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The Modern Age Slavery - Requiem For Us All
( 3142 letture )
Dall’Emilia con furgone.

The Modern Age Slavery è una di quelle realtà musicali di cui in Italia si dovrebbe andare fieri. La loro carriera è simile a quella di altre band internazionali che, già coi primi lavori, si sono distinte anche oltre i confini nazionali. Poi, sulla scia di quanto realizzato agli inizi, sono riuscite a costruirsi nomi che garantiscono automaticamente popolarità e concerti pieni.
Per analogia col prodotto di cui si parla oggi, mi vengono in mente nomi quali Nile, Behemoth, Aborted e primi Decapitated. Sono solo alcuni tra gli esempi che qualche anno or sono hanno fatto sperare in un ‘novum organum’ su cui si sarebbe basato il death metal nei tempi a venire. Tant’è che i loro prodotti hanno anche favorito la nascita di tanti altri gruppi, i quali si sono sempre più ispirati ad una nuova fase del metal estremo, innalzando il tasso tecnico e coadiuvandolo con idee alterne e più varie rispetto agli inizi.

E’ proprio questo il lavoro di ricerca proposto in Requiem For Us All, ma il dato che riempie ancor di più di speranze è fornito dal salto qualitativo che i cinque italiani sono riusciti ad imprimere all’album, in soli cinque anni dalla loro nascita.

Parafrasando un celeberrimo film e dando un’occhiata alla carriera della band, verrebbe da pensare “Dall’Emilia col furgone”, ed è proprio così. I nostri sono cinque ragazzi semplici che, da fine 2007, realizzano quel che ogni realtà musicale esordiente dovrebbe mettere in pratica: farsi il mazzo. Si suona, si guida, si compone e si macinano chilometri, ovunque ci sia la possibilità di farsi notare. E’ per questo, oltre che per le qualità tecniche, che i The Modern Age Slavery andrebbero già guardati come riferimento, e non solo per le note. Quando poi c’è anche la qualità compositiva, allora le occasioni che arrivano possono essere capitalizzate.
Il capitale espresso da questa libera associazione di trapanatori sonici è fornito da Requiem For Us All, un album che se fosse stato targato a stelle e strisce probabilmente avrebbe attirato etichette ben più importanti, ma si sa, noi siamo esterofili in maniera direttamente proporzionale all’indifferenza che dall’estero riceviamo.

Tornando ai dettagli del disco, è bene sottolineare non solo l’aspetto esecutivo, altrimenti si correrebbe il rischio di lasciar fraintendere i contenuti presenti. L’album non è solo un insieme di passaggi ad alto coefficiente tecnico, ma è un’opera a tutto tondo che deve certamente essere identificata negli ambiti death, ma che pesca il meglio di tale genere. Non vi sono fossilizzazioni su determinati schemi che nell’old school devono essere accettati quali dogmi, al contrario i The Modern Age Slavery si sforzano per riempire il lavoro di tante sfaccettature che si posizionano nei vari estremi del metal. Non fosse stato così, l’album sarebbe finito per essere una delle troppe riproposizioni che abbiamo avuto l’onere di ascoltare negli ultimi anni. Gli emiliani, invece, spaziano molto, passando dai classici tempi tirati, ai blast beat, alle stoppate più frequenti nel deathcore, per continuare col groove, il cantato growl e lo scream, regalando perfino qualche spunto atmosferico, senza cedere alla tentazione della violenza tout court.

Anche il lavoro di produzione segna un punto a favore perché non registra eccessi, né per quanto attiene la pomposità di alcuni suoni a cui ci siamo dovuti abituare ultimamente, né per il verso opposto relegandosi su sonorità francamente sorpassate.
Sia chiaro, attraverso tutti i pensieri precedenti non si vuole affermare che i nostri siano già al livello dei migliori Behemoth o dei Nile più ispirati, però la strada intrapresa è quella giusta e per il salto definitivo è auspicabile che serva solo altro tempo.

Cos’altro aggiungere? Vi piace il death metal, in particolar modo tutti quei gruppi che si sforzano di andare oltre i nomi tutelari che da venti anni propinano il solito hamburger scongelato? Bene, allora fatevi sotto, perché con Requiem For Us All abbiamo un filetto di prima scelta. Se poi siete gente da autogrill, allora lasciate perdere: non sareste in grado di apprezzarlo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
83 su 6 voti [ VOTA]
Vittorio
Domenica 17 Novembre 2013, 23.49.22
5
Uno dei migliori album del 2013. Punto.
marduk
Mercoledì 10 Aprile 2013, 19.57.13
4
visti 2 volte dal vivo e spaccano davvero i culi....tra le migliori realtà del meraviglioso panorama death italiano....supporto totale
Michele
Mercoledì 10 Aprile 2013, 14.00.00
3
Grandi Modern!! quest'album lo aspettavamo da parecchio.. e ha ripagato le attese!! \w/
LAMBRUSCORE
Martedì 9 Aprile 2013, 13.12.04
2
Bravi davvero, poi col Cocco e il Mibbe ci conosciamo da anni, anche per me meritano, spero di rivederli live presto....
Evil Never Dies
Martedì 9 Aprile 2013, 12.16.20
1
grande band!!! abbiamo fatto da supporto a caserta, livello altissimo!! supportate please
INFORMAZIONI
2013
Pavement Entertainment
Death
Tracklist
1. Requiem For Us All
2. The Dawn Prayer
3. Obedience
4. The Silent Death of Cain
5. Ivory Cage
6. Opiate of the Masses
7. Slaves of Time
8. Icon of a Mad World
9. Requiem to My Nation
10. Arise
Line Up
Giovanni Berserk (Voce)
Luca Cocconi (Chitarra)
Simone Bertozzi (Chitarra)
Mirco Bennati (Basso)
Stefano Brognoli (Batteria)
 
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