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Buckcherry - Confessions
( 3454 letture )
Ascoltare un album dei Buckcherry porta inevitabilmente alla mente una considerazione tanto futile quanto inevitabile: chissà cosa sarebbe stato dei Velvet Revolver se Josh Todd e Keith Nelson fossero rimasti nel gruppo? La similarità e il parallelismo tra la musica delle due band è infatti quasi incredibile, in particolare per quanto riguarda il debut Contraband, nel quale lo zampino dei due era decisamente presente. Fatto sta che un bel giorno Slash decise che il gruppo per essere davvero di Seria A non poteva continuare ad avvalersi dei musicisti californiani e li mise alla porta, con tanta velocità da lasciare inevitabilmente uno strascico di polemiche non indifferenti. Ma il tempo sa essere a volte un gentiluomo e se è vero che i riformati Buckcherry non hanno mai raggiunto e probabilmente mai raggiungeranno il livello di popolarità che i Velvet Revolver hanno ottenuto, altrettanto vero resta il fatto che la band di Slash e degli altri ex-Guns N’ Roses è al palo, bloccata dalle mutevolezze dell’umbratile Scott Weiland, mentre Todd e Nelson sfornano grandi album uno dietro l’altro, alla faccia di tutto e tutti.

Arriviamo quindi al qui presente Confessions, disco di egregia fattura, che ribadisce ancora una volta quanto sia feconda e profonda la vena compositiva del duo al comando. Tredici canzoni di buonissima levatura, che confermano come nel 2013 possa e debba esserci ancora spazio per un hard rock muscolare, sleaze e street nell’impatto e nella viziosità di fondo, ma al tempo stesso levigato e arricchito da influenze alternative che non rovinano per niente l’animalità di fondo ed anzi portano qualche ulteriore spunto di riflessione e sfrontatezza adolescenziale. La capacità di scrivere canzoni al tempo stesso melodicamente appiccicose come carta moschicida e ruvide come carta vetrata, curate e rifinite nei dettagli, negli arrangiamenti delle quali compaiono tastiere, violini e fiati, ma che al tempo stesso puzzano di whisky e gasolio, rimembranti l’epoca d’oro del Sunset Boulevard quanto delle piogge di Seattle, è encomiabile e sembra che il passare del tempo non faccia che levigare e perfezionare una formula praticamente inattaccabile. La voce di Todd resta tanto sfacciata quanto viziosa, leggermente increspata ma ancora selvaggia e melodicamente ficcante, mentre il lavoro delle chitarre assorbe in tutto e per tutto la lezione dello street metal con assoli che compaiono e scompaiono e riff che sembrano sempre sul punto di deragliare, ma vengono ricondotti dai refrain da urlare al cielo ad un ordine sempre sull’orlo del bilico eppure mai imperfetto o lasciato al caso. E’ la capacità di arrivare in vista del baratro ma restare sempre alla minima distanza di sicurezza a fare di Confessions un ottimo album, maturo e scapestrato al tempo stesso. Certo la band ha imparato a dosare le proprie forze e certo su tredici canzoni tre ballad non sono poche, ma la sincerità dell’ispirazione e il valore delle singole tracce non lasciano spazio a dubbi, nonostante ci sia qualche brano leggermente inferiore alla media. Fatto sta che se la opener Gluttony fa il suo dovere ottimamente ma non si spinge oltre, già le seguenti Wrath, nella quale emerge prepotente il riferimento ai Velvet Revolver, e Nothing Left but Tears alzano i livelli di adrenalina e qualità compositiva in maniera decisa, preparando il terreno per la prima buona ballad The Truth, dalla melodia alternative che ricorda anche gli Aerosmith. Da qui in poi si apre la sezione più interessante e riuscita dell’album, che arriva imperterrita e sbruffona fino alla successiva ballata Sloth, la quale potrebbe ambire alla palma di best track di Confessions. Ma è giusto menzionare anche la validissima Water e le indomabili Seven Days e Air (ancora una volta lo spettro degli Snakepit/Velvet Revolver si agita paurosamente) tra le canzoni da tramandare ai posteri. Eppure, anche brani come Greed, apparentemente meno “facili”, contribuiscono e non poco ad elevare la durevolezza del disco nel tempo. Peccato che invece l’ultima parte riservi qualche colpo a vuoto: sia Pride (chi ha detto Guns N’ Roses?) che Lust (nella quale manca solo la voce di Scott Weiland) aggiungono poco o niente al disco pur rimanendo scorrevoli e in tono con il resto. Non si tratta di brutte canzoni, solo di tracce meno ispirate e tutto sommato trascurabili. Altrettanto può dirsi della conclusiva ballad acustica Dreaming of You, piacevole, ma niente di più. Invece Envy è un ulteriore colpo a segno ed eleva degnamente l’ultima parte di un album che resta estremamente riuscito e da consumare fino all’osso.

Poco da dire, i Buckcherry non saranno i primi della classe, probabilmente non sono e non arriveranno mai ad essere parte del gotha del rock, ma il loro mestiere lo conoscono e lo sanno fare alla grande. Tanta qualità e coerenza meritano senza dubbio un riconoscimento e l’apprezzamento di tutti gli amanti dell’hard rock. Tra le tante band odierne, sicuramente sono tra quelli che meglio hanno saputo coniugare lo sleaze ottantiano con le influenze alternative dei 90, senza perdere niente in termini di coerenza e attitudine e senza mai ricercare di vendersi al migliore offerente. Certo la loro musica è ammiccante e non si può negare che i ritornelli siano gigioni e maledettamente commerciabili, ma questo nel loro caso non è un difetto, anzi. Confessions è un disco maturo e posato, ma per niente arrendevole, ottimamente composto e concepito, che abbassa leggermente i giri del motore senza per questo snaturare la dimensione di band scalciante e maleducata propria dei Buckcherry. Il tempo passa anche per loro, ma si tratta di uno dei rari casi in cui porta solo saggezza e consapevolezza, senza lasciare segni preoccupanti di affaticamento; anzi, quanto a ruvidità e immediatezza i signori hanno da insegnare a molti. Sicuramente al momento Slash si sta godendo un momento di gran successo e i Velvet Revolver sono solo il ricordo di una band morta prematuramente. Forse le cose sarebbero andate così in ogni caso e senza quella porta sbattuta oggi non avremmo avuto questo ottimo Confessions, ma una cosa è sicura: sulla lunga distanza Todd e Nelson hanno dimostrato quanto valore si nascondesse in loro e quanto in realtà ci fosse bisogno di questa band. Vincenti.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
83.5 su 6 voti [ VOTA]
Marco
Domenica 4 Agosto 2013, 14.47.17
12
certo, con il termine "storia" mi riferivo a quanto fatto in passato dai componenti della band e al loro potenziale. Concordo sul fatto che "Contraband" sia un buon disco, sopra la media di ciò che è uscito a metà degli anni 2000, e "Libertad" un disco così così. Il parallelo con gli Audioslave è inevitabile, qui secondo me il termine "esperimento" sarebbe usato a ragion veduta. Nel senso che hanno fatto dei buoni dischi che però mi hanno sempre dato l'impressione di essere il risultato della sommatoria di individualità piuttosto di una band veramente amalgamata. In questo senso i VR mi convincevano di più; ovviamente la componente del gusto musicale pesa sul mio giudizio. Grazie e buon concerto, se deciderai di venire. Sono curioso di vedere I Buckcherry a confronto degli Hardcore Superstar, mia grande passione prima della svolta "metal" del 2005 ma comunque sempre grandi dal vivo. A presto
Lizard
Domenica 4 Agosto 2013, 12.59.47
11
Beh oddio.... i Velvet Revolver non è che abbiano fatto poi chissà che storia. Sono stati un esperimento interessante e dal grande potenziale, ma poi stringendo hanno fatto un disco discreto/buono e un altro così così; la storia ce l'avevano i membri che componevano la band, non la band stessa. Volendo fare un altro parallelo spericolato, in un altro genere, è un po' quello che hanno cercato di fare gli Audioslave, più o meno con lo stesso risultato. Comunque, a me Confessions è piaciuto e magari andrò davvero al concerto.
Marco
Domenica 4 Agosto 2013, 12.04.57
10
Bene, grazie per le precisazioni. In effetti mi trovo d'accordo con te su quanto dici in quest'ultimo post. Il tono aspro deriva semplicemente dal fatto che dalla recensione i VR vengono sminuiti, secondo un teorema a mio parere discutibile. Non sono un fan quindicenne che se la prende, mi sembra solo che i valori in campo tra le due band siano obiettivamente differenti. Lo dice la storia. I Buckcherry sono un bel gruppo di genere arrivati 10 anni dopo, destinati a rimanere confinati lì. La vena alternative che dovrebbe contraddistinguerli non è sufficiente, la band potrebbe lasciare un segno solo se componesse canzoni che fanno la differenza ma purtroppo non ce ne sono, almeno negli ultimi tre album. Tutto mi sembra troppo poco incisivo, anche rispetto alla loro produzione passata. Comunque non vedo l'ora di vederli dal vivo in Novembre e sono certo che anche tu non mancherai. "Libertad" secondo me è un album a metà. Eterogeneo, contiene ottime cose (penso a "She builds quick machines", la cover di "Can't Get It Out Of My Head", "For a brother", la stessa "Let It Roll" e altre molto scontate. In ogni caso sono convinto che Slash e soci abbiano fatto la scelta giusta optando per Weiland, con Todd sarebbero stati solo una gustosissima minestra riscaldata adatta ad una fetta di pubblico molto ristretta. Senza dubbio di questi tempi ci saremmo esaltati comunque.
Lizard
Domenica 4 Agosto 2013, 12.02.15
9
Una ulteriore precisazione: io sono un fan di Slash, degli Stone Temple Pilots e, in parte, dei Velvet Revolver, più di quanto lo sia dei Buckcherry, che ritengo una band valida e capace ma non in grado di comporre dei capolavori. Mi sembra solo giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.
Lizard
Domenica 4 Agosto 2013, 11.13.35
8
Ma guarda... Neanche io ce l'ho con te, ma a giudicare dal tono dei due interventi, qui sei tu quello che pretende di insegnarmi qualcosa e non vedo cosa c'entri l'umiltà. Anche io ho argomentato rispondendo ai tuoi argomenti e stiamo ancora parlando, mi sembra, quindi? Devo dare retta a Slash (che è quello che ha buttato fuori i due dal gruppo) che parla di due pezzi o a Todd (che è quello che è stato buttato fuori) che parla di una decina di pezzi provati con loro (il che non vuol dire scritti da lui)? Preferisco dare retta alla semplice cronologia degli eventi e pensare che probabilmente l'impronta su Contraband i due l'hanno lasciata eccome, tant'è che poi "Libertad" nel quale davvero Weiland ha lasciato il segno, è completamente diverso e, a mio avviso, anche decisamente meno coeso e omogeneo. Per quanto riguarda la forzatura che descrivi: un gruppo nato nel 1995 sulle rovine dello sleaze che lo rivitalizza, inserendo sì degli elementi in forte continuità col passato, ma anche venature nuove, che provengono dalla scena alternative, innova sicuramente più di quanto fatto da Slash con i suoi Snakepit in quegli anni o da McKagan e Sorum e Stradlin' (e non diciamo Axl o Adler) che hanno tutti più o meno proseguito sulla loro strada. Che poi, alla formazione dei Velvet Revolver, Slash abbia preferito altri, oltre che da un motivo compositivo, nasce dalla -giustissima- idea che ci volesse un nome più grande e importante di Todd per scacciare il fantasma dei "nuovi Guns 'n Roses" e dare vita a un gruppo con una sua identità marcata e precisa. Weiland era una scelta rischiosa, ma solleticava l'appetito e la curiosità molto più di Todd. Di fatto, però, una volta rilasciato Contraband, che la commistione tra le varie componenti non funzionasse lo dimostra la difficile gestazione di Libertad e il risultato finale, decisamente sotto le aspettative. C'erano poi anche tutti i problemi legati allo stile di vita di Weiland sul piatto, quello è sicuro. Forse se si fossero messi sotto con un po' più di coraggio e convinzione probabilmente avrebbero realizzato un ottimo terzo disco, ma questo non lo sapremo mai. Quello che invece mi sembra chiaro, è che ci fosse molta più amalgama di base con il duo dei Buckcherry e forse la loro permanenza poteva essere una scelta conservativa e poco vendibile a livello di marketing, ma probabilmente avrebbe funzionato meglio a livello musicale, ma anche questo non lo sapremo mai. Dico infine che, per me, tra Confessions e Contraband c'è più di un richiamo e per questo il parallelismo mi è sorto spontaneo mentre scrivevo la recensione, anche se poi naturalmente parliamo di due band dalla storia diversa.
Marco
Domenica 4 Agosto 2013, 2.17.02
7
@Lizard: ho letto l'autobiografia di Slash appena uscita e Slash dice che Todd e Nelson avevano portato in dote un paio di pezzi. Inoltre dice che "Crazy Bitch" (gran bella hit dei Buckcherry) era un pezzo su cui avevano lavorato insieme in quel periodo. Dice anche che la nuova band con Todd alla voce e Nelson alla chitarra assomigliava ai Guns n' Roses, e come dargli torto! In merito alla voce non è solo una questione di timbro sui toni bassi, piuttosto di personalità vocale. Amo il timbro ed il modo di cantare di Todd ma effettivamente la marcia in più nella direzione dell'ammodernamento desiderato da Slash avrebbe potuto darla Scott Weiland, non Todd, e i fatti lo dimostrano. Per quanto riguarda Nelson, non è un caso che sia stato preso Kushner al suo posto, molto distante da Nelson e dallo stesso Slash in fatto di background (Slash dice che Nelson si sovrapponeva a lui mentre serviva un chitarrista che fosse complemetare). Questo per dovere di cronaca; il punto però è un altro. Non è curioso che buona parte del materiale composto da Todd, Nelson, Sorum, Slash e Duff possa essere finito su Contraband, quindi ricantato da Weiland; è curioso che tra le righe si lasci intendere, dandolo per scontato, che due componenti di una band nata nel 1995 sulle ceneri dello sleaze e sostanzialmente copiando lo sleaze, siano i maggiori artefici di un rinnovamento musicale portato avanti dai principali esponenti di quel genere, i quali nei fatti si sono avvalsi della collaborazione di altri due musicisti che provengono da altri generi (Weiland e Kushner). Ho spiegato la forzatura che hai fatto? Continuo a ritenere il parallelismo tra il suono delle due band sia inopportuno ed è la prima volta che sento parlarne ("richiamato un po' da tutti", ma da tutti chi?!). Dato che ti piace la cronologia, Contraband è del 2004. Cosa ci trovi del suono di “Contraband” in “15” (2006)? E in “Black Butterfly”(2008)? Ma li hai ascoltati? Il fatto che tu scriva recensioni, caro Lizzard, non significa che ne capisca molto di più di chi legge le cose che scrivi, che abbia un orecchio o dei gusti migliori o che sia più informato sui fatti. Tranquillo, non ce l’ho con te,ti invito solo ad essere un po’ più umile a fronte di un commento critico. Chi scrive recensioni deve essere anche disposto ad accettare pareri contrari, soprattutto se motivati. Grazie e ciao
Lizard
Sabato 3 Agosto 2013, 23.13.37
6
@marco: "è davvero curioso e cronologicamente sbagliato", secondo la tua opinione. I fatti sono che dopo il secondo disco i Buckcherry si sono sciolti, Todd e Nelson hanno iniziato a collaborare con Slash, McKagan e Sorum ad un progetto musicale. Todd dice che ha provato con loro 10 brani, Nelson ha ricevuto i credits per una canzone, Slash nella sua autobiografia dice che il motivo dell'allontanamento di Todd è stato che la sua voce non gli piaceva sui brani (ammettendo quindi che i brani c'erano). E' così "curioso" pensare che buona parte di quel materiale sia finito su Contraband? Magari ricantato da Weiland, il quale ha sicuramente aggiunto del suo, ma l'unione tra l'hard classico e sonorità alternative è proprio anche dei Buckcherry e se non senti il parallelismo a livello compositivo/strumentale tra le due band, non so che farci, dato che è un tratto che viene richiamato un po' da tutti quando alla cronologia, parlando di parallelismo, non credo proprio di aver scritto chi ha preso da chi. Ognuno ha portato del suo, evidentemente, fatto sta che le similarità, in particolare per quanto riguarda proprio questo "Confessions", sono evidenti. Quanto al fatto che i Buckcherry siano a corto di canzoni... Non sono affatto d'accordo e la recensione e il voto che ho dato riflettono in assoluto quello che penso di questo disco.
marco
Sabato 3 Agosto 2013, 17.57.43
5
Correggo: penultima riga... "riconduca" (non "riduca") la musica di questi ultimi. Grazie
marco
Sabato 3 Agosto 2013, 17.55.26
4
Mi sono sforzato di cercare la "similarità" e il "parallelismo" di cui parli con i Velvet Revolver; dal punto di vista compositivo, strumentale e di intento musicale non l'ho trovato. Il fatto che Josh Todd abbia collaborato con Slash prima della nascita ufficiale dei VR non mi pare si senta su Contraband, o più in generale abbia influenzato lo stile dei VR. Tanto meno sento analogie tra Contraband e Confessions. Contraband è fortemente influenzato dalla scrittura di Weiland e l'intero stile asciutto dei VR (mi riferisco soprattutto alle chitarre) è da leggersi come il tentativo della band (a mio parere egregiamente riuscito) di andare oltre lo sleaze, di aggiornarsi ai tempi moderni, di proporre un rock efficace, diretto, di impatto. Non a caso molti hanno visto in Contraband il tentativo di unire il rock di matrice LA a sonorità grunge, con il risultato di un rock classico e contemporaneo al tempo stesso. I Buckcherry sono ancora un'ottima band ma sono a corto di canzoni ormai da qualche anno. Senza le canzoni non si va da nessuna parte, nemmeno se hai una produzione patinata. I VR e l'universo Guns in generale (ecludo da ciò la premiata ditta Slash/Kennedy che di idee ne ha davvero poche) sono un'altra storia e che tu riduca la musica di questi ultimi ai Buckcherry è davvero curioso e cronologicamente sbagliato.
enri sixx
Domenica 24 Febbraio 2013, 14.21.45
3
bellissimo album , li ho visti anche io nel 1999 di spalla ai kiss
MyCoven
Venerdì 22 Febbraio 2013, 21.41.47
2
Visti casualmente dal vivo di supporto ai Kiss nel lontano 1999 al Forun di Assago.....una bomba!!! Da allora tra alti e bassi non li ho più mollati ed ora mi appresto all'ascolto del nuovo arrivato. Bella rece ! !
lux chaos
Venerdì 22 Febbraio 2013, 19.43.17
1
Grande band di cui possiedo l'omonimo bel debutto e l'ultimo (per me il loro miglior lavoro) all night long...di questo nuovo parto, il singolo gluttony mi è piaciuto molto, e ascolterò il resto con molto interesse! non saranno mai i primi della classe ma fanno il loro sporco lavoro alla grande! Complimenti Saverio per la stupenda recensione!
INFORMAZIONI
2013
Seven Eleven Music/EMI
Hard Rock
Tracklist
1. Gluttony
2. Wrath
3. Nothing Left But Tears
4. The Truth
5. Greed
6. Water
7. Seven Days to Die
8. Air
9. Sloth
10. Pride
11. Envy
12. Lust
13. Dreamin’ of You
Line Up
Josh Todd (Voce, Piano, Chitarra)
Keith Nelson (Chitarra, Cori)
Steve D. (Chitarra, Cori)
Jimmy “Two Fingers” Ashhurst (Basso, Cori)
Xavier Muriel (Batteria, Percussioni)
 
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