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Bloodbound - In The Name of Metal
( 2027 letture )
Avete presente il detto: battere il ferro finché è caldo? Bene, gli svedesi Bloodbound ne hanno fatto un vero e proprio stile di vita; dopo il recente, ottimo Unholy Cross, questi vichingoni sono tornati subito in studio per registrare il seguito di questo album, con il consueto stile misto heavy/power, intitolato In The Name of Metal. Ok, il titolo non è il massimo dell’originalità, sono d’accordo io per primo, ma c’è anche un altro detto (lo so, oggi sono in vena di proverbi e modi di dire, sopportatemi) che recita: mai giudicare un libro dalla copertina; anche perché, dandole un’occhiata perbene e superando la banalità del titolo, il giudizio rischierebbe di essere ancor meno lusinghiero…

Ordunque, bando alle ciance ed affrontiamo il discorso più squisitamente musicale: la prima traccia si apre con il più classico degli urlacci in stile Rob Halford/Eric Adams ed evolve poi in un brano né troppo veloce né troppo lento; i nostri amici danno fondo pressoché ogni cliché esistente in materia di classic heavy, ma il brano in sé non è sgradevole, pur non essendo un capolavoro. Appena più veloce ed anthemica la successiva When Demons Collide, a sua volta senza infamia e senza lode; già da ora, come del resto notato poco fa, l’album ci sembra orientato ad una eccessiva riproposizione degli stilemi classici del movimento, nonché degli stessi precedenti lavori del gruppo. Un plagio nel plagio, in sostanza? No, perché ho anche evidenziato di come le tracce siano complessivamente godibili. Bonebreaker prosegue sulla falsariga ormai ampiamente annunciata, segnalandosi anche per un buon assolo, ma con Metalheads Unite i ragazzoni esagerano, confezionando un brano davvero troppo pomposo e poco sostanzioso. Si tratta del primo, vero passo falso di In The Name of Metal, che prosegue poi con Son of Babylon e Mr. Darkness, delle quali la migliore è certamente la seconda, più briosa ed accattivante. Le tracce successive, purtroppo, affossano nuovamente la qualità del disco, risultando ancora una volta troppo banali e poco ispirate; i Bloodbound si riprendono solo con Black Devil e già Bonded by Blood, di exodusiana memoria, ritorna a sapere di già sentito lontano mille miglia. Non vale il fatto che Book of The Dead 2012, pur nella sua insopprimibile pomposità, sia un buon brano, dal momento che, come del resto dice il titolo stesso, trattasi di riregistrazione di un brano già inciso dal gruppo nel 2007.

In sostanza, sfortunatamente, in questo caso il detto mai giudicare un libro dalla copertina (un album, in questo caso) non opera: il disco è effettivamente di una eccessiva banalità, sia per soluzioni musicali che per contenuti lirici (nella title-track troviamo una perla come You say I’m evil, you say I’m sick, my hair is long I don’t give a fuck…). Non è un totale flop solo perché, come detto, alcune tracce sono comunque godibili, ma in ogni caso non me la sento di regalare la sufficienza a questo album, quando vi sono tante band che faticano non poco per tentare di ritagliarsi un proprio spazio artistico allontanandosi dal solco tracciato dai nomi storici del genere. E sì che, per raggiungere questa benedetta sufficienza, non sarebbe servito poi uno sforzo enorme…riprovateci, ragazzi!



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
60.83 su 6 voti [ VOTA]
Maurizio 76
Giovedì 30 Marzo 2017, 18.35.25
2
di loro merita solo the book of the dead, nosferatu e tabula rasa. Il resto da buttare
ecodont
Domenica 30 Dicembre 2012, 1.27.13
1
uno dei dischi che mi ha fatto più cagare quest'anno, il precedente mi era piaciucchiato.....ma questo fa cagare duro!
INFORMAZIONI
2012
AFM Records
Heavy/Power
Tracklist
01. In The Name Of Metal
02. When Demons Collide
03. Bonebreaker
04. Metalheads Unite
05. Son Of Babylon
06. Mr. Darkness
07. I’m Evil
08. Monstermind
09. King Of Fallen Grace
10. Black Devil
11. Bounded By Blood
12. Book Of The Dead 2012
Line Up
Patrik Johansson (Voce)
Tomas Olsson (Chitarra)
Henrik Olsson (Chitarra)
Anders Broman (Basso)
Pelle Åkerlind (Batteria)
Fredrik Bergh (Tastiera)
 
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