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The Black Heart Rebellion - Har Nevo
( 1872 letture )
A distanza di cinque anni dal promettente debut album Monologue, tornano alla ribalta i belgi The Black Heart Rebellion con il nuovo lavoro in studio intitolato Har Nevo. La band, affacciatasi nel 2004 nella scena punk, fa parte del collettivo multiculturale Church Of Ra (tra cui troviamo i conterranei Amenra) e sono ora fautori di un’interessante proposta musicale inquadrabile nell’ambito dell’alternative rock. Questo quintetto è capace di spaziare con disarmante disinvoltura da suadenti e rarefatte atmosfere a parti più movimentate; toni umbratili e apocalittici, linee armoniche folk ed etniche richiamano alla mente scenari crepuscolari e primitivi.

Har Nevo (nome ebraico del monte giordano dove Mosè avrebbe avuto la visione della terra promessa) è un prodotto avanguardistico che rappresenta senza ombra di dubbio una delle uscite più significative degli ultimi mesi. Colpiscono le percussioni quasi tribali, le divagazioni psichedeliche, ambient e doom, e poi il mandolino, l’organo, gli archi, il synth…insomma un caleidoscopio di sonorità mai banale che ha la capacità di catapultare l’ascoltatore lontano dalla realtà di tutti i giorni, in un modo fantastico, ma non scevro di pericoli (già la cover nebbiosa nel contesto di uno scenario rupestre è di per sé indicativa).
I riferimenti a Neurosis, Hawkind, The Velvet Underground, Nick Cave, Swans fino ad arrivare a Johnny Cash e Neil Young sono quelli che ho riscontrato in via più significativa, sebbene sia del tutto riduttivo cercare di imbrigliare in qualche modo il songwriting dei T.B.H.R; la loro musica è pura emozione ed ha un imprinting personale che li contraddistingue dalla massa. Il lavoro alla sei corde del duo Goethals/Maekelberg risalta pur non risultando mai invasivo e l’ugola di Pieter Uyttenhove si attaglia perfettamente alla direttrice prescelta nel contesto di liriche profonde.

Difficile districarsi tra le otto gemme che compongono il platter perché tutto Har Nevo è emozionante, meritevole di attenzione sia nelle parti più strumentali che in quelle dove spicca maggiormente l’avvolgente vocalism del singer. L’opener Avraham con i suoi campanelli, l’incedere della batteria che fa immaginare un treno in corsa, i respiri affannosi e il finale in crescendo rappresenta uno dei vertici di quest’intrigante opera. Degne di menzione, comunque, tutte le song: la pacata ed evocativa The Woods I Run From, la pinkfloydiana Circe (il mandolino è suonato da Koen Gisen), l’inquietante Crawling Low And Eating Dust, la trascinante e rabbiosa Animalesque, Ein Avdat contraddistinta da un cupo Uyttenhove, la versatile Gold and Myrrh e la conclusiva Into The Land of Another che mi ha ricordato l’ambientazione western dei film Sergio Leone.
Si tratta in conclusione di un full length post rock stimolante, scevro di momenti di stanca e perennemente in equilibrio tra vari generi che confluiscono e si amalgamano sapientemente collocando il gruppo tra i migliori del panorama musicale contemporaneo.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
90 su 4 voti [ VOTA]
l'Accademico
Giovedì 14 Marzo 2013, 1.50.32
3
Disco bellissimo, anche perché già nel nome c'è il richiamo ai mitici Black Heart Procession Forse c'è una nuova rinascita per il metal estremo, che passa da sonorità come queste
Andy '71
Martedì 12 Marzo 2013, 17.35.01
2
Davvero un ottima band e un ottimo album,qualcosa di inaspettato,fà bene all'anima e alla musica!
Mickey
Martedì 12 Marzo 2013, 15.09.02
1
Ottimi album, per ora uno dei miei preferiti del 2013.
INFORMAZIONI
2013
Smoke & Dust (Be), Adagio-830 (De), Tokio Jupiter (Jpn)
Alternative Rock
Tracklist
1. Avraham
2. The Woods I Run From
3. Circe
4. Crawling Low and Eating Dust
5. Animalesque
6. Ein Avdat
7. Gold and Myrrh
8. Into The Land of Another
Line Up
Pieter Uyttenhove (Voce, Percussioni, Sintetizzatori)
Alexander Maekelberg (Chitarra, Percussioni)
Valentijn Goethals (Chitarra, Percussioni)
Emeriek Verhoye (Basso)
Tim Bryon (Batteri, Percussioni)
 
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