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Osseltion - Last Words
( 1755 letture )
I QUATTRO DONI DI BABBO KHAINE, PRIMA PARTE
(Clicca qui per leggere la seconda parte)

Già, è Natale anche per noi redattori. No, non sto parlando dei tre doni di D’Artagnan padre e non sto per andare a farmi assumere dai moschettieri. Arrivo a casa e trovo una minacciosa busta gialla; ero stato avvisato a dire la verità, ma non riguardo all’egregio scritto di fianco ai miei dati. Egregio a chi? Eppure il mittente è giusto e il destinatario anche. Roba da matti, non c’è più rispetto per niente di questi tempi. Presagi funesti mi accompagnano nell’apertura della busta proveniente da Vicenza, luogo di corruzione e violenza per citarne una, e cosa trovo? Quattro belle nuove assegnazioni fumanti che si aggiungono alle altre quattro in coda! Com’è umano lei. Non ho preferenze e pesco a caso, il disco che mi capita in mano ha una copertina che sa di death metal lontano un chilometro, qualcosa di ottimo per accompagnare la sfilza di Jingle Bells e Tu Scendi Dalle Stelle che nei prossimi giorni verranno sparate a bomba in ogni dove rasentando la cacofonia. Strappiamo quindi un numero dal calendario dell’avvento sulfureo e addentriamoci in mondi consoni al Natale, con buona pace della renna che mi guarda torva dal camino dove sta arrostendo. E non chiedetemi dove ho trovato una renna a Reggio Emilia perché non ve lo dico.

PRIMO DONO, OSSELTION
Gli Osseltion sono una band della provincia di Macerata, nata dalla mente di Ulag (No Lost, Scala Mercalli, Feasting, Hoxxis) con l’accompagnamento di Grak al basso e Ruglud dei Feasting alla batteria. Si definiscono extreme deformed metal, definizione azzeccata, perché parliamo di un metal talmente deformato da non avere forma. La base è rigorosamente death metal di stampo classico supportata da una voce ai limiti del cavernoso. I presupposti sono buoni, a dire la verità, per ascoltare un ottimo lavoro; ci troviamo però a parlare di una sfilza di difetti di importanza non indifferente. Il principale è che il disco è composto da otto canzoni e ha la durata di cinquanta minuti: pezzi lunghissimi quindi. Non è sempre un difetto, ci mancherebbe, ma qui alla fine del minutaggio sembra siano passate ore: c’è qualcosa che non va quindi. E il bandolo della matassa è presto trovato: le tracce sono una sfilza di copia-incolla oggettivamente sconclusionati. Si ha la netta sensazione di ascoltare un sunto di capacità più che canzoni o comunque un’idea di base con una precisa identità. Le capacità tecniche degli Osseltion (parliamo di batteria e chitarra, il basso è praticamente inesistente) non sono neanche malaccio, ma nel disco si alternano momenti coinvolgenti a momenti imbarazzanti (clean vocals su tutto) senza una logica apparente. La voce è monocorde e abbastanza monotona: per il 90% del disco ascoltiamo sempre quel timbro e finiamo per esserne stancati. Il colmo è che quando ci sono variazioni in clean si arriva a rimpiangere il growl solito! Spesso poi si ha la sensazione che gli strumenti vadano per i fatti loro, complice la batteria che è si veloce e incazzata ma tralascia troppi accenti che dovrebbero essere suonati per dare una sensazione minima di amalgama. Ogni tanto spuntano qua e là momenti progressivi che sarebbe stato meglio approfondire, assieme ad un uso piuttosto malsano dei sampler che, curati maggiormente, si sarebbero potuti rivelare un buonissimo valore aggiunto.
La produzione è più da demo che da disco: penalizza troppo il basso e le sporadiche tastiere/sampler a favore di tutto il resto.

Last Words è quindi un disco che andrebbe sottoposto a notevole scrematura e a uno snellimento dei pezzi in generale: l’alternarsi di troppe cose fuorvia l’ascoltatore e riduce il lavoro intero a non lasciare il segno per niente. E’ sempre meglio ascoltare una mezz’ora scarsa di grandi idee che quasi un’ora di brodo allungato in tutte le salse che rischia di essere assaporato freddo dopo pochissimi assaggi. Da premiare però il coraggio: non sono in molti a voler cambiare le cose e di solito si sceglie sempre il rigore stilistico legato a un genere piuttosto che la contaminazione e l’invenzione in senso più ampio. E’ qui che gli Osseltion dovrebbero persistere: nell’osare ma in maniera più controllata e cinica. Perché a fossilizzarsi invece in queste coordinate si rischia di scontentare sia gli amanti del classico che i paladini delle influenze senza raggiungere alcun obiettivo. Non sono presenti i testi nel promo, impossibile quindi pronunciarci in questo senso. La proposta, concludendo, non è ancora ai livelli di sufficienza; le potenzialità comunque ci sono, e siamo fiduciosi sul fatto che nel prossimo futuro gli Osseltion ci regaleranno un gran bel lavoro.



VOTO RECENSORE
52
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2012
SG Records
Death
Tracklist
1) Halls Of Deformity
2) Within
3) Different Vision
4) Psychotic Frames
5) Chains Of Iconoclast
6) Speed Crusher
7) Sacred Flames
8) Inferno 34
Line Up
Ulag: chitarra, voce, synth
Grak: basso
Ruglud: batteria
 
RECENSIONI
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