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Death SS - Do What Thou Wilt
( 4376 letture )
Il 1997 è un anno molto importante per i Death SS, e non solo perché è l’anno della pubblicazione del quarto disco della band: Do What Thou Wilt, del quale parleremo a breve, ma anche per altri avvenimenti che riguardano la line up, per cui è doveroso fare un po’ di luce sulla situazione del gruppo prima della registrazione del disco. In sostanza, la line up fu totalmente stravolta con l’uscita di Jason Minelli e Al Priest alle chitarre e di Andy Barrington al basso, che furono rimpiazzati rispettivamente con Emil Bandera e Felix Moon alle chitarre ed Andrew Karloff al basso, mentre ci fu per la prima volta nella storia delle multiformi incarnazioni della band l’innesto in pianta stabile di un tastierista: Oleg Smirnoff, all’epoca già con gli Eldritch e successivamente anche con i Vision Divine. Proprio quest’ultimo innesto sarà molto importante per la direzione stilistica della band, che fin da questo album non disprezzerà l’utilizzo dell’elettronica, e lo farà in maniera sempre maggiore negli album successivi. Altro fatto importante all’epoca fu il cambio di etichetta su Lucifer Rising, label fondata da Steven Sylvester, la quale si occuperà d’ora in avanti delle pubblicazioni successive e ripubblicazioni della band. Inoltre, come dichiarato dallo stesso Sylvester, il fatto di aver registrato il disco nello Yorkshire, terra ricca di architettura gotica e sicuramente non tra le lande più ridenti del pianeta, contribuì a plasmare il nuovo sound della band: più cupo, più impenetrabile e plumbeo di sempre; il merito di questo risultato è da condividere con Mags e Keith Appleton che negli Academy Studios riuscirono ad appesantire il sound della band rendendolo decisamente più moderno e proiettato maggiormente verso il nuovo millennio, liberandosi da tutte le “zavorre” che li ancoravano ancora agli anni 90. Ora che finalmente abbiamo fatto luce sulla genesi dell’album, possiamo analizzarlo partendo proprio dal misterioso titolo: Do What Thou Wilt (fa ciò che vuoi), che altro non è che una parte del motto della dottrina del culto di Thelema fondata dal mago/filosofo/occultista inglese Aleister Crowley, una delle più controverse e discusse figure del 900 in campo di arti magiche ed occulto, praticamente una vera ispirazione per la musica rock. Tutto l’album è un concept ispirato alla figura e alla dottrina di Crowley, il quale -è bene ricordarlo-, ebbe anche un significativo trascorso in Sicilia, a Cefalù, dove fondò l’Abbazia di Thelema, nella quale abitò insieme a diverse donne e bambini per tre anni, fino al suo allontanamento che avvenne verso la fine dell’aprile del 1923 per sospette attività antifasciste, ma in realtà furono gli abitanti del luogo a denunciare le sue pratiche poco ortodosse (si parla di rituali magici con riti orgiastici e addirittura di abuso e sacrificio di minori).

Tornando al disco, come detto, il platter sin da subito si presenta come il disco più pesante della band fino a quel momento e, se non vi fidate di queste parole, basta dare un ascolto alla folle The Phoenix Mass, che dopo i versi distorti pronunciati nell’intro The Awakening of the Beast, violenta il nostro udito col suo ritmo martellante e incessante per circa quattro minuti. Nemmeno il tempo di riprendersi che il ritmo tribale di Baron Samedi ci tiene incollati agli speakers dello stereo grazie a una delle migliori tracce del lotto, praticamente ipnotica. Scarlet Woman è un altro pezzo da novanta dell’album che fa del sapiente intervento di Smirnoff alle tastiere il suo punto di forza. Riuscitissimi anche i passaggi con voce femminile. The Serpent Rainbow spezza il ritmo con il melanconico intro di pianoforte, per spostarsi su territori a tratti lisergici, trattandosi di una semiballad dal lento incedere della durata di quasi otto minuti. Molto belli gli assoli melodici di chitarra in coda al pezzo. Crowley’s Law torna a pigiare con foga sull’acceleratore, con uno Steve Sylvester quasi irriconoscibile a causa dell’effettistica sulla voce e un riffing veramente assassino. Guardian Angel continua con la formula vincente di ritmo sostenuto con inserti elettronici, il tutto condito da un ritornello senza dubbio vincente. The Shrine in the Gloom è un’altra traccia dal ritmo più cadenzato e anthemico, che strizza l’occhio ad atmosfere doom dei Sabbath dei primi album. La corsa riprende con The Way of the Left Hand caratterizzata da una lunga introduzione e Liber Samekh, altra traccia serratissima che chiude l’album.

In definitiva, Do What Thou Wilt è probabilmente l’album più granitico e per questo sicuramente meno immediato della carriera dei Death SS; stiamo parlando di un monolite oscuro, a tratti impenetrabile e per questo ancor più affascinante, come le tematiche a cui si ispira. Iniziare ad ascoltare la band da questo disco non sarebbe una cosa giusta perché perdereste la continua evoluzione di sound e tematiche che ha sempre contraddistinto i Death SS, i quali con questo album danno un taglio più filosofico alla loro proposta vagando nei meandri dell’esoterismo e dell’occulto, rendendo omaggio a colui che per primo nell’era moderna ha avuto il coraggio di varcare la soglia di quei regni. Da avere.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
91.74 su 27 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Venerdì 3 Agosto 2018, 15.32.22
11
L'apice della band, un album magico, quello più ardito in carriera, una vera opera d'arte e l'inizio di un nuovo cammino artistico, meno tradizionale e più moderno. Voto 90
DeathMask
Giovedì 30 Luglio 2015, 16.15.29
10
Disco da 1000 e una sega! DEATH SS!!!!!!!!!!!!
evileddy
Giovedì 24 Ottobre 2013, 11.54.34
9
il mio preferito dei death ss.potente,evocativo come pochi.mi piaciono tutte le canzoni. heavy demons gli fa una pippa!
Moro
Lunedì 18 Febbraio 2013, 11.46.15
8
Il primo disco dei DeathSS che ascoltai e quello che, in qualche modo, rimane il mio preferito... Sonorità pesantissime e cupe. Un disco che va al di la di qualsiasi heavy metal. Lukather martoria le pelli continuamente e Smirnoff tira fuori le migliori composizioni di sempre. Confermo il voto.
enri sixx
Lunedì 18 Febbraio 2013, 11.12.47
7
Album dal suono molto pesante , l' ho ascoltato ultimamente con molta attenzione una cosa in cui il disco perde e' sicuramente la mitica voce di steve sylvester e' registrata bassissima per il resto un buon album anche se preferisco il periodo che va fino a heavy demons
AL
Lunedì 18 Febbraio 2013, 10.49.59
6
bell'album. non è heavy demons ma è un lavoro ben fatto. Baron Samedi una delle mie preferite dei Death SS. voto 86
Vecchio Sunko
Sabato 16 Febbraio 2013, 21.01.35
5
Un bel disco, arrapante al punto giusto voto 85...e ora vogliamo Panic!!!!
xXx fast and Furious
Sabato 16 Febbraio 2013, 12.07.46
4
Un bel disco ma certo non all'altezza di heavy Demons ovvero l'apice dei DSS
Bloody Karma
Sabato 16 Febbraio 2013, 11.55.58
3
un paio di fillerini, ma resta un disco di altissimo spessore...personalmente preferisco questo e "Panic", vera punta di diamante della band, a "Heavy Demons"...
piemme
Sabato 16 Febbraio 2013, 10.42.48
2
quando uscì nel 1997 era avanti parecchi anni, credo sia stata l'ultima vera innovazione dei Death SS, anche se i successivi album, su tutti Panic, restano su un ottimo livello. Ottimo disco, nessun calo e nessun episodio sottotono, ennesima prova di modernità e classe di una band troppo sottovalutata
lux chaos
Sabato 16 Febbraio 2013, 8.59.34
1
Disco molto bello, che sanciva un iniziale cambio di stile che emergerà più chiaramente negli album successivi, disco non di facile assimilazione ma interessante. Le mie preferite The Phoenix Mass, Scarlet Woman, The Serpent Rainbow, Guardian Angel, The Shrine in the Gloom....grandissimo disco e grandi Death SS
INFORMAZIONI
1997
Lucifer Rising
Heavy
Tracklist
1. The Awakening of the Beast
2. The Phoenix Mass
3. Baron Samedi
4. Scarlet Woman
5. The Serpent Rainbow
6. Crowley's Law
7. Guardian Angel
8. The Shrine in the Gloom
9. The Way of the Left Hand
10. Liber Samekh
Line Up
Steve Sylvester (Voce)
Emil Bandera (Chitarra)
Felix Moon (Chitarra)
Oleg Smirnoff (Tastiere)
Andrew Karloff (Basso)
Ross Lukather (Batteria)
 
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