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Angra - Fireworks
( 4206 letture )
Fireworks, ovvero l’album di passaggio all’interno della carriera degli Angra. Forti di due lavori sopra le righe come Angels Cry (nel quale alla batteria era presente Alex Holzwarth) ed Holy Land, che li hanno portati alle luci della ribalta in breve tempo, i cinque brasiliani si ripresentano con un disco che per gran parte dei fans e della critica non è mai stato all’altezza dei precedenti, differente sotto molti aspetti, ma comunque ancora in grado di dimostrare l’affiatamento presente all’interno di questa line-up. André Matos dietro al microfono, Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt alle sei corde, Luís Mariutti al basso e Ricardo Confessori alla batteria: un quintetto capace di sfornare musica di assoluta qualità all’interno del panorama power/prog di fine anni Novanta. Il sound della band nei primi dischi è caratterizzato da numerosi elementi sinfonici e classici ed una forte dose di melodia dovuta specialmente alla particolare impostazione vocale di Matos, da cavalcate ritmiche perfettamente legate ai canoni del power metal, ma anche da un approccio che molto deve al folklore brasiliano e che ci induce a riconoscere e distinguere istantaneamente le composizioni dei Nostri. Fireworks si distacca su molti fronti da quanto sentito fino a quel momento, presentandosi come un album più delicato e leggero, sicuramente meno improntato al power rispetto agli esordi, ma molto più incentrato su sonorità che esaltano il lato emotivo e passionale delle loro composizioni. Inoltre, segna l’inizio del periodo critico per gli Angra (o la fine degli anni d’oro, che dir si voglia), dato che di lì a poco avrebbero dovuto far fronte all’abbandono di ben tre membri della band: il batterista Ricardo Confessori, che verrà sostituito da Aquiles Priester, il bassista Luís Mariutti, rimpiazzato da Felipe Andreoli e soprattutto il cantante André Matos, al quale subentrerà Edu Falaschi. Nonostante le cause dello split non sembrino essere direttamente correlate ai rapporti tra i vari membri della band, già con Fireworks emerge un sentore di ciò che avverrà. L’album risulta infatti troppo diverso da ciò che ci si aspettava ed ancora oggi, come abbiamo visto, vi è una divergenza di opinioni tra chi lo considera un capolavoro e chi lo ritiene l’episodio peggiore della loro discografia. Tuttavia non si può parlare né dell’una né dell’altra cosa, perché, come andremo ora a vedere, i buoni spunti non mancano di certo, ma sono accompagnati da momenti di forte calo che si percepiscono durante l’ascolto.

Il disco si compone di dieci tracce (undici nell’edizione giapponese, che presenta la bonus track Rainy Nights) per una durata complessiva che sfiora l’ora di ascolto; di carne al fuoco sembra dunque essercene parecchia. L’iniziale Wings of Reality è un ottimo esempio di power metal senza troppi alti né bassi, con una buona prova vocale di Matos che si destreggia in alcuni acuti degni di nota, una sezione ritmica capace di pestare duro, ma anche di mantenere all’occorrenza un’andatura più tranquilla ed infine un massiccio uso delle tastiere, tese a delineare, insieme alle chitarre, le principali atmosfere e melodie del pezzo. Molto più interessante è invece Petrified Eyes, nella quale emerge di gran lunga il lato più heavy della band brasiliana, pur frammezzato da numerosi elementi tipici del power. L’apice del disco arriva subito dopo, con la stupenda Lisbon, canzone dai caratteristici tratti melodici, una semi-ballad piena di una carica emotiva di difficile paragone, con perfette ed atmosferiche trame tastieristiche ed un Matos capace di ammaliarci per mezzo di un ritornello ripetuto più e più volte, ma mai privo di significato. La successiva Metal Icarus è un altro esempio di buon power metal nella media, ben eseguito, ma poco originale nei contenuti. Di diversa caratura Paradise, simile nelle intenzioni a Lisbon, ma anche più diretta e potente nell’esecuzione; si potrebbe contestarne la lunghezza, ma la verità è che non c’è un solo istante di questa canzone che risulti di troppo, che possa ritenersi ingiustificato. Per una prima parte sicuramente di grande livello, abbiamo una seconda parte del disco un po’ meno di rilievo, talvolta addirittura tanto da apparire forzata, poco originale e quindi capace di destare minore interesse, minore attenzione nell’ascoltatore. Questo discorso vale specialmente per le varie Mystery Machine, Extreme Dream e Speed, tutte e tre sotto la media. Piacevole risulta invece l’ascolto della titletrack Fireworks, canzone strana sotto molti punti di vista: nel suo procedere lento e cadenzato, nelle sue atmosfere prevalentemente rilassate, nel suo evolversi semi-aggressivo, nella sua estrema semplicità resa comunque fortemente attrattiva dalle grandiose capacità esecutive della formazione brasiliana. Gentle Change prosegue sulla falsa riga della tensione emotiva di Lisbon e Paradise, ma presenta molti meno collegamenti al power metal tipico della band, preferendo invece sonorità più soft e delicate. Altra grande prova targata Angra.

Fireworks è, insomma, un album di difficile comprensione ed anche a distanza di quindici anni dalla sua uscita si fa fatica a carpirne tutte le caratteristiche principali ed a intenderne chiaramente le intenzioni. Resta il fatto che gli Angra non deludono nemmeno questa volta, semmai si diversificano, mostrano un altro lato della loro musica, un’altra faccia della stessa medaglia che ha dato luce a capolavori del genere, ed anche per questo motivo è un compito assai arduo quello di chi si ritrova a dover giudicare l’album in questione. Non è facile nemmeno chiedersi se continuando su questa strada gli Angra sarebbero presto tornati a sfornare altri capolavori o se il futuro avrebbe riservato loro un destino costituito da una continua ricerca, dal desiderio di sperimentare diverse sonorità, commistioni di generi. Tutte cose che per i fan più accaniti risulterebbero avere più contro che pro, ma che dovrebbero essere alla base di ogni carriera musicale che si rispetti. Non sapremo mai come sarebbero andate le cose, ma permettetemi di affermare che di album concreti come Fireworks se ne dovrebbe sentire il bisogno.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
87 su 55 voti [ VOTA]
Simone
Domenica 26 Febbraio 2017, 1.00.41
20
Capolavoro! Il mio album preferito degli Angra Voto 98!
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 15.26.06
19
Non so perché ma questo cd mi è sempre piaciuto tantissimo sin dalla sua uscita. Meno vario di Holy Land, ma più metal. Magnifico tutto. Voto 80
AL
Lunedì 30 Novembre 2015, 11.57.51
18
L’ho riascoltato in questi giorni dopo 15 anni… per me gli Angra migliori sono i primi due album e la grandissima cover di Painkiller ma effettivamente questo album è veramente ben fatto. Ha bisogno di qualche ascolto e manca una Carolina o una Nothing to say ma si mantiene comunque su livelli alti. Matos stratosferico. per me un 80 pieno.
Mr.Darcy
Domenica 25 Gennaio 2015, 12.39.38
17
Per me, nonostante gli anni, rimane uno dei migliori album del gruppo e uno dei migliori album power/prog. Lo ascolto sempre con grande piacere. Sublime.
IronFan
Martedì 9 Aprile 2013, 18.12.47
16
Io trovo sia un bell'album. Leggermente meno coinvolgente di Holy Land e Angels Cry, ma comunque rimane il fatto che si fa ascoltare, e bene, dall'inizio alla fine. Credo che Speed sia una delle canzoni migliori, ma anche la "strana" title track è davero bella.
LUCI DI FERRO
Giovedì 4 Aprile 2013, 23.47.41
15
mi dispiace leggere commenti negativi su Fireworks, perchè io lo reputo un super masterpiece del heavy, prog, power. Ascoltatelo meglio ragazzi è l'unico consiglio che vi do.
marmar
Giovedì 4 Aprile 2013, 21.36.18
14
A me non dispiace, anzi diciamo che la prima parte è decisamente bella, si perde sicuramente nella seconda. "Holy Land" era più ambizioso (e ben fatto), ma questo disco è comunque di buon livello.
The Nightcomer
Mercoledì 3 Aprile 2013, 16.03.52
13
Appoggio Galilee e rilancio: secondo il mio modesto parere l'unico album degli Angra davvero continuo qualitativamente è il debutto; già in Holy Land si avverte una differenza tra alcuni brani ed altri, pur mantenendosi l'intero album su ottimi livelli, ma in questo non vedo molte differenze con Fireworks. Il resto lo fanno i gusti personali, quindi anche determinate considerazioni incluse nella recensione le comprendo soprattutto se inquadrate in quest'ottica (con tutto il rispetto, ovviamente).
Luigi
Mercoledì 3 Aprile 2013, 15.11.09
12
Album che mi è sempre piacciuto perchè diverso dal solito power dell' epoca... Voto 80.
Galilee
Martedì 2 Aprile 2013, 16.27.13
11
Un disco di classe come ce ne sono pochi, ma sicuramente non di facile ascolto. L'unica sua pecca sono una paio di pezzi sottotono rispetto al resto, e il fatto di vedersela con due album da 10 e lode... Sinceramente, secondo il mio punto di vista, chi lo boccia in toto, non l'ha ascoltato attentamente e a sufficienza.
IO
Martedì 2 Aprile 2013, 14.57.47
10
forse un paio di brani sotto tono ma per il resto l'ennesimo grande album (anche se inferiore ai primi due). 80 per me
Painkiller
Martedì 2 Aprile 2013, 10.43.50
9
Non concorco molto su quanto scritto nella recensione e nei commenti. Leggo: ...ma comunque ancora in grado di dimostrare l’affiatamento presente all’interno di questa line-up.... E ANCORA: Nonostante le cause dello split non sembrino essere direttamente correlate ai rapporti tra i vari membri della band, già con Fireworks emerge un sentore di ciò che avverrà. Francamente ricordo perfettamente le interviste dell'epoca, di entrambe le campane, e dei commenti di Matos che dichiarò apertamente che al tempo delle registrazioni c'erano già grandi dissidi interni sulla direzione musicale da intraprendere. Detto ciò L'unica canzone che ancora mi piace e, anzi, adoro, è Lisbon. Tutto il resto mi ricorda poco gli Angra dei due album precedenti, in particolare Holy Land, e nei passaggi più tipicamente power e simili a angels cry le canzoni non reggono il confronto, dal mio punto di vista, nel col power in generale nè col loro esordio. 60 per affetto.
il vichingo
Lunedì 1 Aprile 2013, 16.49.28
8
Sicuramente inferiore ad Angels Cry ed Holy Land, ma a mio parere si tratta di un disco più che buono con picchi memorabili (Extreme Dream, Lisbon, Metal icarus). Tenendo conto che i primi due vanno sicuramente oltre il 90 ed Angel cry sfiora il 100, per quanto mi riguarda Fireworks vale un bell'80.
HeroOfSand_14
Lunedì 1 Aprile 2013, 14.48.44
7
Direi che Lisbon e Metal Icarus fanno mangiare la polvere alle canzoncine power degli ultimi anni di gruppi nati come clone di helloween, Strato ecc! Lisbon è emozione pura, Metal Icarus non capisco il perchè FLight dici che è poco originale, io penso che scrivere una canzone cosi poteva farlo solo un membro degli Angra, profuma di Angra, trasmette emozioni sudamericane, ma forse è troppo personale come pensiero grande album in generale, merita, la loro classe non è mai stata oscurata!
The Nightcomer
Lunedì 1 Aprile 2013, 12.46.17
6
Sinceramente non comprendo come mai questo disco venga considerato inferiore rispetto ai precedenti; per quanto mi riguarda ho trovato assai meno ispirato il successivo (la sensazione di già sentito è imho evidente, senza contare l'assenza di Matos, elemento insostituibile negli Angra). In Fireworks semplicemente si chiude il percorso iniziato con Theatre Of Fate dei Viper, fermo restando che la musica degli Angra ha sempre riportato citazioni, più o meno evidenti, dai mostri sacri del passato (Helloween soprattutto, quindi anche Iron Maiden, Judas Priest ed altri). Premesso questo, mi piacerebbe comprendere meglio il criterio di valutazione in merito alla continuità qualitativa del gruppo, visto che pure nei due albums che l'hanno preceduto c'erano songs decisamente migliori di altre.
Radamanthis
Lunedì 1 Aprile 2013, 12.03.13
5
Concordo in toto col recensore, altro non c'è da aggiungere. Voto 78
LUCI DI FERRO
Sabato 30 Marzo 2013, 22.28.11
4
Non voglio litigare con nessuno, a me Fireworks è sempre piaciuto tante che lo ritengo il loro terzo CAPOLAVORO. Tre centri su tre, Voto: 95/100
Metal4ever90
Sabato 30 Marzo 2013, 19.00.23
3
Ottima analisi, Artu. Direi che sono concorde con tutto ciò che è scritto nella recensione. Disco valido che soffre troppo il paragone con i capolavori precedenti.
Alex Metalheart
Sabato 30 Marzo 2013, 14.31.44
2
Completamente inutile rispetto ai due precedenti e molto superfluo come power metal album. Orecchiabile ma nulla di più.
Bloody Karma
Sabato 30 Marzo 2013, 11.14.17
1
all'epoca rimase piuttosto deluso del disco...a parte Lisbon che è meravigliosa il resto rimaneva piuttosto in ombra...dovrei rispolverarlo per vedere se con il tempo sia maturato un pochino
INFORMAZIONI
1998
Lucretia Records
Power
Tracklist
1. Wings of Reality
2. Petrified Eyes
3. Lisbon
4. Metal Icarus
5. Paradise
6. Mystery Machine
7. Fireworks
8. Extreme Dream
9. Gentle Change
10. Speed
Line Up
André Matos (Voce)
Kiko Loureiro (Chitarra)
Rafael Bittencourt (Chitarra)
Luís Mariutti (Basso)
Ricardo Confessori (Batteria)
 
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