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Stratovarius - Twilight Time
( 2940 letture )
L’imprevedibilità e l’incoscienza giovanile sono le frizzanti ed imprescindibili potenzialità che stanno alla base di ogni grande cosa, nella musica come nella vita di ogni giorno. La voglia di spaccare il mondo, il desiderio ardente di creare qualcosa di proprio, la tenacia con la quale perseguire i propri sogni: sono queste le spinte che hanno contribuito a generare la sontuosa proliferazione del metal e di tutte le sue diramazioni. Non facevano differenza quegli adolescenti finlandesi che nel 1984 avevano fondato i Black Water, ribattezzati Stratovarius un paio di anni dopo ed inizialmente spinti dal desiderio di ripercorrere le orme dei veterani Black Sabbath. Fright Night (1989) era stato un debutto importante, nel quale i giovani scandinavi avevano mostrato i primi scorci di classe e lungimiranza che li porteranno tra i massimi alfieri del power novantiano, nonché tra i pionieri di una certa frangia di power sinfonico. A tre anni dall’opera d’esordio, intervallati dai singoli Black Night e Break the Ice, i musicisti di Helsinki tornarono a farsi sentire nel 1992, forti di una produzione migliore -sebbene ancora perfettibile- ed un songwriting più maturo; anche in questo caso, tuttavia, era evidente il divario tra i vertici qualitativi che si raggiungeranno fin dal successivo Dreamspace, dato che Twilight Time restava buono ma a tratti acerbo, contraddistinto ancora da uno stile più classic-heavy anziché speed-power. Il suono era comunque fresco e curato, potente, con la voce di Timo Tolkki a recitare un ruolo considerevole: con tratti epici e melodici, il singer regalava ottimi momenti e validi refrain, anche se spesso si fermerà ad un passo dal chorus da antologia, di quelli veramente memorabili. La sua era una timbrica giovanile e ariosa, come del resto sarà anche nelle releases successive e si collocava al centro di trame enfatiche, dal profilo fortemente emotivo ed introspettivo; le tastiere di Antti Ikonen puntellavano il tutto con un tocco raffinato e mai invasivo, limitandosi ad un ruolo ancora marginale rispetto a quanto diverrà quasi un marchio di fabbrica in casa Stratovarius. Tolkki è il vero deus-ex-machina dell’act scandinavo, dato che oltre al microfono regge pure l’unica chitarra. In tal senso vanno citati i suoi validi guitar-solos, nei quali è già possibile udire le tipiche e veloci scale neoclassiche. Intrecci strumentali discreti corredano le vampate soliste, mentre il riffery appare tonante e roccioso, nonché dotato di una sua personalità già semi-definita. Lo stile di Tolkki è subito riconoscibile e certo si tratta di un pregio non da poco. I pezzi realmente veloci, preludio del power metal che verrà, sono soltanto due (The Hands of Time e Out of the Shadow) ed in essi il drummer Tuomo Lassila si distingue per ritmiche semplici ma incalzanti, quanto basta per far scuotere le teste a tempo; per il resto la band si muove fascinosamente in dinamici e rocciosi mid-tempos, mantenendo primario l’imprinting melodico. Quest’approccio più musicale è molto più marcato rispetto ai colossi contemporanei di scuola tedesca, che invece ci andavano pesante con le fastose scorribande all’insegna della doppia cassa. La scaletta è omogenea e interamente valida, eppure alcuni episodi meritano una citazione particolare: The Hands of Time, Madness Strikes at Midnight, la titletrack e Out of the Shadows, che ora esamineremo nel dettaglio.

Posta come seconda traccia, The Hands of Time è una cavalcata power metal trainata da vocals e musica: il drummer suona la carica, Tolkki con le sue vocals ci trascina in un mondo fantastico e parallelo, mentre il suo assolo scatena un sano e spensierato headbanging naturale. Madness Strikes at Midnight, che segue a ruota, esplode dopo un ampio preambolo e si delinea come mid-tempo dinamico, irrorato da eccitanti accelerazioni e da un refrain ancora esaltante; ripartenze e rallentamenti ne arricchiscono costantemente la struttura. La titletrack, Twilight Time, è una canzone stupenda per l’atmosfera che trasmette: i suoi ganci melodici ed il canovaccio ritmico assai vivace la rendono ancor più accattivante, mentre il chorus solenne la forgia nell’epos, prima di un finale in grande stile. Out of the Shadows, infine, brilla per la spettacolare combinazione di riff iniziali -il primo gioviale, il secondo ultra heavy- e per la sua metrica tiratissima: si corre con pathos ed energia, il ritornello è elettrizzante e il brano probabilmente rappresenta il momento migliore del disco. Ovviamente, c’é tanto di buono anche nelle tracce restanti: l’opener Break the Ice, per esempio, poggia su un riff cospicuo, scenari oscuri, un azzeccato break centrale ed un gustoso assolo di chitarra, anche se il ritornello è soltanto buono ma non irresistibile. Metal Frenzy è una breve strumentale di due minuti e venti secondi, nella quale Tolkki dà ampio sfogo alle sue stilettate neoclassiche, mentre The Hills Have Eyes decolla dopo un paio di minuti, esibendo un riffone classico (quasi acceptiano) che fa da preludio a stop e ripartenze continue; dopo i quattro minuti e mezzo la ritmica s’inasprisce, anche se non si tocca mai l’up-tempo. Il brano di chiusura, Lead Us Into the Light, è forse il più debole della tracklist: un pezzo lento ed evocativo ma non eccezionale, a tratti anche ripetitivo per quanto necessario all’economia globale del platter. Durante l’ascolto si naviga tra il buono e l’ottimo, con un andamento un po’ altalenante ma sempre nettamente al di sopra della media. Come seconda prova in studio, non male davvero. Per la cronaca, va detto che il lavoro fu stampato in origine solo in Finlandia, col titolo Stratovarius II, ma visto il successo riscosso venne ripubblicato sotto differente etichetta in tutto il continente europeo.

La chitarra di Tolkki, come è ovvio che sia, riveste un ruolo molto importante all’interno del platter: i suoi riff tosti e le striature melodiche sono infatti un biglietto da visita saliente per la formazione scandinava, che proprio da questi bagliori svilupperà negli anni successivi le sue migliori peculiarità. Le strutture non sono eccessivamente complesse, anche se la tecnica esecutiva resta di tutto rispetto, considerata l’epoca, l’età e l’(in)esperienza dei musicisti; ogni brano è intriso di forti emotività e rappresenta un piccolo classico del power metal primigenio, anche se forse manca qualche episodio “definitivo” in più, di quelli capaci di scuotere l’animo fin dal primo acchito, proprio come invece capita con le quattro tracce che inizialmente abbiamo estrapolato dal contesto. Sia ben chiaro, stiamo ragionando rapportandoci ai livelli stellari che gli Stratovarius si imporranno nel decennio imminente, perché le canzoni qui presenti sono di per sé ottime e rappresenterebbero un’utopia per moltissime band contemporanee prive di carattere e fantasia. In attesa dei masterpieces assoluti, Twilight Time resta un grandissimo album, da avere e gustare con passione. Col suo suono nitido e pulito, le sue scintille di proto-power e quel flavour vintage, difatti, non può che rappresentare un capitolo imprescindibile nella discografia di questa band e nel cuore di chi la ama.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81.59 su 59 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 19.06.43
15
Veramente bello con Break in the ice e la tristissima Lead us into the light che svettano su tutte.78
s
Mercoledì 20 Marzo 2013, 9.24.23
14
La rece di Nemesis???.. perchèn compare ancora??!!?? Recensite un disco vechhio di vent'anni e non quello appena pubblicato dal gruppo..nn ha molto senso..
toni
Martedì 19 Marzo 2013, 18.20.48
13
secondo quale criterio recensite questo vecchio disco degli strato prima dell'ultimo uscito nemesis?? facendo così perdete lettori
The Nightcomer
Lunedì 18 Marzo 2013, 22.36.05
12
Vado controcorrente: questo, sebbene lo ritenga leggermente inferiore al debutto, è l'ultimo album dei nostri che mi è piaciuto davvero. I due successivi non li ho mai apprezzati più di tanto, quindi non sono andato oltre.
il vichingo
Domenica 17 Marzo 2013, 18.47.22
11
@xXx: su questo sono assolutamente d'accordo. Purtroppo il problema dei troll che votano 30 a tutte le recensioni è cosa ormai nota. Che devo dirti? Una volta ci si divertiva scopando oppure suonando uno strumento musicale, oggi la gente si diverte con molto meno a quanto sembra .
xXx
Domenica 17 Marzo 2013, 16.53.32
10
@vichingo: x risp al tuo post 5 intendevo dire che c'erano 5/6 voti e una media voto di 40 senza alcun commento x un disco molto bello (anche se non un capolavoro). la mia era un'esternazione sul fatto che c'è chi spara 30 o 40 senza senso, sensa motivazione ed a prescindere solo perchè un disco di power. si sa benissimo che molti vedono il power o l'hard rock come generi non degni del metal perchè per certe persone e certi utenti tutto ciò che non è black o death fa cagare a priori e non sono in grado manco di dire il perchè. volevo essere provocatorio dopo aver notato x l'ennesima volta questa cosa.
Galilee
Domenica 17 Marzo 2013, 15.42.43
9
Gran disco anche se ancora acerbo, che anticipa quello che per me è il capolavoro della band e cioè Dreamspace. 80/100
Radamanthis
Sabato 16 Marzo 2013, 21.02.00
8
Io ci spero in qualcosa di buono e da quel poco che si è sentito dal player qui nella news su metallized le carte in tavola sembrano buone. Certo l'aspettativa per gli Avantasia è superiore perchè Sammet è molto più in forma e creativo mentre (più negli Avantasia che negli Edguy recentemente...) ho quasi l'impressione che Tolkki abbia ancora poche cartucce da sparare ma chissà che proprio per questo un colpo di coda d'orgoglio non gli permetta (come spero e come sono convinto) di sfornare un capolavoro. Timo siamo con te!!!
il vichingo
Sabato 16 Marzo 2013, 20.52.58
7
Da quanto ho visto il progetto di Tolkki ha dei guests non proprio di serie B , quindi sono molto curioso di sentire cosa ne uscirà.
Radamanthis
Sabato 16 Marzo 2013, 20.51.01
6
Qualche anno fa appena dopo la sua uscita dagli StratovariuS Tollki ventilò l'ipotesi di rimettere insieme la band originaria e voleva usare il moniteck Timo Tolkki' Stratovarius...diciamo che fu lui a dare il là alle poi concretizzatesi band Luca Turill's Rhapsody e Tate Queensryche...Timo, è colpa tua!!! A parte ciò (inteso a parte il moniteck che sarebbe stato riicolo come ridicoli considero quelli utilizzati da Turilli e Tate) sarebbe stato interessante credo. Per fortuna però ora Tolkki sembra essersi messo d'impegno con questa Metal opera Avalon...sperando possa tornare ai fasti d'un tempo!
il vichingo
Sabato 16 Marzo 2013, 20.18.38
5
Ma che cazzo c'entra il Black con gli Stratovarius? Senza polemica ma non capisco il senso di certi commenti. A parte questo quoto Rada, disco discreto e nulla più. Sono ben altri i dischi da ricordare degli Stratovarius.
Radamanthis
Sabato 16 Marzo 2013, 20.15.09
4
Tolkki alla voce non mi è mai piaciuto, nè negli Strato degli esordi e nemmeno nei suoi dischi solisti. Lui è un chitarrista, punto. Fortunatamente è arrivato Kotipelto e gli Strato hanno avuto tutt'altra storia...Certo, anche in questo disco si può intravedere quanto di buono avrebbero fatto in seguito ma è con l'approdo di Koti che fu fatto il vero salto di qualità di una band che sennò sarebbe rimasta in un limbo del voglio ma non posso. Voto a Twilight time: 67
xXx
Sabato 16 Marzo 2013, 18.45.10
3
x fortuna il voto dei lettori s'è alzato...qnd ho commentato prima era 40...
Deathrider
Sabato 16 Marzo 2013, 15.47.58
2
Buon album, Stratovarius ancora acerbi rispetto a quello che avrebbero fatto nei 3 album successivi.
xXx
Sabato 16 Marzo 2013, 13.13.19
1
diciamo che il meglio gli stratovarius lo avrebbero fatto qualche anno dopo con kotipelto alla voce. questi primi dischi pur belli non possono essere paragonati con quelli successivi. mi fa pena il voto dei lettori...in base a cosa? commentate al posto di mettere voti del cazzo solo perchè è un disco power e non un cazzoso disco black di sta cippa!
INFORMAZIONI
1992
Noise Records
Power
Tracklist
1. Break the Ice
2. The Hands of Time
3. Madness Strikes at Midnight
4. Metal Frenzy
5. Twilight Time
6. The Hills Have Eyes
7. Out of the Shadows
8. Lead Us Into the Light
Line Up
Timo Tolkki (Chitarra, Voce)
Antti Ikonen (Tastiere)
Jari Behm (Basso)
Tuomo Lassila (Batteria)
 
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