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Pensées Nocturnes - Nom D’Une Pipe!
( 2134 letture )
Per quanto talento un musicista abbia ricevuto dalla generosità della Natura, nulla impedisce che egli, tronfio e accecato dalla sua stessa dote eccezionale, compia un passo incerto, operando delle scelte discutibili quando non proprio insensate. Molti tra i lettori ricorderanno Vaerohn, polistrumentista di valore assoluto, unico membro dello sfavillante progetto francese Pensées Nocturnes, che invitava al tavolo della creazione Chopin ed il depressive, il manierismo e la raffinatezza di un ragazzo diventato uomo nutrendosi di pane e classicismo. Tecnicamente ineccepibile, esplosivo alla sei corde, delicato al pianoforte, in grado di maneggiare saldamente un numero apparentemente infinito di cordofoni, affidandosi raramente all’espediente dei session member. Traendo un paragone, un Mozart sotto effetto di allucinogeni prestato alla fiamma nera.
Tuttavia, il nostro compositore non è unicamente un’intelligenza musicale oltre la media, ma anche una personalità la quale probabilmente ama l’eccesso non meno delle sue nefaste conseguenze. Se in Vacuum aveva incantato il pubblico elargendo disperazione colta nell’atto di annegare in struggenti partiture melodiche (vedasi Lune Malade, l’opener straziante dell’esordio), già in Grotesque i primi segni di squilibrio si palesavano baluginando minacciosi all’orizzonte, nuvole di un diluvio universale pronto a riversarsi sul francese. Monosis presente nell’album suddetto rappresenta l’epitome della transizione: dapprima sfumature jazzistiche, poi una sfuriata estrema stemperata nel ritmo da polka interpretato dalle tastiere in sottofondo, mentre il registro vocale si faceva estremamente ondivago, fino ad assumere i connotati di un pulito alquanto grottesco. Pur l’album possedendo un qualità intrinseca elevatissima, sufficiente a smorzare alla nascita le albeggianti critiche, l’arrivo del 2013 e del nuovo album spalanca un abisso dinnanzi ai piedi di Vaerohn, in quanto, la possibilità (che avrebbe le stimmate di una certezza occultata) che il nuovo full lenght non sia né al livello del precedente né accostabile alla sua prima pubblicazione è ben più che una presunzione.
Nom D’Une Pipe! è un azzardo autentico, politicamente dannoso, legna che alimenta il fuoco di un fumoso scandalo. “Dov’è il black metal?”, si domanderanno in molti, completamente spaesati da composizioni che della componente estrema hanno preferito fare a meno, oppure fonderla fino a renderla non dissimile dalla materia grezza della sperimentazione nello spirito free-jazz. Dov’è l’equilibrio sostenuto con innumerevoli difficoltà a cui il progetto aveva abituato? E che sorte è toccata alla bombastica orchestrazione, ora trasformata in un coacervo di farsesche piece, svuotate della loro solennità? Sembra quasi che sotto la pelle covi una sorta di sadico divertimento nel distruggere quanto si è lottato per ottenere, abbandonarlo al ciglio della strada, bastonato, torturato, con le unghie strappate, in nome di una divinità chiamata Avanguardia, a cui il passato si sacrifica in cambio di un nulla, ma un Nulla, oggettivamente e soggettivamente, accecante. Ogni composizione colpisce allo stomaco, guidando l’ascoltatore in un universo nel quale le apparenze esistono fino a quando non si squarcia il velo dell’accettazione, le ritmiche alternano blast beat fuori luogo a marce militari, le voci si incrociano, legando indissolubilmente l’acido scream alla voce da sirena dell’ospite al microfono, con il preciso obbiettivo di dipingere un quadro di una umanità sbandata, disattenta, ridicola se osservata compiere i suoi riti quotidiani.
Le debolezze di Vaerohn, però, rimangono visibili ed accertabili, a partire da un’auto-referenzialità nel ricorrere a soluzioni di cui lui solo conosce l’intimo significato, fastidiosa se, come nel caso in esame, reiterata nel tempo, oppure una sorprendente disomogeneità nel presentare le tracce, ognuna avida del proprio spazio, isolata spesso dalle sorelle, ma compiutamente considerata solo se in dialogo con l’album. Quale sia stato il pungolo che ha sollecitato il francese a ricusare le strutture definite per accogliere schemi liquidi, soggetti a repentini cambiamenti affini ad una follia da laudano in perfetta coincidenza con le drogate visioni di Baudelaire, il dissacratore del gusto borghese in linea con i Poeti Maledetti del XIX secolo, ai quali il musicista sembra richiamarsi nel tratteggiare la sua visione dell’universo, sghemba, malata, dai contorni che sfumano in una tortuosa discesa agli inferni dell’animo umano (presto contrapposti a colonne sonore che nelle loro note hanno acquarellato il volto delle ballerine del Moulin Rouge) insopportabile allorché sfiora febbrilmente le parti molli, scoperte.
Nel contesto è essenziale la presenza dell’algida Mireille, la donna le cui corde vocali sembrano state plasmate da un’oscura presenza per diventare onda costruttiva con la caricaturale personificazione del dolore di Vaerohn, infrangendo violentemente gli attimi di tensioni altrimenti insolubili (vicoli ciechi in cui il giovane si caccia con passione malcelata) e , soprattutto, mortiferi per un album che si eleva oltre la soglia della mediocrità o della nicchia consolatoria grazie ad un uso inconscio quantunque sapiente della giustapposizione improvvisata di elementi nemici mortali, rivolta ad una gestione piuttosto innovativa dell’espressione dell’esoterismo preposto a suscitare un immediato fascino carismatico (allo stesso modo delle tracce dai nomi criptici, in accordo con le precedenti uscite), peggiore dell’estasi catastrofica a cui i marinai di Ulisse andavano incontro cedendo alle false lusinghe delle sirene appostate sugli scogli in attesa di vittime innocenti.
E’ importante ora indagare in che frangente, nonostante le lodi qui profuse, ha fallito il bassista degli Way To An End, e quali sono i motivi per i quali Nom D’Une Pipe! non convince appieno. In primo luogo una libertà oltremodo ostentata che complica la sessione d’ascolto, a cui è doveroso aggiungere l’ampia catena di influenze a cui Pensées Nocturnes è debitore, pur senza che il debito renda insolvente il contraente. In seconda battuta la natura infida del full-lenght, ben accorto a celare istantaneamente i punti dolenti dietro arrangiamenti sontuosi, così pervasivi da costituire una barriera insormontabile per ogni recensore o critico che si appresti a comprendere le dinamiche dell’uscita sulla sua scrivania. Inoltre non è dato constatare una crescita definitiva del progetto, poiché la terza (la quarta se si conta l’ album “non ufficiale” regalato alla sua cerchia di amicizie) creazione dell’alfiere del Romanticismo d’Oltralpe si configura come troppo sperimentale per formulare un giudizio di valore sulle nuove conquiste ad annessioni di quello che rimane -in ogni caso è bene fugare le incertezze- una delle più valenti formazioni nell’ambito estremo, anche quando sotto l’effetto di laudano.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
74.75 su 4 voti [ VOTA]
Wild Wolf
Domenica 14 Aprile 2013, 20.20.54
15
Dalla mia prospettiva di mondo, Artista è colui il quale riesce a trasporre nella realtà cose che l'uomo comune riesce solo a pensare od immaginare, ed a volte neppure quello. Vaerohn, e su questo penso che siamo tutti d'accordo, almeno ci prova. E solo per questo, ha tutta la mia stima. Ora, ci riesce anche? Beh, quest'album a me non pare cacofonia spicciola, sperimentazione fine a sé stessa, ma anzi mi pare un acutissimo tentativo di decostruzione musicale, portatore di una astuzia artistica incommensurabile. Il tempo lo giudicherà. Se dovessi pronunciarmi per obbligo, sarei indeciso tra un 90 o più od un senza voto. Ma credo opterei per il secondo. Solo con annesso un diritto di revisione fra non meno di un paio d'anni però. E' oltre e basta quest'album. Indipendentemente dal semplice voto, un complimenti a Jacopo per aver inquadrato molto bene l'album nello (instabile) contesto mentale di Vaerohn ed aver focalizzato la sua attenzione sull'essenza e sul messagio ultimo del CD.
piggod
Lunedì 8 Aprile 2013, 10.30.37
14
Ci vorrà un pò di tempo per assimilarlo... Disco veramente alieno che non ha paura di abbattere le barriere fra i generi. Che lo amiate, che lo odiate, direi che va comunque premiato per il coraggio dimostrato dall'artista; sarà il tempo poi a dirci come rapportarci ad esso, anche perché, in tutta sincerità, in questo momento non mi va di valutarlo.
FTB
Sabato 6 Aprile 2013, 22.41.44
13
Osceno. E non poco.
Undercover
Mercoledì 3 Aprile 2013, 18.03.25
12
@Luca non sono scomparse del tutto, c'è ancora qualche accelerazione sparsa qua e la.
Luca
Mercoledì 3 Aprile 2013, 17.51.23
11
@Undercover: le parti più tirate sono ancora presenti o sparite del tutto?
enry
Mercoledì 3 Aprile 2013, 17.06.07
10
Metto in ordine appena disponibile, con Grotesque c'è voluto tempo ma ne è valsa la pena.
waste of air
Mercoledì 3 Aprile 2013, 13.40.32
9
Mi avete incuriosito: me lo procuro!
Bloody Karma
Mercoledì 3 Aprile 2013, 13.24.08
8
che non sia un artista facile è palese, il debut forse ancora non mi convince pienamente, ma grotesque passati le prime decine di ascolti si rivela subito un gran discone...
Vesper-Jana
Mercoledì 3 Aprile 2013, 13.19.42
7
Lo amo... Come amo tutte quelle cose che fuggono/sfuggono dalle regole...
Undercover
Mercoledì 3 Aprile 2013, 13.14.15
6
@Ahti hai centrato il punto, Vaehron compone per sé stesso, , questa sensazione, in maniera meno evidente, è presente anche nei precedenti lavori ed è questo che gli permette di rimanere al di fuori della mediocrità, di produrre musica che ti lascia sbigottito riducendo così a solo due opzioni di valutazione il metro di giudizio: Lo amo, o lo odio.
Ahti
Mercoledì 3 Aprile 2013, 11.25.19
5
@Undercover: ti devo dar ragione su alcune considerazioni, probabilmente questo diverra' un capolavoro con lo scorrere del tempo, quando riusciremo ad inquadrarlo. Per ora e' un rischio, come scrivo, meno equilibrato di un grotesque o di un vacuum, quantunque la classe di V. emerga palese. A volte pero' sembra componga per se stesso.... J.
Nikolas
Martedì 2 Aprile 2013, 22.53.19
4
Devo ascoltarlo dato che il precedente lo ascolto ancora molto spesso!
Undercover
Martedì 2 Aprile 2013, 22.32.14
3
Mutamenti... non mutanti sorry.
Undercover
Martedì 2 Aprile 2013, 22.29.17
2
Già mio ... e non sono d'accordo sul millintato fallimento del bassista. Che il disco sia complesso, decisamente privo di schemi e ragione a guidarne i mutanti è palese, il fatto che alzi muri insormontabili... mah, se uno deve per forza trovare ciò che vuole e non ciò che è l'artista, probabile, in caso contrario credo che proprio la sua esasperante libertà compositiva lo renda un capolavoro e con la C maiuscola superando "Grotesque" soprattutto per l'utilizzo del repertorio classico/tradizionale ora amalgamato, a mio avviso, perfettamente con il resto. Voto 92.
Bloody Karma
Martedì 2 Aprile 2013, 22.22.02
1
Orca...non ne sapevo nulla...grotesque era stato un fulmine a ciel sereno...mi tocca ordinarlo
INFORMAZIONI
2013
Les Acteurs De L’Ombre Productions
Avantgarde
Tracklist
1. Il A Mangè Le Soleil
2. Le Marionnettiste
3. Le Hommes à La Moustache
4. Le Berger
5. La Chimère
6. L’Androgyne
7. La Sirène
8. Le Chouer Des Valseurs
9. Bonne Bière Et Bonne Chère
Line Up
Vaerohn (tutti gli strumenti e voce)

Ospiti:
Jose (sassofono, tromba)
Mireille (voce femminile)
Leon La Grosse (fisarmonica)
 
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