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Axel Rudi Pell - Live on Fire
( 1784 letture )
Di Axel Rudi Pell si è probabilmente già detto, scritto ed ascoltato molto. Presente su Metallized con una nutrita serie di recensioni, che salvo un paio di scivoloni si attestano su una oraziana “aurea mediocritas”, il prolifico chitarrista tedesco si ripresenta con un doppio live registrato in occasione di un concerto sold-out tenutosi a Colonia nel corso del Circle Of The Oath Tour. Al “German Guitar Wizard”, come è soprannominato Axel, va riconosciuto l’indubbio merito di aver saputo aggregare intorno alla sua persona, nel corso degli anni, artisti internazionali di indiscutibile calibro: da Jorg Michael a Bob Rock, da Jeff Scott Soto a Mike Terrana, che ritroviamo volentieri dopo la malattia che lo aveva afflitto, è chiara la capacità in capo a Pell di pianificare con precisione teutonica una carriera che sembra averlo messo al riparo dall’evoluzione degli stili, dalle bizze del mercato e dalle finte rivoluzioni delle mode del momento. Ad oltre dieci anni di distanza dall’ultima uscita ufficiale dal vivo (Knights Live è infatti del 2002), il virtuoso delle sei corde fotografa col supporto di una all-star band tedesca-americana uno degli anni di maggiore successo discografico della sua carriera (iniziata con gli Steeler nel 1980), grazie agli ottimi risultati ottenuti dallo studio-album Circle Of The Oath nelle classifiche di mezza Europa. Live On Fire, che si presenta in una moltitudine di formati per soddisfare anche il collezionista più avido, intende offrire tutto il genuino sudore dell’esperienza dal vivo e la SPV/Steamhammer ci garantisce nelle note di produzione quel sapore senza filtro che solo la totale assenza di overdub può regalare.

Il primo dei due CD che compongono il sontuoso pacchetto si apre sulle note della breve The Guillotine Suite: il pubblico delle prime file accompagna il ritmo battendo le mani, l’attesa è trepidante e l’atmosfera sufficientemente calda per il terremoto che di lì a poco arriverà sulle note della riffata Ghost In The Black. La resa sonora del disco è buona, ma non ottimale: i suoni sono persino troppo nitidi e brillanti, il rullante di Terrana è riverberato come si faceva quando ero piccolo e nonostante la sbandierata assenza di ritocchini l’impressione è quella di elementi presi singolarmente e poi ricomposti con una buona dose di artificio. Voce cori e basso appaiono tra i contributi più sacrificati, con chitarra e batteria a farla invece da padroni. Si tratta di una ricostruzione sonora piuttosto algida, analitica, quasi privata del calore della componente umana e con la quale si fatica ad entrare in sintonia: Live On Fire non è un disco di respiri, di sguardi, di storie e di dialoghi, ma si presenta al contrario come uno showcase di effetti speciali e pura perizia tecnica. La novità, se di novità si può parlare, risiede nei diversi medley in scaletta, che ripropongono vecchi successi e cover in una veste inedita: The Masquerade Ball, Casbah, Dreaming Dead ed un assaggino insapore di Whola Lotte Love, Mystica / Mistreated e Tear Down The Walls/Nasty Reputation non vengono però ricondotte ad un unico filo conduttore, ma semplicemente eseguite una dopo l’altra, ciascuna in porzioni ridotte quando non addirittura brutalmente spezzate: va da sé che, leggendo i titoli sul booklet, viene meno anche il piccolo elemento sorpresa che poteva essere riservato al pubblico di Colonia e, appurata l’assenza di un qualsiasi arrangiamento di raccordo, ci si domanda per quale motivo si siano chiamati “medley” dei brani semplicemente riprodotti all’interno della stessa traccia. Unico elemento a beneficiare di questa scelta sono gli assoli, quelli di chitarra in particolare, che godono di spazi più ampi e dilatati all’interno dei quali insinuarsi: si tratta di momenti prevalentemente atmosferici, carichi più di attesa che di effettiva sostanza, con la sola cassa della batteria a scandire spesso il tempo sul quale le note si susseguono. L’assolo del mostruoso Mike Terrana dura quasi nove minuti e, per quanto possa fare la felicità degli appassionati batteristi all’ascolto, si tratta di un momento slegato dal contesto che, al di là del pregevole gesto tecnico (potenza e dinamismo sugli scudi, con tanto di intermezzi classici ed incursioni country), nulla aggiunge al già debole mood del concerto. Il quadro che ne risulta è quindi sbilanciato e, molto più semplicemente, privato di una componente visuale che potrebbe alterare in maniera significativa la godibilità di questo prodotto. Le canzoni incluse nel secondo CD sembrano più a loro agio nella veste cucita da questo live: nella ballad Oceans Of Time ritroviamo finalmente un senso della misura, una dimensione più umana ed autentica nella quale il pathos sembra prevalere sulla tecnica, complice un Gioeli impegnato non solo a pubblicizzare il disco appena uscito, ma anche a plasmare con raffinatezza lo stile per toccare con maggiore efficacia il cuore del pubblico. Lo stesso può dirsi per Circle Of The Oath ed il suo ritmato approccio folk-acustico: nonostante la canzone non meriti probabilmente di essere tirata -come la sfoglia per i cappelletti- lungo dieci minuti di esecuzione, nel suo lento e crescente incedere si saluta con favore la progressione invece dell’assalto e l’ascoltarsi reciproco dei musicisti, che ci immaginiamo finalmente complici sul palco piuttosto che piaciosi protagonisti di una clinic alla Musikmesse di Francoforte. Il resto in scaletta è composto da un’anonima Fool Kool nella quale si avvertono i fischi del microfono, da un assolo di tastiera durante il quale ho approfittato -senza sensi di colpa- per dare un’occhiata agli ultimi aggiornamenti su Facebook, da una confusa jam session che spezza un’altrimenti filante Carousel e, last but not least, da una Rock The Nation interrotta inspiegabilmente ed all’improvviso come le Ragazze del film di James Mangold (1999),proprio nel momento in cui, cedevole come una ragazza sfinita da un lungo corteggiamento, cominciavo a godermela. L’intenzione, sia chiaro, non è certo quella di sminuire il contenuto dell’album liquidandone in due righe i contenuti. La perplessità nasce tuttavia al momento di soffermarsi sulla qualità intrinseca dei brani, godevolissimi ma estremamente derivativi, e sulla discutibile necessità di immortalarli in una veste dal vivo che nulla di significativo -escludendo pertanto suoni più attuali ed il drumming di Terrana- aggiunge alle versioni originali.

Se ascoltata sul doppio dischetto argentato l’esperienza di Live On Fire suona prevedibile e musicalmente piatta ed è probabilmente nella più completa veste in DVD che l’operazione assume il suo senso più compiuto e multimediale: privato di questo supporto, al disco vengono dunque a mancare componenti fondamentali e significanti come le facce, gli sguardi, i sorrisi, i cenni, le canottiere e la rappresentazione di una folla in tripudio. Ci troviamo quindi davanti ad un disco/spot nel quale all’ascoltatore non viene nemmeno suggerito cosa immaginare, proprio perché la sua stessa presentazione formale non offre il fianco ad una critica, almeno, che lo renderebbe più vicino ed interessante. Il materiale proposto è generalmente gradevole, valorizzato da una formazione pimpante ed indubbiamente all’altezza, ma è solo nel corso delle tracce riarrangiate per l’esecuzione dal vivo che si giustifica l’essenza stessa dell’operazione live. In virtù di un contributo del pubblico abbastanza limitato (qualche coro in Strong As A Rock, Casbah), Live On Fire è un live matematico che piacerà tanto ai tedeschi e che si ascolta più col cervello che col cuore, ammirando l’imperturbabile solidità della sezione ritmica, l’ottima prestazione di un Gioeli sin troppo chiacchierone e le raffinatezze di Pell, variamente declinate in ritmiche, assoli e piccoli tocchi serviti ora con classe sfacciatamente esibita, ora con tocco più discreto. Quello che si discute non è pertanto la bontà del materiale proposto, che anzi si traduce in un hard rock professionale, pesante debitore nei confronti di Rainbow, Deep Purple, Ronnie James Dio, Ritchie Blackmore, Kiss e pure i Black Sabbath con Tony Martin alla voce, quanto piuttosto l’opportunità di riproporre -talvolta allungandolo e colorandolo di un’antipatica nota autoreferenziale- il medesimo materiale nel tentativo di rivitalizzarlo, rinfrescarlo e riservirlo. Recensioni come queste terminano di solito con l’espressione “operazione commerciale”, perché un po’ fa figo mettercelo, ed un po’ perché non si sa proprio come chiuderle. Senza scadere nella banalità, limitiamoci invece a registrare come Live On Fire, nella sua versione su disco, non aggiunga nulla ad una buona registrazione in studio, perché gli sporadici interventi dei fan, gli assoli interlocutori ed i medley incompiuti non bastano a dargli nuova linfa, robusto spessore ed illusoria tridimensionalità. Non è dato sapere se il limite risieda nello svolgimento del concerto in sé, o piuttosto nel modo in cui se ne è voluta conservare traccia: rimane comunque il dubbio e con esso l’auspicio, che l’edizione in DVD sia il mezzo ideale per cogliere quelle sfumature, quelle atmosfere e quelle espressioni di arte e maestria che al solo ascolto sono sembrate pesantemente trascurate.



VOTO RECENSORE
66
VOTO LETTORI
66.33 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 29 Aprile 2013, 13.59.26
4
Well, da Axel Rudi Pell, non ci si può aspettare niente di diverso, sopratutto in un live. Forse nei live metal (o in quelli che ho ascoltato recentemente...) manca quella tendenza presente nei live del passato di "dilatare" i pezzi, inserendo parti inedite, a volte veramente eccellenti (non è metal ma cito If There is Something dei Roxy Music da Viva! o Nantucket Sleighride dei Mountain da The Road Goes Ever On o la quasi totalità dei pezzi da The Song Remains the Same dei Led Zeppelin...). Va detto però che la capacità di Axel Rudi Pell di scrivere belle canzoni, molte altre band "power" se la sognano... Au revoir.
Radamanthis
Lunedì 15 Aprile 2013, 18.45.03
3
Si, ARP non da mai nulla di nuovo, il suo marchio di fabbrica è quello che piaccia o no e l'innovazione è vicina allo zero assoluto però, come ben dice sans alla fine ridi (di piacere intendo) e la voce di Gioeli è l'arma in più x questa band e questo compositore. Poi da lì a comprare questo live ne passa, ok, ma ascolto sempre volentieri le sue nuove uscite e un ascolto a questo non lo escludo!
sans
Lunedì 15 Aprile 2013, 18.01.59
2
è che i dischi di ARP sono esattamente come i film di Fantozzi: li rivedi la centesima volta, e sai benissimo che sbatterà contro quel palo, cadrà in quella buca, subirà questa o quell'angheria dal megadirettore di turno... lo sai già prima, eppure, quando lo vedi, ridi. Sempre.
Gokronikos
Domenica 14 Aprile 2013, 11.16.02
1
Recensione oggettiva e veritiera, live noioso. Quando uno crede che stia arrivando la botta... pam! Si ferma tutto. Un solo appunto al recensore, troppe parole per un doppio cd veramente noioso.
INFORMAZIONI
2013
SPV/Steamhammer Records
Heavy
Tracklist
CD1
1. The Guillotine Suite
2. Ghost In The Black
3. Strong As A Rock
4. Before I Die
5. The Masquerade Ball / Casbah / Dreaming Dead / Whole Lotta Love / Dreaming Dead
6. Drum Solo
7. Mystica / Mistreated / Mystica

CD2
1. Oceans Of Time
2. Circle Of The Oath
3. Fool Fool
4. Keyboard Solo / Carousel / Jam / Carousel
5. Tear Down The Walls / Nasty Reputation
6. Rock The Nation
Line Up
Johnny Gioeli (Voce)
Axel Rudi Pell (Chitarra)
Ferdy Doernberg (Tastiere)
Volker Krawczak (Basso)
Mike Terrana (Batteria)
 
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