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Bornholm - Inexorable Defiance
( 1572 letture )
Nel mondo delle recensioni si discute tantissimo del famoso “scoglio del terzo album”. A volte lo si fa senza un motivo apparente, a volte invece il disco deve realmente presentare per la band una chiave di svolta e una dimostrazione delle proprie capacità, sia verso se stessi che verso il pubblico. Questo secondo punto calza più che mai a pennello con la situazione degli ungheresi Bornholm, i quali già dal secondo album (March for Glory and Revenge) denotavano gravosi segni di ripetitività compositiva. Tale difetto era presente anche all’interno del debutto (…On the Way of the Hunting Moon), ma in quest’ultimo il peso di un’atmosfera particolarmente cupa e grezza riuscì a far passare in secondo piano un certo numero di imperfezioni.

Il sound di questa band si prefigura in un black metal vagamente sinfonico e con testi ricchi di riferimenti al paganesimo. Dal punto di vista lirico non troviamo nulla di speciale o di particolarmente innovativo, ma tutto sommato i vari racconti risultano semplici da leggere e in grado di fondersi con la musica senza alcuna difficoltà. Per quanto riguarda la produzione quest’opera è sicuramente molto ben curata, tutto è al posto giusto e i volumi sono settati a dovere: in questo modo evitiamo di disperdere parti sinfoniche perché soppresse dal resto degli strumenti. Invece, parlando della prova dei musicisti, i risultati non sono particolarmente significativi, anzi: il cantato non riesce mai a sfondare all’interno delle canzoni e appare molto distaccato rispetto a tutto il resto, non riuscendo quindi a trasmettere assolutamente nulla all’ascoltatore; inoltre gli altri componenti svolgono un lavoro di puro mestiere e ai limiti del minimo indispensabile, come nel caso della coppia di asce formata da Astaroth e Vozargh. Quest’ultimo punto è assolutamente fatale per l’esito complessivo di Inexorable Defiance: se da un lato il disco gode di una solidità generale particolarmente alta, dall’altro la sensazione di noia è presente nella quasi totalità delle canzoni. Ciò che rende difficile l’ascolto di questi quaranta minuti abbondanti di musica consiste anche in una chiara mancanza di idee, non a caso non esiste un singolo brano che sia in grado di prevalere sugli altri o che contenga al suo interno qualche passaggio significativo. Alcuni momenti interessanti si possono comunque riscontrare in pezzi come Throne of Crows, che tutto sommato propone qualcosa che strizza l’occhiolino ad una visione più epica del black metal, ma finisce per ricadere in schemi compositivi sentiti e risentiti almeno un milione di volte. La penultima Fiery Golden Dawn si dimostra anch’essa maggiormente riuscita rispetto alle altre: in questo caso sono presenti svariate variazioni tra la voce in scream di Renfield e le parti recitate in pulito, ma al di là di questo il sottofondo strumentale resta perennemente lo stesso. L’ultima cosa da sapere è che i Bornholm rimangono per tutto l’album fossilizzati su quella coppia di riff e quelle due-tre variazioni melodiche, riuscendo a rendere l’ascolto più che mai ostico e impegnativo. Lo stesso problema compare anche all’interno delle orchestrazioni, le quali provano a dare un po’ di carica durante l’esecuzione di –ad esempio– Swordbearer, ma per il resto svolgono un ruolo musicalmente anonimo e relativamente privo di senso; oltretutto il fatto che siano sempre presenti e ben udibili permette a chiunque di capire come i motivetti utilizzati siano costantemente uguali.

Per farla breve ci troviamo di fronte ad un album incredibilmente piatto e privo di inventiva, che al massimo potrà interessare a chi apprezza il black melodico a tinte sinfoniche, ma sono quasi certo che anche questa cerchia di ascoltatori si renderà conto della poca longevità e della scarsezza del prodotto, il quale è destinato a venire dimenticato senza alcun tipo di problema. Durante lo scorrere del disco non c'è un singolo particolare che mi abbia coinvolto o rapito, in pratica ciò che ascoltiamo consiste in tre quarti d'ora di una ripetitività totale, dato che è possibile parlare di un singolo brano e allo stesso tempo considerare l'intero album. Ancora una volta per i Bornholm il prodotto finale si presenta molto (troppo) scontato e lineare, impedendogli dunque di superare il famosissimo –e temutissimo– scoglio del terzo disco.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
NoiseArt Records
Black
Tracklist
1. Fear of Wonders
2. Swordbearer
3. Flaming Pride and Inexorable Defiance
4. Walk on Pagan Ways
5. Archai Pale Visions
6. Throne of Crows
7. Moonlight Wanderer
8. Equinox
9. The Spiral Path
10. Fiery Golden Dawn
11. Towards the Golden Halls
Line Up
Renfield (voce)
Astaroth (chitarra)
Vozargh (chitarra)
Hjules (basso)
D. (batteria)
 
RECENSIONI
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