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Negura Bunget - OM
( 4748 letture )
È il 2006 quando il demiurgo che prende il nome di Negura Bunget, essere trino di Timisoara che prende linfa vitale dalle incarnazioni Hupogrammos, Sol Faur Spurcatu e Negru, dà alla luce OM, lavoro che sancisce la maturità artistica (e non solo!) di un progetto su cui in pochi avrebbero scommesso agli esordi. L'esperienza fatta con le numerose uscite precedenti viene sublimata, raggiungendo vette compositive vergini e proseguendo a livello ideologico quanto già espresso nel precedente full length ‘N Crugu Bradului, aprendosi ulteriormente alle incursioni spirituali, espandendo i confini del black metal in diverse direzioni, lasciando che la meditazione e l'introspezione trovino ampio spazio nelle divagazioni di chitarra e nelle sezioni atmosferiche dei synth.
L'esperienza del principio del quattro, il macrocosmo, simboleggiato dal corso delle stagioni in ‘N Crugu Bradului , viene innalzata ad un livello superiore, estendendo il principio di tutte le cose al numero cinque, unione dell'essere umano con la materia, quintessenza trascendente che si aggiunge alla fisicità dei quattro elementi. Il cinque nell'universo alchemico rappresenta un mondo approcciato attraverso i sensi, di modo che, secondo il principio ermetico del “Come sopra, così sotto”, l'individuo dalla dimensione del microscosmo possa nel proprio piccolo fare esperienza dell'universo alieno, o macrocosmo.
Con un substratum simile si comprende come l'OM, la parola primordiale in molte culture, il principio creatore, diventi simbolo e titolo di tutto un percorso attraverso cui l'uomo si purifica, percorrendo dapprima ogni possibile incarnazione di sé (e provando di conseguenza uno smarrimento che si avvicina al dolore) per poi riacquistare, attraverso l'esperienza degli elementi primordiali, la consapevolezza del mondo delle essenze da cui proviene, rinascendo a vita nuova. La morte alchemica, esperienza extracorporale inscindibile dalla rinascita, in cui l'essere umano oltrepassa la propria dimensione per venire in contatto con la realtà delle sfere immateriali è rappresentata, tappa per tappa, all'interno di OM, in un percorso che si snoda in undici fasi, rappresentate da altrettanti brani.

In un lavoro in cui la propria filosofia viene messa in primo piano, la personalità nell'espressione è fondamentale per connotare l'unicità dei concetti che si vuole racchiudere. Ecco perché in OM il retaggio culturale dei Negura Bunget emerge prepotentemente dal largo uso di strumentazione tipica: nai, un flauto di Pan tipico della Romania, dal profilo ricurvo; toaca, un'enorme tavola di legno percossa con due martelletti; tulnic, lungo corno in legno originale della Dacia; xilofono, rigorosamente costruito con i legni delle foreste transilvane, adornano le composizioni aggiungendo loro un tocco soprannaturale, sciamanico. Insieme alla tradizione l'innovazione, abbracciata attraverso l'uso dell'effettistica, che moltiplica gli spazi a disposizione delle chitarra e stratifica le loro linee insieme agli spettrali inserti di tastiera, echi che sembrano trasparire da un mondo invisibile, spiriti celati negli alberi secolari, anime che tremano al primo spirare del vento.

Dopo l'introduzione meditativa Ceasuri Rele, attacca Tesarul De Lumini, il brano più variegato e denso dell'intero lavoro. Passaggi in cui la violenza black è sradicante, derive più progressive in cui s'inseriscono i suoni naturali (lo scorrere dell'acqua, il fruscio del vento) e lunghi intermezzi strumentali si alternano, rappresentando la furia tracimante della forza creatrice (Tesarul De Lumini significa “tessitore di luce”), che sa calmarsi quando genera le proprie emanazioni. La prima creazione vera e propria avviene sulle note di Primul OM, tra le ugole vibranti e gli abissi onirici, scampanellii aritmici e il suono rituale del tulnic.
Cunoașterea Tăcută fluttua tra rabbiose vocals in growl contrapposte ad un cantato liturgico, assumendo fin da subito una dimensione eterea ed ineffabile, scoprendo passaggi solenni e cascate di staccati di chitarra, che si perdono in echi di armonie, passando ad una dimensione intangibile. Il basso diventa una forte presenza nella sezione clean conclusiva, mentre i tapping scivolano da un orecchio all'altro e i synth avviluppano ogni cosa con il proprio abbraccio caliginoso. I corni luttuosi danno il benvenuto in Înarborat, lasciando che siano le percussioni ed il basso a riempire di groove la sezione atmosferica. Il brano, il cui titolo si potrebbe tradurre come “radicato”, è caldo e pulsante esattamente come il sottosuolo, calderone di materia organica ribollente, tra blast beat, intrecci sulle basse frequenze ed ariosità delle tastiere.
Dedesuptul è la traccia più oscura e dissonante dell'intero lavoro, la notte che scende mentre l'anima del pellegrino erra senza meta, i rami degli alberi disegnano figure scheletriche dagli arti rinsecchiti e graffianti. Un primo stacco sabbatico crea tensioni, amplificate dagli slide echeggianti di chitarra, che culminano in pesanti interludi; la traversata è affannosa, il passo appesantito dalla melmosità delle ritmiche, l'orientamento confuso dai passaggi allucinogeni e dai delay, spiraleggiando in una conclusione di archi che friniscono grazie alla tecnica del tremolo. Il titolo indica il sottosuolo, l'oltretomba nel quale il pellegrino giunge a trovarsi durante il proprio percorso di purificazione, l'abisso dello smarrimento della propria identità spirituale dal quale il viaggiatore compirà il cammino verso la rinascita.
Il risveglio dall'incubo, ancora nel cuore della notte, avviene sulle note gravi di Norilor, contrappuntate dall'uso tribale delle percussioni. Il sangue ribolle tra i colpi della toaca, gli echi lontani dello xilofono attraggono l'ascoltatore con fili invisibili, mentre le nubi scorrono come un fiume capovolto sopra la sua testa, in una corrente di sfumature di bianco e grigio.
De Piatra incalza, tra ritmiche serrate e le percussioni onnipresenti, prima di sconfinare nella psichedelia, tra cantato e melodie altalenanti, è la bramosia di rinascere e recuperare la consapevolezza delle cose, il desiderio struggente di riavvicinarsi all'essenza della materia. Ci si avvicina alla conclusione sulle note di Cel Din Urma Vis, letteralmente “cavalcando l'ultimo sogno”, che prosegue la travolgente rinascita intrapresa col brano precedente. Una lunghissima sezione atmosferica, in cui emerge anche qualche tocco di elettronica, sembra segnare il confine tra la materialità e la spiritualità, sollevando letteralmente l'ascoltatore ed avvicinandolo allo stato delle nozze chimiche, l'unione dei due complementari a formare lo stato di Rebis, il tutt'uno in cui è possibile ancora riconoscere le parti. Il percorso è oramai al termine, l'uomo è giunto alla contemplazione della perfezione attraverso l'oggetto che la simboleggia: l'oro, simbolo alchemico dell'immutabile, fine a cui la stessa filosofia esoterica tende.
Hora Soarelui, la danza del sole (il termine “hora” identifica un ballo tipico dei Balcani, eseguito in circolo), insieme all'outro Al Doilea OM (il secondo uomo/la seconda creazione) chiude il cerchio. L'astro è simbolo dell'aureo metallo, specchio dell'incorruttibilità dell'universo stesso, simboleggia la ciclicità della vita, come dei fenomeni che governano la natura: il ripetersi delle giornate, delle stagioni e dei fenomeni celesti. Una conclusione che simboleggia un nuovo inizio, attraverso arpeggi esotici e deliri flautistici. Come il viaggio dantesco si conclude in un oceano di luce, così fa la traversata guidata dai tre pastori rumeni.

Si potrebbe aggiungere qualche considerazione sulla produzione, ma una volta compreso il senso del concept sarebbe ridondante. Si potrebbe fare qualche considerazione sulla tecnica, padroneggiata e piegata al fine di creare un background strumentale nuovo ed incredibile e non per un virtuosismo fine a se stesso, ma l'ascolto varrebbe più di mille parole messe in fila con perizia.
Unico argomento davvero degno di nota è quanto OM sia paradossalmente vicino e distante anni luce da quello che il black metal primigenio si proponeva di fare: la vicinanza alla natura ed i forte legame con essa, la spinta a conoscere e a fare dell'individuo senziente il fulcro della propria esistenza (argomento tanto caro al satanismo marchiato LaVey) sono temi cardine dell'intera opera, contrapposti al movimento per il modo in cui sono sviluppati: il tema della luce e della rinascita dopo una morte simbolica, superando un immaginario fossilizzato senza la volontà di dover a tutti i costi distruggere o imporre con la forza il proprio punto di vista, ma concentrandosi per rendere al meglio dei concetti complessi che accompagnano la storia dell'umanità da molti secoli. Il fatto che la nostrana Code666 abbia saputo riconoscere il valore intrinseco e lo spessore artistico di una proposta così particolare ed articolata non può che essere fonte d'orgoglio.

Consigliare qualche brano a scapito degli altri avrebbe poco senso, poiché OM va vissuto come un travolgente tutt'uno, apprezzando la calorosa ruvidezza della produzione, lasciando che la mente sia libera di vagare al seguito degli inserti strumentali folkloristici, toccando con mano la grana della carta del booklet. L'unione dei colori iridescenti rispecchia la mutabilità della materia, lo stato in divenire della musica dei rumeni, l'alto contenuto di materia per l'anima racchiuso in quest'opera.
OM, così come il percorso spirituale che include nelle proprie tappe, è un disco che presenta molteplici piani di lettura: può essere ascoltato sovrappensiero e senza procedere nell'analisi; può essere esplorato superficialmente, fermandosi al lato naturalistico/folkloristico che da sempre fa parte della proposta dei Negura Bunget, oppure può essere lasciato a sedimentare, scoprendo passo dopo passo quanto sia elevato il contenuto di materia organica racchiusa nell'ora abbondante di riproduzione.
Si vedranno gli alberi germogliare, fiorire e poi spogliarsi, recuperare la propria nudità ammantata solo dalla neve e ripartire nel ciclo della vita, sotto l'impulso generatore del verbo primordiale, ricordando magari che anche gli esseri umani sono creature transienti ed insignificanti di fronte alla maestosa ciclicità dei ritmi alla base della vita dell'universo.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
85.46 su 71 voti [ VOTA]
duke
Domenica 6 Ottobre 2019, 12.19.47
19
...un bel disco....finalmente qualcosa di diverso dalle solite.... copie della combricola stereotipata "mayhem & darkthrone"....il mix con il folk dell'europa dell'est....produce risultati davvero interessanti.....
Aceshigh
Domenica 29 Aprile 2018, 11.44.55
18
Sottoscrivo al 100% ciò che si legge al commento #8. Album splendido che avrebbe meritato consensi ancora maggiori rispetto a quelli ottenuti. Stesso discorso facciasi per la band. Chissà se un giorno ne sentiremo ancora parlare, anche senza Negru (la vedo dura...) Voto 92
Jorg
Venerdì 21 Luglio 2017, 16.29.53
17
R.i.p. Negru. La tua musica ci mancherà moltissimo
Doomale
Giovedì 10 Novembre 2016, 14.58.42
16
A quanto pare stasera faranno il set incentrato solo su questo per via dei 10 anni...sono curioso anche perche' gli ultimi due non mi sono piaciuti molto.
Theo
Sabato 11 Maggio 2013, 22.17.17
15
@Steelminded: guarda, spiacente... potranno non piacerti, ci mancherebbe, ma se dici che facevano pena nella migliore delle ipotesi (per te) è che non fossero loro
opeth72
Mercoledì 8 Maggio 2013, 15.35.36
14
i detrattori fanno sempre del male a loro perche si divertono solo a dare fastidio.. Negură Bunget è una nebbia nera proveniente da un'oscura densa foresta.. Le due parole derivano anche dal substrato Tracico del linguaggio della Romania (il più vecchio, contenente circa 90 parole) a simboleggiare l'interesse per la nostra storia locale e spiritualmente è qualcosa di cruciale importanza e significato per noi come gruppo » bravo il recensore non bisogna solo ascoltarla la musica ma capire da dove vengono le sue radici....
Michele
Domenica 5 Maggio 2013, 11.23.24
13
Unico.
Steelminded
Mercoledì 1 Maggio 2013, 23.27.35
12
Li ho visti da l vivo e delle tre l'una o sono tutti impazziti o non capisco una cippa di questa musica o forse non erano loro. La band che ho visto io dal andrebbero bene per il cenone di capodanno di Fantozzi con Carboni e la signora Silvani da quanto facevano pena. Però se piace, i gusti non si discutono (-; Evviva!
Theo
Mercoledì 1 Maggio 2013, 22.14.16
11
Capolavoro. 90
Moro
Lunedì 18 Febbraio 2013, 11.49.48
10
Album veramente maturo e completo. Tuttavia rimango ancora legato a 'ncrugu brandelli per la proposta stilistica che ha. Ricontestualizzato a quegli anni è ancora più incredibile. Sparo un voto "degno": 80.
Kupu
Domenica 17 Febbraio 2013, 19.06.28
9
enorme album, enorme band
piggod
Sabato 16 Febbraio 2013, 20.21.03
8
Che dire? Uno dei massimi capolavori del precedente decennio.
OM
Sabato 16 Febbraio 2013, 20.00.37
7
cosa vuoi fare organium, si realizzano così
organium
Sabato 16 Febbraio 2013, 19.50.54
6
Come cazzo è che due ore fa il voto dei lettori era novanta e mo è 55? Pensare che c'è gente che si diverte così, ma....
organium
Sabato 16 Febbraio 2013, 16.40.18
5
Come si fa a dare meno di novanta a un disco del genere? Lavoro quasi perfetto i Negura hanno indicato la via a tutte quelle band folk/black dell'est europa! Disco veramente eccezionale anche se gli preferisco 'N Crugu Bradului.
OM
Sabato 16 Febbraio 2013, 16.17.42
4
uno dei più bei dischi in assoluto. voto: almeno 200
andrea
Sabato 16 Febbraio 2013, 11.53.51
3
ecco, per me che detesto il folk o le incursioni folk nel metal, i negura rappresentano una delle pochissime, inaudite eccezioni. e badate bene, non intendo mancar loro di rispetto citando l'elemento folk come se fosse un'accozzaglia di boiate - tipica della maggior parte delle band. visti due volte e nel contesto del piccolo club danno davvero il max... bellissima recensione! proprio ieri sera me lo ascoltavo... tuttavia virstele pamintului secondo me gli è addrittura superiore. lo consiglio a tutti quelli che ancora non lo conoscono!
il vichingo
Sabato 16 Febbraio 2013, 11.12.54
2
Finalmente si rende giustizia a questa grande band, dopo il 79 a N Crugu Bradului che a mio modesto parere gridava vendetta al Cielo. Probabilmente una delle migliori band Black del 2000, disco eccezionale.
fabriziomagno
Sabato 16 Febbraio 2013, 9.26.20
1
C A P O L A V O R O.
INFORMAZIONI
2006
Code666
Folk/Black
Tracklist
1. Ceasuri Rele
2. Țesarul De Lumini
3. Primul OM
4. Cunoașterea Tăcută
5. Înarborat
6. Dedesuptul
7. Norilor
8. De Piatră
9. Cel Din Urmă Vis
10. Hora Soarelui
11. Al Doilea OM
Line Up
Hupogrammos (Voce, Chitarre, Tastiere, Sintetizzatore, Flauti)
Christian "Sol Faur Spurcatu" Popescu (Chitarre, Tastiere)
Alin Drimuș (Flauti)
Ermit (Basso)
Negru (Batteria, Percussioni)
 
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