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Riot - Narita
( 4359 letture )
Quando a volte ci si domanda il perché alcune band ce l’abbiano fatta mentre altre hanno clamorosamente fallito nella lunga e difficile strada del rock, in particolare di quello più “duro”, non si può fare a meno di considerare che le case discografiche abbiano avuto un ruolo davvero fondamentale nel determinare le fortune o le debacle di tanti gruppi. Il caso dei Riot è uno dei più eclatanti in tal senso: forti di un album clamorosamente in anticipo sui tempi come Rock City, il quale riusciva ad essere al tempo stesso memore della grande lezione dell’hard rock ed anticipatore dell’imminente svolta dell’heavy metal, i ragazzi di New York sembravano pronti ad esplodere dato che nel mondo, in quegli anni, solo i Judas Priest potevano vantare un sound così vicino a quella che sarebbe stata la musica vincente di lì a pochissimo. Il contratto con la piccola etichetta indipendente Fire Sign, proprietà degli stessi produttori del disco, Steve Loeb e Billy Barnell, non poteva certo garantire un grosso richiamo per la band, ma il successo che in Inghilterra il nascente movimento heavy metal stava raccogliendo a livello underground favorì anche la band americana e furono molte le copie di Rock City che arrivarono come import per essere vendute dal DJ Neal Key durante le sue serate al Soundhouse di Londra. Fu così che i Riot cominciarono a crearsi un loro seguito da cult band al di qua dell’oceano, mentre in casa alcuni tour di supporto a nomi grossi come AC/DC e Molly Hatchet sembravano mettere la band sulla giusta strada. Ma la verità è che il gruppo non era pronto e ad un certo punto sembrò addirittura che si arrivasse allo split. Solo il successo inglese convinse Loeb e Barnell a dare fondo alle proprie finanze per garantire alla band una seconda chance: nacque così Narita, il primo vero classico dei Riot. Ma a questo punto ecco che le cose si complicarono improvvisamente: il gruppo venne scritturato come spalla per Sammy Hagar per un tour inglese e la Capitol Records, etichetta del Red Rocker, offrì alla band un contratto mondiale per la distribuzione del disco. Sembrava fatta, finalmente, ma il colosso discografico in realtà non aveva nessun interesse nella band e il supporto, una volta finito il tour, venne meno, lasciando i ragazzi con un disco appena realizzato e senza alcuna distribuzione. Furono ancora una volta Loeb e Barnell a mettere mano al portafoglio pagando profumatamente i passaggi in radio dei singoli affinché la Capitol si convincesse che Narita poteva diventare un successo e si decidesse a rilanciarlo come fece infine a partire da ottobre, subissata dalle richieste dei fans. Insomma, un parto travagliatissimo per un disco a dir poco epocale e ascoltandolo non si riesce veramente a capacitarsi di come i grandi “esperti” della Capitol non capissero su che tesoro fossero seduti. La verità è che se solo avessero deciso di investire davvero in questa band, il nome dei Riot sarebbe probabilmente entrato davvero nel novero dei più grandi di tutti i tempi, come avrebbe meritato.

Certo, non si può chiedere ad una major di capire dove va il mercato discografico e quali siano davvero i gusti del pubblico: il loro mestiere non è anticipare le mode, ma cavalcarle, spolpandole fino all’osso. E’ naturale che le teste d’uovo non capissero niente di quello che stavano ascoltando e che la loro preoccupazione fosse esclusivamente rivolta al pensiero che quel disco era davvero troppo rumoroso e commercialmente inaccettabile. Perché Narita, diciamo le cose come stanno, è un concentrato di hard’n’heavy pauroso, potentissimo, scintillante d’acciaio purissimo seppur forgiato nell’eccellente fucina dell’hard rock più adrenalinico. Sembra incredibile che un gruppo così apertamente progenitore dell’heavy metal provenisse dalla seconda metà degli anni 70, anticipando e accompagnando l’esplosione della NWOBHM dalla sponda sbagliata dell’Oceano. Non si può non percepire come i riff del gruppo siano ancora imbevuti della tradizione hard, eppure le sezioni soliste, spesso doppiate e armonizzate e l’incredibile profluvio di assoli della coppia Reale/Ventura, sono assolutamente ascrivibili all’heavy più incontaminato, così come certe ritmiche della coppia Iommi/Bitelli, pregne di furore quasi punk, si rivelano antesignane delle velocità che ritroveremo solo qualche anno più tardi in un disco come Kill ‘em All. Tutto questo, messo al servizio di una voce penetrante e assolutamente inconfondibile come quella di Guy Speranza, vocalist appassionato e strapieno di feeling, che seppur con un bagaglio interpretativo piuttosto limitato, sapeva caratterizzare i brani in maniera incredibile trasmettendo un senso di “rivolta” (Riot, appunto) imprescindibile. E’, ancora, semplicemente incredibile che tanti amanti dell’heavy puro non riservino a questa band un posto unico e speciale nel loro cuore e nei loro impianti stereo. Come non godere di brani incandescenti, irresistibili, portatori di un’energia che si davvero fatica a contenere tanta è la carica live che promana da registrazioni pulitissime e bilanciate, con tutti gli strumenti liberi di interagire, grazie ad un suono nitido e sovraccarico di elettricità, che premia tanto le squillanti chitarre quanto la potente ritmica, con Jimmy Iommi che si dimostra davvero grande bassista con un suono tondo e netto, capace di riempire i brani senza limitarsi a doppiare le chitarre, ma con una propria identità, mentre Bitelli pesta come un dannato per tenere dietro a tanta furia. Come resistere all’invito urlato da Speranza di “buttare giù i muri” o alla versione quasi speed/thrash di Born to be Wild, che dovrà attendere gli Slayer per essere superata in velocità e veemenza, ma assolutamente non in qualità, anzi. Come non rimanere a bocca aperta davanti alla titletrack, strumentale stupefacente che suona così dannatamente heavy tanto nella scelte melodiche quanto in quelle solistiche, che sembra semplicemente incredibile sia uscita nel 1979. Ma ascoltate ancora una canzone come Hot for Love, hard rock che si apre poi ad un finale velocissimo e tipicamente heavy/speed con uno scambio di assoli pauroso, simulante un orgasmo con tanto di voci femminili in sottofondo o gli inni da concerto Do It Up e White Rock dalle melodie vincenti e dal tiro irresistibile. Tutto per arrivare al travolgente finale di Road Racin’ uno dei brani più importanti del repertorio dei Riot e di tutto l’hard’n’heavy americano: qua non si può parlare, si può solo alzare il volume a livelli dannosi per la salute e lasciare che la musica faccia il suo corso, domandoci ancora come sia possibile che un gruppo picchiasse e corresse così tanto nel 1979 senza che nessuno o quasi credesse davvero in loro, se non il proprio team di lavoro e qualche coraggioso fan di un altro Paese.

E’ semplicemente incredibile che musicisti di questa levatura, con una coppia chitarristica di questa stupefacente qualità, con un lotto di canzoni così dannatamente pregne di carica elettrica, rischiassero di essere abbandonati a se stessi. E’ semplicemente incredibile che un capolavoro assoluto come Narita rischiasse di rimanere un disco cult, goduto da pochissimi e fortunati ascoltatori, solo perché qualcuno sprofondato nella sua poltrona in un ufficio di New York non aveva la minima idea di quello che si trovava immeritatamente per le mani. E’ ancora oggi incredibile che una band così importante e significativa sia considerata di secondo se non di terzo livello, amata solo dai propri irriducibili fans e per lo più ignorata da tutti gli altri. Non resta in realtà che correre a rispolverare questo gioiello e goderne la qualità ancora oggi inattaccabile dal tempo, come fosse uscito oggi per spaccare il Mondo. A voi questo piacere e questo privilegio, in nome di Guy Speranza (12.03.1956 – 08.11.2003) e Mark Reale (07.06.1955 – 25.01.2012) e di tutte quelle band che non si sono rassegnate di fronte ad un no, ma hanno continuato a credere nei loro sogni, seppure senza mai ricevere appieno il riconoscimento che avrebbero meritato a causa dell’inerzia di un discografico senza amore per il proprio lavoro.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
91.95 su 83 voti [ VOTA]
phantomlord84
Giovedì 26 Settembre 2019, 9.17.03
24
Ribadisco ciò che penso e ho scritto in altri portali heavy metal: nel rock e nel metal l'immagine ha la sua importanza e, cristo santo, l'immagine dei Riot era pessima!!! La loro musica e i loro album erano eccezionali ma le copertine, con il ridicolo uomo foca, erano tremende! Ma voi, avendo di fronte Killers e Fire Down Under (stesso anno, 1981) quale disco comprereste, senza conoscere nulla della musica contenuta? A mio parere, se i Riot avessero avuto una mascotte cazzuta come Eddie, o semplicemente delle copertine decenti, avrebbero avuto molto più successo!
Bordy
Lunedì 17 Settembre 2018, 9.00.51
23
Sembra impossibile che un disco di questa incredibile portata sia uscito nel 1979 e non abbia spaccato! Un tiro del genere lo avevano solo i Motorhead a quel tempo, pur non essendo i due gruppi accostabili tra di loro. Nell'olimpo del metal forever and ever. Acquisto obbligatorio per chi non lo possedesse.
Jeff Waters
Giovedì 21 Dicembre 2017, 11.09.56
22
Con Narita i Riot si stavano facendo le prove per partorire uno dei capisaldi assoluti di tutto l'Heavy Metal: Fire Down Under. Questo disco prosegue quanto di buono ci avevano regalato con il predecessore Rock City e a conti fatti pochi platter dell'epoca potevano rivaleggiare con Narita! 94/100
Dipparpol
Mercoledì 4 Febbraio 2015, 20.40.04
21
Ottima recensione! se consideriamo che probabilmente è il miglior gruppo heavy metal di sempre e allo stesso tempo quello più sottovalutato e anche un po' sfortunato. Ma mancano troppe recensioni!! THUNDERSTEEL? THE PRIVILIGE OF POWER?? NIGHTBREAKER??? DOVE SONO???
Maurizio
Giovedì 1 Agosto 2013, 13.30.06
20
Impressionante; erano tre anni avanti a tutti. Secondo solo al terrificante seguito, di cui non dico nemmeno il titolo per reverenza.
dario
Giovedì 4 Luglio 2013, 19.00.21
19
@blackie : Beh..niente male come primo commento. L'album è, a mio parere, un grandissimo album heavy e merita il voto che hai dato. Anche per me 90.
Blackie Lawless
Giovedì 4 Luglio 2013, 18.32.23
18
Ciao a tuti...Mi sono iscritto da poco ed eccomi al mio primo commento: devo dire che purtroppo non ho altri dischi di questa troppo sottovalutata band...QUesto disco l'ho trovato qualche settimana fa ad una bancarella della fiera del disco che si è tenuta nella mia città (Rovigo)....E' una vita che cercavo quest'album per un fatto molto semplice...Per quanto possa sembrare strano i Riot li ho sentiti per la prima volta....per radio! Verso fine ani 90 inizio 2000 seguivo una trasmissione radiofonica padovana che al martedì sera trasmetteva heavy metal e il conduttore era un palese appassionato di roba di nicchia come appunto i Riot..Una sera passò Road Racin e mi innamorai della canzone, che mi ricorda quei giorni in cui i muvevo i miei primi passi all'interno di questo genere...Potete quindi immaginare la gioia quando trovai l'album ...Riguardo il disco è una vera fucilata! la mia preferita è Road Racin, ma ritengo tutti i brani incredibilmente potenti...La title track è fenomenale e dire che io non mi son mai appassionato ai brani metal strumentali.... Album fighissimo, davvero! Voto 90
marmar
Giovedì 4 Aprile 2013, 21.45.36
17
Riot che fatalità, in questi giorni mi sto riascoltando "Thundersteel", ma sarà il caso che mi rimetti in macchina pure questo. Un classico, niente da dire, band che ha avuto molto meno di quello che meritava; Mark Reale è stato un gran chitarrista e posso dire di aver avuto la fortuna di vederlo in azione a pochi metri di distanza, un bel ricordo.
toni
Giovedì 4 Aprile 2013, 17.17.42
16
questo disco anticipava di 4/5 anni tutti i trend hard rock, fondamentale tanto quanto restless and wild degli accept
toni
Giovedì 4 Aprile 2013, 17.17.41
15
questo disco anticipava di 4/5 anni tutti i trend hard rock, fondamentale tanto quanto restless and wild degli accept
anvil
Giovedì 4 Aprile 2013, 15.28.03
14
Concordo pienamente con la bella recensione del lucertolone metalloso , album strepitoso per quegli anni e band che avrebbe sicuramente meritato qualcosa in più .
CauldronBorn
Mercoledì 3 Aprile 2013, 23.55.25
13
Album immenso, da parte di una band immensa. Uno dei dischi che consiglierei a chi voglia toccare con mano lo spirito vero e l'essenza del Metal stelle e striscie. Per non parlare della title track, una delle più belle strumentali della storia del metal. R.I.P. Mark..
The Nightcomer
Lunedì 1 Aprile 2013, 22.21.43
12
Ciao Fabio, è sempre un piacere leggerti: sei uno di quelli che quando si parla di buona musica non esiti ad intervenire e, soprattutto, ne parli con cognizione di causa (non mi riferisco ovviamente ai complimenti che mi rivolgi, anche se ti ringrazio per la considerazione).
Fabio II
Lunedì 1 Aprile 2013, 21.59.44
11
Grande Nightcomer!
The Nightcomer
Lunedì 1 Aprile 2013, 21.57.08
10
Lode a Metallized per aver recensito un grande album di un grandissimo gruppo, i cui innegabili meriti vengono giustamente ribaditi anche in questa recensione. Come sempre i commenti nei dischi classici stentano a superare la decina, ma imho l'importante è che se ne parli, perché chi ascolta oggi un certo tipo di musica abbia la possibilità di scoprire o approfondire quanto appartenuto ad un 'epoca ormai sempre più lontana nella memoria collettiva, ma la cui fiammella vitale meriterebbe di ardere perennemente. P.S. A me le copertine dei Riot non hanno mai dato fastidio, forse perché c'è stato un periodo nel quale avrei dato qualsisi cosa per trovare sullo scaffale di un negozio Fire Down Under (finendo così per bramare maniacalmente quella figura con il muso da foca), ma quando i contenuti musicali sono di tale livello posso tranquillamente soprassedere sulle considerazioni di carattere estetico.
LUCI DI FERRO
Sabato 30 Marzo 2013, 23.22.45
9
Per non parlare poi di quelle due BOMBE ATOMICHE che sono ThunderSteel 1988'''''' The Privilege Of Power 1990''''''''.
Sudparadiso
Sabato 30 Marzo 2013, 23.14.51
8
I miei più sentiti complimenti a Lizard per la recensione: corretta e talmente viva e pregna di sentimento musicale che solo pochi possono capire e carpire.. un disco eccezzionale che merita essere ricordato assieme a tutti i lavori dei mitici Riot!! Li vidi anche io nell'ormai lontano '98,un grandissimo concerto!! Ovviamente vedo che ci sono i soliti ignoranti che si divertono a dare voti insensati.Non capite niente di musica,continuatevi a smanettare il pisello(chiedo scusa ai moderatori ma non li sopporto questi). Voto 90.
guest84
Sabato 30 Marzo 2013, 17.35.28
7
Che album, ragazzi. Fantastico.
Theo
Sabato 30 Marzo 2013, 15.44.53
6
@Flag Of Hate: siamo in due a pensarla in questo modo...
Flag Of Hate
Sabato 30 Marzo 2013, 15.22.27
5
Forse vado OT, ma quelle dei Riot sono le copertine più brutte di tutti i tempi, secondo me.
Fabio II
Sabato 30 Marzo 2013, 15.11.10
4
1979: arrivano i giovani guerrieri sia al cinema che nel rock, bravo Lizard giù i muri, con la sua voce era possibile tutto
Vecchio Sunko
Sabato 30 Marzo 2013, 13.21.28
3
Finalmente la recensione di Narita!
andreastark
Sabato 30 Marzo 2013, 11.14.42
2
Una grande, grande.....enorme band costruita da e intorno a Mark Reale un chitarrista formidabile.....UN SALUTO GRANDE MARK POSSA TU INSEGNARE AGLI ANGELI COME SI FA DELLA GRANDE MUSICA...
Gokronikos
Sabato 30 Marzo 2013, 10.29.03
1
Visti per la prima volta dal vivo nel 1998, quando erano di supporto ai Virgin Steele, i Riot mi hanno subito preso, e sinceramente dopo la loro performance, quella dei VS, è sembrata veramente spompata. Posseggo tutti i loro cd e li adoro tutti, peccato che non se li caghi nessuno.
INFORMAZIONI
1979
Victor/Capitol
Heavy
Tracklist
1. Waiting for the Taking
2. 49er
3. Kick Down the Wall
4. Born to be Wild (Steppenwolf cover)
5. Narita
6. Here We Come Again
7. Do It Up
8. Hot for Love
9. White Rock
10. Road Racin’
Line Up
Guy Speranza (Voce)
Mark Reale (Chitarra)
Rick Ventura (Chitarra)
Jimmy Iommi (Basso)
Peter Bitelli (Batteria)
 
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