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Bruce Springsteen - Darkness on the Edge of Town
( 4249 letture )
Anno 1978: il Sogno Americano è stato spazzato via dalla dura e cruda realtà della guerra del Vietnam: lì, fra le giungle afose e soffocanti dell’Indocina, quel meraviglioso anelito di speranza che aveva animato milioni di giovani americani ed immigrati nel paese a stelle e strisce è stato inghiottito dalla morte, segnando il presente ed il futuro di un’intera generazione. A questa appartiene anche il giovane Bruce Springsteen, probabilmente l’artista che più di tutti ha saputo incarnare la profonda disillusione della società americana e della gioventù di quel tempo: la sua musica, i suoi testi, i personaggi tracciati dalla sua penna sono difatti ormai entrati di diritto nella storia della musica e, per certi versi, è difficile a distanza di tanti anni comprendere appieno il loro significato, capire cosa abbiano rappresentato in quel determinato periodo storico.

Già con Born to Run l’artista del New Jersey, accompagnato dalla sua fidata E Street Band, aveva prodotto un lavoro imprescindibile per qualunque appassionato di musica che si rispetti ed un importante manifesto di quello spirito di disillusione di cui abbiamo appena parlato; tuttavia, se lì l’argomento era stato trattato con una discreta dose di rabbia (come del resto nei suoi primi due lavori, fino a quel momento sostanzialmente ignorati da critica e pubblico), è con Darkness on the Edge of Town che la fine di ogni illusione prende definitivamente piede: l’album del 1978, difatti, segna in qualche modo il passaggio di Bruce Springsteen dalla gioventù – musicalmente parlando – all'età adulta e costituisce la sua maturazione come compositore e scrittore; non c’è voglia di arrendersi e non ci sarà mai, ma c’è una consapevolezza ancor più schiacciante che in passato di quanto la vita e la strada possano essere dure: si inizia con Badlands, uno stupendo inno dei bassifondi di quelli che solo lui sa offrirci, reso corposo dalla consueta, magnifica prestazione dei musicisti che lo accompagnano (su tutti svettano il pianista Roy Bittan ed il compianto sassofonista Clarence Clemons); si prosegue con Adam Raised a Cain, un vigoroso pezzo misto fra blues ed hard rock incentrato sul conflitto fra padre e figlio – forse autobiografico? – per poi arrivare alla stupenda Something in the Night, ballad di rara intensità e potenza. E’ difficile non lasciarsi catturare dall’energia trascinante e dal pathos che sprizzano da tutti i pori di questo album, anche per chi non dovesse essere il maggior fan di The Boss; l’atteggiamento migliore da assumere nei confronti di Darkness on the Edge of Town, dunque, è molto semplicemente quello di sedersi, ascoltare e godersi il viaggio, dato che di meraviglie da osservare lungo il tragitto ve ne sono a iosa. Due di esse, in particolare, arrivano in rapida successione subito dopo l’irruenta Candy’s Room e rispondono al nome di Racing in the Street e The Promised Land: è probabilmente proprio in questi brani, soprattutto nei primi, che Bruce Springsteen cattura al meglio lo spirito di disincanto e le aspirazioni della sua generazione, totalmente disillusa eppure con ancora qualcosa da dire e da offrire; c’è spazio anche per un omaggio alla classe operaia con la delicata Factory e le nostre orecchie si rivelano ancora incredibilmente avide di capolavori, nonostante ci si sia lentamente avvicinando alla conclusione dell’album. Così, dopo l’interlocutoria seppur bella Streets of Fire, il musicista ed i suoi compagni di viaggio piazzano altre due gemme con l’energica Prove All Night e, infine, con la title-track, che riassume tutto lo spirito dell’opera e di cui, pertanto, riportiamo qui i versi più significativi.

Some folks are born into a good life
Other folks get it anyway anyhow
I lost my money and I lost my wife
Them things don't seem to matter much to me now
Tonight I'll be on that hill `cause I can't stop
I'll be on that hill with everything I got
Lives on the line where dreams are found and lost
I'll be there on time and I'll pay the cost
For wanting things that can only be found
In the darkness on the edge of town


Si tratta della perfetta conclusione di un album in cui è oggettivamente difficile riscontrare punti deboli: Darkness on the Edge of Town, ha tutto il necessario per affascinarvi e prendervi per mano, conducendovi innanzitutto al cospetto di un Bruce Springsteen mai così intenso nel suo canto e, come già detto, definitivamente maturo dal punto di vista compositivo e lirico; accanto a lui potrete ammirare i musicisti della E Street Band, autori di prove splendide, che si integrano alla perfezione con lo stile di The Boss e creano un connubio dall’affiatamento difficilmente eguagliabile, tanto che sembra suonino assieme da interi decenni. Infine, naturalmente, le canzoni di quest’opera vi condurranno in mezzo agli eroi della vita quotidiana, fra coloro che, pur non disponendo di grandi risorse e dovendosi confrontare ogni giorno con la durezza dell’esistenza, scelgono comunque di non mollare ed andare avanti, facendo appello ad una forza d’animo che molti, più fortunati di loro, neppure conoscono.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
85.31 su 152 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Martedì 19 Maggio 2020, 12.50.11
8
Grandissimo disco (eccezionale copertina) che ha un unico difetto, è uscito dopo Born to Run
Testamatta ride
Giovedì 10 Dicembre 2015, 22.52.24
7
Perché mai Streets of dire pezzo innocuo? Mah....con quel solo di chitarra poi. Vabe, gusti dai
The miracle and the sleeper
Sabato 15 Agosto 2015, 21.49.31
6
Disco pazzesco; il mio voto sarebbe dovuto essere circa 90, dato che sopra il 95 voto solo i capolavori del mio genere preferito, il prog. Tuttavia, ho votato 99, per alzare il più possibile la media voti, Darkness on the Edge of Town non può assolutamente avere la media inferiore a 60. Capisco che può non essere il vostro genere, ma votate con un minimo di cognizione! Anyway, per me questo disco é uno degli apici di Bruce e del Rock classico. I testi sono più maturi rispetto ai primi tre dischi, che sono comunque ottimi, soprattutto Born to Run. La musica si adatta perfettamente ai testi e non é per niente commerciale (altro che Born in the USA). Inoltre, ci sono pezzi veramente ottimi senza considerare i testi, come Prove it all Night e Badlands, che magari non si trovano in dischi acustici come Nebraska o the Ghost of Tom Joad. Insomma, tutto quello che mi aspetto dal Rock classico, straconsigliato!
pablo
Lunedì 10 Novembre 2014, 17.38.00
5
51 voto medio????C'è qualcosa che non va...
Alex
Lunedì 24 Febbraio 2014, 22.03.41
4
Un lavoro concepito e sviluppato al meglio.
conte mascetti
Venerdì 11 Gennaio 2013, 1.25.19
3
Tra i miei preferiti, da grande fan del Boss.
BLS Furlan Chapter
Mercoledì 9 Gennaio 2013, 10.58.42
2
Stupendo, l'ho ascoltato un miliardo di volte da ragazzino. E poi le versioni di quei pezzi contenuti nel cofanetto Live 1975 - 1985 danno ancora maggior profondità all'opera.
Lizard
Mercoledì 9 Gennaio 2013, 0.49.40
1
Disco clamoroso, imperdibile.
INFORMAZIONI
1978
Columbia Records
Rock
Tracklist
1. Badlands
2. Adam Raised A Cain
3. Something In The Night
4. Candy's Room
5. Racing In The Streets
6. The Promised Land
7. Factory
8. Streets Of Fire
9. Prove It All Night
10. Darkness On The Edge Of Town
Line Up
Bruce Springsteen (Voce, Chitarra, Armonica)
Steve Van Zandt (Chitarra, Cori)
Garry Tallent (Basso)
Max Weinberg (Batteria)
Roy Bittan (Piano, Cori)
Clarence Clemons (Sassofono, Cori)
Danny Federici (Organo, Metallofono)
 
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