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Venus Mountains - Into the Jail Without the Cage
( 1520 letture )
Tornano a farci ascoltare le loro note in studio i Venus Mountains, band di cui avevamo apprezzato l’EP d’esordio The Birth nell’ormai lontano 2010. Nel frattempo la band ha rodato ulteriormente la propria proposta, calcando le assi di numerosi palchi anche all’estero e togliendosi la soddisfazione di realizzare questa volta un full length in piena regola, uscito nei primi di febbraio. Sicuramente gli anni hanno giovato alla proposta della band, che si presenta decisamente cresciuta, tanto a livello esecutivo quanto a livello di contenuti, offrendo un hard rock muscolare e per niente rileccato, che deve molto agli anni 80 e in particolare a band quali AC/DC, Tesla, Van Halen, ovverosia, il lato più propriamente hard rock di quel decennio carico di paillettes e lustrini, al quale aggiungono qualche riff più aggressivo che potrebbe avvicinarli ai primi The Almighty. Registriamo intanto che la formazione è rimasta la stessa, il che indica senza dubbio la forza di un collettivo che crede in quello che fa e vive in prima persona la propria musica, come da migliore tradizione rock’n’roll. In secondo luogo, è giusto ribadire quanto i modelli compositivi siano evidenti e utilizzati con naturalezza, ma non per questo necessariamente invadenti o insopportabili ai fini del piacere di ascolto. I Venus Mountains testimoniano a chiare lettere il proprio amore per certe sonorità, ma non per questo rinunciano a dire la propria, cercando di farsi valere come entità a se stante. Operazione che riesce loro in più di qualche frangente, seppur non manchino ancora le asperità da limare.

Into the Jail Without the Cage si mostra da subito piuttosto aggressivo e senza troppi fronzoli, con un hard rock d’assalto e carico di vibrazioni, che in qualche frangente non si nega l’utilizzo di dinamiche e ritmiche sostenute anche da un doppio pedale usato con parsimonia ma presente quando serve, sulle quali si riverberano fraseggi classici, ai quali si affiancano riff anche piuttosto cospicui e pesanti. Un punto che va sicuramente a vantaggio della proposta dei bresciani, vista la capacità di sposare sonorità classiche a una grinta sicuramente più moderna. Le composizioni si rivelano assolutamente riff-oriented e tutte piuttosto brevi, scegliendo saggiamente di non disperdere l’adrenalina a favore di un buon impatto, garantito anche da sezioni soliste che sanno sempre regalare alle canzoni quel qualcosa in più. La produzione è discreta e pulita, esalta particolarmente il lavoro delle chitarre e della ritmica sacrificando forse la voce di Frax in qualche frangente, ma non in maniera penalizzante. Da parte sua il singer dimostra molta più sicurezza nei propri mezzi e caratterizza indelebilmente la prova dei Venus Mountains con una vocalità dalla buona estensione, abrasiva e viziosa, mantenendo sempre una timbrica piuttosto scura e graffiata che ben si adatta alla musica aggressiva della band. Non si può tacere che in qualche frangente le linee melodiche nascondano qualche imperfezione formale, come ad esempio nella ballad Looking in the Sky, posizionata abbastanza peculiarmente all’inizio della tracklist, ma in generale la prova di Frax può considerarsi soddisfacente e assolutamente in linea con quanto proposto dal resto del gruppo. In generale, il livello delle composizioni è omogeneo e, tolto qualche calo di tensione, la band dimostra di reggere bene alla prova del disco d’esordio, con qualche traccia che spicca sulle altre come l’opener Into the Jail, la veemente On the Road Again e le seguenti Venus Mountains e Fast Work Blues. L’apice del disco va sicuramente riservato a Better Like This, semiballad che evolve presto in un incandescente finale tutto incentrato sull’ottimo solismo di Thunder Met, ma è tutto la band a mostrare il suo meglio in questo brano. Auspicabile che il gruppo riesca in futuro a restare sempre su questi livelli se vorrà crescere ancora. Va detto comunque che tutte le composizioni sembrano pronte per essere suonate dal vivo e in questo i Nostri non si risparmiano risultando senz’altro spontanei e crudi, mentre sparano i brani in successione proprio come se si trattasse di un “live in studio”.

Di fronte ad una prova discreta come quella offerta dai Venus Mountains in questo Into the Jail Without the Cage è giusto prendere atto della crescita complessiva della band, che appare decisamente più convinta e convincente, matura per il primo album. La proposta come più volte detto non punta a quote di eccellenza, ma si rivela nel complesso valida, seppur sofferente da un punto di vista dell’originalità e della personalità e con qualche angolo ancora da smussare, imputabile anche all’autoproduzione. Al momento i Venus Mountains sembrano più un’ottima live band che un gruppo capace di incidere album che restano, eppure, nelle pieghe di questo debutto si nascondono potenzialità da non trascurare, come confermato in più di un episodio. Se il gruppo continuerà con la convinzione e la compattezza dimostrate finora, vivendo la propria musica con onestà e attiudine, non potrà che continuare a crescere. Per il momento, siamo al cospetto di una prova che merita fiducia e spinge per ulteriori e necessari salti di qualità.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Hard Rock
Tracklist
1. Into the Jail
2. Looking in the Sky
3. On the Road Again
4. Venus Mountains
5. Fast Work Blues
6. Crazy Girl
7. Night on Fire
8. Broken Leg
9. Better Like This
10. Las Vegas
Line Up
Frax (Voce, Chitarra)
Thunder Met (Chitarra, Cori)
Doxx (Basso, Cori)
Morris (Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
70
 
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