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Klaus Schulze - Shadowlands
( 3362 letture )
Io nella vita di tutti i giorni gestisco un negozio.
E' un negozio abbastanza grande, con molti clienti che vanno e vengono.
Nel mio ufficio -che poi in realtà coincide con il secondo piano del negozio, un piano anch'esso aperto al pubblico, con un sacco di articoli in esposizione- mi piace ascoltare tanta musica. Tuttavia, essendo un luogo di passaggio, un luogo in cui passano di continuo molti clienti, cerco di moderare l'aggressività della musica, scegliendo qualcosa che non sia troppo disturbante (diciamo, per fare un esempio, che cerco di evitare il metal estremo) e che al contempo abbia una durata estesa, in modo che non sia costretto a tornare al computer di continuo per scegliere nuovi album.

Ebbene, penso che ShadowLands di Klaus Schulze diventerà d'ora in avanti una delle mie scelte favorite in tal senso. Questa, badate bene, non è né una critica né un complimento alla sua musica, ma una semplice conseguenza logica dettata dal buon senso: andiamo ad analizzare cinque brani di elettronica quasi pura, con una durata che varia tra i 17 e i 55 minuti. Sì, avete capito bene, due brani durano quasi un'ora ciascuno, e non stiamo parlando dell'intimità del dark ambient o della solidità tradizionale della musica classica, ma piuttosto di una spirale estremamente avvolgente di suoni sintetici orchestrati tra di loro. Una scorpacciata, di suoni sintetici.
Stiamo parlando di musica densa, come solo i synth ed il Moog (strumento usato ed abusato dal nostro artista di Berlino) sanno creare. Non fatevi ingannare dalla presenza tra i guest del violinista Thomas Kagermann, perché i suoi contributi sul glorioso strumento dotato di quattro corde intonate ad intervalli di quinta risultano assolutamente ininfluenti all'atto di correggere il tiro e trasformare l'atmosfera complessiva. A conti fatti, Klaus Schulze avrebbe potuto benissimo utilizzare qualche ottimo sample della EastWest e nessuno se ne sarebbe accorto. Certo, è interessante sentire ogni tanto un violino solista piroettare leggiadro sulle cadenze schematiche e gelide dei pattern scelti dall'artista tedesco, ma non c'è mai un vero dialogo tra i due mondi: è come se il violino fosse un fantasma, e le sue note dei gemiti affascinanti persi tra gli echi di una terra di nessuno. Una terra di ombre.

Siamo insomma distanti anni luce dal senso di insieme che le note di Vangelis (altro mio compagno di viaggi musicali scelti tra l'andirivieni dei clienti) riuscivano a costruire in dischi come Voices o Blade Runner, ma è pur vero che questo -ne sono assolutamente certo- non sarebbe in effetti l'intento di Klaus Schulze.
Non c'è paragone, non c'è volontà di paragone, tra un figlio del progressive greco ed un figlio del Krautrock d'annata (come recitano le note biografiche di Schulze), devoto alla sintesi settantiana di Tangerine Dream e Kraftwerk.
Quindi, preferenze a parte, dimentichiamo i paragoni esteri e guardiamo solo alla filosofia tedesca: tutto deve funzionare alla perfezione e se questo significa dover rinunciare alle emozioni, così sia. La domanda che dunque mi pongo è: in ShadowLands tutto funziona alla perfezione?
Risposta difficile, ma non impossibile. Da un certo punto di vista, sì, possiamo dire che la macchina elettronica che si accende al primissimo minuto di ascolto e termina, con stoica fermezza, dopo circa due ore e mezza, funziona perfettamente. Gli ingranaggi glaciali made in Germany non si fermano mai (non c'è tempo da perdere!), e non indulgono né agli inserti di archi della titletrack né ai solidi vocalizzi di Licht und Schatten. Non sarà l'arte dell'uomo a bloccare l'incedere dell'industrializzazione, no di certo, non c'è tempo da perdere!
Se un lavoro industriale deve durare un'ora, ebbene, che un'ora duri. Se deve durare due ore, nessun problema, che due ore siano. Il messaggio è chiaro.
Ma, d'altro canto, bisognerebbe domandarsi quale sia il fine ultimo del progresso e quale sia il prodotto finale che con tanta assiduità le macchine industriali tedesche cerchino di realizzare senza un attimo di respiro -e tempo da perdere!
Qui, signore e signori, la situazione va in stallo, perché appare fin troppo chiaro che Klaus Schulze non si è mai posto la domanda.
Shadowlands al fin della fiera appare come un immenso esercizio di stile, una dimostrazione -in qualche grossa fiera di Monaco magari- della potenza della macchina tedesca, di quanto la kraut-industria sia efficiente, energica, instancabile, pesante, fredda. Ma finché qualche grossa commissione non verrà proposta a quell'instancabile colosso manifatturiero, così pieno di sé, così gonfio di esperienza e complimenti (Depeche Mode anyone?), non potrà mai strappare un vero applauso a nessuno.

Altri artisti tedeschi, ultimamente, sono riusciti a coniugare molto meglio l'indole elettronica con il buon gusto musicale europeo e, soprattutto, con un obiettivo ben saldo in mente. La cosa bella è che non serve avere all'attivo 500 opere (e Schulze le ha), per realizzarsi. A mio avviso è molto più importante avere l'ambizione -e la modestia- di misurarsi con il mondo che ci circonda, confrontando le idee e cercando l'aiuto degli altri. Hans Zimmer, ad esempio è uno di quegli artisti che sono riusciti a strappare il famoso applauso e lo hanno fatto facendosi aiutare continuamente da nuovi musicisti nell'arrangiamento e nella produzione degli album, in modo da riuscire a rinnovarsi ad ogni nuova uscita discografica (o quasi). Non basta un violino-fantasma che fa da contrappunto ai synth: serve scavare a fondo nel sound, nell'architettura del suono, grazie all'apporto di più persone.
Questo, per quanto mi riguarda, è l'unico consiglio che posso dare al signor Schulze: non è mai troppo tardi per scrivere musica con gli altri.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
84.33 su 6 voti [ VOTA]
Renaz
Giovedì 15 Gennaio 2015, 17.35.36
21
Beh Giorgio, ammetto che l'informale in effetti non mi ha mai conquistato...
Giorgio Mantoan
Giovedì 15 Gennaio 2015, 17.03.02
20
mah...mi permetto di fare un analogia alla tua critica, con la critica che facevano alcunii critici artistici sulla pittura informale di inizio del secolo scorso, cioè l'ostinazione di trovare un oggetto, un qualcosa di positivo (in senso matematico) che emerga dal contesto e che assuma una qualche forma riconoscibile. A me sembra che la musica di Shultze che io apprezzo, sia da considerare nella sua sistematicità copme un universo in movimento in cui le parti sono ion relazione funzionale tra di loro. Se questo enorme attività motoria non produce un qualche significato che sia assimiliabile cognitivamente, beh secondo me questo non è importante, qualcuno ha dwetto una volta che la verità è nel tutto, e Shulte da buon tedesco sa di cosa parla...ciao
maurizio
Giovedì 4 Luglio 2013, 20.32.18
19
Considero "Shadowlsland" come un'opera "minore" di Klaus Schulze. Sicuramente piacevole (specialmente il secondo CD) ma nulla di innovativo intravvedo in questo progetto, pur elegante, in parte anche "accattivante" e di tutto rispetto del maestro. Il secondo CD dell'album è quasi una continuazione, non molto originale, dei grandi CD costituenti i "Contemporary Works" di inizio anni 2000 (mi è piaciuita comunque non poco), mentre il primo CD è un prolungamento degli esperimentii di "ambient" iniziati con Lisa Gerrard ad inizio 2008. Soffro veramente nel vedere un compositore dalle capacità mirabolanti e potenziali infinite nell'arrestarsi di fronte alla ricerca di sonorità nuove ed innovative (senza il contributo della Gerrard, aggiungo "finalmente"), peraltro in parte cercate e sfiorate nel precedente album "Big in Japan", tappa certamente significativa della sua carriera. Ripeto: per me Klaus Schulze è il massimo che si possa immaginare della musica di "avant guarde" moderna e del passato (anni '70-'90)e il paragone con Vangelis, il francese Jarre, Edgar Froese è tale che lui prevale oltre una spanna sopra loro; tuttavia mi augoro che egli possa contribuire con sonorità innovative in futuro, tali da uguagliare gli autentici capolari che hanno ammaliato non solo me . Gli auguro quindi tanta vita futura (l'età inizia ad essere non più giovanile) e possa in futuro stupirci ancora in maniera incredibile con nuove sonorità che solo lui sarà intuire nello spazio del suio "genio".
Renaz
Lunedì 11 Marzo 2013, 14.13.37
18
@Le Marquis: eh, arpeggiatore + moog + delay fanno miracoli quando si parla di allungare il suono. Tu premi un tasto e dagli ampli ne esce una serie di 50... Cmq Kraftwerk uber alles.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 11 Marzo 2013, 13.39.33
17
Voilà, Monsieur Renaz, non ho detto che questo è un "grande" disco di elettronica. Ho detto che alcuni brani non sono male e che questo E' un disco di Klaus Schulze. Non vorrei tediarla con liste di dischi di elettronica che considero migliori di questo ma torno a citarle sopratutto Göttshing e gli Ashra Tempel, poi i Tangerine Dream e i sempre mitici Kraftwerk. Tra l'altro, parlando di macchine, mi è venuto in mente un concerto di Schulze che avevo visto a Parigi, negli anni '70, dove il buon Klaus aveva lasciato lo stage e la musica dei suoi synths ha continuato a suonare per un altro quarto d'ora, lasciando tutti basiti. Herr Schulze, si vous le souhaitez...
Renaz
Lunedì 11 Marzo 2013, 13.22.48
16
@Le Marquis: mah, è solo che se per tutti (o quasi) questo è un grande disco di elettronica, devo necessariamente essere io ad avere qualcosa che non va...
Le Marquis de Fremont
Lunedì 11 Marzo 2013, 13.20.01
15
Monsieur Renaz, pourquoi?
Renaz
Lunedì 11 Marzo 2013, 12.46.23
14
Mi rendo sempre più conto di avere una percezione musicale completamente diversa dal resto del mondo...
Le Marquis de Fremont
Lunedì 11 Marzo 2013, 12.43.01
13
L'ho ascoltato durante il weekend. Alcuni brani non sono male, sono coinvolgenti e fluidi. A me sembra che sia il violino che la voce entrino invece organicamente nel contesto dei brani. Comunque, vanno presi a piccole dosi, altrimenti il tutto diventa veramente di difficile digestione. In ogni caso, un Klaus Schulze "doc". Au revoir.
Diego
Sabato 9 Marzo 2013, 15.47.37
12
A me piace la sua musica elettronica.Siamo in due allora.
Renaz
Martedì 5 Marzo 2013, 17.41.31
11
@Delirious Nomad: è un'idea!
Delirious Nomad
Martedì 5 Marzo 2013, 17.34.08
10
Renaz devi scrivere un "manuale di sintesi"!
Renaz
Martedì 5 Marzo 2013, 16.06.54
9
Ok, a Jimi il disco è piaciuto
Jimi The Ghost
Martedì 5 Marzo 2013, 13.43.58
8
La sua composizione è infinita, un pentagramma scritto su di uno spazio illimitato, o semplicemente la continuazione di un concetto come può essere la continuazione proprio della musica classica, onirico (Mirage, Picture Music) sospeso, con un tempo largo ed ipnotico tra le note sensuali come in Kontinuum. Un uomo dalle infine collaborazioni, ma come unico consigliere il suoi ego ed il suo talento. Soggettivamente la sua musica rimane unica, forse la più distinguibile nel panorama dell'elettronica, da farmi dire più volte,quando lo ascolto ignaro dell'autore: "Si, questo è Schulze". Jimi TG
Renaz
Martedì 5 Marzo 2013, 13.25.59
7
@Le Marquis: grazie del tuo intervento, e ne approfitto per aggiungere che in effetti mi piacerebbe molto anche valutarlo dal vivo...
Le Marquis de Fremont
Martedì 5 Marzo 2013, 13.08.49
6
Beh, Monsieur Renaz, Klaus Schulze è così. Lo dimostrano anche i precedenti Kontinuum e Farscape con Lisa Gerrard. Forse qualcosa di più si scioglie dal vivo ma chi ascolta la sua musica sa che deve sempre sorbirsi qualcosa che alcuni definiscono "pacco". Preferisco i Tangerine Dream e soprattutto Manuel Göttshing e i suoi Ashra Tempel. Comunque complimenti per aver recensito Schulze. Au revoir.
il vichingo
Martedì 5 Marzo 2013, 10.56.05
5
Grandissimo Klaus Schulze, un Artista dove la A maiuscola è d'obbligo. Una domanda: Irrlicht è troppo "distante" anche per la sezione low gain?
Renaz
Lunedì 4 Marzo 2013, 11.42.11
4
grazie Ahti! ovviamente concordo con te...
Ahti
Lunedì 4 Marzo 2013, 11.37.51
3
Sarebbe il momento che Klaus decida di riconsiderare i suoi esordi come batterista dei Tangerine, quando era accompagnato da qualche critica, invece di perseverare nella sua, ormai, anacronistica solitudine. Ottima rece Renaz.
Renaz
Lunedì 4 Marzo 2013, 10.37.03
2
@furio: per carità, c'è di peggio eh, almeno l'esperienza si sente... però da qui a consigliarlo...
FURIO
Lunedì 4 Marzo 2013, 9.58.14
1
Non ho ascoltato questo nuovo lavoro ma dalle tue parole mi rattrista molto sapere che un grande dell'ambient music si stia prosciugando.... tristezza!
INFORMAZIONI
2013
Synthetic Symphony/SPV Gmbh
Elettronica
Tracklist
1. Shadowlights
2. In Between
3. Licht Und Schatten
4. The Rhodes Violin
5. Tibetan Loops
Line Up
Klaus Schulze (Tutti gli strumenti)

Musicista Ospite
Thomas Kagermann (Violino)
 
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