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15/12/18
NANOWAR OF STEEL
REVOLVER CLUB - SAN DONA DI PIAVE (VE)

Il Maniscalco Maldestro - Il Maniscalco Maldestro
( 4199 letture )
Prima Recensione di: Valerio Stirpe ".ilsegugio."
I Maniscalco Maldestro sono una nuova autentica banda di Mattacchioni (la maiuscola è volontaria), che propone il proprio omonimo CD di esordio dalla toscanissima Volterra, e si presentano come una delle possibili sorprese del 2006 con questo loro platter di dodici tracce, oscillante tra lo stoner, la musica da circo, le sarabande da festa di paese, e le assortite "teatralità" delle linee vocali.

Ascoltare il CD è come entrare in una sorta di fiera paesana dell'assurdo, in cui si incontrano e confrontano tendenze di ogni genere: gli arrangiamenti si susseguono come in un bestiario medievale, il tutto con una sapienza stilistica, una freschezza ed un'originalità compositiva davvero rimarchevoli.
Inutile nascondere che questo tipo di CD sia quello che riceviamo più volentieri ed il motivo è presto detto: capita abbastanza spesso di sentire (sarà certamente capitato anche al lettore) le persone in Italia lamentarsi di ascoltare sempre il genere: solita musica, che poi cambia a seconda del momento, delle mode e delle tendenze. Per chi non avesse mai fatto l'esperienza, recensire CD significa a volte trovarsi nella stessa situazione, solo elevata all'ennesima potenza, a causa del fatto che si ricevono i dischi e si ascolta musica che non si conosce, con una frequenza sensibilmente superiore a quella dell'ascoltatore "normale". Questa circostanza, qualora si attraversi un periodo di generale piattezza od omologazione nelle proposte, da, a volte, la sensazione di ritrovarsi sperduti in un oceano di cose già sentite (e tuttavia da risentire), al di là dei tentativi delle band di proporre qualcosa di nuovo.
I Maniscalco Maldestro sono del tutto scevri dalla perniciosa mania di imitazione che sembra pervadere parte del movimento, e questo li rende, ai nostri occhi, una piacevolissima novità, da annoverare nel ristretto numero di band italiane che, negli ultimi anni, siano riuscite a proporre qualcosa che non fosse stato sperimentato in precedenza in qualche altro paese o da qualche altra band.

Chiaramente le influenze musicali ci sono e si possono rintracciare (a me sono venuti in mente i meravigliosi Mr.Bungle di Carusel ed Egg, Frank Zappa, oltre ad altre band italiane ed internazionali, tra cui citerei quantomeno i Quintorigo, per la suddetta tendenza a suonare una specie di "popolare sagra della musica"), ma tuttavia questi richiami non risultano mai derivativi e non rischiano di infastidire l'ascolto, permettendo, anzi, di focalizzare maggiormente l'attenzione sulla proposta del quartetto toscano. La band si lancia in sfuriate rock 'n roll, passaggi bandistici, arrangiamenti pop o metal, senza mai risultare banale o sgradevole, e riuscendo a proporre una miscela interessante e di classe. Gli episodi che, per ora, mi sono rimasti maggiormente impressi, sono la (davvero ottima) Anima Dolosa, e la buonissima Miscuote... Mincanta, pezzo del tutto fuori dagli schemi eppure perfettamente in grado, a nostro parere, di essere destinato all'emittenza. Suppongo tuttavia che con il tempo il novero dei brani tenderà ad allargarsi, perchè davvero tutte le song si propongono ad alto livello e sono dotate di momenti interessanti e capaci di restare in mente a lungo. Questo piccolo miracolo è reso possibile da uno stile convincente e peculiare che sostiene e pervade gli equilibrismi tecnici della band e rende possibile, per esempio, amalgamare uno strumento particolare come la fisarmonica al resto degli arrangiamenti, senza che nulla dia la sensazione di essere messo lì a caso.

Questo 2006, per i CD italiani, è iniziato decisamente nel migliore dei modi, speriamo che l'andamento si mantenga su questi standard (non sarà facilissimo) e godiamoci questi Maniscalco Maldestro. Questo è il tipo di band che farei sentire ad un collega straniero per fargli fare un'idea di quali siano attualmente le tendenze interessanti della musica italiana, insieme, naturalmente, ad alcune altre cose tutte differenti, ma ugualmente belle.
Complimenti.

VOTO Prima Recensione: 84



Seconda Recensione di: Daniele Borghesani "Sasha"
Passi un ultimo dell’anno sottotono (per lasciare a casa il francese, altrimenti si potrebbe dir di peggio) e che ti capita tra le mani il giorno dopo? Una donna!?!
No, non quella, bensì un album di un gruppo – incredibile a dirsi – italiano, che canta in italiano e che per di più ti sa pure stupire. E tutto ciò il primo gennaio, addirittura, non un giorno a caso! Che sia un segno del destino!? Bah…
Il gruppo in questione proviene da Volterra, e chiamarli originali sarebbe dir poco. Dopo un paio di demo, alcuni anni orsono, propongono ora il loro primo full-length: una rivisitazione ironica e intelligente della favola di Pinocchio che tanto è stata cara ai più nel loro incosciente periodo infantile. Il genere...!? Lasciamo perdere.

Si parte subito in quarta. Già dalla prima Miscuote… mincanta sono chiare alcune spettacolari peculiarità del disco: il ritmo incalzante e fuori dagli schemi (oserei dire folle rock’n roll), la fantasia compositiva, e inoltre la spontanea teatralità della voce del cantante. Il riferimento ai System of a Down è immediato, ma si ha la sensazione che da loro abbiano preso più l’atteggiamento che non altro: infatti la traccia (come del resto tutto l’album) mantiene costantemente un’ottima ascoltabilità (senza “offendere” l’orecchio, come invece si prefiggono di fare molti pezzi dei System of a Down), e non sembra affatto che abbiano tentato qualche sorta di palese scopiazzatura del loro stile (ottenendo così nel complesso una forte tinta personale). La successiva Carta-stagna parte con un walkin’ bass da intrigante sagra di paese (un po’ più sadica, a dire il vero), e in essa esordisce un altro bel tocco d’originalità, ossia il folk: italiano, naturalmente, quindi stacchetti di tarantelle, powered by fisarmonica, mandolino e cose così. Il tutto a fondersi col crossover delle chitarre distorte e del cantato del ritornello. Passando a Metaformosi plausibile ci si immerge in uno scanzonato rhythm & blues dal sapore retrò, corredato da una batteria sfiorata ma sempre pronta ad esplodere e da dei coretti scanzonati. La successiva Ego sembra quasi una jam session jazz-style, costituita da un mix di strumenti quasi volutamente scoordinati tra i quali emergono un prolungato quieto assolo di chitarra alla Hendrix dal fare spontaneo, una tendenza surf di tarda serata e una voce che bisbiglia in modo acido più che cantare. Il ritmo incalzante e le chitarre pesanti tornano poi di gran lena in L’età del bisturi, punk-crossover mischiato ad inserti orientaleggianti, traccia seguita da una cartoonosa Fase 5: metabolismo: anche qui riff pesanti, intervallati da cadenzate sezioni sul demenziale con tanto di coretti in falsetto. Si continua con l’allucinata Anima dolosa, e con la successiva Geometria affabile, nella quale gli stacchetti retrò basso-e-piatti-appena-sfiorati s’uniscono ai soliti coretti, e con un ritornello che (nel ritmo e nel setting delle chitarre) ricorda No one knows dei Queens of the Stone Age. Un sfuriata heavy metal appena accennata verso la fine lascia di seguito il passo a Giro immobile, dove un orecchiabile ritornello sembra assediato in mezzo ad improvvisi stacchi rock deliranti (resi perfettamente dalla voce dissennata del cantante) che si alternano sempre stile System of a Down a parti quasi ska e altre quasi liscio (!?), corredate dagli immancabili coretti in falsetto. Spazio poi alla poco più sobria 8 di mattina (dove è la chitarra acustica ad avere il sopravvento rispetto a tutto il resto), che traghetta poi verso Distanze (liscio, fisarmonica e mandolino a braccetto con lenti riff di chitarre elettriche), per terminare infine con Silenzio di cartapesta, altro gran pezzo perfettamente in stile con la follia del resto dell’album (con in più qualche distorsione sulla batteria).
Il risultato di questi 45 minuti è… mamma mia, uno spettacolo! Un intruglio originale e perverso di una camionata di generi diversi, dai pesanti riff crossover alle orecchiabili melodie rock, dagli inserti di italianissimo folk al rhythm & blues, tutti amalgamati insieme a formare un lavoro d’una personalità unica e sorprendentemente coinvolgente, audace (perchè senza dubbio lo vuole essere) e spiazzante. Da sottolineare infine le ottime doti tecniche del gruppo, e in particolare la psicolabile teatralità del cantante (che ho apprezzato in modo particolare).

Un album insomma che denota delirio e probabile pazzia galoppante, ma anche strepitosa genialità. E questi ragazzi di Volterra ne hanno a palate: di entrambe le cose!
Bel lavoro!!

VOTO Seconda Recensione: S.V.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
38.33 su 36 voti [ VOTA]
NO PISA
Lunedì 9 Gennaio 2006, 18.17.09
2
Bartalozzo...Gay
Gofro
Lunedì 9 Gennaio 2006, 16.13.08
1
miscuote ... mincanta maldestramente
INFORMAZIONI
2005
Videoradio
Crossover
Tracklist
1) Miscuote...Mincanta
2) Carta-Stagna
3) Metamorfosi Plausibile
4) Ego
5) L'Età Del Bisturi
6) Fase 5: Metabolismo
7) Anima Dolosa
8) Geometria Affabile
9) Giro Immobile
10) 8 Di Mattina
11) Distanze
12) Silenzio Di Cartapesta
Line Up
Antonio Bartalozzi : Vocals, Guitar
Lorenzo Franchi : Guitar, Vocals
Bruno Salvadori : Bass
Stefano Toncelli : Drums, Vocals
 
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