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Faith No More - Album of the Year
( 4610 letture )
Trent'anni fa ci furono band che seppero tradurre in musica il desiderio, resosi sempre più necessità, di scardinare quei confini dell'heavy metal divenuti nel corso della decade ottantiana sempre più rigidi e oltranzisti, cupi e tormentati. Una necessità palesatasi all'opinione pubblica col fenomeno mondiale originatosi a Seattle sul finire degli stessi anni 80, ma ancor più evidenti se si osservano anche le diramazioni più estreme raggiunte dal genere. Se la forma-canzone era già stata plasmata, dilatata, variata, fino al quel momento anche nel metal, furono la sostanza, l'approccio e le influenze che iniziarono a non esser più abbastanza, a rappresentare sì un vessillo su cui costruire il proprio orgoglio machista, ma anche un vero e proprio limite compositivo: urgevano cambiamenti, nuove strade, una nuova freschezza.
Fu proprio da questi sottesi bisogni che band come Fishbone, Living Colour o Rage Against the Machine nacquero e crebbero fino ad incarnare questo ideale. Dopo la prima ed epocale ibridazione tra blues e rock 'n' roll, infatti, sorse una nuova contaminazione tra musica nera e musica bianca: rispettivamente rap e funk da una parte, heavy metal dall'altra.
Su questa scia anche i Faith No More capitanati da Chuck Mosley mossero i primi passi con i loro primi due album - We Care A Lot dell'85 ed Introduce Yourself dell'86 - ma fu col terzo capitolo discografico che i californiani smisero i panni di band più marcatamente rap/funk metal e, inglobato in organico il talentuoso singer Mike Patton e le molteplici influenze che portava con sé, assunsero i connotati di band crossover metal per antonomasia: new wave, jazz, soul, progressive -oltre ai già presenti funk, rap e hardcore punk- finirono per creare quel vortice sonoro che divenne sinonimo stesso del monicker del gruppo. L'eclettismo musicale fu un tratto distintivo della loro carriera, ma soprattutto un vero e proprio motore propulsivo che alimentò ogni album dall'89 in poi: fu, probabilmente, la band che più di tutte riuscì a costruirsi credibilità e notorietà in un territorio certamente non facile come quello da loro percorso, risultando la realtà più influente, stimata e di successo commerciale, se rapportata ai colleghi più prossimi.

Successo, il loro, che parabolicamente toccò il suo punto massimo con The Real Thing del 1989 ed Angel Dust del 1992, mentre dal successivo album le coordinate mutarono e presero la forma di un alternative pressoché ripulito dalle influenze sperimentali, snaturato quindi della multiforme personalità del gruppo: prova ne è l'abbandono di questi ultimi dal ruolo di produttori in favore di Andy Wallace prima, e di Roli Mosimann e del solo bassista Billy Gould poi.
Se King For A Day... Fool For A Lifetime sacrificava le componenti più estreme fino ad allora mostrate -il crossover e l'heavy metal più progressivo- in favore di maggior rotondità ed immediatezza nel sound, Album Of The Year continuò idealmente la strada tracciata appena due anni prima percorrendo, quindi, la via dello sperimentalismo in territorio alternative. Spazio, quindi, a soluzioni ricercate e "non usuali" (Mouth To Mouth), al synth hard-blues (Home Sick Home), ad influenze elettroniche (Stripsearch) e soul (She Loves Me not): il risultato più evidente è il maggior peso delle trame sintetiche di Roddy Bottum che relegavano, a conti fatti, le sei corde a ruolo quasi marginale tanto in potenza quanto in presenza; la prova vocale di Mike Patton, al pari della sezione ritmica, inevitabilmente, si allineò a toni e livello complessivo, risultando spesso piatta e sottotono, frenata nell'estensione e nel vigore a cui aveva abituato nei tempi d'oro.
Che l'uscita discografica in questione sia stata il capitolo finale di una illustre carriera è cosa non solamente evidenziata dalla storia, ma anche e soprattutto dalla stanchezza compositiva che trasuda dall'intero andamento dell'album. A poco serve la fulminante apertura di Collision di fronte ai numerosi brani di basso profilo presenti: basti pensare alla conclusiva e inconcludente Pristina come canzone che chiude idealmente l'intera discografia, aperta dodici anni prima dalla storica ed ormai epica We Care A Lot: un'involuzione non da poco. Per quanto ripetuti ascolti riescano comunque ad evidenziare sfumature godibili o semplicemente apprezzabili per ricercatezza in episodi come Last Cup Of Sorrow, Helpless o Ashes To Ashes, risulta in ogni caso difficile innamorarsi, farsi trascinare e conquistare da essi; si fatica -e non poco- ad accettarli come prodotti degli stessi artefici di pietre miliari come Epic o Land Of Sunshine.
La presenza nella tracklist di brani di medio-alto livello, infine, quali Naked In Front Of The Computer o Got That Feeling, non fanno altro che aumentare il gap con le restanti tracce e quel senso di straniamento e rimpianto che sono difficili, realmente difficili, da mandar giù tenendo conto dell'importanza storico-musicale della band di San Francisco.

Un album che già da principio non nacque sotto una buona stella, arrivato com'è a seguito dell'ennesimo cambio di line up (Hudson per Spruance) e sottolineato da un paio di aneddoti riguardanti titolo ed artwork di questo sesto lavoro: l'appellativo album dell'anno è da vedere, infatti, come l'ironico giudizio da parte della stessa band riguardo il risultato da loro ottenuto, reso efficacemente dall'uso in copertina di un'istantanea del primo presidente cecoslovacco Tomáš Garrigue Masaryk in una scena piuttosto eclatante, e rappresentazione simbolica della fine di un periodo d'oro; un'opera nata senza alcuna pretesa artistica o intento, insomma, se non quello probabilmente di adempiere a doveri di tipo contrattuale. Dieci mesi più tardi, adducendo come motivazione la già chiara assenza d'altro da dire, la storica band si sciolse.
In molti, a distanza ormai di quasi sedici anni, considerano l'ultimo episodio della discografia dei Faith No More come il più sottovalutato della carriera -perché meno facile nell'ascolto o piuttosto perché messo in ombra dai precedenti lavori di gran lunga più quotati, se non per entrambe le ragioni- e la questione sembrerebbe, in effetti, da vedere in parte sotto questa luce. Ma una cosa è ancor più certa: Album Of The Year, anche dopo numerosi ascolti, fatica a trovare una sua identità precisa e ragion d'essere non solamente nell'intero scenario alternative, ma anche nella stessa discografia della band.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
85.16 su 25 voti [ VOTA]
Maurilio
Lunedì 8 Aprile 2019, 22.58.11
31
Tutto quello che si vuole ma 68 come voto è decisamente strettino.....forse la vena ispirativa era un pò più in secca , ma toccare sempre vette inarrivabili come i 3 precedenti albums è tutt'altro che semplice. Per me un 80 vi sta comodo.
Patton76
Martedì 8 Gennaio 2019, 21.32.21
30
Bel disco ma non un capolavoro come i tre precedenti. Miglior titolo per un album di tutti i tempi....
mad
Venerdì 8 Settembre 2017, 14.20.15
29
68 a sto discoo ?? sempre a fare sti confronti de sta minchia...questo e' un disco mostruoso.
Havismat
Mercoledì 19 Luglio 2017, 10.46.40
28
In effetti 68 è troppo poco. Il disco è senza dubbio inferiore ai tre capolavori precedenti, ma contiene tre/quattro pezzi che sono delle vere e proprie chicche; e il resto non delude affatto. 80 mi sembra il voto giusto.
InvictuSteele
Domenica 21 Maggio 2017, 21.06.56
27
Album ingiustamente criticato da troppa gente, invece è bellissimo... sinceramente non ho mai capito le critiche a questa grande opera. The real things e King for a day sono due capolavori assoluti, ma io ho sempre preferito questo a Angel Dust, che è comunque un ottimo disco anche se non mi hai mai preso come gli altri con Patton alla voce.
Havismat
Venerdì 28 Aprile 2017, 16.32.27
26
@Max. C'ero anche io a quel concerto e sono stati davvero grandi; peccato solo per la location orrenda e per i soliti parecchi idioti che li fischiavano, perché non abbastanza metallari; ma vabbe'... Ancora meglio è stato quello del 2009 al palasharp di Milano.
zakyzar
Venerdì 30 Dicembre 2016, 18.06.43
25
ancora sta recensione? la dovete togliere!!!sono sicuro che chi lha scritta ha ascoltato sto disco 15anni dopo la sua uscita ,e'come recensire un disco di hendrix nel 2000(sono cose gia sentite sa di vecchio ecc)nel 1997 album of the year ha rotto il culo a tutti gli altri .e patton ha dato una lezione di ecclettismo professionalita che oggi ormai e considerato il n1alla faccia di quel pagliaccio di kiedis che tecnicamenta viene sbranato dal grande mike..togliete sta recensione e riprendete metalschock di allora pivelli
zakyzar
Mercoledì 14 Settembre 2016, 18.33.13
24
fate un altra recensione xpiacere non fate ridere le galline...all epoca su metal shock si parlava di un suono nuovo una produzione eccelente le vocal ...conoscete un certo patton?comunque gli diedero quasi il massimo uno dei piu bei dischi che ho mai sentito e almeno da 85 dai! album of the year ..infatti
Max
Martedì 23 Febbraio 2016, 16.15.53
23
Non sparatemi, ma li ho praticamente scoperti solo perché arrivavano con i Metallica a suonare il 2/6/15!! Da bravo studente allora me li sono studiati per bene e mi son reso conto cosa mi ero perso in tutti quegli anni (vabbè che per quasi 2 decadi sono rimasti a nanna). Grandissimi e il concerto di Milano a dir poco epocale, da oscurare i seppur "consolidati " e bravi Metallica. Patton? O lo si odia o lo si ama o lo si sopporta ...ma la classe non si discute. Il voto a questo album mi sembra un po' bassino: io lo preferisco di sicuro al precedente (e anche all'ultimo Sol Invictus)
Rob Fleming
Sabato 23 Gennaio 2016, 18.26.01
22
Difficile ripetersi sui livelli del disco precedente. Ci provano con Stripsearch, Helpless, Ashes to ashes, Home sick home (titolo fantastico!), ma il resto, pur buono, è lievemente sottotono. 75
zakyzar
Venerdì 16 Ottobre 2015, 18.54.48
21
questi commenti nn li capisco e nemmeno il recensore.. ma voi nel 97 dov eravate?tutte le fanzine metal hanno promosso il disco ma soprattutto lo stesso patton:i suoni sono molto cupi quindi x i fans di mosley e'sconsigliato....collision ,last cup of sorrow valgono lAquisto dell albumcnq patton rimane un geniovoto 90
ale_fnm
Giovedì 8 Ottobre 2015, 13.52.22
20
disco con perle incredibili (vedi Ashes to Ashes).. Streapsearch l'ascolterei cento volte di fila... Non il miglior album (per me il massimo è The Real Thing.. saro scontato), me è sempre... l'album dell'anno!!
Alessandro Bevivino
Lunedì 25 Febbraio 2013, 18.29.13
19
Il peggiore della mia band preferita ma è sempre il migliore di tutte le altre. A parte gli scherzi non è a livello degli altri, però un 70/75 ci sta tutto
Absynthe6886
Sabato 9 Febbraio 2013, 12.03.58
18
Andrò controcorrente e, probabilmente, il mio parere è da eretico. Non ho vissuto l'epopea della band in contemporanea (troppo piccolo anche solo per poterne sentir parlare) ma, qualche anno fa, ho comprato i quattro dischi con Patton alla voce (da appassionato di canto e, a mia volta, dilettante). Per me, l'unico veramente solido e che regge il passare del tempo, senza che si evidenzino anacronismi stilistici (leggasi "puzzare di vecchio"), trovo sia questo Album Of The Year, seguito dal precedente King For A Day... Fool For A Lifetime. Dal pugno in faccia di Collision, passando per il colpo di genio di Stripsearch, gli arrangiamenti accurati di Last Cup Of Sorrow, fino ad arrivare alla grandiosa Ashes To Ashes, alla croony She Loves Me Not e all'ottima chiosa di Pristina, senza contare i più che buoni episodi psicotici disseminati lungo la scaletta, la band mostra una maturità compositiva ed una compattezza che trovo solo a tratti nei precedenti episodi (ripeto, fatta eccezione per KFAD...FFAL), gli arrangiamenti sono quanto di meglio prodotto fin lì e Patton è all'apice delle sue potenzialità interpretative. Sarò controcorrente, dicevo, eppure non riesco a immaginarmi un epitaffio migliore di questo. Per me, 85/100.
Swan Lee
Mercoledì 16 Gennaio 2013, 19.17.04
17
Volevo dire 70, come voto..mannaggia.
Swan Lee
Mercoledì 16 Gennaio 2013, 19.15.18
16
Sicuramente non raggiunge i livelli magistrali di Angel Dust e King For a Day, ma si tratta di un dignitoso epitaffio, dai...Il mio voto è un 65.
xutij
Domenica 13 Gennaio 2013, 19.54.00
15
Concordo con Undercover,Mosley,per quanto stonato e limitato, aveva quell'attitudine che mi fa impazzire ! Tipo Paul con gli Iron,se mi passate il confronto. Aveva quella voce particolare che ti dava quello strano senso di "malumore",da perdente, che Patton (praticamente Dio dietro ad un microfono) non è mai riuscito a dare a quei brani. Insomma We Care A Lot e,soprattutto, Introduce Yourself sono capolavori.
Undercover
Domenica 13 Gennaio 2013, 16.21.35
14
Io al contrario di P2K! adoro le performances di Chuck Mosley, senza di lui quegli album non sarebbero gli stessi e per quanto una "We Care A Lot" interpretata da Patton sia stupenda continuo a preferirla con la voce di Chuck.
P2K!
Domenica 13 Gennaio 2013, 14.48.50
13
Io sono uno di quelli che è cresciuto (musicalmente) ascoltando i Faith No More, quindi come dice Andrea, i miei giudizi su di loro sono condizionati dal mio vissuto. Peròà alla fine mi trovo d'accordo con la sua disanima del disco. A mio avviso il più debole della discografia dell'era Patton (i primi 2 erano inficiati dalla presenza di Chuck Mosley alla voce, altrimenti sarebbero dei capolavori al livello di Teh Real Thing... Angel Dust no che è inarrivabile!!!). Ci si trovano dei gioielli come Stipsearch, Ash To Ash, Collision e Last Cup Of Sorrow, ma per il resto l'ho sempre trovato trascurabile!!!
Phoenix
Domenica 13 Gennaio 2013, 12.00.27
12
Rispetto enormemente ogni singolo parere che è stato fatto. Ad ogni modo il ripetuto disaccordo mi costringe a sottolineare alcune cose: in prima battuta che criticando il voto finale non si fa altro che criticare idealmente il parere che gli stessi membri della band ebbero a suo tempo; con ciò non voglio dire che la mia intera disamina sia stata condizionata interamente da questo, ma semplicemente è un modo come un altro di ribadire che ho tentato, nel mio piccolo, di basarmi su dati oggettivi e su un parere non influenzato dal giudizio personale: mi auguro sia una cosa che trapeli dalla recensione. Non sono mai stato un vero e proprio fan della band, e probabilmente essermi confrontato con questo impegno è stato un bene ai fini del giudizio finale. Ho avuto la netta impressione che i commenti qui sotto siano un tantino influenzati dal personale vissuto. Un esempio? Io ho vissuto la mia reale formazione musicale ascoltando i Queen: ebbene, per me ogni loro singolo album non potrebbe e dovrebbe mai scendere sotto l'85/90 di voto, cosa che oggettivamente, e forse umanamente, è da ritenere eccessiva. Con ciò non voglio sminuire "gli ascolti condizionati e di lunga data", ma semplicemente far presente che il qui sopra giudizio non è di questa natura.
LORIN
Domenica 13 Gennaio 2013, 11.33.10
11
Secondo me è un disco superlativo ed è anche molto energico,insomma bello. Io dei Faith No More non riesco a trovare il disco più bello od il più brutto perchè secondo me sono tutti "geniali" e per quanto riguarda la valutazione sono d'accordo sul fatto che quella del recensore è bassa.
stranger in a strange land
Sabato 12 Gennaio 2013, 22.14.49
10
Per me c'e' una parola che descrive questo disco: classe. Certo, magari manca l'urgenza espressiva di Angel Dust, ma ci sono episodi calibratissimi e messi a fuoco in maniera inedita (vedi l'elettronica Stripseatch). Non poco per dei veterani. Per me album della maturita', per certi versi superiore pure a King for a day. Insuperato, in vetta c'e' sempre Angel dust.
malice
Sabato 12 Gennaio 2013, 20.14.49
9
inizia pure da 'Ashes to Ashes' - 'Stripsearch' - vedrai che non te ne pentirai
Er Trucido
Sabato 12 Gennaio 2013, 20.02.40
8
Dovrei riprenderlo in mano dato che è un po' che non lo sento, però ricordo che la mia impressione era simile a quella di Saverio, facevo fatica ad arrivare in fondo. Lo risentirò in futuro
Luigi
Sabato 12 Gennaio 2013, 17.14.13
7
Non hanno sbagliato un colpo CAPOLAVORO.
Lizard
Sabato 12 Gennaio 2013, 16.07.31
6
Ammetto che dopo Ashes to Ashes faccio fatica ad arrivare in fondo al disco mantenendo la concentrazione. Sicuramente un mio limite, ma non riesco veramente a trovare qualcosa che faccia presa in me negli ultimi brani. Il resto mi piace e molto. Si sente la mancanza del contributo chitarristico e i brani sono sicuramente più quadrati e meno sorprendenti o pieni di risvolti inaspettati che in passato.
malice
Sabato 12 Gennaio 2013, 14.50.21
5
dificcile criticare i faith no more sono dei veri geni della musica, i loro album sono tutti bellissimi come anche lo è album of the year - ascoltate Stripsearch & Mouth to Mouth e poi correte di corsa dal vostro negozio di fiducia di dischi e fatelo vostro immediatamente
Undercover
Sabato 12 Gennaio 2013, 14.35.33
4
Anch'io sono in disaccordo con la valutazione, è un disco particolarmente maturo, i toni sono diventati più scuri e la voglia dirompente è divenuta una sorta di velluto blu particolarmente seducente, fine, molto più ricercato di quanto già lo fossero in passato, non riesco neanche a definirlo il capitolo minore perché non esiste un capitolo minore nella discografia dei Faith No More a meno che non si parli per gusto personale, questo è un album che sotto l'80 ma anche 85 non scende.
sgrunf
Sabato 12 Gennaio 2013, 14.16.30
3
Disco da isola deserta,per me.
Marco
Sabato 12 Gennaio 2013, 13.00.35
2
Tutto giusto ma.... alla fine è uno dei miei album preferiti in assoluto, secondo me trasuda Classe Energia ed in più e prodotto benissimo...
xutij
Sabato 12 Gennaio 2013, 12.56.56
1
Personalmente non concordo. E',si,il loro disco "peggiore" ma per me,ovvio,dargli meno di 80 è impossibile. Comunque bella recensione.
INFORMAZIONI
1997
Slash Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Collision
2. Stripsearch
3. Last Cup of Sorrow
4. Naked in Front of the Computer
5. Helpless
6. Mouth to Mouth
7. Ashes to Ashes
8. She Loves Me Not
9. Got That Feeling
10. Paths of Glory
11. Home Sick Home
12. Pristina
Line Up
Mike Patton (Voce)
Jon Hudson (Chitarra)
Roddy Bottum (Tastiere)
Billy Gould (Basso, Produzione)
Mike Bordin (Batteria)
 
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