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Savior from Anger - Age of Decadence
( 2117 letture )
Partiamo inquadrando bene il quadro della situazione: i Savior from Anger sono una band italiana originaria di Napoli sorta nel 2007, che vede come membro fondatore il polistrumentista Marco Ruggiero. Il concetto stesso di band, in questo caso, non è propriamente corretto, poiché il musicista napoletano è l’unico elemento fisso di questo progetto che negli anni ha visto susseguirsi nomi più o meno importanti e al momento attuale dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere composto dal cantante Thore De Matteo, il chitarrista Claudio Albero, il bassista Franco Fiordellisi ed il batterista Michele Coppola, tutti definiti “session musicians” sul sito ufficiale della band -che è in realtà una sottosezione del sito ufficiale di Ruggiero. Queste brevi note biografiche hanno il loro peso nel valutare il prodotto musicale in questione, in quanto, come chiunque abbia preso in mano uno strumento saprà, un buon lavoro per essere tale deve essere dotato anche di una certa alchimia e non può limitarsi a contenere semplicemente delle tracce ben suonate (non sempre), ma senza l’ombra di un lavoro coeso dietro di esse. Forse a qualcuno potrebbe sembrare un discorso eccessivo, ma non è fatto a caso. Ascoltando il disco, infatti, traspare chiaramente la mancanza di un approccio “totale” alle canzoni, che appaiono il più delle volte poggiare sulla smisurata manifestazione di tecnica dei singoli, a discapito soprattutto dell’armonia di fondo. Si percepisce fin troppo bene la mancanza di qualche elemento più significativo che possa lasciare il segno in positivo ed il disco scorre così via seguendo una linea piatta senza picchi qualitativi di alcun tipo.
L’unica nota di merito va alla copertina, dall’impatto notevole col suo forte contrasto cromatico e con le immagini di un mondo ormai in declino. Un po’ pacchiana? Forse, ma d’effetto.

Già dalla potente Deathburst lo stile del gruppo è evidente: abbiamo a che fare con uno speed metal con molti richiami all’heavy/thrash dei Metal Church e dei Vicious Rumors, ma anche ad altre band quali Annihilator e Judas Priest, per citare i primi nomi a cui ci rimanda lo stesso Ruggiero parlando delle sue influenze principali. Una peculiarità (se buona o meno buona giudicatelo voi) di questo Age of Decadence è senz’altro la linearità, il presentarsi al nostro cospetto senza darci false speranze o farci false promesse. Sappiamo già in partenza cosa andremo ad ascoltare, non ci sono momenti di spiccata originalità e neppure particolari tratti tali da far piacere il disco ad una gamma di ascoltatori più vasta e variegata. La voce che accompagna queste canzoni si stanzia su registri alti, un acuto dopo l’altro, certe volte in maniera a dir poco esasperante, altre invece un poco più apprezzabile. Il drumming è potente e veloce, capace di reggere sulla lunga distanza, ma non in grado di regalarci alcun tipo di emozione, niente di particolarmente significativo da lasciare il segno insomma. Ciò che prova ad elevarsi sugli altri strumenti è naturalmente la chitarra del mastermind, che macina riff a non finire, talvolta però dando l’impressione di non voler applicare alle canzoni nient’altro che semplice potenza e “violenza” musicale. Non ci sono momenti veramente interessanti o sopra la media neppure focalizzando la propria attenzione sulla sola chitarra. A dirla tutta, un brano che si distingue dagli altri c’è e si tratta di Warrior Princess, ma solamente perché interrompe la sfuriata iniziata col primo pezzo e fino a quel momento ancora ininterrotta. Warrior Princess è l’unico pezzo lento presente su Age of Decadence, ma purtroppo neppure in questo caso la band riesce a trasmettere qualcosa di accattivante, un’emozione che possa definirsi sincera e sentita. Anche Bullet Hole Hunger si fa ascoltare con piacere, mentre con Face to Face tocchiamo addirittura livelli più bassi della media ed il disco giunge così a conclusione lasciandoci solamente tanto amaro in bocca.

Va bene, l’obiettivo di Ruggiero non è certo quello di ricercare nuove soluzioni originali ed innovative, quanto piuttosto quello di ricreare le sensazioni che un genere come lo speed metal è sempre stato capace di tirar fuori. Sensazioni di potenza travolgente e senza mezzi termini, riff che si susseguono l’un l’altro imbizzarriti, ritmiche martellanti e acuti da far scoppiare istantaneamente tutti i vetri. Ma se questo è l’intento, Age of Decadence è ben lungi dall’esserne il soggetto attivo. Un album che, anche a causa della produzione non di alto livello, partorisce quarantadue minuti di canzoni che ben poco hanno da dire. Consigliato soltanto ai più oltranzisti ascoltatori del genere, tutti gli altri possono tranquillamente farne a meno.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
67 su 1 voti [ VOTA]
Powersteel
Lunedì 25 Febbraio 2013, 16.26.12
2
Netto passo indietro, la batteria è finta ed è fatta pure male..........Pietoso!!!!
PaulThrash
Venerdì 22 Febbraio 2013, 9.12.57
1
Continuo a preferire quello che Marco ha rilasciato tempo addietro coi Nameless Crime, l'omonimo e "Law & Persecution" son due piccoli gioiellini di US Power (o US Metal, come preferite) !! Ma anche il primo Savior From Anger non era male, peccato per la qualità pessima della registrazione... devo dire che a parte la voce di Marco che in qualche punto vuol strafare e non ci riesce, un 65 ci sta tutto
INFORMAZIONI
2013
My Graveyard Productions
Speed Metal
Tracklist
1. Deathburst
2. Hypocrite
3. Inside Scream
4. Living Nightmares
5. To Fall
6. Concatenation
7. Bullet Hole Hunger
8. Warrior Princess
9. Face to Face
10. Bloodline
Line Up
Thore De Matteo (Voce)
Marco Ruggiero (Chitarra, Basso, Voce)
Claudio Albero (Chitarra)
Franco Fiordellisi (Basso)
Michele Coppola (Batteria)
 
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