turbulence è un bivio, un turning point nella carriera dei Dream Theater. In effetti, pur volendo considerare i due dischi come uno solo, risulta davvero difficile ignorare quanto il primo progredisca sulla strada che porterà  a Train Of Thought, mentre il secondo sia più legato al passato dei Dream Theater.
Come detto, ci troviamo di fronte ad un doppio album. Due dischi che sono una radiografia del corpo camaleontico dei Dream Theater targati 2002. Il primo disco è quello più sperimentale se vogliamo, o comunque che si discosta da quanto fatto nell'immediato passato del gruppo di Long Island.

Ricordo ancora lo stupore del sottoscritto al primo ascolto di The Glass Prison. Una cattiveria ed un'aggressività  senza eguali, forse paragonabile solo all'accoppiata schiacciasassi The Mirror/Lie dei tempi di Awake. La canzone è l'inizio (magari fosse stata pure la fine) della saga degli AA (alcolisti anonimi) che Mike Portnoy iniziò a scrivere in seguito ai suoi noti problemi con l'alcool. È proprio Portnoy a pronunciare le prime parole di questo album. Un duetto serrato con l'ugola di LaBrie, sulla quale vengono applicati i primi filtri, nel riuscito tentativo d'incattivire la sua voce. Considerando che il pezzo comincia con i rintocchi di una funebre campana, a cui si va a sommare -dopo un minuto e quarantasette secondi- il riff più sporco e tagliente partorito dalle mani di John Petrucci fino a quel momento, lo shock del sottoscritto -ma immagino di migliaia di altri fans- era più che giustificato all'epoca dell'uscita del disco; non è stato facile dimenticare le melodie di Scenes From A Memory per abituarsi a tanta violenza sonora. Un gran bel pezzo, non c'è che dire. Una canzone che solo nel finale mette in mostra la melodia a cui i Dream Theater ci avevano abituato. Inizio in sordina per Blind Faith che -almeno nella prima parte- ci fa riprendere fiato dopo la folle corsa di The Glass Prison. Un inizio melodico che LaBrie interpreta magistralmente fino a metà  pezzo, quando sono John Petrucci e Jordan Rudess a salire in cattedra per regalarci una prova straordinaria, impreziosita -secondo il mio modesto parere- da una sequenza di assoli tra le più belle della discografia dei Dream Theater. Segue la riflessiva Misunderstood che sprigiona tutta la propria rabbia in un refrain non molto articolato ma ricco di pathos. Unico neo della canzone è l'acidissimo assolo di John Petrucci in coda al pezzo, che -mi pare- nulla aggiunge ad un buon pezzo come Misunderstood.
The Great Debate è una bellissima riflessione di carattere etico-morale sull'utilizzo delle cellule staminali per la ricerca scientifica sulle malattie, (Are You Justified/Justified in Taking/Life To Save Life). Tematica molto sentita oltreoceano al contrario dello Stivale dove si parla più delle escort di Berlusconi che di temi di cardinale importanza come questo. La canzone attraverso i suoi tredici minuti di durata si muove sinuosamente sulle voci dei reporter fino a dare sfoggio della propria potenza in un ritornello molto riuscito. Chiude il primo disco la triste Disappear che, pur non toccando picchi di qualità  assoluta, riesce ad emozionare con la tragica storia d'amore narrata nel testo; testo dal quale traspare un mood tutt'altro che positivo: uno stato d'animo fatto più di ombre che di luci. Questa ultima frase è certamente estendibile all'intero primo disco di Six Degrees Of Inner Turbulence.

Col secondo disco -una sola canzone divisa in otto movimenti- i Dream Theater cambiano musica. E lo fanno in maniera netta ed evidente. La melodia che aveva caratterizzato quel capolavoro di Scenes From A Memory viene riversata senza remore tra i solchi di questo secondo supporto di silicio. Il pezzo (quarantadue minuti di durata) rappresenta sei diverse patologie; sei diversi modi di soffrire; sei diversi stati d'animo; sei diverse visioni della realtà. Progetto ambizioso che si palesa nel primo movimento operistico, l'Overture appunto. Una bel incipit dove Rudess si mette in evidenza per le melodie ariose. Proprio il suo pianoforte apre About To Crash che ci parla di una ragazza con iperbolici sbalzi di umore che la fanno cadere in depressione. La canzone -nonostante la materia trattata- ha un piglio più solare e meno dark rispetto al primo disco, cosa che non si può dire delle seguenti War Inside My Head (i fantasmi che ritornano nella mente di un ex soldato) e The Test That Stumped Them All (battaglia tra uno schizofrenico e i suoi medici tra le mura di un manicomio). In effetti, la prima trasuda Napalm durante i suoi due minuti di durata, mentre la seconda riproduce in maniera verosimile la prospettiva del paziente per mezzo della sua ritmica asfissiante e psicotica. Torna la calma e la dolcezza con Goodnight Kiss che racconta l'eterno dramma di una madre che non vuole rassegnarsi alla perdita della figlia. Molto bello l'incedere della chitarra di Petrucci che simula il crollo delle condizioni cliniche della paziente. La magnifica Solitary Shell incanta col racconto di un ragazzo con difficoltà  di adattamento alla realtà. Letteralmente da brividi la parte finale con la coppia Rudess/Petrucci sugli scudi. About To Crash (Reprise) riprende la traccia numero due sviluppandola ulteriormente in una direzione più rockeggiante all'inizio, ma che poi sfocia nella maestosità  dell'incipit di Losing Time/Grand Finale, ultima traccia di un'opera dai temi insoliti che manifesta tutta la sua gradeur proprio nella melodia di quest'ultimo pezzo.

In definitiva, Six Degrees Of Inner Turbulence è un buonissimo album. Non è un classico della band, perchè l'eccessiva lunghezza penalizza -a tratti- la riuscita finale del prodotto. Ma è fuor di discussione che questo è l'ultimo album dove i Dream Theater hanno osato senza pensare alle conseguenze; è un salto nel buio senza preoccuparsi di cadere in piedi.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
73.83 su 222 voti [ VOTA]
Undertow
Domenica 1 Settembre 2019, 10.39.28
54
so che non ha alcun senso commentare un commento dopo oltre 3 anni, m mi ha fatto troppo ridere @Feffa la cagna al commento #43. Keynes, nei momenti in cui non si dedicava alla macroeconomia, si dilettava a fare viaggi temporali nei futuri anni 90 e a prestare la voce ai Tool. Grande uomo! Chissà se LaBrie è contento o meno di acere la voce uguale a quella di Keynes... (spero sia solo un'errore di battitura, ma fa ridere lo stesso)
Andry Stark
Mercoledì 7 Agosto 2019, 1.27.54
53
Album eccezionale, e purtroppo l'ultimo davvero bello dei Theater nella sua interezza, dopo questo seguiranno solo album discreti con qualche picco qua e la (Come le due suite The Count of Tuscany o Octavarium). Voto 90.
Salvo
Sabato 20 Luglio 2019, 15.56.25
52
Poche storie. È un album di immensa levatura per il quale non ha senso neanche dare un voto, come per SFAM d'altronde. Lo sto riascoltando adesso, dopo un pò che non lo facevo. Chissà quante volte lo avrò ascoltato in tutti questi anni e non mi è mai stufato. Se lo inizio, lo finisco. Grandi.
Monic
Giovedì 18 Luglio 2019, 23.49.30
51
Ciao volevo lasciare il mio modesto e opinabile parere su questo disco. Prima di tutto: il cd2 per me non è mai esistito. Eliminato il "superfluo", resta il vero SDOIT: cd1. L ho riascoltato adesso a distanza di una decina di anni, dopo averlo consumato per tutti gli anni zero. È bellissimo, diverso da tutti gli altri dischi dei DT. È modernissimo, tecnico, stratificato, sinistro, urbano. Ha dei suoni e una produzione particolarissimi e una originalità tutta sua. Anche io come Andrés trovo The glass prison la meno bella e comunque è stupenda, perfetta quando voglio sentire qualcosa che mi spacchi le orecchie per velocità e tecnica. Le 3 successive sono pazzesche per tutto quanto sopra e disappear è una conclusione magistrale. Ma soprattutto, durano tutte sui 10 minuti o più ma non stancano. In conclusione non sono i soliti DT, ma una sorta di versione 2.0 che purtroppo non ha più avuto sviluppi. Provate a riascoltarlo e ditemi che ne pensate del mio punto di vista. E se non siete d'accordo beh, il mondo è bello perché è vario
Andrès
Sabato 4 Agosto 2018, 14.55.54
50
Uno dei capolavori dei DT a mio parere...e anche il più sottovalutato. Sono d'accordo con il recensore riguardo la lunghezza, unico motivo per cui lo ritengo un gradino sotto a capolavori come I&W o Awake, però minimo 90 glielo do ad occhi chiusi. La canzone che mi piace di meno è The Glass Prison, che è stupenda.
Rush 1981
Venerdì 13 Luglio 2018, 15.07.24
49
Album difficile da assimilare ..penso che sia un album incredibile.. in cui i Dream Theater non hanno voluto ripetersi... come in scenes from a memory si sente molto l influenza del loro progetto parallelo con il super gruppo liquid tension experiment ..che a parer mio ha giovato molto al sound della band per i dischi sopra citati... voto non meno di 90 !
monique
Mercoledì 27 Giugno 2018, 0.14.31
48
il disc 1 è mostruoso per tecnica, velocità, cattiveria, il disc 2 è inutile. avessero pubblicato solo l'1 sarebbe stato un altro capolavoro, diverso da tutta la precedente discografia che aveva già raggiunto l'acme con l'irripetibile SFAM.
Iron69
Domenica 12 Febbraio 2017, 12.57.20
47
Secondo me di gran lunga migliore il primo disco, a parte la title-track, nel secondo ci sono alcune cadute di tono. Solo il primo vale il prezzo dell'insieme. Voto 85.
iron69
Giovedì 9 Febbraio 2017, 9.46.26
46
Bellissima The Glass Prison, come The Mirror..devo dire che le composizioni di Portnoy sono sempre stupende, d'accordo che a volte c'è un po d'invadenza a livello vocale ma che non invade l'area del melodico, prettamente di pertinenza del sig. LaBrie...quello che un po infastidisce è l'intestardirsi di Rudess su assoli ripetutamente inutili (vedere su the Count of Tuscany, altrimenti eccezionale se non vi fossero forse 5 minuti di troppo di trastulamento di tastiere..nella musica dei Dream c'è gà troppa tecnicita, la prolissità rovina l'efficacia della composizione rendendola in cert casi noiosa, in questo hanno peccato i Theater dopo l'abbandono di Moore il quale alle idee dava immediatezza senza eccessivi dilungamenti che ripeto a volte ti costringono a saltere la traccia..Grande album nel complesso, da Dream Theater !!!!!!!!!!.
Kail
Giovedì 8 Settembre 2016, 1.21.32
45
Per me uno dei dischi più sottovalutati dei DT. Il secondo disco è semplicemente magnifico dall' inizio alla fine. voto 90
Viking
Venerdì 2 Settembre 2016, 20.39.56
44
83 punti a questo disco? Delle due l'una: o il recensore non ha ascoltato l'album, oppure ha ascoltato e non capisce nulla di musica. Questo disco è il primo tonfo di un'infinita serie di tonfi dei dream...
Feffa la cagna
Sabato 13 Agosto 2016, 16.27.47
43
@Steelminded se prendi The Great Debate e la inserisci in un disco dei Tool nessuno se ne accorge, è tutto uguale, è una canzone dei Tool, l'unica cosa che cambia è chi compone. La voce di LaBrie è identica a quella di Keynes, la chitarra e la batteria pure, inoltre fanno anche il giochetto di portare la chitarra in bassa qualità in alcune parti della canzone, proprio come i Tool. Forse non tutta la prima parte (The Glass Prison sembra fatta dagli Slipknot, strumentalmente parlando), ma questa canzone è un assurdissimo plagio ai Tool... per il resto è un bel disco.
Steelminded
Venerdì 12 Agosto 2016, 13.50.29
42
Ma che tool??? Ci sono alcune parti di parti di canzoni, ma non si può dire che è un disco dei tool (per fortuna). Come direbbe di pietro: ma che c'azzecca??? Evviva!
Feffa la cagna
Venerdì 12 Agosto 2016, 12.54.49
41
La pt.1 è praticamente un disco dei Tool
gianmetal
Martedì 14 Giugno 2016, 19.59.57
40
uno dei miei preferiti,il piu cattivo sencondo me.The glass prison unica
Charleston11
Giovedì 2 Giugno 2016, 6.58.54
39
Io invece adoro OGNI canzone della 12 Steps Suite, The Glass Prison è qualcosa di incredibile
Undertow
Lunedì 15 Febbraio 2016, 0.01.04
38
L'ultimo buon album dei Dream Theater. Non un capolavoro, ma almeno un buon album. Il 2ndo cd nettamente superiore al primo. Del primo infatti si salvano solo The Great Debate e la meravigliosa Misunderstood (l'ultimo pezzo davvero bello dei DT). Il problema è essenzialmente che proprio nel primo cd si sente per la prima volta il Germe del Vizio: quel sound insensatamente aggressivo e fastidiosamente cupo che mal si amalgama sia con la voce (sempre più massacrata) di LaBrie sia con gli assoli di Petrucci; quei riff commerciali del tutto fuori luogo. Onestamente odio ogni singolo passo della saga degli AA creata da quel megalomane di Portnoy. Ciò non toglie che, ripeto, l'album sia molto buono. 80 non glielo toglie nessuno.
Rob Fleming
Giovedì 21 Gennaio 2016, 11.42.27
37
Ormai sono una sicurezza. Ad un cd1 abbastanza votato agli anni '90 (Tool, Metallica del Black album su tutti) si contrappone un cd2 pregno di umori prog/pomp in cui gli echi di Kansas, Genesis, Yes sono tangibili. Così come si sentono influenze neoclassiche (About to...). Gran bel disco che necessita di molto tempo per apprezzarlo 75
andrea
Domenica 17 Gennaio 2016, 12.55.36
36
2016 .... acquistato questo doppio album appena uscito, nel 2002. e da subito il cd 2 è entrato fra le mie prefrerenze di sempre , a discapito del cd 1. c'era una ragione, valida tuttora, anzi, più che mai : il cd 2 mi riportava a quelli che considero i DT più veri ed emozionali, il cd 1 a quelli progressivamente più sterili e spenti che imperano da quasi quattordici anni a questa parte. 2016 ... riascolto il cd 2, e continuo a trovarlo una delle cose più belle fatte dai Nostri, perfetto connubbio fra Falling Into Infinity e Scenes of a Memory : giusto rispetto per la forma canzone, misura ed equilibrio nei tecnicismi, acume e coerenza nella scelta dell'argomento dei testi. Prog metal in cui la parte prog tiene a freno quella metal e la indirizza verso forme musicali compiute. Ciò che erano e avrebbero dovuto continuare a essere, a mio parere, i DT, invece di trascendere nel bieco e ipertrofico manierismo di quasi tutte le opere successive. Che la formula magica sia più Rudess, meno Petrucci ?
waiting for the night
Venerdì 19 Settembre 2014, 19.21.04
35
questo gioiellino (perche per me è tale) dei theater mi ha sempre suscitato impressioni contrastanti. da una parte contiene vette altissime (le più alte?) della loro carriera e da un'altra lascia un po d'amaro in bocca. blind faith, misunderstood, the glass prison (tranne la parte centrale) la suite del cd 2 che potrebbe essere un album per suo conto sono di diritto nella storia del prog tutto (secondo me chiaramente). purtroppo non posso tacere dei panterizzamenti inaccettabili a metà di glass prison , disappear è indigestissima , the great debate è buona ma nulla più , goodnight kiss (la prima parte) è talmente ridicola da far sembrare wither un pezzo serio. tutto ciò fa scendere il voto fino a 90 ma avrebbe potuto essere il terzo 100 dopo images e awake.disco artisticamente superiorissimo ad es a scenes from a memory con un rudess che (si sente chiaramente) ebbe il pallino della situazione saldamente in mano . album irripetibile.
UpLoad
Lunedì 4 Agosto 2014, 17.46.17
34
Bellissima la cover dei radiohead che vale tutto il disco come si chiama? Misunderstood? Ah non è una cover? Meglio! Ok va bene qui esagero, questo è veramente l'unico album che veramente apprezzo, in cui hanno dato un compendio di tutto quel che sanno fare senza.....esagerare. Anche lamia preferita che come avete intuito è misunderstood può andare a cascare in certe atmosfere gia sentite ma poi con quello squarcio metallaro nel ritornello si riprende.... six deegrees lo apprezzo veramente tanto, fu un piacere vederli quell'anno insieme ai pain of salvation dell'immenso remedy lane.
Steelminded
Mercoledì 7 Maggio 2014, 23.42.25
33
E' un disco che non ho trovato facile assimilare... all'inizio ebbi non pochi problemi problemi a giustificare la bontà dell'investimento (venticinque euro nel lontano 2002 nel budget di uno studente fuori sede pesavano tanto - tant'è che dovetti rinunciare al loro concerto pur di avere il disco). Ora a distanza di tanti anni, lo riconosco come un capolavoro, uno dei migliori della band di Long Island. Il primo disco è forse il più ostico, con un'opener schiacciasassi in cui la dolcezza e le melodie aperte tipiche dei precedenti lavori lasciano il posto all'approccio più oscuro del nuovo corso (che forse potremmo attribuire a Portnoy) che proseguirà almeno fino a Silver Clouds. Il finale mette i brividi, con una strofa dall'enorme impatto emotivo sia musicale che lirico - il mio pezzo preferito del disco. Gli altri pezzi tutti ottimi, come giustamente indicato nell'ottima disamina della recensione. Il secondo disco ci riporta ai DT più tradizionali, almeno dal punto di vista musicale, quelli più melodici e positivi. Una suite rischiosa e azzardata, ma mai scontata o ridondante nei belissimi 45 minuti di durata. Esperimento ancora una volta riuscitissimo e dall'indubbio valore artistico. Un fantastica opera di metal progressivo, altro tassello indelebile ad opera DT. Voto per me: 95.
Argo
Mercoledì 23 Ottobre 2013, 9.36.36
32
Oggi per la prima volta dopo 11 anni ho ascoltato questo doppio cd con occhio "critico". Sinceramente non l'ho mai ascoltato "veramente", forse troppo ubriaco dal predecessore per prestare troppa attenzione a questo disco. Devo dire che comunque un bel 85 se lo merita: ci sono pezzi veramente ispirati, e mai ridondanti. Produzione eccelsa. Bello, sono stato contendo di riscoprirlo, anzi, scoprirlo e capirlo per la prima volta dopo tutto questo tempo dall'uscita.
pasquale
Domenica 20 Ottobre 2013, 15.41.07
31
questo è un bel disco.certo se paragonato al precedente impallidisce e non poco,ma tuttavia quella meraviglia assoluta di SFAM è a mio avviso la fine di quei DT..è l'apice di quell'approccio che gli ha resi unici..S segna l'inizio del cambio di rotta e lo fa bene.Conserva ancora una grande energia creativa,fantasia e classe anche negli episodi più aggressivi..cosa che perderanno del tutto a partire dal disco successivo dove cominciano a conservare solo la loro parte energetica e senza impegno..un peccato
Danimanzo
Domenica 29 Settembre 2013, 11.43.14
30
Questo album, a distanza di tanti anni, non sono ancora riuscito a classificarlo. Molto buono o l'inizio della debacle ? C'è da riconoscere che Mike Portnoy ha influenzato, e non poco, la fase di scrittura di questo album; un'apertura prepotente verso sonorità moderne e distanti dagli stilemi classici del progressive metal, ma il bilanciamento dei suoni e delle soluzioni adottate produce bellissimi brani e un generale senso di qualità indissolubile. Forse è il primo vero album del nuovo corso e l'unico davvero bello prodotto negli anni 2000. Da "Train Of Thought" a "Systematic Chaos" , passando per "Octavarium" hanno sfornato invece i loro tre peggiori album.
Jappy
Mercoledì 7 Agosto 2013, 13.11.31
29
Quando sento questo album mi "arrabbio" so di cosa sono capaci ma ora grazie alle "cavolate" di Portnoy il quale si è fatto cacciare dalla sua creatura ( sua e di Petrucci) e sostituito dal pur bravo Mangini ma inarrivabile al mitico Portnoy. Aimè l'alcool, i soldi e le "sbruffonate" del despota batterista gli sono costate care e ora i DT sono l'ombra di loro stessi. Speriamo in Dream theatre ma sentendo il loro demo non mi sembra sia cambiato molto rispetto l'aberrante a dramatic turn of events
O.o
Domenica 9 Dicembre 2012, 8.40.55
28
Balle, gran bel disco. Stupende le due "About to Crash".
fabio II
Giovedì 18 Ottobre 2012, 15.06.25
27
Mai piaciuto, ok un pò la suite come dice Delirious, ma tutto sommato cominciano a trattare le canzoni come fossero una palestra di esercizio tecnico fine a se stesso. Mediamente suoni troppo aspri e monocordi, il lato favolistico della questione viene bandito. Cambiando una loro celeberrima frase: 'ora che fanno cagare, li ascolto di meno'
Delirious Nomad
Domenica 9 Settembre 2012, 16.36.05
26
La suite é stupenda. Il primo disco mi fa schifo. Voto 70.
freedom
Lunedì 16 Luglio 2012, 11.06.06
25
Disco superlativo. 85.
AL
Lunedì 16 Luglio 2012, 11.03.03
24
la suite è quasi superiore a "a change of season".. direi un capolavoro e in generale l'album è veramente ispirato
Joker
Sabato 7 Luglio 2012, 13.56.01
23
Disco davvero bello, mi ci è voluto molto tempo per assorbire il primo disco di questo Six Degrees, ma alla fine il risultato è stato ottimo. Riguardo il secondo, che dire, la suite è una delle opere più belle che i Dream siano riusciti a realizzare; 42 minuti che ho sempre ascoltato rigorosamente senza pause e come un'unica canzone (così infatti era nelle intenzioni di Mike), con un phatos che non stanca quasi mai e che ci ricorda chi è l'erede di Metropolis Pt. 2. La prova dell'immensa bellezza di Six Degrees si può avere con certezza dal live di Score, dove l'utilizzo della Octavarium Orchestra non fà altro che accrescerne la teatralità. Voto 1° CD 75, Voto 2° CD 95; Finale: 85
Giaxomo
Venerdì 8 Giugno 2012, 20.48.06
22
Qualche esperto di musica (strumentalmente parlando, meglio ancora se tastierista) può spiegarmi cosa cambia nel "commovente" assolo di Rudess dalla versione studio a quella live? Per capirci quello che sul live Chaos in Motion inizia da 6.13, presente anche su youtube. Grazie.
luke
Sabato 31 Marzo 2012, 16.13.59
21
voto lettori 54.95??? ma che avete ascoltato?? Il secondo disco è da 90, mentre il primo è da 75. Voto finale: 82.5, per eccesso 83 (vedo casualmente proprio ora che il voto è uguale a quello del recensore XD)
Master Killer
Venerdì 30 Dicembre 2011, 21.15.59
20
Ho sempre loro nel mio MP3 E Secondo me i Dream Theater non mi hanno deluso (tranne un po' per Systematic Chaos che non sono riuscito ad andare avanti) Ho soltanto Awake come CD ma speravo di comprarmi questo Album che purtroppo non l'ho trovato.. peccato..
Tommizafo
Giovedì 22 Dicembre 2011, 23.00.25
19
Non sarei degno nemmeno di commentare la loro musica. comunque per me Six degrees of inner turbolence è incredibile
Flavius9
Giovedì 22 Dicembre 2011, 15.40.38
18
Disco superiore. Semplicemente.
FIZU70
Martedì 18 Ottobre 2011, 15.53.42
17
secondo me questo album merita da 90 in su. non mi pare realistico dare un voto così basso. ascoltato più volte ha una qualità altissima. i pezzi sono tutti meravigliosi
Fabio
Sabato 24 Settembre 2011, 20.54.54
16
Io semplicemente adoro questo album, davvero ispiratissimo. 90!
Matocc
Sabato 27 Agosto 2011, 22.40.36
15
personalmente trovo questo doppio album STUPENDO. non lo conoscevo -tranne i pezzi presenti su Greatest Hit-, la rece mi ha incuriosito e così l'ho preso a scatola chiusa... talvolta il rischio paga. davvero un ottimo album
Sono il vostro Dio
Sabato 18 Giugno 2011, 2.54.55
14
forse peggio dei precedenti...però è un lavoro che pochi fanno...il sound di about to crash è stupendo.
Argo
Domenica 20 Marzo 2011, 19.06.47
13
Album uscito dopo "Scenes from a memory", non potevano fare molto meglio di così. Palloso per me, sufficiente appena.
Electric Warrior
Domenica 20 Marzo 2011, 18.06.31
12
Incredibile! Il gruppo che ha partorito una delle colonne portanti del progressive metal ha sfornato un album del genere? Una noia micidiale! Dov'è il progressive? Nelle tracce del disco 1? Nella pacchiana title-track lunghissima e risparmiabilissima? Sopravvalutatissimo
madovesono
Giovedì 30 Dicembre 2010, 2.21.40
11
Buon album ma non esaltante, siamo sempre a livelli alti e le idee ci sono, soprattutto nel second disco. Però non al livello dei precedenti Images, Awake e Metropolis. Rimane una bella prova di coraggio da parte dei DT
Franky1117
Martedì 28 Settembre 2010, 1.33.02
10
secondo me il manifesto di quello che sono oggi i dream theater:le parti strumentali interminabili e al limite della cacofonia(per esempio il finale di misunderstood e quasi tutti gli assoli dei 2 dischi)e le parti più melodiche stucchevoli,melense e che puzzano di già sentito(per esempio goodnight kiss,overture e losing time).Salverei solo solitary shell se non assomigliasse un pò troppo a solsbury hill di peter gabriel
toni
Lunedì 23 Agosto 2010, 11.27.28
9
album stranissimo che mi fece allontanare dai DT per ben 8 anni!! A riascoltarlo ho notato una notevole maturazione nei testi e rispetto agli album precedenti è molto piu duro nei suoni. CD1 è ok, mentre la suite non sono riuscito mai a digerirla e l'ho trovata un accozaglia di idee poco amalgamate. PS: questo album fu reso disponibile per lo scaricamento su napster 1 settimana prima dell'uscita. fu un leak?
Gemini
Lunedì 9 Agosto 2010, 16.20.35
8
La suite "Six Degrees..." è bellissima, con la sua alternanza tra momenti di pura poesia ("Goodnight Kiss"), altri più spensierati ("About to Crash", "Solitary Shell"), ora aggressivi ("War Inside My Head"), e infine magniloquenti ("Losing Time"). Nel primo album invece inizia invece il vortice in cui sono precipitati i DT e da cui secondo me non son usciti ancora oggi: canzoni troppo lunghe, inutilmente prolisse e complesse al punto tale che è veramente difficile riuscire ad ascoltarle tutte, nonostante i tanti buoni spunti presenti. Ascolto sempre con piacere solo "Blind Faith" Alla suite darei un 85 al primo solo 65, x cui faccio media...
Remocasper92
Venerdì 11 Giugno 2010, 12.30.57
7
42 minuti di pura poesia... una delle canzoni (se così si può definire) dei DT.
screamforme77
Venerdì 12 Marzo 2010, 1.38.13
6
All epoca di Systematic Chaos,la mia collezione discografica dei DT non era ancora completa.Mi mancavano 3 album e 6DOIT era uno di questi.Forse tardai a comprarmelo a causa di un certo timore suscitatomi da alcune testimonianze da terzi delusi dall ascolto di questo disco.Quando cominciai ad ascoltarlo mi accorsi che poco a poco,mi stavo trovando dinnanzi ad un ennesimo capolavoro.Ho trovato molto particolare che abbiano fatto due dischi che sembrano due album completamente diversi,ma che invece facciano entrambi parte di un unico album.Il primo disco è più pesante,sia dal punto di vista della violenza che da quella dell ascolto.Le tracce sono tutte dei bellissimi pezzi:The Glass Prison fomenta molto,ma forse il mid time è un po troppo prolisso,Misunderstood è il mio prezzo preferito di tutto l'album e le sue atmosfere mi ricordano Awake(pietra miliare della loro carriera),ottime anche Blind Faith e Disappear,di quest'ultima mi rapisce molto la sua inquietudine,troopo sottovalutata The Great Debate,a me piace molto.Il secondo disco invece è più melodico ed accessibile e che per grandi percentuali esce dai canoni del metal,ma ne esalta tuttavia cmq l'aspetto strumentale e la loro tecnica.Al contrario di molti io non la considero un unica canzone(anke perchè è divisa in tracce),bensi un operetta concept che fa il paio con SFAM.Vedo nei suoi episodi migliori:About To Crash,War Inside My Head,La struggente Goodnight Kiss e Solitary Shell la quale ci mostra quanto sanno eseguire persino pezzi puramente Pop.Analizzando canzone per canzone e facendo le dovute somme prferisco il primo disco,ma dopo la pesantezza derivata delle sue sperimentazioni,la rilassatezza del secondo è prprio quello che ci vuole.Un po come prendere il digestivo dopo una grande abbuffata,il contraltare che fa di 6DOIT un album comleto e quasi perfetto.Il suo più grande difetto? La copertina.Ma alla fine che importa.........
_Addicted_to_Mosh_
Lunedì 21 Dicembre 2009, 23.49.24
5
che dire se non stupendo? secondo me un capolavoro al pari di Metropolis pt II, un doppio disco da brividi!! e la title track nel live Score con l'orchestra? semplicemente fantastica!! 99/100!!
Rob
Martedì 24 Novembre 2009, 10.59.08
4
E' molto opinabile quello che dici caro Paul...
Paul the boss
Mercoledì 4 Novembre 2009, 15.40.46
3
l'unica bella è the glass prison
Rob
Venerdì 18 Settembre 2009, 14.18.40
2
Esatto Nicola... è probabilmente l'ultimo album in cui i Dream Theater sono stati VERAMENTE ispirati...
Khaine
Venerdì 18 Settembre 2009, 8.14.41
1
Bravissimo Rob, quest'album mi è sempre piaciuto molto (checchè se ne dica). Per me è stato l'ultimo grande momento della band
INFORMAZIONI
2002
WEA
Prog Metal
Tracklist
CD1:
1. The Glass Prison
I. Reflection
II. Restoration
III. Revelation
2. Blind Faith
3. Misunderstood
4. The Great Debate
5. Disappear

CD2:
1. Six Degrees Of Inner Turbulence
I. Overture
II. About To Crash
III. War Inside My Head
IV. The Test That Stumped Them All
V. Goodnight Kiss
VI. Solitary Shell
VII. About To Crash (Reprise)
VIII. Losing Time/Grand Finale
Line Up

James LaBrie (voce)
John Petrucci (chitarra, cori)
John Myung (basso)
Mike Portnoy (batteria, cori)
Jordan Rudess (tastiera)

 
RECENSIONI
77
70
65
70
65
71
93
s.v.
82
70
83
99
72
88
97
99
88
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