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Manilla Road - Mysterium
( 4696 letture )
Ci sono sostanzialmente tre tipi di band a questo mondo: quelle che determinano con le loro innovazioni le nuove tendenze del mondo della musica (pochissime), quelle che si limitano a battere più o meno bene la rotta che altri hanno tracciato prima di loro (tantissime), e quelle che dopo aver tracciato quella rotta rimangono fedeli a sé stesse, riuscendo a dispetto di tutto a mantenere la loro freschezza compositiva, diventando di fatto icone di interi generi, punti fermi che fanno da stella polare per chiunque decida di intraprendere la navigazione rimanendo sottocosta od affrontando il mare aperto, ma sempre con loro a brillare nel cielo. Di quest’ultima categoria fanno sicuramente parte i Manilla Road.
Alfieri indiscussi di quello che gli intenditori identificano come la versione pura dell’epic metal, fatto di atmosfere asciutte, cupe e solenni, lontano dalla pacchianeria interpretativa ed iconografica che ha invece incontrato il favore della maggioranza nel corso degli anni, i Manilla Road hanno affrontato lo scorrere dei tre decenni ed un lustro circa trascorsi dalla loro fondazione in maniera musicalmente imperturbabile, tetragoni alle influenze delle mode ed alle necessità commerciali, presentandosi al pubblico rinnovati nella formazione, risollevandosi da un lungo stop sempre sotto la mano ferma di Mark Shelton, nocchiero del vascello di Wichita. All’alba di questo 2013, i Manilla Road si ripresentano con Mysterium, un album che riconferma in pieno il loro approccio musicale, ma introduce anche alcune piccole, grandi novità che pur non mutando di una virgola l’impianto generale della loro filosofia, mettono anche in luce la loro voglia di smussare alcuni angoli relativamente alla qualità dell’incisione ed all’introduzione di alcune novità prettamente musicali.
Il primo impatto con Mysterium è altamente positivo, dato che la cover dell’album è tanto evocativa quanto oscura. Una delle migliori della loro storia, per quello che può valere. All’approccio con la musica, quello che risalta immediatamente è una diversa resa acustica, finalmente bilanciata in modo corretto tra quella crudezza che ben si attaglia alla dimensione essenziale del gruppo ed una chiarezza tale da risaltare il suono in maniera sufficientemente aggressiva da rendere giustizia alle loro composizioni. In particolare, a beneficiarne è la sezione ritmica, finalmente pulita, specialmente per ciò che riguarda i piatti della batteria di Neudi. A questo proposito il suo batterismo è più essenziale di chi l’ha preceduto, ma adeguato al mood dell’epic maestoso dei Manilla Road. In questo quadro a mantenere il legame col passato sono le chitarre, sempre con un retrogusto Low-Fi e la voce di Bryan “Hellroadie” Patrick, molto simile a quella di Shelton e forse mixata leggermente troppo “sotto” in alcuni passaggi. Ad ogni modo si tratta forse dell’incisione migliore della loro carriera.

Che Mysterium sia un lavoro che ci consegna una band in forma smagliante è chiaro fin dall’opener The Grey God Passes, un pezzo roccioso, non veloce come tutti i loro migliori e dotato di un refrain veramente epic come solo loro sono oggi in grado di fare. Ritmi più intensi con Stand Your Ground, brano più aggressivo in cui i Manila Road dimostrano di essere a loro agio anche quando c’è da schiacciare sull’acceleratore. Prima sorpresa con The Battle of Bonchester Bridge, ballata acustica con chitarre effettate e cantato pulito che poi evolve in un mid time di grande presa. Se non temessi di risultare blasfemo, direi che ricorda certe cose dei Maiden periodo Blaze; bel pezzo. Apparentemente meno riuscito Hermitage, più che altro a causa di una prova vocale un po’ al limite. Si riparte subito con la qualità di Do What Thou Will, doom-epic anni 70 come forse soltanto loro sono in grado di fare in maniera così credibile, a distanza di così tanti anni dell’epoca che ha codificato questo stile. Si torna a soluzioni più immediate con Only the Brave, pezzo heavy-epic anche questo dotato di un ritornello d’effetto. Grande epic ancora con le soluzioni mid-time di Hallowed Be Thy Grave, il cui unico difetto è la non possibilità di forzare la voce più di tanto sul ritornello, ma si tratta di una grande canzone. Si torna alla ballad acustica con The Fountain, solo chitarra e voce, malinconica e semplice. Altra soluzione non canonica per i Manilla Road con l’ambient di The Calling, che con i suoi effetti serve da introduzione a quello che molti considereranno il pezzo più importante dell’album, ossia la title-track, inusualmente posta in chiusura. Si tratta di una lunga canzone divisa in tre parti (I. Sea of Dreams, II. The Quest, III. Into the Unknown), che è un condensato di tutto il lavoro. Inizio basato su basso e voce solenni, poi un’apertura rocciosissima in perfetto stile Manilla Road, un gran ritornello (ancora) ed una chiusura affidata ad una chitarra molto cupamente sabbathiana. Negli ultimi due brani appare E.C. Hellwell al synth prima ed al basso dopo. Una menzione anche per i soli di chitarra, dallo stile non certo modernissimo, ma assolutamente coinvolgenti e sempre dentro ai pezzi.

Mysterium ci riconsegna i Manilla Road in ottima forma. Ancora alfieri di quell’epic incontaminato, basico, poggiato su tempi in buona parte medi, maestosi senza alcuna ruffianeria -inutile tornare su esempi di epic di stampo opposto più volte richiamati quando si è parlato di loro-, oscuri e fantastici, ma aperti ad innovazioni che li rendono in grado di funzionare anche in prospettiva, pur non tradendo minimamente la loro matrice antica e profonda. Forse non sono più in grado di partorire un vero capolavoro nel senso stretto del termine, ma sono certamente capaci di produrre un disco come questo, che si pone già a febbraio come pretendente al titolo di miglior disco epic dell’anno.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
83 su 11 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 17 Dicembre 2017, 0.24.33
18
Superbo, e' vero che i suoni dei Manilla non sono il top, ma se fosse il contrario perderebbero aderenza, la corona sul lato opposto e' dei Man-of-War
ronniex
Martedì 9 Settembre 2014, 0.06.20
17
Altro capolavoro epico firmato Manilla Road. Per me è un bel 9 su 10, band come questa meriterebbe molto più di quello che hanno gruppi come i Manowar o i Metallica (e molti altri...) Non hanno MAI toppato un disco in quasi 40 anni di attività (li ho ascoltati tutti da Invasion a questo, gli unici che mi mancherebbero sono Live After Midnight e Roadkill). Up the hammers and down the nails! The Lord of Light will be with you!
freedom
Domenica 10 Marzo 2013, 17.06.45
16
Bel disco, ma la produzione non è il massimo...meglio delle produzioni di plastica moderne questo si, ma la chitarra ha un suono strano non so...molto bello comunque.
Enrico
Giovedì 14 Febbraio 2013, 20.13.36
15
Per me a 80 pieno ci arriva.
Celtic Warrior
Mercoledì 13 Febbraio 2013, 14.14.12
14
Grandissima band , questo album farà la felicità di tutti i "true metallers" e di chi si vuole avvicinare al vero Epic Metal , album che per alcuni non sarà facile da digerire ma quando ti entra in testa non ti molla più , il mio lettore conta già 13 ascolti e confermo quello che ho scritto nel mio post n2. Stay Metal
BILLOROCK fci
Mercoledì 13 Febbraio 2013, 14.12.39
13
Oh ma non ho mai sentito niente di questa band, devo premunirmi al più presto...
THOR OF VALHALLA
Mercoledì 13 Febbraio 2013, 13.55.55
12
Bisogna solamente inchinarsi di fronte a questa gloriosa band,15esimo disco in più di 35 anni di carriera e nonostante si sciolsero per alcuni anni ebbero la forza di tornare per comporre altri grandiosi dischi di vero epic metal incontaminato che nonostante tutti gli anni e le mode passate rimane sempre il top.Lunga vita ai Manilla Road!!!!!!
Flag Of Hate
Martedì 12 Febbraio 2013, 19.54.57
11
Ecco cosa vuol dire suonare heavy metal.
vecchio peccatore
Martedì 12 Febbraio 2013, 18.01.52
10
Aspetto di averlo sentito per bene prima di dare un giudizio, di certo, anche se non è al livello dei capolavori degli anni '80, si tratta di un bel disco di Epic veramente ben fatto, cosa non da poco. Veramente inossidabili, viene da dire.
Raven
Martedì 12 Febbraio 2013, 16.55.05
9
L'apparente banalità di alcune soluzioni, va inquadrata nel contesto della storia del gruppo e del suo potersi permettere di essere iconico. In questo senso, preferisco parlare di gruppi "tetragoni alle influenze delle mode ed alle necessità commerciali".
piggod
Martedì 12 Febbraio 2013, 16.46.41
8
Beh, l'album è bello, fortunatamente l'esperienza di Playground of the damned ha insegnato loro che con una produzione indegna non si va da nessuna parte (l'album è stato brutalizzato da una produzione talmente schifosa che neanche un gruppo di alcolizzati cronici avrebbe avuto il coraggio di mettere in commercio) e stavolta si sono decisi di fare un lavoro degno. Per quel che riguarda i contenuti, a mio modesto avviso, si va da vere e proprie gemme a pezzi piuttosto banali. Ad ogni modo, complimenti a Shelton e soci.
Raven
Martedì 12 Febbraio 2013, 15.33.01
7
Ne ho già parlato altrove, inutile tornarci
nerkiopiteco
Martedì 12 Febbraio 2013, 15.00.53
6
Sono in pochi quelli che riescono, a distanza di tanti anni, a fare album di alto livello, e se non dello stesso livello ci manca poco; e quando ti ritrovi a preferire metter su Gates Of Fire, di pochi anni fa, piuttosto che Open the Gates capisci la grandezza di questa band. Aspetto anche io di prendere l'album fisico per dare un giudizio definitivo, comunque IMMENSO SHELTON!! p.s.: Sbaglio Raven o le frecciatine erano per i Manowar?
The Nightcomer
Martedì 12 Febbraio 2013, 12.29.31
5
Lo sto ascoltando in questi giorni: attendo di averlo assimilato meglio prima di pronunciarmi, ma le prime impressioni sono positive e mi spingono a concordare con quanto scritto nella recensione. Nonostante si siano in parte attualizzati, hanno mantenuto la loro identità (sempre riconoscibile), senza cadere nel banale e ripetitivo. Fa piacere che a distanza di tanti anni si parli ancora di loro quali esempio da seguire!
Radamanthis
Martedì 12 Febbraio 2013, 10.48.13
4
I Padri dei manowar e dei Virgin Steel, i Padri dell'epic...quoto Undercover prima di usare parole a vuoto...
Bloody Karma
Martedì 12 Febbraio 2013, 10.26.04
3
era nel mirino....me sa che tocca prenderlo...
Celtic Warrior
Martedì 12 Febbraio 2013, 9.29.31
2
Recensione perfetta Raven ..complimenti . L album dei maestosi Manilla in questa ultima fatica secondo me si presenta più impegnato del precedente , la produzione è veramente di alta qualità e i brani che compongono il cd si susseguono uno dietro l"altro senza mai essere stucchevoli e sono molto vari , a me insomma è piaciuto un botto e lo considero un piccolo gioiello del genere EPIC ; puro e incontaminato come solo loro sanno fare e con una profondità non indifferente . Voto 86 .
Undercover
Martedì 12 Febbraio 2013, 1.25.14
1
Prima di commentare come si deve, voglio prenderlo originale.
INFORMAZIONI
2013
Shadow Kingdom Records
Epic
Tracklist
1. The Grey God Passes
2. Stand Your Ground
3. The Battle of Bonchester Bridge
4. Hermitage
5. Do What Thou Will
6. Only the Brave
7. Hallowed Be Thy Grave
8. The Fountain
9. The Calling
10. Mysterium:
I. Sea of Dreams
II. The Quest
III. Into the Unknown
Line Up
Bryan “Hellroadie” Patrick (Voce, Cori)
Mark “The Shark” Shelton (Chitarra, Voce)
Joshua Castillo (Basso)
Neudi (Batteria)

Musicista ospite:
E.C. Hellwell (Synth, Basso)
 
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