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Steven Wilson - The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)
( 12325 letture )
Il DNA mitocondriale è del tutto diverso dal normale DNA di un individuo. E’ una parte di materiale genetico presente nei mitocondri di ogni cellula del corpo e passa immutato di generazione in generazione, attraverso la discendenza matrilineare. (Douglas Preston & Lincoln Child, La Mano Tagliata)

Concediamoci un piccolo pensiero maligno: Guthrie Govan, Marco Minnemann, Nick Beggs, Adam Holzman e Theo Travis. E’ mai possibile pensare anche solo lontanamente di sbagliare disco con una formazione del genere? Sulla carta no, ma è un discorso che lascia il tempo che trova: senza il songwriting non si va da nessuna parte, e al giorno d’oggi risulta sempre più una componente fondamentale per rendere grande un’opera e non farla cadere nel dimenticatoio. Musicisti stellari quindi, tutto però ruota attorno a Steven Wilson, attesissimo alla sua ultima prova da solista. In molti lo aspettavano al varco dopo l’agghiacciante Storm Corrosion dato alle stampe con la complicità dell’amico Mikael Akerfeldt e rivelatosi un buonissimo motivo per dubitare almeno un po’ del futuro dei due artisti. Le domande prima dell’ascolto sono tantissime, tutte senza risposta; ovviamente avrete già osservato con fare rapace il numerino qui sotto e i vostri dubbi saranno già stati fugati, è d’obbligo però vedere il perché e cosa ha combinato l’artista inglese. I tempi di Love Death & Mussolini sono ormai remoti; c’è ancora la voglia e il gusto di comporre buona musica dopo così tanto tempo? Addentriamoci ora in queste sei storie (il disco non è comunque un concept) e lasciamo che sia la musica a parlare.

La battaglia d’amore in sogno di Polifilo, dove si mostra che tutte le cose umane altro non sono che sogno e dove, nel contempo, si ricordano molte cose degne in verità di essere conosciute. (Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili)

Luminol: Si sente molto parlare del Luminol in ambito poliziesco in quanto si tratta di un composto chimico utilizzato per rilevare tracce di sangue nelle scene del crimine; qui invece si parla di tutt’altra cosa! Il pezzo è incentrato sulla figura di un busker, un musicista da strada. Sempre lì al suo posto durante tutte le stagioni; la gente si accorgerebbe della sua mancanza nel caso morisse? Il concetto alla base di Luminol è il trovare l’artista allo stesso posto nonostante il decesso, l’essere fantasma sia nella vita che nella morte.
Pronti, via: il tasto play mette in fuga ogni possibile pensiero di ritorno allo pseudo ambient. Serie di rullate di Marco Minnemann e vai col groove! L’incedere è ottimo e piuttosto sostenuto; salgono le chitarre, il flauto, il giro di basso sostiene il tutto con grande maestria, le tastiere accompagnano fino allo stacco in cui il basso viene lasciato in solitudine e si riprende con prog di ottima fattura. Il disco presenta ben tre pezzi col minutaggio oltre i dieci minuti: caratteristica, come vedremo, che porterà tutto tranne la noia che potrebbe lasciare intuire di primo acchito. Luminol in realtà la si era già sentita nel recente live Get All You Deserve, e già lì funzionava egregiamente. In studio non fa altro che confermare le ottime impressioni avute: i suoni sono caldi e mai plasticosi (in particolare il basso che è veramente spettacolare), il resto è fuso a meraviglia e suonato da strumentisti parecchio sopra le righe. Subentrano quindi componenti quali esecuzione impeccabile, gusto, tecnica e capacità sopraffine di inquadramento dei pezzi. Si procede ora in maniera strumentale tra saliscendi, richiami settantiani, psichedelia e chi più ne ha più ne metta: il tappeto regge eccome senza cali né cedimenti di sorta, e al quarto minuto inoltrato si cambia. Chitarra pulita e sinuosa e la voce di Steven finalmente fa capolino accompagnata da un impianto ritmico semplice e sostenuto da fraseggi sognanti di flauto e pianoforte. Luminol si può tranquillamente suddividere in tre parti: sono intervallate in maniera piuttosto marcata e definibile, senza per forza risultare incollate o appiccicate a caso. Tutto qui ha un senso e ce lo ricorda la ripresa del tema principale in seguito a un breve ponte: si conclude come si era iniziato e possiamo solo applaudire: prestazione stellare da parte di una band stellare, ottimo anche il songwriting e la capacità di far sembrare una mezza jam session un pezzo che probabilmente (congettura nostra) è studiato al millimetro.

Drive Home: Qui si tratta del senso di perdita: la scena inquadra una coppia in macchina di notte, il ragazzo è alla guida e la sua amata gli siede di fianco. Poi, nel giro di un minuto, sparisce. Cosa è successo? Il ragazzo si ferma e guarda dappertutto ma niente, è impazzito? Poi, qualche anno dopo, il fantasma di lei compare col desiderio di ricordare quella serata e la sua morte in un tragico incidente. La perdita, la rimozione di essa grazie a un trauma enorme sono gli ingredienti di Drive Home, un pezzo triste ma decisamente bellissimo.
Si inizia in maniera acustica con una linea vocale 100% Steven Wilson: il cantante ci ha sempre abituati bene e continua a farlo in maniera magistrale. Il ritornello è di facile presa, sognante ed emozionante come nei casi delle migliori canzoni composte dall’artista inglese: quel malinconico di cui è tra i principali esponenti torna prepotente e affonda ogni barriera. La parte strumentale al centro del pezzo è semplicemente da urlo, e l’assolo di Guthrie Govan è da lacrime e totalmente improvvisato (lui non pianifica mai): semplicemente magnifico e una lezione di interpretazione a tutti gli effetti, provare per credere! Si riprende il ritornello e si conclude, Drive Home emoziona non poco e risulta un pezzo riuscitissimo.

The Holy Drinker: Si cambia totalmente registro e ci si focalizza su una storia piuttosto assurda: il protagonista è un bigotto, una di quelle persone sempre pronte a puntare il dito e a dire che la tua vita fa schifo senza mai guardare a casa sua. Questa persona è anche alcolizzata; un giorno sfida uno straniero al bar a una gara di bevute ma senza sapere di aver sfidato il Diavolo. Ovviamente il Diavolo non si batte né a bere né in altro, quindi il bigotto perde e va dritto all’inferno.
Il sacro bevitore si rivela ben presto un pezzo ispiratissimo e tra i (o probabilmente il) migliori del disco. I primi due minuti abbondanti consistono in un concatenamento di psichedelia di buonissimo livello e con la tensione gestita benissimo; la linea vocale di Steven è magnifica e intervallata da aperture hard rock. Si prosegue in un saliscendi di grandi fraseggi e la ripetizione della strofa non si fa di certo attendere; il sassofono si rivela uno dei valori aggiunti del pezzo, sempre inquadrato ed espressivo, si amalgama benissimo all’impianto generale che continua su livelli altissimi per tutta la durata del brano. Molto belli gli ultimi tre minuti in cui la voce di Steven viene accompagnata da tastiere e un unico piatto lasciato a scandire il tempo; segue poi un’apertura sul finale a coronare dieci minuti di pura libidine sonora.

The Pin Drop: Questa canzone tratta di un matrimonio o una relazione andata male. Si parla dell’idea di inerzia e degli spazi all’interno di un rapporto e del concetto che si può anche stare con qualcuno per inerzia o abitudine piuttosto che per amore ed empatia.
Con i suoi cinque minuti The Pin Drop risulta il pezzo più breve del disco, e anche in un certo senso il più semplice sia come partitura che a livello di assimilazione. Si inizia con una chitarra acustica e la voce di Steven come al solito convincente ed ispirata; sale poi tutto il resto e si sfocia presto in un battere zeppo di cori onirici e sognanti. Ottimo il bridge col solo di clarinetto, poi sostanzialmente si mantiene la forma canzone con una linearità di base che qui non guasta affatto. Ancora una volta Guthrie Govan dà spettacolo e lezioni di solismo con un fraseggio notevole anche se un pelino inferiore a quello ascoltato su Drive Home. L’unico piccolo neo di questa piccola traccia è che si conclude in maniera forse un pochino brusca, per il resto niente da eccepire.

The Watchmaker: Altra canzone in cui si parla del rapporto di coppia: qui lo si tratta immaginando una coppia rimasta insieme 50 anni. Partito come una situazione temporanea, il rapporto si è protratto per una vita a causa dei mancati incontri dei due partner. Si parla di un sentimento triste, di rimpianto: ci si interroga sul come dovrebbe essere e sul come sarebbe potuto essere; la sensazione di comfort viene interpretata come una vera e propria droga. L’orologiaio poi, The Watchmaker, uccide la moglie. Lei naturalmente torna perché è stata con lui 50 anni e non vuole di certo lasciarlo in quel momento; la morte quindi non fa differenza: puoi torturare, seppellire, uccidere ma quella persona ancora non se ne va.
Si inizia in maniera semplice con chitarra e voce; l’atmosfera è severa e malinconica, non si riesce a percepire un barlume di speranza nella vicenda che si sta raccontando. L’arpeggio continua, si protrae a lungo e viene presto accompagnato da tastiere, flauto e cori fiabeschi. Sembra di stare ascoltando la bella, bellissima copia di Storm Corrosion. Non c’è tempo per fiatare, e quando il pezzo si apre e la band in toto inizia a suonare è il tripudio. Continuano a rincorrersi fraseggi, strumenti, assoli e chi più ne ha più ne metta; traspare voglia, gusto, profondità e il piacere di suonare. Strepitosa la linea di pianoforte sulla metà inoltrata del pezzo e ottimi gli scambi coi cori; monumentali gli ultimi due minuti con una ritmica impossibile e un trionfo di loop e progressioni. Conclude il tutto un coro dissonante con un Minnemann sugli scudi e un sentore quasi orrorifico quando nella mente dell’ascoltatore viene focalizzata l’immagine della moglie uccisa che torna dalla sua tomba.

The Raven That Refuse To Sing: Finalmente un tema solare dopo certe cose lugubri? Certamente! La mortalità! Che ci piaccia o no ne siamo tutti ossessionati, è l’unica cosa che ci accomuna e probabilmente siamo gli unici esseri viventi ad essere consapevoli della nostra mortalità imminente (toccatevi le palle o il vuoto se siete donne); detto questo, il pezzo racconta di un anziano alla fine della sua vita e in attesa di morire. Ricorda la sua infanzia e il legame che aveva con la sua sorella maggiore: erano indivisibili e vivevano l’uno per l’altra. La morte però strappò lei dal mondo in giovane età, e l’anziano poi non riuscì più a crearsi un legame con altre persone. Un corvo inizia a frequentare il giardino di quest’uomo, rappresenta un simbolo o una manifestazione della sorella. Quest’ultima cantava sempre per l’anziano in giovane età quando era insicuro o impaurito; l’anziano quindi si convince che se riuscirà a fare cantare il corvo si tratterà effettivamente di sua sorella.
Qui scende la lacrimuccia, per forza. Non per il pezzo in se ma per la storia che ci gira dietro: l’anziano lo si vede, lo si immagina implorare quel canto e quel raggio di luce prima di tirare le cuoia. Il rincorrere l’ultima speranza prima dell’ultimo viaggio è definito benissimo da una canzone sognante e a tratti struggente, davvero molto molto bella e una descrizione più o meno minuziosa risulta futile a questo punto. The Raven That Refused To Sing è un pezzo che conclude il disco ma mette in soggezione forse più degli altri, perché ha una storia potente a sorreggerlo, si sente e viene trasmessa incredibilmente bene.

IL CORVO CANTA ECCOME
Chi l’avrebbe detto? Si sperava si in un buon disco, ma qui siamo andati oltre: The Raven That Refused To Sing è un ottimo disco, a tratti stratosferico sotto tutti i punti di vista. Complice la formazione stellare con musicisti fenomenali, una produzione perfetta, un songwriting di bontà e livello superiore, una profondità notevole e una grandissima longevità. Steven Wilson torna a fare Steven Wilson in maniera stupefacente, credibile e decisamente oltre le aspettative. Qui non c’è ambient di serie d, qui c’è prog d’autore con continui richiami agli anni 70 suonati come Dio comanda. Difficile, quasi impossibile trovare un difetto a queste sei canzoni che rasentano la perfezione e brillano ognuna di luce propria. L’acquisto e quindi più che consigliato a tutti i fan di Steven Wilson, dei Porcupine Tree e del prog rock in generale: dischi di questo livello al giorno d’oggi ne escono veramente pochi. Ovvio, poi possono piacere o non piacere, ma la qualità proposta è fuori discussione. Già sold out l’edizione speciale del disco che merita tantissimo: viene proposto in formato libro (come Grace For Drowning, Insurgentes e The Incident per intenderci) con disegni di Hajo Mueller (inutile precisare che sono meravigliosi) e intervallati da storie di fantasmi. Sono presenti anche un secondo cd contenente 7 tracce demo e un’idea non usata, Clock Song; un dvd e un blu-ray col disco in 5.1, gallerie fotografiche e studio report. Un must per fan e collezionisti.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
94.85 su 94 voti [ VOTA]
Macca
Venerdì 23 Marzo 2018, 17.16.45
72
Il solo che possiedo di Wilson a parte un paio di lavori dei Porcupine Tree. Che dire che non sia già stato detto: album stellare, tanti richiami al prog dei seventies ma anche molti elementi più moderni, grandi musicisti al servizio di una mente che nel comporre questo "Raven" era decisamente in stato di grazia. Drive Home e title track si elevano rispetto al resto dei brani (comunque su ottimi livelli). Bellissimo davvero. Voto 86
andrea
Venerdì 4 Agosto 2017, 0.08.42
71
Opera che difficilmente lo stesso Wilson potrà eguagliare e tanto meno superare. Un momento magico, di quelli che arrivano una sola volta
Awake
Giovedì 22 Giugno 2017, 17.50.28
70
E definire "agghiacciante" Storm Corrosion è da pena di morte. Si scherza eh?
Awake
Giovedì 22 Giugno 2017, 17.48.47
69
Come non quotare IN al commento 29.
Rush 1981
Mercoledì 3 Maggio 2017, 15.41.40
68
The Raven That Refused To Sing è disco immenso ... uno di quei dischi che racchiude l anima del vecchio progressiv suonato e riformulato senza essere stravolto..wilson è riuscito con questo disco a riportare l ascoltatore al 1970 commuovendolo ed emozionandolo nel 2013... realizzando un disco senza tempo..! Voto 100
Analogue
Sabato 26 Novembre 2016, 12.55.04
67
"Storm Corrosion" agghiacciante? Ma per favore... è un disco di una bellezza unica, molto introspettivo. Non assomiglia a niente del repertorio di Wilson ed Akerfeldt, quindi non è prog nè metal nè death, ma non per questo deve essere etichettato come agghiacciante.
Rob Fleming
Domenica 7 Febbraio 2016, 18.52.12
66
Voto 85 Un cd assolutamente fantastico che sarebbe stato tale anche se uscito 35 anni fa. The watchmaker è, poi, qualcosa di perfetto; Drive Home e la TT le sono di poco sotto. Tra umori di King Crimson (Luminol), Yes, Beach Boys (nelle armonie vocali ovviamente) con raffinatezze sparse e un tocco di Gilmour o Latimer in certi assoli. Nel 2013 in pochi fecero di meglio. In ogni ambito.
Jonsihoue
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 10.35.50
65
Capolavoro. Commovente e sognante. Drive Home e la title track sono due perle, da straziarti l'anima. @videoklip sono le tue orecchie ad essere sopravvalutate. Ma volevi , evidentemente, solo provocare.
Mauroe20
Giovedì 6 Agosto 2015, 20.48.50
64
Disco per appassionati di prog e non.Album dell'anno 2013 "progressive music awars".Voto 90
dimebag89
Martedì 26 Maggio 2015, 22.59.42
63
Che gran disco amici
UpLoad
Giovedì 30 Aprile 2015, 0.11.21
62
Fantastica anche la title track!
UpLoad
Sabato 14 Marzo 2015, 4.38.34
61
Il cd è bello....ma rientra nei canoni del prog...Drive Home è spettacolare....ma non basta...cioè si, ma.......era proprio il caso di "chiudere" i porcospini? Loro andavano oltre il prog...
-Cobray
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 22.26.23
60
Che capolavoro! Atmosfere ed arrangiamenti di un altro pianeta. Voto: 90
spiderman
Lunedì 6 Gennaio 2014, 13.40.34
59
Ottima recensione,io avrei dato 85 ,ma comunque siamo li,la parte strumentale veramente favolosa,govan eccezionale direi.a videoclip vorrei rispondere che anche a me piacerebbe fosse piu varia e articolata,e un po meno triste,ma questo rispecchia il suo stle che piaccia o no,lui hs questa linea vocale,comunque nel suo insieme lavoro apprezzabile anche se a dire il vero non sia il massimo della orginalita per quanto ri guarda il sound molto anni 60 e 70.
videoklip
Giovedì 2 Gennaio 2014, 9.43.51
58
Io sono intervenuto in questo forum perchè il recensore"Waste Of Air",ha criticato le linee vocali di T.O.E del mio mito Lucassen nella recensione che gli ha fatto,ora se è coerente mi dovrebbe spiegare che linea vocale ha Steven Wilson?,da schermo ospedaliero con linea piatta? è un periodo che criticano tutti ,anche Akerfeld che sembra non usare più il suo growl,perchè questo tizio invece viene sempre incensato?chiudo con 2 semplici domande(risposte sincere).1)Steven è originale?2)Steven sa cantare?.Tutte le band si ispirano a precedenti illustri,e in qualche modo ne sono minfluenzate ma poi ci mettono del loro,ame invece lui sembra un grande paraculo.....boooo?io acsolto altro di meglio,comunque se vi piace,godetevi questo "capooolavooorooo"!
Paolo
Giovedì 2 Gennaio 2014, 9.09.47
57
Ciao videoklip, ma non hai offeso nessuno . La tua opinione è rispettabilissima, ci mancherebbe.
Raven
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 22.35.29
56
Cooncordo sul carettare di Govan. Il pomeriggio che ho passato con lui e Kilmister è stato divertente e molto rilassato.
videoklip
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 22.25.49
55
Anche per me Gutrie Govan è un chitarrista straordinario e con un carattere d'oro(è una persona disponibilissima e squisita),e riconosco che Minnemann ha fatto un ottimo lavoro batteristico, io ho studiato e praticato batteria per un anno ,interrotta poi per un infortunio alla mano sinistra,quindi so apprezzare la buona musica,e Steven mi piaceva anche all'inizio, ma poi è diventato ripetitivo monotno e la sua voce poi alla lunga proprio non la digerisco,non volevo offendere nessuno, penso però che gli italiani lo coccolino troppo tutto qui.
Monky
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 22.00.12
54
@Arrraya: l'altra band con Minnemann sono i The Aristocrats, un trio jazz/fusion (con marcatissime influenze shred) di livello assoluto. Concordo pienamente sul fatto che Govan sia una spanna superiore al resto dei chitarristi non solo d'europa ma di tutto il mondo. Le doti d'improvvisazione, la versatilità e la tecnica di questo chitarrista sono davvero irraggiungibili alla maggior parte delle persone. L'assolo di Drive Home parla da solo, un capolavoro d'improvvisazione e un "first take" in studio che qualsiasi chitarrista vorrebbe aver scritto. Sull'album non dico altro se non che lo reputo uno dei migliori del 2013, senza ombra di dubbio.
Bombolo
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 21.57.52
53
Questo è un disco che mi ha fatto faticare parecchio. Se ne parla ovunque ora come ora: "disco dell'anno" diqquà, "disco dell'anno" dillà. L'ho ascoltato varie volte, e, anche se è un bel disco, credo sia la più sopravvalutata uscita di quest'anno (si, anche di più di quella dei DT), per 2 semplici questioni: 1- non è per nulla originale, si rifà TROPPO ai vecchi giganti del rock (in particolar modo ai King Crimson, ma sopratuttto agli Yes, ci sono dei pezzi e delle armonizzazioni che sono praticamente copiaincollate). 2- è un pò troppo paraculo e direi quasi "semplicistico", e cerca di spacciarsi per quello che non è e molta gente abbocca a causa della pubblicità massiccia che gli è stata fatta (anche questo endorsment da parte di Robert Fripp è una cosa che ancora devo capire...). Ora i gusti son gusti, ma oggettivamente quest'anno sono usciti dischi MOLTO più interessanti (Altered State dei Tesseract, The Migration degli Scale the Summit, Theory of Everything degli Ayreon, Alchemy di Clive Nolan che tralaltro ho conosciuto grazie al recensore, The Mountain degli Haken... potrei andare avanti per ore). Ovviamente non ho intenzione di iniziare un flame e quello che dico è tutto rigorosamente IMHO. Quindi in chiusura, bel disco, bei suoni, bello tutto, ma c'è di meglio. Voto: 70.
Raven
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 21.49.23
52
Abbiamo il report di una clinic/concerto di Govan
Arrraya
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 19.58.37
51
Per me un gran bell' album, e del resto con i musicisti in questione non ci si annoia di sicuro: Govan è forse una spanna sopra tutti qui in europa, e lo preferisco a molti chitarristi Americani, e credo che la differenza stia tutta nel background che si respira nel vecchio continente. I suoi libri didattici sono fantastici, e se non sbaglio ha anche un' altra band (di cui non ricordo il nome) con Minnemann. Forse a Videoklip da comprensibilmente fastidio quell' alone di spocchia che accompagna musicisti del genere, ma non siamo a quei livelli come i Dream Theater. il fatto che si respiri aria di marchio di fabbrica di altre band storiche del genere mi pare inevitabile, ma non fastidioso.
Paolo
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 17.49.44
50
Ciao videoklip, scusa ma io tutta questa sopravvalutazione non la vedo e soprattutto non la vedo in lui, e per me conta questo. Poi se la critica o i fans lo venerano sempre e comunque, non me ne curo.Come sono fuori luogo, del resto, i paragoni ai Genesis (che proprio non ci incastrano nulla e credo siano il gruppo meno "copiabile" della storia del rock) o i Pink Floyd. E' naturale che un artista che si sia avvicinato alla musica (e addirittura ne abbia fatto la sua professione) grazie all'ascolto dei lavori degli anni 70 di quei gruppi ne resti influenzato, ma è stato così sempre in ogni ambito artistico e sempre lo sarà. Detto questo non dico che ogni cosa che produce è oro, assolutamente. Questo lavoro mi è piaciuto meno del precedente, ma è sempre di gran livello. E poi ricordiamoci che questa gente qui non scrive e suona solo per avere cinque stelle di recensione e una pacca sulla spalla. Devono vendere! Se gonfiare una critica per cercare di far vendere più copie funziona, non ci trovo nulla di male, fa parte di quel business (Robert Fripp a suo tempo paragonava il suo lavoro a quello di una prostituta, ed è vero), ma non mi sembra che oggettivamente si possa dire che un disco del genere è una bestemmia, pur non piacendo. Se la critica deve essere fatto solo sulle soggettive sensazioni di lagna e depressione che provoca, ok, ma è assai poco critica. Del resto non è che nella sua carriera abbia scritto tante cose "allegre". Ma è la sua visione artistica.
dario
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 17.27.57
49
@videoklip: può non piacerti Steven Wilson , ma che sia sopravvalutato....mah ! mi sembra una provocazione buttata lì così...
videoklip
Mercoledì 1 Gennaio 2014, 17.02.36
48
Il più sopravvalutato artista prog della storia,non ha voce e si ostina a cantare dicono che la sua musica è pesia pura,sai quanti artisti polacchi sebi,ungheresi olandesi italiani etc sono più poetici di lui e nessuno ne parla mi sono stufato di dutto queso anglosassonismo nostrano,ora mi lapiderete, ma spero non sia l'unico a pensarla così.La sua musica è una lagna mortale un piagnisteo continuo e non sa cantare,qualuno lo ha accostato ai Genesis e ai Pinkfloyd......pura bestemmia.U consiglio se soffrite di de depressione state attenti può portarvi al suicidio.
SleepingGiant
Sabato 26 Ottobre 2013, 12.27.31
47
Uno degli album migliori degli ultimi 10 anni almeno. Non mi stupirei se fra 30/40 anni venisse ricordato come oggi noi ricordiamo i dischi dei tempi d'oro di Pink Floyd, Genesis, King Crimson etc. Un capolavoro assoluto.
Cons
Domenica 20 Ottobre 2013, 10.38.01
46
Questa è arte, un disco meraviglioso. 100 Complimenti per la recensione.
Remedy
Giovedì 17 Ottobre 2013, 20.45.05
45
secondo me meriterebbe ancora di più se Wilson facesse cantare qualcun'altro, non che lui abbia una brutta voce ma non è il suo modo di cantare non è nulla di straordinario, con un cantante "serio" un disco simile sarebbe perfetto.
matto666
Mercoledì 25 Settembre 2013, 16.27.27
44
Sul disco poco da dire: capolavoro. Volevo spendere due parole sulla recensione: Carissimo Gianluca.. sei stato veramente bravo. Credo che sia una delle recensioni più belle, appassionate ed azzeccate che abbia mai letto. Se mai ce ne fosse stato bisogno, le tue parole mi hanno aiutato ad amare ancora di più questo disco. Complimenti!
Lorenzo "Palas" Ciampiconi
Domenica 23 Giugno 2013, 13.15.38
43
preso da mio padre qualche giorno fa, dopo qualche ascolto guadagna sempre più, atmosfere, sezioni strumentali e arrangiamenti impeccabili, ma soprattutto belli da sentire....
opeth72
Venerdì 17 Maggio 2013, 15.21.04
42
Ottimo audio , il vinile se sentito con un ottimo impianto fa venire i brividi...(lo zampino di alan parson) qualche richiamo ai Genesis e molto altro... steven wilson ricordiamoci che a 8 anni ascoltava the dark side of the moon dei Pink Floyd.... e poi e' oltre ad essere uno dei piu' grandi tecnici del suono produce nuovi gruppi con l'etichetta K Scope... ricordo ancora quando al CLUB FRONTIERA di Roma con i Porcupine Tree ci hanno deliziato con la loro Fantasia musicale... ed io c'ero..........
ARMY 64
Venerdì 17 Maggio 2013, 13.51.08
41
STUPEFACENTE
Pablo
Martedì 7 Maggio 2013, 13.06.31
40
Comprato e ascoltato, bello niente da dire , recensione azzeccata , concordo pure sul voto.
Nonno Ippei
Venerdì 26 Aprile 2013, 19.03.32
39
Poco da dire. La recensione è ottima, la scelta di analisi Track by Track è azzeccatissima e d'obbligo per questo lavoro. Essendo io batterista non posso che congratularmi con Marco, artista versatilissimo e polivalente, il migliore alle pelli in Europa assieme a Thomas Lang e Benny Greb- (poco da fare, la terra tedesca ad oggi è la patria dei batteristi del vecchio continente)
michilauri
Lunedì 22 Aprile 2013, 23.24.50
38
Che dire..E' uno dei migliori album prog degli ultimi 20 anni al pari dei piu' riusciti album dei maestri genesis,king crimson,yes,gentle giant,
dario
Sabato 20 Aprile 2013, 22.40.06
37
Molto bello, niente da dire. Attualmente è l'album che ascolto di più. Voto giusto e bella recensione, voto 90
ayreon
Mercoledì 27 Marzo 2013, 15.32.58
36
stellari è dir poco ,è allo stesso livello del primo (come se i precedenti fossero peggio ),e poi c'è sto Longdon che è un incrocio tra il miglior Gabriel e il più moderno Steve Hogarth,ascoltarli è un piacere , ti rituffi nelle atmosfere di "Trespass" e "Foxtrot" senza neanche accusarli di plagio,solo un assoluto silenzio reverenziale e ti verrebbe voglia di ringraziarli per riaverti dato certe gioie che da tempo non avevi più ascoltando loro e,ovviamente ,questo capolavoro di Wilson
Federico95
Mercoledì 27 Marzo 2013, 11.25.52
35
Anche a me piacerebbe vedere recensito English Electric Pt. II, l'ho ascoltato e mi sembra un bel disco, anche se francamente preferisco la prima parte... Ma siamo sempre a livelli stellari
MorphineChild
Martedì 26 Marzo 2013, 20.31.03
34
mi piacerebbe vederlo recensito, English Electric II. Wilson crimsoniano, virtuoso e fortemente orientato al lato strumentale (non a caso in questo disco le parti vocali sono piuttosto rarefatte), i Big Big Train più morbidi, genesisiani e con un cantante da paura. due modi diversi di affrontare il prog nel nuovo millennio, entrambi validissimi. giovedì sera a Milano ci sarò e mi godrò questo disco dal vivo =)
ayreon
Martedì 26 Marzo 2013, 15.24.25
33
al pari di "english electric part 2 " dei big big train è già nei top dischi prog dell'anno,a meno che i transatlantic non anticipino l'uscita a fine 2013
Mickelozzo
Martedì 26 Marzo 2013, 13.00.35
32
gridare al capolavoro di fronte a scaltri lavori PIU` di sintesi che altro. Errata corrige.
Mickelozzo
Martedì 26 Marzo 2013, 12.59.11
31
@ I.N. Ma ti diro`... Wilson come personaggio non mi e` simpaticissimo. Ricordo bene che fino a una decina di anni fa aveva rilasciato dichiarazioni controverse a proposito delle operazioni tese a restaurare pedissequamente i canoni stilistici del prog e della psichedelia, sostenendo che fosse giunto il tempo di guardare avanti. Il che, come disse qualche recenore proprio su Metallized, per uno che aveva iniziato la sua carriera copiando anche il colore delle mutande dei Pink Floyd, non era affatto male. Allo stesso tempo, pero`, un artista che si arrischi a cimentarsi nel revival progressivo viene spesso svalutato a prescindere, come se l'originalita` a tutti i costi fosse un diktat imprescindibile, anche a discapito dell'ascoltabilita`. Ora, e` vero che il pubblico ha una memoria corta, spesso pronto a gridare al capolavoro di fronte a scaltri lavori di sintesi che altro, filologicamente ineccepibili ma molto derivativi. Pero`: nonostante questa premessa, quello che alla fine resta e` la musica. E TRTRTS(AOS), e` pieno di ottima musica, da ancora uno spiraglio di vita al prog di classe dei tempi che furono. Non inventa assolutamente nulla, ma la qualita` nel songwriting e` innegabile. Detto, questo, torno ad ascoltarlo, devo ancora decidermi sul voto da attribuirgli...
TheRamones-Fan
Lunedì 25 Marzo 2013, 21.24.44
30
Mah, a me non sembra che a Wilson sia mai mancata l'originalità: il suo stile si sente eccome. Questo disco non inventa niente, è ovvio, ma io non penso che sia un problema. Insomma, non è che un disco per essere bello debba essere epocale e debba inventare nuovi generi oppure fare ascoltare la musica da una prospettiva diversa. Detto questo, se a te non è piaciuto non ti critico assolutamente, dopotutto ognuno ha i propri gusti
I.N.
Lunedì 25 Marzo 2013, 21.20.18
29
Cosa manca in questo disco? La cosa più importante che è mancata sempre a Wilson: l'originalità. Il creare uno stile personale che ti identifichi rispetto agli altri.
P�laster
Lunedì 25 Marzo 2013, 21.05.05
28
Album magnifico!!! Anche se Luminol la preferivo nella versione dal vivo.. forse perchè vedere il buon Steven sbracciarsi e correre come un ossesso è uno spettacolo
Luigi
Lunedì 25 Marzo 2013, 16.08.08
27
Non poteva mancare il solito troll!!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 25 Marzo 2013, 13.36.24
26
Disco assolutamente eccellente. Bien sûr l'atmosfera è chiaramente quella del progressive Inglese degli anni '70, con i già citati Gentle Giant e King Crimson che si materializzano in continuazione. Ma il songwriting è spettacolare e la performance degli strumentisti grandiosa. Il prog se fatto bene e con la dovuta ispirazione compositiva non è mai datato, lo dimostra questo disco ma anche Le Porte del Domani, della Maschera di Cera se guardiamo al prog Italiano. Grazie al recensore per aver segnalato i contenuti dei testi che non avevo letto. Ma avesse parlato anche della preparazione della pastasciutta, il risultato sarebbe stato eccezionale lo stesso, con questa musica. Au revoir.
Wishmaster
Lunedì 25 Marzo 2013, 10.07.56
25
questo è un album spettacolare;ogni tanto esce qualche perla di saggezza voto meritatissimo.
Mickelozzo
Lunedì 25 Marzo 2013, 9.00.30
24
Progressive rock classicamente inteso, di indubbiamente alta qualita`, ma molto fermo ai gloriosi anni '70 di Caravan, Yes, Genesis e compagnia cantante... Devo sentirlo ancora un bel po' per dare un giudizio. Per ora siamo sull'80.
TheRamones-Fan
Lunedì 25 Marzo 2013, 0.35.47
23
I.N., potresti spiegarci quali sono i motivi che ti portano a considerare "inutile" un album come questo? Io, personalmente, non ho trovato nessun difetto, ma sono curioso di sapere perché non ti piace. Non ti sto attaccando, sia chiaro, ma vorrei che mi spiegassi in cosa peccano (secondo te) queste composizioni.
Michele
Domenica 24 Marzo 2013, 18.34.17
22
Capolavoro. Solitamente non condivido per niente il giudizio del pur bravissimo Waste of Air, però questa volta non posso che dargli ragione.
I.N.
Domenica 24 Marzo 2013, 18.27.01
21
Vi fate impressionare da poco. Disco inutile.
Luigi
Domenica 24 Marzo 2013, 16.21.00
20
Un album che è già storia.
dario
Domenica 24 Marzo 2013, 13.59.23
19
...ok , ho letto la recensione... il video è quello del brano.
dario
Domenica 24 Marzo 2013, 13.50.28
18
io ho ascoltato il brano The Raven that Refused to Sing e devo dire molto bello. Anche il video è molto commovente (almeno credo sia il video ufficiale del brano!!)
Arrraya
Domenica 24 Marzo 2013, 13.30.05
17
Cazzo, non sapevo di questo album. vado sul tubo a sentirmi qualcosa...se c'è. Govan è uno dei miei preferitidegli ultimi dieci anni, tecnico ma con quel qualcosa che lo distingue dal marasma affollato di asce. Forse il fatto che sia europeo lo caratterizza di più rispetto all' inflazionata scena di chitarristi americani, iper in tutto ma molto simili tra di loro.
Salvo
Domenica 24 Marzo 2013, 12.20.45
16
dimenticavo: bella recensione
Salvo
Domenica 24 Marzo 2013, 12.19.49
15
fantastico lavoro. da avere assolutamente.
TheRamones-Fan
Sabato 23 Marzo 2013, 16.31.13
14
L'ho ascoltato oggi ed è divino. Recensione molto bella e dettagliata; voto giustissimo, anzi, io avrei dato addirittura di più
Vecchio Sunko
Sabato 23 Marzo 2013, 13.15.16
13
Una delle migliori uscite "se non la più interessante" di questa prima parte del 2013...gran disco!
BILLOROCK fci
Sabato 23 Marzo 2013, 10.58.10
12
La cover in stile Smanshing Pumpkins ha catturato subito la mia attenzione...
andrea
Sabato 23 Marzo 2013, 10.54.34
11
album meraviglioso. le influenze prog di genesis, yes, king crimson e gentle giant si sentono tutte, ma allo stesso tempo il lavoro di wilson è ispirato, personale, profondo, originale, tanto che sembra provenire da un universo parallelo in cui dopo il 1971 c'è stato un 1971 bis, un 1971 tris e così via. la sensazione è che l'autore abbia accesso a uno scrigno di segreti ben custoditi, di cui solo lui ha la chiave. voto almeno 95
ecodont
Sabato 23 Marzo 2013, 0.00.01
10
tra i dischi del 2013 ascoltati sino ad ora........questo è il migliore. un capolavoro. voto 91
hm is the law
Venerdì 22 Marzo 2013, 21.58.31
9
Disco sublime non ci sono altri termini per definirlo
MorphineChild
Venerdì 22 Marzo 2013, 20.48.54
8
stavo aspettando la recensione. che dire: disco che non inventa nulla, ma quanta classe. un disco splendido, mai fine a se stesso nei passaggi virtuosi ma anzi in grado di fluire a volte delicato e leggero, a volte poderoso (clamoroso il lavoro di Beggs al basso). solo accennato nella recensione, la produzione è un valore aggiunto: se c'era un punto debole di Grace For Drowning erano i suoni freddini, qui si sente la mano di una leggenda come Alan Parsons, e l'effetto sul groove della registrazione in presa diretta degli strumentali
Raven
Venerdì 22 Marzo 2013, 20.23.30
7
Steve Wilson + Gowan (con cui ho passato un piacevolissimo pomeriggio qualche anno fa) = disco che mi devo procurare
Jimi The Ghost
Venerdì 22 Marzo 2013, 19.46.29
6
Grazie a Guthrie Govan e Marco Minnemann il disco è perfetto in ogni sezione. L'assolo di Drive Home è impeccabile. L'arrangiamento è alla Steven Wilson: un cultore di altri tempi. Un disco assolutamente splendido. Questa volta il voto non conta. Jimi TG
Federico95
Venerdì 22 Marzo 2013, 18.50.11
5
Disco dell'anno, difficilmente potrà essere superato fino a Dicembre.
Andy '71
Venerdì 22 Marzo 2013, 18.42.18
4
Disco prog dell'anno per quanto mi riguarda,già la sola Luminol vale almeno un bel 95!Imbarazzante per quanto bello!
TheRamones-Fan
Venerdì 22 Marzo 2013, 18.39.59
3
Di niente
NagasH
Venerdì 22 Marzo 2013, 18.28.08
2
Risolto, grazie per la segnalazione!
TheRamones-Fan
Venerdì 22 Marzo 2013, 18.22.09
1
La tracklist e la line up sono invertite. Comunque sia, in questo periodo sto ascoltando spesso i Porcupine Tree e le composizioni di Steven Wilson mi piacciono davvero molto, quindi penso che darò un bel po' di ascolti anche ai suoi album da solista!
INFORMAZIONI
2013
Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. Luminol
2. Drive Home
3. The Holy Drinker
4. The Pin Drop
5. The Watchmaker
6. The Raven That Refused To Sing
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarra, Basso, Tastiera)
Guthrie Govan (Chitarra)
Marco Minnemann (Batteria)
Nick Beggs (Basso)
Adam Holzman (Tastiera)
Theo Travis (Flauto, Sassofono, Clarinetto)
 
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