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Pearl Jam - No Code
( 8321 letture )
Dopo un trittico di grande spessore artistico, fondamentale nella storia del grunge e composto da lavori del calibro di Ten, VS e Vitalogy, i Pearl Jam tentarono con No Code un sensibile cambio di direzione rispetto ai canoni del passato con l’evidente intento di non reiterarsi e realizzare, quindi, qualcosa di differente. Il quarto loro lavoro in studio, pubblicato il 27 agosto 1996, incarna, dunque, questa filosofia che non fu nell’immediatezza apprezzata tanto è vero che seppur raggiunse le vette delle classifiche parimenti sparì dalle stesse in poco tempo. L’album in effetti spiazzò i fan sia per la veste eccessivamente versatile che per la scarsa amalgama delle composizioni; un platter troppo dispersivo, incline all’acustica, distante dalla consolidata direttrice musicale degli esordi e per tali motivi ingiustamente non apprezzato come invece avrebbe meritato. La stessa cover da una sensazione di caoticità, la stessa sensazione che si riverbera ogniqualvolta si ascolta il full lenght.

In realtà siamo al cospetto di un gran bel disco, del tutto gradevole e senza soverchi cali di tensione anche se in effetti va detto pure che ci si deve abituare alla mistura dei vari generi: si passa dall’intimista e soffusa Sometimes, al country rock di Smile e Red Mosquito -stile al quale il gruppo si era affezionato collaborando con Neil Young nella stesura di Mirror Ball dell’anno precedente- fino a sfociare addirittura alle inclinazioni post punk della disincantata Mankind composta e cantata da Stone Gossard, nonché episodio marginale di No Code. Il platter ha, però, anche il pregio di includere alcune canzoni da annoverare addirittura tra le migliori della loro discografia tra cui cito il graffiante rock Hail, Hail, la ritmica tribale e semiacustica di Who You Are –da notare la presenza del sitar-, la rilassante ballata Off He Goes probabilmente la più convincente del lotto, la toccante Present Tense un concentrato di malinconia e disperazione in cui a troneggiare c’è la magnifica ugola del leader Eddie Vedder, la durissima e breve Lukin e la conclusiva dolce ninna nanna Around The Bend dedicata alla figlia del batterista Jack Irons. Proprio la new entry risulta una delle sorprese positive dimostrando tutta la sua bravura dietro le pelli specialmente nella valida e malinconica In My Tree. Insomma, si riscontra in larga parte materiale davvero di grandissimo livello alternato a qualche raro momento meno brillante.

In definitiva ho sempre reputato No Code l’album della maturazione dei Pearl Jam, non tra i miei preferiti, certamente di transizione e a cui va ascritto il merito di fare da apripista alle atmosfere più morbide presenti nei lavori successivi.
La band va elogiata per l’indubbio coraggio dimostrato nel volersi allontanare senza timore dai soliti cliché che li avevano catapultati al successo come uno dei gruppi cardini del grunge e anche solo per siffatto motivo merita un plauso generale.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
82.28 su 45 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 14 Dicembre 2017, 10.46.33
15
Per me questo è uno dei miglior album in assoluto dei Pearl Jam, la sublimazione della maturità artistica del gruppo, anche per i motivi che citava @Jimi The Ghost. Red Mosquito, In my tree, Who you are, ecc sono gli ultimi capolavori di una band che perderà il focus col successivo Binaural. Meno ruvido dei precedenti ma ugualmente pregno di emozioni e significati con quella vena blues che la ami o la odi. Abbassate le luci e lasciatevi ricadere sullo schienale: buon viaggio
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 16.27.23
14
Lo ricordo come un po' noioso. Però devo dire che li andai a vedere a Milano per quel tour e le canzoni dal vivo avevano tutto un altro impatto
VomitSelf
Sabato 19 Ottobre 2013, 22.50.30
13
Il loro ultimo grande album. Bellissimo. Anche se il massimo per me rimane Vitalogy
Galilee
Mercoledì 16 Ottobre 2013, 18.14.30
12
Grandissimo disco che segna tra l'altro il primo e vero cambiamento significativo nel suono della band. Non che i Pearl jam siano una band immobile, anzi tutt'altro, ma qui si va oltre. Ayway qualitativamente siamo leggermente sotto i primi 3 lavori.
Macca
Mercoledì 30 Gennaio 2013, 14.04.17
11
@freedom: no, anche per me è per certi versi un disco eccezionale
freedom
Mercoledì 9 Gennaio 2013, 17.20.33
10
Ma sono io l'unico a pensare che si tratti di uno dei capolavori dei PJ? Questo disco è semplicemente fantastico, unico nel suo genere. Si tratta senza dubbio del mio preferito, o comunque di quello che ascolto più spesso...ancora oggi. Voto 95.
Jimi The Ghost
Mercoledì 9 Gennaio 2013, 13.08.02
9
I Pearl Jam con questa pubblicazione decisero di rischiare, ma di rischiare veramente senza sconti. No Code è volutamente diverso, con forti oscillazioni di umore, di sentimenti come in "Sometimes", nella quale per mezzo del peculiare canto di Eddie, nasce una epistolare con Dio per raccontargli un dolore interiore, una ferita inguaribile. Un disco provocatorio in tutte le sua scelte stilistiche, senza limiti e senza regole, un disco "anarchico" in ogni scelta compositiva,ma "No Code" significa proprio questo: nessuna regola, nessun codice, nessuna convenzione, nessuna paura di manifestare quella propria franca libertà decisa molte volte da regole impartite da cieche case discografiche. Il genere che li etichettavano come "Indie, Grunge" era banalmente stretto per il genio Eddie Vedder e per i suoi. Lo stesso Vedder nel testo Present Tense, si domanda cosa appunto si è disposti a fare essere liberi, liberi appunto di fare quella musica non convenzionale e che probabilmente non scalerà le classifiche. Ricordo che un pò di tempo prima lo fece un altro grande musicista, proprio questa scelta "provocatoria" di andare fuori rotta, Jimi Hendrix, con la sua "If 6 Was 9"....Insomma questo è No Code che piaccia o no. Bravo Fabio, ottima e giusta recensione. Jimi TG
BILLOROCK fci.
Lunedì 7 Gennaio 2013, 12.51.13
8
Questo è un altro di quei dischi che personalmente e inevitabilmente rimarrano sugli scaffali a vita, Boicottabile....
P2K!
Lunedì 7 Gennaio 2013, 8.29.12
7
Niente da fare... ho voluto riascoltare questa mattina in macchina questo disco (che noia la confezione!!!) sperandoc he magari dopo anni di non ascolto sarei riuscito ad apprezzarlo, ad afferrare qualcosa che prima... invece nulla. Confermo la mia disamina... a parte 3 episodi ("Off He Goes", "Red Mosquito" e soprattutto "Present Tense") il resto mi suona di un piattume e di una noia abbastanza lancinante. A voler essere buoni tiro fuori dalla bocciatura anche "Hail Hail" e "Mankind" (simpatica ma... nulla più!!!)
Macca
Domenica 6 Gennaio 2013, 20.52.26
6
Buon disco, ma la sua sfortuna è l'essere capitato dopo un capolavoro come Vitalogy. Da qui in poi il declino artistico, anche se personalmente trovo qualcosa di buono in tutti i loro lavori successivi. Perfino nei bistrattati Bianural e Riot Act.
Metal4ever90
Domenica 6 Gennaio 2013, 12.54.35
5
Operazione dura quella di riuscire a digerire questo cambiamento, soprattutto dopo il favoloso trittico iniziale. In ogni caso, da lodare il coraggio, ed il disco è comunque piacevole.
Undercover
Domenica 6 Gennaio 2013, 2.26.06
4
L'ascolto di questo disco mi ha sempre spiazzato, giornate in cui lo amavo alla follia e altre che mi chiedevo che cazzo avessero combinato, altalenante e poi per fortuna la ripresa. Mi piacciono tutt'ora ma con "Binaural" per me si concluse la stagione degli acquisti targati Pearl Jam.
Lizard
Sabato 5 Gennaio 2013, 22.05.32
3
La prima volta che ho ascoltato questo disco sono rimasto estremamente deluso. Ma un po' me l'aspettavo perché i tempi erano cambiati davvero e la grande corsa stava finendo, lo si sentiva nell'aria; i Pearl Jam hanno tentato di sopravvivere a se stessi e alla fine del movimento e sono stati i soli a riuscirci. Salvo qualche pezzo come Hail Hail, smile, Habit e la stupenda Present Tense, non riuscivo proprio ad affezionarmi a "No Code". Ma l'ho ascoltato tanto e tanto ancora lo ascolto e pur non avendolo mai amato, continuo a pensare che questo sia un grande gruppo e che lo sia anche perché ha saputo andare oltre.
Greatest_Tiz
Sabato 5 Gennaio 2013, 11.05.03
2
Un disco abbastanza basso come contenuto.. Sometimes è l'unica che mi emozioni un po'..
P2K!
Sabato 5 Gennaio 2013, 10.56.14
1
Si certamente la band va ammirata per il coraggio nel cambiare ma per me, da qui a dopo, incominciò il divorzio da loro (e si che li adoravo alla follia!!!)...
INFORMAZIONI
1996
Epic Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Sometimes
2. Hail, Hail
3. Who You Are
4. In My Tree
5. Smile
6. Off He Goes
7. Habit
8. Red Mosquito
9. Lukin
10. Present Tense
11. Mankind
12. I’m Open
13. Around The Bend
Line Up
Eddie Vedder (Voce, Chitarra)
Mike McCready (Chitarra, Pianoforte)
Stone Gossard (Chitarra, Voce)
Jeff Ament (Basso)
Jack Irons (Batteria)
 
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