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Rory Gallagher - Blueprint
( 1864 letture )
Artista straordinario, Rory Gallagher; straordinario e, incredibilmente, a riprova del fatto che certe volte la vita non è equa, non famoso come pure avrebbe meritato: capace di interpretare il blues-rock come pochi e di fonderlo con atmosfere folk tipiche della sua patria, l’Irlanda, ma anche con il country, ha davvero segnato in modo indelebile la storia della nostra musica preferita. Eppure, quanti conoscono il nome fra i non cultori del rock? La risposta è semplice: pochi, maledettamente pochi. Io stesso confesso di essermi avvicinato alla sua musica in colpevole ritardo e di non aver pensato di poter esser colpito dall’ascolto della sua musica quanto lo fui, all’epoca, le prime volte che ascoltai Chuck Berry o Eric Clapton.

E' pertanto un piacere trovarsi oggi a recensire Blueprint, terzo lavoro in studio del poliedrico musicista irlandese, seguito dell’eccellente Live in Europe e del capolavoro Deuce; proprio rispetto al suo secondo album sono da evidenziare un paio di importanti cambiamenti nella line-up della band che accompagna il musicista: il fido batterista Wilgar Campbell, difatti, è stato sostituito da Ron de’Ath, ma soprattutto abbiamo l’aggiunta di Lou Martin, tastierista e secondo chitarrista all’occasione, il che trasforma il power-trio che aveva prodotto Deuce e Rory Gallagher in un quartetto. Il diverso approccio della musica del gruppo è evidente da subito già nella prima traccia, la lunga Walk On Hot Coals, dove le tastiere conferiscono brio ed allegria al ritmo, ma è in primis l’abilità di compositore di Rory Gallagher a non esser cambiata, cosa del quale possiamo solo esser felici; e non che per quella di esecutore ci siano da fare commenti diversi, visto l’assolo che il nostro sforna poco primo di metà brano e quello posto in conclusione. Più classica, rispetto alla precedente e movimentata cavalcata, è Daughter of The Everglades, con il suo ritmo squisitamente blues e vagamente country in alcuni punti; anche qui le tastiere si fondono alla perfezione con il resto degli strumenti, non risultando mai invasive ed anzi integrando alla grande non solo la chitarra del frontman, ma anche il basso del sempre valido Gerry McAvoy e la batteria dell’altro esordiente Ron de’Ath, più che positivo in questi primi due brani. L’armonica di Banker’s Blues ci introduce ad un altro brano le cui influenze sono manifeste ed anzi ancor più accentuate rispetto a Daughter of The Everglades, con le tastiere a fornire un gradevole sottofondo alla voce caratteristica di Rory, forse meno grezza ed aggressiva che in passato, ma non per questo meno gradevole ed espressiva. Irresistibile è il ritmo di Hands Off, un delizioso omaggio al maestro di sempre Chuck Berry che vi farà certamente venir voglia di scatenare le vostre abilità di ballerino, o al massimo di scuotere ritmicamente la testa qualora il ballo non sia l’attività in cui riusciate meglio; splendida anche la prova di Lou Martin, che qui dissipa una volta per tutte gli eventuali dubbi di coloro che temevano, con il suo ingresso, di vedere eccessivamente snaturato il sound di Rory Gallagher; i grandi, del resto, sfruttano le nuove possibilità per integrare e migliorare il proprio stile, non per soppiantarlo ex novo senza un criterio logico. Lo stesso dicasi per Race the Breeze, forse perfino eccessiva nella varietà musicale in essa espressa, mentre Seventh Son of a Seventh Son merita un discorso a parte: si tratta di un brano lungo e tirato, che in alcuni momenti atmosferici ricorda inevitabilmente i The Doors; o, meglio, i The Doors con uno sporco bluesman alla voce ed alla chitarra. Dopo quest’ennesimo saggio di bravura dei quattro musicisti, che come detto forse in qualche passaggio addirittura esagerano, troviamo prima un delizioso pezzo strumentale come Unmilitary Two-Step ed infine una traccia melodiosa e rasserenante come If I Had a Reason.

Blueprint, in sostanza, conferma la grandezza di Rory Gallagher e dei musicisti che lo attorniano e si configura come un altro lavoro pienamente riuscito, le cui nuove sonorità si sposano alla perfezione con le vecchie, seppur causando un rallentamento generale del ritmo e dell’atmosfera; in cuor mio, proprio per questa calma a volte fin troppo eccessiva, continuo a preferire Deuce, ma la differenza fra questi due lavori non è poi molta: parliamo pur sempre, infatti, di un altro album di primo livello confezionato da un grande artista. Tre perle su tre, del resto, non sono poi cosa da tutti.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
87.25 su 4 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 16.02.58
7
Forse il loro lavoro in studio più bello. Un susseguirsi di emozioni senza sosta. Stili diversi tra loro e magnificamente interpretati: jazz, folk, blues elettrico e rurale non avevano misteri per lui. 90
samuel1979
Venerdì 1 Novembre 2013, 14.00.02
6
Da grandissimo appassionato di Rory, posso dire che a mio avviso, questo è fra i meno riusciti album del chitarrista irlandese, (annovero pure fra i peggiori "Against the Grain" e "Jinx"), . Si salva solo Walk On Hot Coals, anche se non rende come dal vivo, mentre noiosissimi risultano gli 8 minuti di "Seventh Son of a Seventh Son " per "Daughter of the Everglades",posso dire che ha una bella melodia ma niente più.
LORIN
Martedì 4 Dicembre 2012, 20.02.09
5
Un disco bellissimo,inciso da un artista straordinario che non ha mai sbagliato un lavoro.I suoi dischi sono tutti da avere.L'unico mio rammarico è di non averlo mai visti on stage.
Jimi The Ghost
Lunedì 3 Dicembre 2012, 17.23.58
4
Il patrimonio che ci ha lasciato questo straordinario personaggio è assolutamente notevole. Da vedere il documentario Curves, Contours and Body Horns, un viaggio attraverso la Fender Stratocaster. Jimi TG
LIzard
Lunedì 3 Dicembre 2012, 10.43.22
3
Rory Gallagher si può soltanto amare. Troppa classe, troppo istinto, troppo tutto... Chi non lo conosce fa un torto a se stesso.
Barry
Domenica 2 Dicembre 2012, 19.12.13
2
Non sbagliava un colpo
hm is the law
Domenica 2 Dicembre 2012, 18.51.30
1
Un disco bellissimo non ci sono altri termini per definirlo
INFORMAZIONI
1973
Polydor Records
Rock/blues
Tracklist
1. Walk On Hot Coals
2. Daughter Of The Everglades
3. Banker's Blues
4. Hands Off
5. Race The Breeze
6. Seventh Son Of A Seventh Son
7. Unmilitary Two-Step
8. If I Had A Reason
Line Up
Rory Gallagher (Voce, Chitarra, Armonica, Mandolino, Sax)
Gerry McAvoy (Basso)
Lou Martin (Tastiere, Chitarra)
Ron de’Ath (Batteria, Percussioni)
 
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