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Klone - The Dreamer’s Hideaway
( 2367 letture )
"Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua. Sa anche che la vera bellezza dei sogni è la loro atmosfera di libertà infinita: non la libertà del dittatore che vuole imporre la sua volontà nel mondo, ma la libertà dell'artista privo di volontà, libero dal volere."
(Karen Blixen, La mia Africa, 1937)


Dopo averci dato un piccolo assaggio dello stato di forma della band con la pubblicazione dell'EP digitale The Eye Of Needle (che potete leggere qui) tornano a distanza di due anni dall'ottimo Black Days i transalpini Klone. The Dreamer's Hideaway, questo il titolo del comeback discografico, prosegue esattamente quanto il già citato EP introduceva (a sua volta partendo da quanto realizzato con il precedente full length). Il groove metal è quasi del tutto edulcorato in favore di strutture più vicine al progressive (non nella sua accezione da catalogo), al post-rock ed a quelle correnti ragionate del metal moderno.

Non manca, invero un po' celata, la cupa psichedelia come non mancano le lente progressioni atmosferiche a corredare una proposta che, se da un lato porge il fianco a chiare fonti ispiratrici (Tool, Katatonia, i Gojira più morbidi e i The Ocean più dilatati), dall'altro si spinge verso una personalizzazione mai banale e sempre arricchita da nuovi livelli armonici e melodici, piuttosto che da variazioni ritmiche e di modo. Le strutture si rivelano in una logica priva di ermetismi non funzionali, complesse sì ma mai difficili nella fruizione e questo non fa altro che alzare ulteriormente l'asticella del gradimento, per quello che è stato un lavoro di implementazione del sound generale che definire meticoloso è poco.

Le trame sono la chiave di lettura principale per questo The Dreamer's Hideaway, in quanto in esse si concentrano le migliori idee e l'anima di ogni brano. L'inviluppo delle ritmiche con le melodie (spesso strutturate a più voci e seguendo sequenze armoniche raffinate) e la linea vocale è a livelli d'eccellenza anche se soffre in qualche frangente (pochissimi se vogliamo fare un censimento) di ripetizioni e d'un evitabile autocitazionismo. Questi aspetti sono ovviamente premiati e coadiuvati da una produzione (ad opera del solito Franck Hueso, una garanzia) quasi perfetta, corposa, calda, profonda in grado però di delineare al meglio i singoli strumenti, anche per via di una scelta mirata dei suoni e dei setup.

Parliamo ora di quanto già anticipato, ovvero della consapevole personalizzazione del proprio sound. I Klone si presentano ai blocchi con una lineup solida, preparata e soprattutto rodata. Marcadet (Step In Fluid, Hacride) è autore di una prova superlativa dietro le pelli, mai ridondante, mai fuori luogo, così come Yann Ligner completa una crescita a livello canoro davvero impensabile ai tempi di Duplicate (in molti frangenti si ha l'impressione di sentire una chimera tra Keenan, Duplantier e Renske); ottima anche la prova della sezione a corde. Menzione a parte per Matthieu Metzger, un vero e proprio factotum, che per l'occasione veste, oltre ai soliti di tastierista (occupandosi collateralmente anche del sampling), i panni di sassofonista (suoi anche gli inserti con il Wind MIDI Controller, strumento a fiato, elettronico). Metzger è il vero jolly, l'elemento che trasforma un buona canzone in una bella canzone e un buon disco in un ottimo disco. Sono proprio gli intermezzi di sax, gli effetti in background ed un uso intelligente del sampling a collocare a The Dreamer's Hideaway nell'elitaria schiera dei dischi da ricordare.

Gli undici brani sono mediamente tutti di ottima fattura, qualcuno più pregevole, come Rocket Smoke, Into The Void, Corridors, Rising, A Finger Snaps (che vede come ospite alla voce Doug Pinnick dei King's X), altri più discreti come Walking On Clouds e Siren's Song fino al vero e proprio capolavoro del disco, ovvero la titletrack. Essa riassume tutto ciò che di buono i nostri hanno partorito: atmosfere affascinanti, dinamismo, eclettismo e soprattutto quel meraviglioso fraseggio/assolo di sax e voce.

Nel complesso, dunque, siamo di fronte ad un disco ben sopra la media, ennesima testimonianza della crescita e della bontà della scena francese dell'ultimo decennio. The Dreamer's Hideaway è un disco consigliato a chi non si pone limiti stilistici ma che nemmeno è disposto ad accettare, come buoni, meltin' pot troppo capziosi.

Onore al merito quindi, cervello e cuore, anima e carne.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
72.14 su 7 voti [ VOTA]
BlackSoul
Sabato 6 Febbraio 2016, 12.17.28
2
Fantastica la prima, discreta la seconda, il resto trascurabile a mio avviso. Voto 65.
mo67
Domenica 17 Marzo 2013, 17.12.37
1
ottimo!!!! le prime 3 songs sono da 100 e valgono l'acquisto dell'album
INFORMAZIONI
2012
Season Of Mist/Klonosphere
Prog Metal
Tracklist
1. Rocket Smoke
2. The Dreamer's Hideaway
3. Into The Void
4. Siren's Song
5. Corridors
6. Rising
7. Stratum
8. Walking On Clouds
9. The Worst Is Over
10. A Finger Snaps
11. At The End Of The Bridge
Line Up
Yann Ligner (Voce)
Guillaume Bernard (Chitarre)
Aldrick Guadagnino (Chitarre)
Matthieu Metzger (Sax, Air MIDI, Samples, Tastiere, Systol Device)
Jean Etienne Maillard (Basso)
Florent Marcadet (Batteria)

Musicista Ospite
Doug Pinnick (Voce su A Finger Snaps)
 
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