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Ten Years After - Ten Years After
( 3998 letture )
La storia dei Ten Years After è la storia di Alvin Lee, leader carismatico e virtuoso chitarrista, protagonista nel corso del festival di Woodstock (1969) di un assolo di chitarra, durante il brano I'm Going Home, che entrerà nella leggenda della musica rock. Recentemente deceduto per le complicazioni seguite ad un intervento chirurgico, Lee è stato un protagonista predestinato ed assoluto, sulla scena come in tutte le fasi della composizione e della produzione della sua musica: nativo di Nottingham, iniziò a suonare giovanissimo sull’onda del successo del rock’n’roll di matrice americana e, in seguito alle esperienze accumulate al seguito di Ivan Jay & The Jaycats prima e The Jaybirds poi, si trasferì nel 1966 a Londra insieme al bassista Leo Lyons, dove conobbero il batterista Ric Lee e diedero forma con il tastierista Chick Churchill ad una line-up storica. Alvin riuscì in breve tempo a farsi un nome e la sua band divenne una delle attrazioni fisse del panorama londinese, al punto che anche la Deram, sussidiaria prog della Decca, dovette provvedere a mettere il gruppo sotto contratto e curare la pubblicazione dell’omonimo debutto Ten Years After, prodotto da Mike Vernon e Gus Dudgeon.

L’edizione originale dell’album prevede una scaletta di nove brani, che si apre sulle note rock’n’roll e honky-tonky di I Want To Know: singolo disimpegnato di poco più di due minuti, la canzone si avvale dell’introduzione di Paul Jones (Led Zeppelin) e presenta chitarra ritmica e pianoforte sul lato destro, basso batteria ed assolo di chitarra sul lato sinistro, con la voce nel mezzo a fare da collante. Incalzante, energico, ben arrangiato in modo da rendere semplice un intreccio elegante, questo inizio è perfetto per descrivere, con sintesi efficace, qualità e quantità intrinseche della band. I Can’t Keep From Crying, Sometimes è invece una suite soffusa e complice, lo sciabordio di un’onda che ritorna ossessiva, e piano piano crescente. Litania schiumosa, silenzi autunnali, lutto e struggimento d’amore sono contemplati, sublimati, dilatati, illuminati delicatamente dalle tinte brillanti dei piatti di Ric Lee ben in evidenza, che una speranza di redenzione sembrano concederla, sotto sotto. Gli assoli di chitarra che riempiono la parte centrale del brano sono fraseggi che procedono per tentativi e continui aggiustamenti, forze ribelli progressivamente incanalate, atmosfere che si fanno gravi ed adulte dal quarto minuto per poi tornare alla sabbia umida, accarezzata dal mare, dei secondi iniziali. I suoni di Ten Years After sono puliti ed ariosi, straordinariamente attuali e prossimi, benchè al servizio di uno stile blues-rock radicato nel suo tempo. Adventures Of A Young Organ, che credevo maliziosamente dedicata ad un organo del corpo umano, è invece un divertissement strumentale che vede l’organo di Chick Churchill e la chitarra di Lee riempire la scena e colorarla di spunti vivaci, forti dell’energia tipica dell’improvvisazione, ricongiungendosi solo nell’affrettato finale. Basta poco per cogliere, nell’alternanza di brevi parentesi veloci e momenti musicalmente più complessi, la doppia faccia di questi Ten Years After all’esordio: l’amorosa Spoonful, cover di Willie Dixon al pari di Help Me, sta alla canzone che l’ha preceduta come I Can’t Keep From Crying invitava alla riflessione dopo la carica giovane di I Want To Know. Avanti e indietro, la band torna nuovamente a rallentare il ritmo con una sperimentazione elegante, un’aspirazione matura ed un minutaggio ambizioso che supera di poco i sei minuti. Non siamo forse in territorio propriamente progressive, dal momento che le strutture appaiono comunque stilisticamente di genere e manca la novità fuori dalla comfort zone, ma si avverte la volontà di staccarsi per un attimo dalla forma-canzone, ed in particolare da quella rock’n’roll presa come principale riferimento (Losing The Dogs ricorda a tratti Johnny B. Goode ed azzecca con il suo testo un crudo spaccato di attualità e vita vissuta), per tentare un approccio più elaborato, libero di ripetere, rivedere, interiorizzare e restituire un risultato sempre finemente diverso da quello precedente. Feel It For Me è probabilmente tra le mie preferite, perché ben strutturata, ed in grado di abbinare in una durata modesta un cantato melodico e fascinoso (stracolmo di “babe” e “love”), un vorticoso pianoforte in sottofondo, una cantilena di chitarra ed un assolo finale di apprezzabile fattura: la canzone è una Woodstock in miniatura, ricca di energia e di virtuale partecipazione, colma di ritmo ed allo stesso tempo di sentimento, vibrante ed accentata, mai compiaciuta della propria direzione sicura. Love Until I Die aggiunge la fisarmonica per dare un arioso tocco di country rock, confermato dall’andamento rilassato e rustico della successiva Don’t Want You Woman: sentimenti semplici, figure terrene, quadretti immediati e polverosi sono i tratti di un rock dalla forma qui essenziale eppure ricco di suggestione e vivido colore. Poche frasi ed un assolo di chitarra acustica bastano alla sensibilità di Alvin Lee per dare corpo ad un ascolto piacevole e filante, digeribile ai più, sfizioso appetizer prima della portata principale dell’intero disco, costituita dai quasi dieci minuti della conclusiva Help Me. La traccia con la quale i Ten Years After suggellano il loro esordio è una suite di estrema musicalità che, partendo da un giro classico, riesce a costruire una giostra di sorprese barocche: gli effetti di eco, le improvvise sferzate di chitarra e batteria, la tecnica chitarristica e comunicativa esibita da Lee attraverso le sei corde della sua Gibson E-335 -che in questo frangente sembrano decisamente meno affidate all'improvvisazione- testimoniano di una maturazione avvenuta nello spazio temporale di un solo disco, ricercando una complessità espressiva che raccoglie sotto un’unica chioma tutto quanto disseminato, sospirato e dischiuso nel corso delle tracce precedenti. Help Me è un movimento vorticoso ed ipnotico che divora vorace il suo tempo, è un testo pieno di cose non dette, è l’ambizione di un progetto musicale tradotta in ritmo, in sonorità avvolgente e perfetta, professionale ed astratta che permette finalmente di cogliere le sfumature del lavoro di ogni singolo musicista.

Ten Years After è un disco di bilanci e rendiconti, una progressione continua, una crescita inarrestabile che prima omaggia le sue rockeggianti radici, per poi attirarle in una cornice più complessa ed elaborata, capace di mettere un piede nel decennio successivo con un congruo anticipo di tre anni. L’album va assunto preferibilmente tutto d’un fiato per coglierne le conclusioni in rapporto alle premesse, le variazioni di moto, il gioco dei contrappesi, gli stati d’animo diversi che vanno a ricomporsi. Alvin Lee e compagni propongono una rielaborazione rock che mai sacrifica la musicalità alla propria visione, e dimostrano una maturità ed una consapevolezza che sarebbero state poste a fondamento di una carriera durata quasi cinquanta, lunghi anni. L’ascolto è piacevole e stimolante, ancora oggi, sufficientemente rock nelle sue trame più articolate, ormonale e ribelle negli episodi più brevi ed atmosferico sulle distanze allungate: in questo senso Ten Years After è trampolino, parabola, circolarità e metafora universale.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
92.66 su 3 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 15.27.39
4
Rock blues vero e della miglior specie. Help me è uno dei vertici del "blues bianco" con un Alvin Lee degno contraddittore di Clapton e Bloomfield. Altrettanto magnifiche I Can’t Keep From Crying, Sometimes, Don’t Want You, Woman e la jazzata Adventures Of A Young Organ
jek
Mercoledì 3 Aprile 2013, 20.25.24
3
Che bel disco. Adoro questo rock imapastato ancora con un blues cattivo e "demoniaco". Alvin graffiafa già, un grande. R.I.P.
LORIN
Mercoledì 3 Aprile 2013, 19.53.26
2
Grandissimo disco,grandissima band,grandissimo chitarrista.
Galilee
Mercoledì 3 Aprile 2013, 17.50.50
1
Grandissimo disco di rock blues!
INFORMAZIONI
1967
Decca Records
Rock/blues
Tracklist
1. I Want To Know
2. I Can’t Keep From Crying, Sometimes
3. Adventures Of A Young Organ
4. Spoonful
5. Losing The Dogs
6. Feel It For Me
7. Love Until I Die
8. Don’t Want You, Woman
9. Help Me
Line Up
Alvin Lee (Voce, Chitarra)
Chick Churchill (Organo)
Leo Lyons (Basso)
Ric Lee (Batteria)
 
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