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Nebelkrahe - Lebensweisen
( 1216 letture )
La dote impareggiabile del black metal, che ogni volta rinnova l’interesse verso questo sottogenere frequentemente bistrattato per le più varie ragioni, è di saper accogliere nelle sue spire elementi apparentemente impossibili da conciliare, salvo essere sperimentatori per il solo gusto di giustapporre influenze diverse senza un costrutto logico.
Ascoltando i bavaresi Nebelkrahe (da non confondere con gli omonimi berlinesi, che si differenziano per l’articolo) il miracolo si rinnova: ad un’architettura progettata per rispondere alle esigenze di un album fresco, moderno, che sappia svincolarsi dalla corrente maggioritaria, si sovrappone una linea di contorno che sposa il folk della terra natia, richiamando il sapore rurale delle sagre di paese (non sono i primi, anche il divino Nargaroth non disdegnò, in Jahrenzeit, di esaltare la tradizione germanica), ad un’impostazione piacevolmente “jazzistica”, capace di spalancare orizzonti inaspettati.
Fin dal principio le due anime dell’ultima opera, primo disco ad essere edito professionalmente dopo l’esordio autoprodotto del 2009, Entfremdet, convivono pacificamente intrecciandosi con lo scopo precipuo di creare un’atmosfera dinamica, ricorrendo all’occorrenza alle trame in tremolo picking ovvero a poderosi passaggi tecnicistici di basso, sovente nello spazio ristretto di una manciata di minuti, fino a giungere, in un climax ascendente che procede per abbellimenti ad una materia, il black, genericamente grezza, ad un passaggio ritmato in chitarre pulite in Mut And Demut, alieno alla natura violenta di Lebensweisen. Procedendo quindi per accostamenti bizzarri ma inseriti in un contesto atto ad accoglierli, attutendo le conseguenti scosse telluriche, i tedeschi manifestano una volontà profonda di superare ogni confine compositivo a loro posto, ingannando sulla relativa poca esperienza discografica che li contraddistingue, dimostrandosi in ultima istanza ben più maturi di formazioni attive da un decennio, tuttavia saldamente ancorate ad una sterile, ancorché infruttuosa, ripetizione di stilemi e paradigmi superati già nel momento della loro adozione (qualche riferimento al raw black potrebbe rivelarsi azzeccato).
La particolarità, però, che stupisce maggiormente è la disinvoltura nel gestire minutaggi importanti, sempre attorno ai sette-otto minuti, mantenendo costante l’attenzione, ravvivata dai precedentemente citati cambi d’ambiente, ma soprattutto dall’attitudine spiccatamente unica della realtà di Monaco. Sarebbe semplicistico ridurre il secondo full-lenght ad un’illuminazione geniale, frutto di una metodica ricerca in sala prove (nonostante quest’ultima ci sia, effettivamente verificata!), sottovalutando l’elasticità mentale del combo, più propenso a rischiare che a gettare, impaurito, le carte al mazziere, colto da improvvisa paura atavica di perdere un proprio bene. La scommessa sembra aver pagato con gli interessi, premiando il coraggio spregiudicato (il rafforzativo è d’obbligo) dei cinque, i quali, non evidenziano mai un qualsiasi sintomo di umana stanchezza o debolezza costitutiva, marciando a passi lunghi e potenti per tutta l’ora di durata. Voci femminili; inserti di chitarra acustica; melodie pianistiche che accarezzano tonalità d’un tratto maggiori, poi minori per permettere l’ingresso trionfale della strumentazione distorta; marziali ritmi di batteria, impreziositi da giri eleganti atti a restituire la ricchezza della timbrica delle percussioni; partiture di quattro corde indipendenti dal movimento delle chitarre, giocando su una danza perenne tra rivolti e note fondamentali; registri vocali in cambiamento continuo, fornendo prova di quanto Umbra padroneggi l’arte della modulazione del tono.
E’ lo stesso titolo dell’album -esseri viventi, tradotto- a riassumere compiutamente la proposta dei Nebelkrahe, pulsante e vitale, estranea all’autoreferenzialità così comune in ambito avant-garde, le cui prerogative invece di essere totalmente votate a porgere garbatamente una sfida all’ascoltatore, chiamato ad interpretare filtrando i contenuti del disco (in questo caso, essendo la totalità dei testi in tedesco l’impresa si rivela più complessa della norma) attraverso lenti personali, smarriscono le coordinate offrendo al giudizio opere la cui natura non solo non è definibile coesa, ma nemmeno discutibile ricorrendo ad uno schema canonico ed oggettivamente argomentato.
Chiusa la parentesi polemica, il gruppo tedesco asserisce con inaudita voluttuosità un’individualità la quale, se tale continuerà ad essere la via maestra artistica, sarà protagonista di primo piano di una scena nazionale in fermento, accostabile a quella fucina ribollente che è l'idealmente poco distante Norvegia, culla del genere e di quasi tutte le sue piccole rivoluzioni. La varietà di soluzioni impiegate, mantenendo nel contempo le regole delle teoria nella loro validità generale e l’ottimo talento ritmico di entrambi i chitarristi (sarebbero nelle condizioni di suonare senza l’ausilio di un batterista vista l’attenzione agli accenti ed al suonare “il tempo”, citando una definizione anglosassone) non sono in seconda linea rispetto ad alcun altro ensemble europeo; il fluviale repertorio di variazioni ad un canovaccio affidabile rende possibile il paragone immediato con i Solefald, seppur ai Nostri manchi ancora la concessione ad operare in libertà totale, effetto di una carriera irta di successi notevoli.

Raggiunte le battute finali è l’attimo propizio per domandarsi un’ultima volta il perché Lebensweisen sia, benché uscito in sordina, un candidato papabile al titolo pomposo di opera dell’anno. Innanzitutto in quanto i Nebelkrahe avevano maggiori chance di fallire nella fatica erculea che di portarla a termine con modalità oltre la media (si può certamente concludere un gesto eroico con risultati meno che mediocri, totalmente disgiunti dall’intenzione nobile originale), confermando un talento imposto all’attenzione solo passando per i canali della promozione di se stessi, globalmente parlando, poco efficaci se non sussiste alle spalle un’organizzazione capillare ed non paragonabili alla potenza di penetrazione di un’etichetta discografica gestita saggiamente. In secondo luogo la contaminazione del black metal è ancor oggi, dopo una serie di passi avanti paragonabili a ciò che per l’umanità è stato l’allunaggio del 1969, terreno drammaticamente scivoloso, nonché ricolmo di insidie di qualunque identità, a partire dallo scetticismo verso il termine “sperimentale”, ombrello sotto il quale trovano ristoro formazioni artistiche di dubbia qualità, per finire con l’incomprensibilità di scelte audaci presentate al pubblico errato. Entrambe le critiche sono state respinte al mittente con una vigoria senza precedenti.
In conclusione, gentili lettori, procuratevi Lebensweisen, privi di timore reverenziale ponetelo sul lettore e lasciatevi conquistare dalle melodie ipnotiche, costantemente in attesa di una rottura del precario equilibrio.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Mighty Music
Black
Tracklist
1. Versucher
2. Mit Glut Auf Then Lippen
3. Mut And Demut
4. Der Flaneur
5. Lebenswaisen
6. Der Karussell
7. Macht And Onmacht
8. Ebenbuerdig
Line Up
Umbra (voce)
Morg (chitarra)
Euphorion (chitarra)
Kar (basso)
Latrodectus (batteria)

Ospiti:
Elena Hell (violoncello nelle tracce 2, 4)
Benedikt Lorenz (basso)
 
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