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TRAFFIC CLUB - ROMA

Defeated Sanity - Passages Into Deformity
( 3107 letture )
Sono passati tre anni dal mostruoso Chapters Of Repugnance, ed ecco che i Defeated Sanity ritornano con il loro nuovo album, come sempre tenendo fede al proprio monicker. In Passages Into Deformity, infatti, non troverete un briciolo di sanità: i germanici re del brutal death metal non l'hanno semplicemente sconfitta, ma l'hanno violentata con impeto selvaggio, torturata con chirurgica abilità, schiacciata con immane cattiveria, soffocata con mostruoso godimento. Se all'idea provate brividi di paura o di disgusto, siete caldamente invitati a non proseguire nella lettura e a non ascoltare l'opera; se siete invece ospiti abituali alla corte dei Defeated Sanity o semplicemente tutto questo vi stuzzica, andate avanti...

Non si parla di demenza incontrollata, in Passages Into Deformity, ma più di lucida follia: è un concetto lampante, deducibile anche dalla cura riposta dai nostri anche nei particolari che, alla fine della fiera, non sono che accessori del disco vero e proprio, il colpo d'occhio e la copertina in primis. Ad opera del noto artista Toshihiro Egawa (che ricordiamo aver collaborato anche, tra gli altri, con Cryptopsy, Deeds of Flesh e Devourment), essa costituisce un efficacissimo affresco di quanto ci aspetta durante i trentotto minuti scarsi di durata del full length: saremo catturati irrimediabilmente e martoriati da mani crudeli ma esperte, che sanno dove e come colpire, per infliggere più dolore possibile.

Appena iniziato l'ascolto, una sensazione di familiarità accoglie i fan di vecchia data: può darsi che il tutto sia dovuto anche al riutilizzo della struttura della tracklist utilizzata in Chapters Of Repugnance, ovvero intro più otto episodi veri e propri, e al fatto che Initiation rassomigli molto da vicino alla vecchia Introitus, assumendo il ruolo di apripista e sottolineando, concentrati in appena un minuto di lunghezza, tutti i punti salienti del sound Defeated Sanity; sta di fatto che questo sentore non si prova certamente per caso e si ha tutto il tempo di ambientarsi prima di essere aggrediti dalla vera e propria opener, Naraka.

Jacob Schmidt ci accoglie catalizzando l'attenzione con il suo cinque corde, definendo la base di partenza della canzone che si svilupperà poi secondo criteri assolutamenti deliranti, sorprendendo continuamente l'ascoltatore e al contempo disorientandolo: come in passato, la chitarra di Christian Kühn ha un suono roccioso e compatto e, all'inizio, è veramente difficile sbrogliare l'intricatissima matassa di riff che si dipanano dallo strumento; lo stesso vale per la voce, in questa release ad opera di Konstantin Lühring, al quale spetta l'ingrato compito di sostituire un colosso del growling brutal death come A.J. Magana (del quale si ricorda il lavoro in Consume The Forsaken dei micidiali Disgorge e che troveremo nell'ultima traccia come ospite speciale). Lo stile di growl adottato da Konstantin non si discosta molto da quanto udito negli altri lavori del gruppo - si tratta di ruggiti feroci, al limite dell'inintelligibilità - e si sposa perfettamente con il controllato caos sprigionato da Christian. Tuttavia, è la sezione ritmica la vera punta di diamante dell'album: Schmidt non si fa nessun problema a rubare la scena e ad ammaliare l'ascoltatore con partiture ispiratissime e contorte, sempre pulsanti e parte integrante del groove che costituisce poi il principale marchio di fabbrica dei Defeated Sanity. Siamo davanti ad una prestazione davvero fuori dal comune per il genere: la potenza del suono e il tocco raffinato correlato ad un'invidiabile tecnica della picking hand sono qui a livelli assurdamente elevati, parlando di brutal death. Se mi si consente un paragone ardito, oserei dire che troviamo in Schmidt un degno rivale di Eric Langlois dei tempi d'oro. Parlando di paragoni con i Cryptopsy, non prendetemi per folle (anche se forse è proprio così: forse la mia sanità è stata irrimediabilmente spezzata) quando scrivo che Lille Gruber può tenere testa a Flo Mounier: la performance di batteria è semplicemente sconcertante per velocità, varietà, complessità e potenza. Gruber esula dal brutal death metal e si concede qua e là divagazioni che farebbero rabbrividire un jazzista navigato, scandendo tempistiche assurde con una scioltezza disarmante. Qualcosa del genere non si sente tutti i giorni. Tutto questo ben di Dio è valorizzato da una produzione fantastica, che riprende lo stile di Chapters Of Repugnance - cioè un sound generale molto soffocante e compatto - raffinandolo e rendendo più chiara ed incisiva la sezione ritmica e più intelligibile la chitarra. La voce, invece, poteva essere maggiormente enfatizzata in fase di missaggio, dal momento che talvolta appare soffocata dagli strumenti; non a livelli inaccettabili, fortunatamente.

La tracklist propone uno dopo l'altro episodi qualitativamente superbi, intervallati d quando in quando da outro ingegnose e che non spezzano affatto il ritmo, ma consentono all'ascoltatore di tirare il fiato facendolo rimanere al contempo in uno stato di costante tensione - fantastici i beats di matrice industrial di Verblendung, il rumore di denti che masticano carne al termine di Lusting For Transcendence, o la melodia ansiogena in chiusura a Verses Of Deformity. Naturalmente, nel corso delle canzoni non mancano momenti da incorniciare: il magnifico growling di Verblendung - durante la quale possiamo ascoltare, quale cantante ospite, anche Frank Rini (Internal Bleeding, ex-Dawn Of Demise) -, che si staglia su un groove spacca-ossa; lo schizofrenico assolo di chitarra in Perspectives (cosa assai rara per i Defeated Sanity); il fenomenale, e intendo DAVVERO fenomenale, assolo di batteria sul finale della conclusiva Martyrium. Quest'ultima si presenta come la traccia migliore del disco, grazie ad un riffing davvero magnetico, al succitato assolo e alla presenza di ben tre cantanti, ovvero Konstantin, A.J. e Brian Forgue (Syphilic), ma il livello di tutte le canzoni è davvero alto.

Passages Into Deformity è un disco imperdibile per gli affezionati della band e per gli estimatori del brutal death metal in generale. Se cercate una prestazione tecnica fuori dal comune, una violenza sonora esagerata o semplicemente un lavoro avvincente ed incredibilmente longevo, non spingetevi oltre, dal momento che avete trovato il vostro disco dei sogni. Le scelte effettuate dalla band comportano alcuni difetti - quali l'evidente immobilità stilistica, un growling sostanzialmente monocorde, un sound di chitarra che richiede dedizione per essere "decifrato" e una scarsissima immediatezza - che è impossibile tacere scrivendo una recensione, ma lasciate che io sia franco: i Defeated Sanity sono fatti così e con tutta probabilità lo saranno sempre; non intendono cambiare il loro stile e quindi difficilmente si arriverà all'eliminazione degli elementi di cui sopra. Con loro si tratta di prendere o lasciare: se posso consigliarvi, tuffatevi senza indugio in Passages Into Deformity, con la consapevolezza che potreste non uscirne mai più.
"Anche la follia merita i suoi applausi" (Alda Merini)



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
86.72 su 11 voti [ VOTA]
Nihilistic decadence
Giovedì 21 Agosto 2014, 12.26.24
8
Ah dimenticavo, questo, insieme a Psalms of the moribund, si merita un bel 85, Chapters of repugnance un 80 e Prelude to the tragedy un 75..
Nihilistic decadence
Giovedì 21 Agosto 2014, 12.22.55
7
Concordo con Undercover sul fatto che non siano al livello dei primi Suffocation, che nel brutal più tecnico sono inavvicinabili.. Però sono non mostrano un'attitudine esagerata, nel senso che non hanno uno stile pieno di "menate", passatemi il termine, come nel caso degli Origin o dei Brain Drill per citarne un paio. Poi la produzione non è poi così pompata, come è di moda nel death dell'ultimo decennio: insomma si sente che ogni strumento è suonato da un essere umano! E poi Gruber non sarà superiore a Mounier, ma se quest'ultimo lo poniamo a 100, Gruber è come minimo a 95.. In conclusione credo sia una delle poche band brutal tecniche, ma non troppo, e soprattutto con una proposta sincera.. Almeno non è quella roba di plastica che va tanto di moda nel "tech-death" moderno!
Undercover
Giovedì 7 Febbraio 2013, 19.15.31
6
Mr Freddy perché è una band che di memorabile ha poco, non è stata capace di sfornare dischi capolavoro come i Suffocation, non possiede la brutalità dei primi Disgorge o Deeds Of Flesh, si è tecnicamente affinata ma non è ai livelli di gente come Odious Mortem e Severed Savior, che poi inventiva o meno, sono abbastanza impersonali, non mi sembra che abbiano questo trademark unico, sono una buona band di stampo brutale, per me la loro storia è similare a quella dei Fleshcrawl nell'ambito death più classico, sono entrambi ottimi operai, dalle braccia robuste ai quali manca l'ingegno per andare oltre, non basta crescere tecnicamente se non hai in line-up l'uomo che fa la differenza in chiave di scrittura dei pezzi, i Dying Fetus avevano Netherton, i Suffocation la coppia di asce storica e via dicendo. Quando il complesso è buono le prestazioni dei singoli lo fanno diventare stellare aggiungendo quel quid in più, qui l'unico fuoriclasse uscito sulla lunga distanza è Gruber che comunque non è paragonabile a Mounier, anche nei dischi in cui i Cryptopsy fanno veramente cagare, Flo risulta una macchina da guerra come pochissimi in attività.
Blackout
Giovedì 7 Febbraio 2013, 18.53.15
5
Avevo fiducia, ma stavolta mi hanno un po' deluso. Tecnica fine a sé stessa, senza pesantezza. Il top per me rimane Psalms of the Moribund.
MrFreddy
Giovedì 7 Febbraio 2013, 18.39.26
4
Come mai dici ordinaria, Undercover? Io vedo una band molto abile tecnicamente e compositivamente, matura e sufficientemente personale, ben lontana da quel gruppetto "solo" valido che in Prelude To The Tragedy scopiazzava Suffocation e Deeds Of Flesh senza un briciolo di inventiva
Undercover
Giovedì 7 Febbraio 2013, 18.19.35
3
Son sempre stati una buona band, e sottolineo buona, non sono dei fuoriclasse e quest'ultimo conferma che non lo diverranno mai, sanno fare il loro mestiere, sono cresciuti ma rimangono una formazione ordinaria e nel metal serve anche chi è capace di offrirti delle semplici sicurezze, promossi ma il voto è troppo alto, 78.
Kriegsphilosophie
Mercoledì 6 Febbraio 2013, 20.25.58
2
Bellissimo, non mi hanno mai deluso, e secondo me questo è il loro migliore. Non che i precedenti siano brutti, anzi, ma questo mette in evidenza una maturità non indifferente. Brani più articolati rispetto al passato accompagnati da una produzione perfetta per loro. Per me è 80. E Schmidt lo amo sempre di più.
Resurrection
Mercoledì 6 Febbraio 2013, 16.24.31
1
Per me è il loro lavoro migliore ma certe parti sono veramente troppo contorte, quasi sconnesse tra loro, e appesantiscono ulteriormente qualcosa che è già abbastanza pesante di suo. Comunque un voto superiore all'80 lo porta a casa, poco ma sicuro.
INFORMAZIONI
2013
Willowtip Records
Technical Brutal Death
Tracklist
1. Initiation

2. Naraka

3. Verblendung

4. Lusting For Transcendence

5. The Purging

6. Verses Of Deformity

7. Perspectives

8. Frenzy

9. Martyrium
Line Up
Konstantin Lühring (Voce)

Christian Kühn (Chitarre)

Jacob Schmidt (Basso)

Lille Gruber (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Frank Rini (Voce addizionale in "Verblendung")

Brian Forgue (Voce addizionale in "Verses Of Deformity" e "Martyrium")

A.J. Magana (Voce addizionale in "Martyrium")
 
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