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Astaroth - The End of Silence
( 3001 letture )
Sono passati davvero tanti anni, oltre un quarto di secolo, dall’uscita del mitico EP The Long Loud Silence degli Astaroth, la band romana che nella seconda metà degli anni 80 sembrava in procinto di imporre finalmente il marchio SPQR sul mondo del metal europeo e non solo, visto che i legionari metallici si trasferirono stabilmente negli USA per cercare di imporsi anche su quel mercato. Di quella fantastica, folle avventura e delle sue conseguenze sulle vite dei musicisti coinvolti, ci ha parlato qualche anno fa Saverio Principini in questa lunga e coinvolgente intervista in cui si parla di retroscena e situazioni quasi incredibili. In quel frangente Saverio mi parlò del progetto relativo alla reunion della band già avviato in quell’ormai lontano 2006, che solo sei anni dopo trova il suo coronamento finale, superando l’ostacolo rappresentato dalla non disponibilità del cantante originale. Eccolo, dunque, il disco del ritorno, quel The End of Silence che già dal titolo si pone orgogliosamente di fronte agli ascoltatori di allora e di oggi, forte della profonda diversità rispetto alle produzioni attuali sia sotto il profilo concettuale che sotto quello compositivo.
Artwork che reca il classico teschio con elmo da centurione d’ordinanza su uno sfondo che richiama l’atmosfera del video di Nero’s Fire, il logo del gruppo, il titolo ed una data in numeri romani; quella dell’uscita dell’album. Semplice, concreto ed efficace, tutto regolare. Entriamo nei dettagli: il primo contatto con The End of Silence è con la produzione ed è quasi entusiasmante rendersi conto di poter finalmente godere di un lavoro che propone suoni chiari, cristallini e ben distinguibili. Il basso di Saverio Principini è in buona evidenza, ma senza esagerare, la chitarra di Max Cipicchia perfettamente percepibile sia in fase ritmica che solistica, la voce del nuovo singer Ace Alexander bilanciata ottimamente con la strumentazione e finalmente una batteria, quella di Jan D’Amore, mixata in modo da permettere di distinguere il rullante dai tom, ed i piatti chiari, che spiccano quando percossi, facendo il loro dannato effetto, al contrario dell’orrenda produzione totally flat che segna l’attuale standard globalizzato. A questo proposito va sottolineato che, oltre che a quella dello stesso “Shining” Principini -ormai produttore affermato- è la mano di Mike Tacci (Metallica, Vasco Rossi), a dare a The End of Silence la sua fisionomia sonora definitiva. Da questo punto di vista il rischio è addirittura quello di risultare così lontani dai suoni iper-massicci delle attuali realizzazioni, da essere bollati da taluni ascoltatori distratti come band “vecchia”, senza prestarle dunque la dovuta attenzione. Non credo che gli Astaroth si siano comunque posti il problema e bene hanno fatto a non farlo.

Passando all’ascolto vero e proprio, due considerazioni preliminari vanno fatte: la prima riguarda il cantante, la seconda il lotto di pezzi proposto nella sua generalità. Non era semplice sostituire Bob Cattani, ed il rischio era quello di cadere nella trappola della ricerca di un clone o di un singer iper-tecnico che caratterizzasse fortemente la proposta; situazioni accuratamente evitate. Ace Alexander è un cantante giovane, che non dispone di una estensione vocale particolare, senza una tecnica di spicco, ma decisamente efficace, buon interprete, e soprattutto non cerca di fare ciò che non può, sfruttando al meglio le armi in suo possesso, fornendo così una prova positiva; ma passiamo alle canzoni. C’è una cosa che bisogna tenere sicuramente presente: questo album è quello che gli Astaroth non riuscirono mai ad incidere e le canzoni che lo compongono non sono nuove composizioni allestite per l’occasione, ma si tratta proprio dei pezzi scritti tra l’85 e l’87 e regolarmente eseguiti dal vivo all’epoca, che ora vedono finalmente la luce come coronamento di un sogno durato decenni e mai finito, con la produzione che meritano visti gli anni in cui furono concepiti e connotati dalla fierezza tipica del combo romano. Se qualche vecchio legionario come me ha sfidato lo scorrere del tempo, non faticherà a riconoscere pezzi ascoltati magari dal vivo, proprio come quello scelto per il video, ossia Nero’s Fire.

Ascoltando l’album, quello che si nota e che non stupirà affatto chi conosce il gruppo fin dai suoi inizi, è l’equilibrio tra pezzi tipicamente heavy ed altri con evidentissime influenze anni 70, visto che il prog-rock è stato parte integrante della formazione musicale della band. Che si parli quindi dell’heavy di My Sleeping Beauty, dell’accelerazione da batticuore posta in coda a Stand Or Fall Together, che provocava il delirio dal vivo, o delle atmosfere simil-progressive italiane di Apocalypse in the Living Room, giusto per fornire qualche esempio, quello che ci troviamo ad ascoltare è dedizione, fedeltà ad un’attitudine e disinteresse per come e quanto il disco potrebbe essere valutato fuori moda, perché questo non è un disco e basta, è il raggiungimento del traguardo di una maratona musicale che ha portato i membri della band fuori pista, facendo percorrere loro sentieri incredibili, dolorosi, entusiasmanti, deprimenti e lontanissimi dal tracciato originale. Ma la tortuosa marcia è alfine arrivata al termine, i centurioni hanno condotto le loro legioni alla fine del sentiero e The End of Silence è il premio loro riservato non per essere arrivati a casa dopo aver attraversato innumerevoli territori nemici, ma per aver marciato, tra sogno e realtà, in nome della musica heavy.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
80 su 2 voti [ VOTA]
zerba
Sabato 13 Luglio 2013, 14.04.41
8
bello, ottimo album
HIRAX
Domenica 30 Dicembre 2012, 16.51.33
7
Grandi Astaroth... un mito per noi metallari de Roma... Ottimo sound... ricorda anche i primi Armored Saint. finalmente!
N.I.B.
Sabato 29 Dicembre 2012, 13.16.29
6
Si si... infatti... mi piace anche x questo... \,,/ ...!!
Raven
Sabato 29 Dicembre 2012, 12.33.50
5
Bè, hanno quel sound anche e soprattutto perchè appartengono ad una certa epoca e sono state prodotte secondo certi dettami
N.I.B.
Sabato 29 Dicembre 2012, 10.18.04
4
Si behhh... io parlavo del Sound (magari con Sound non intendiamo la stessa cosa... eh eh eh...)... non di quando le Songs sono state concepite...^^...!!!!
Raven
Venerdì 28 Dicembre 2012, 10.44.43
3
Non è che sembra old style, è proprio degli anni 80, come scritto nella recensione
N.I.B.
Venerdì 28 Dicembre 2012, 10.41.37
2
Wooow... ritorno per gli Astaroth... ho visto il Video di Nero's Fire e la Song mi sembra avere un Sound molto Old Style che richiama parecchio i primi Mercyful Fate... questa scelta mi piace... bene bene... ascolterò volentieri l'Album... per adesso... ben tornati... \,,/ ...!!!!
Lizard
Mercoledì 26 Dicembre 2012, 14.47.01
1
Ben arrivati allora!
INFORMAZIONI
2012
She Wolf Records
Heavy
Tracklist
1. My Sleeping Beauty
2. Dilemma
3. Nero’s Fire
4. Apocalypse in the Living Room
5. The Siren Song
6. Dreams Die First
7. Stand Or Fall Together
8. In Spite of Destiny
9. Mystic As Tarot
10. Chainless Slaves
Line Up
Ace Alexander (Voce)
Max Cipicchia (Chitarra)
Saverio “Shining” Principini (Basso)
Jan D’Amore (Batteria)
 
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