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Visions of Atlantis - Ethera
( 1853 letture )
Viene da chiedersi se le critiche abbiano ancora una loro utilità, se il lavoro svolto dai recensori di tutto il mondo, le tante parole spese, servano a qualcosa. Ce lo si chiede nel momento in cui una band da molti giudicata a malapena entro i limiti della mediocrità, ma spesso anche peggio, si ripresenta al mondo intero con un nuovo album incapace di segnare il punto di svolta, ma allo stesso tempo non abbastanza negativo da affossare in via definitiva un monicker che finora poco ha avuto da dire. È il desiderio di rimettersi in gioco o pura pretenziosità ad aver fatto sì che i Visions of Atlantis tornassero sulle scene con un album -l’ennesimo- dal sapore insipido come questo Ethera? Né bene né male, né caldo né freddo. Il nuovo lavoro della band austriaca si fa apprezzare giusto un poco di più rispetto al precedente Delta ed all’EP pubblicato un paio d’anni fa, intitolato Maria Magdalena, ma ancora non basta per decretare a parole chiare quel successo, quel concreto passo avanti, quel progredire qualitativo e sostanziale che tutti -o perlomeno molti- chiedevano a gran voce. A trarre in inganno potrebbe giocare il buon lavoro in fase di produzione e l’ottima resa sonora degli strumenti, potenti al punto giusto, calibrati nei volumi e mai eccessivi nella loro presenza. Anzi, molti ammetteranno che il reparto strumentale si meriterebbe qualche lode in più, un merito a sé stante, visto che a demoralizzare noi ascoltatori saranno perlopiù le due voci, mai vere protagoniste, spesso ridondanti e a volte addirittura fastidiose. Sia chiaro, non è l’alternanza tra la voce maschile e quella femminile a fornire un risultato negativo al tutto, piuttosto l’effettiva mancanza di personalità e di carisma dei due singoli membri della formazione austriaca, tali Mario Plank e Maxi Nil. Le canzoni in sé si lasciano ascoltare senza particolari problemi -vale la pena precisare anche questo-, ma è evidente il difetto principale di ognuna di esse: l’assenza di un elemento che ne possa risaltare una piuttosto che un’altra. Manca, dal primo all’ultimo minuto, una vera e propria hit, o comunque una canzone in grado di regalarci qualche emozione in più, di rimanerci in testa per più di una manciata di minuti, la dimostrazione che si stanno suonando dei pezzi con un significato e non si sta solamente eseguendo meccanicamente il proprio lavoro. La solita formula trita e ritrita non potrà avere vita lunga, molto meglio sarebbe ricercare degli spunti che possano differenziare il proprio operato da quello di un’altra band. Ovvio, direte voi. Ma forse qualcuno non vuole ancora capirlo.

Il difetto evidenziato in precedenza ha però un risvolto della medaglia, in quanto, grazie alla mancanza di canzoni di spicco, l’album scorre fluido e costante sui binari di un symphonic metal che ammicca spesso e volentieri al power, specialmente per quanto riguarda i ritmi imposti da un Thomas Caser in ottima forma e ben disposto nei confronti del suo doppio pedale. I Nostri prediligono anche l’inserimento di alcuni elementi elettronici, con effetti di tastiera che si fanno apprezzare e non risultano mai eccessivamente fuori luogo. Delle undici tracce qui presenti ne troviamo comunque una buona parte di apprezzabili, come l’iniziale The Ark, in cui molto positivo risulta l’apporto del chitarrista Cris Tian (nel complesso autore di una prestazione su livelli medio-alti), le centrali Vicious Circle, Hypnotized e Tlaluc’s Grace, in cui la prima è uno dei pochi episodi che si avvale di una presenza vocale degna di tal nome, la seconda possiamo dire che ci prova ed in parte ci riesce, mostrandoci qualcosa di buono solamente da metà in poi, mentre la terza è quasi interamente sorretta da un Cris Tian sugli scudi e dalle gradevoli atmosfere infuse dalle tastiere. Cave Behind the Waterfall e Bestiality vs. Integrity sono gli altri due momenti del disco che si pongono al di sopra della sufficienza; la prima punta tutto sulla melodia, tanto vocale quanto strumentale, ma non sembra mai arrivare al punto, inseguendo le strofe e i ritornelli senza colpire più di tanto nel segno, mentre la seconda avrebbe tutte le potenzialità per essere il pezzo da novanta dell’album, ma anch’essa manca continuamente l’obiettivo, dimostrandosi una canzone buona e godibile, ma nulla di più.
Per il resto, si segnala solamente qualche scintilla in Burden of Divinity ed in A.E.O.N. 19th, canzoni che però non soddisfano nella maniera che vorremmo.

Con Ethera, dunque, i Visions of Atlantis non arrivano ancora a dimostrare la loro -presunta- bravura. Perché di questo si tratta, non certo di professionalità, dato che il tutto sembra essere stato curato nei dettagli (un discorso a parte meriterebbe il trascurabile artwork), con suoni calibrati, puliti e pompati al punto giusto, canzoni comunque curate in maniera adeguata, seppur con pochi riscontri dal punto di vista della qualità e della bellezza finale della musica in sé. Cosa aspettarsi dal futuro? Probabilmente il momento ottimale per far uscire “il grande album”, il punto focale di un’intera carriera artistica, è già passato e non arriveremo mai a parlare dei Visions of Atlantis come di una grande band, relegando i cinque austriaci ad un’esistenza da comprimari. Se sarà sempre così o se invece si arriverà ad una qualche svolta in positivo sta solo a loro dimostrarcelo.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
58.1 su 10 voti [ VOTA]
tonikgin
Venerdì 19 Aprile 2013, 20.17.36
17
Flight666@Si hai ragione, e forse dovevo premettere che non mi riferivo a te e alla tua recensione, che tra l'altro trovo molto ben fatta, ma il mio discorso era puramente incentrato sull' utilità e il senso della critica in generale. A me ad esempio, piace molto leggere le recensioni, ma ormai lo faccio più per il gusto del "gossip" e della curiosità che per altro.Voglio dire che non mi affido più ad una recensione per decidere l'acquisto di un disco, e credo di non aver sbagliato poi molto nel tracciare l'identikit di molti tuoi colleghi.
Flight 666
Venerdì 19 Aprile 2013, 17.49.39
16
Credo di aver capito il tuo punto di vista e ti rispondo dicendo che innanzitutto non è assolutamente necessario che un disco sia un capolavoro per poterne parlare bene. Un esempio: ci sono un sacco di band emergenti o al primo album che sfornano un sacco di buone idee. Il problema è solo che con l'ascolto continuo e ripetuto dopo un po' si capisce che di band davvero originali ce ne sono ben poche, e non voglio nemmeno incolpare troppo alcune di quelle che potremmo definire "poco originali" o "poco innovative" perché non è colpa loro se suonano un genere sorto venti o trent'anni prima. Il nuovo lavoro dei Visions of Atlantis è indubbiamente un qualcosa di sentito e risentito e proprio per questo dopo un po' stanca. Il fatto che a qualcuno potrà piacere lo stesso non cambia niente, anche a me non è dispiaciuto così tanto, sennò gli avrei dato un voto ben inferiore. Non si vuole per forza che un gruppo inventi sempre cose nuove, però perlomeno si spera o che faccia più che bene cose "vecchie" o che sappia imprimere la giusta personalità alla propria musica, così da distinguerla anche se confinata entro un genere stracolmo di proposte. Spero di aver chiarito la mia visione!
tonikgin
Venerdì 19 Aprile 2013, 16.10.04
15
Flight666@ per quello che può contare la mia opinione, ho sempre pensato che le critiche e i critici siano completamente inutili (senza offesa). Secondo me il momento della recensione diventa il pretesto per dimostrare quanto il critico di turno abbia "l'occhio lungo" e ne sappia sempre di più rispetto ai comuni mortali. Ho preso tante di quelle incu..te comprando dischi basandomi sulle recensioni che ho perso il conto... Alla fine questo disco non l'ho ascoltato, ma ho i precedenti lavori, e per carità, pur non avendo inventato niente (ma chi è che inventa veramente?) fanno musica piacevole e fatta bene. Per parlare bene di un disco deve essere solo un "capolavoro"? Ed anche qui dovrebbero spiegarmi cosa serve e quale è il metro per decidere che una cosa è capolavoro; a quanta gente piace? quanti dichi vende? quanti critici ne palano bene e quanti ne parlano male? Certo ci sono cose che passano alla storia e che quindi assumono uno Status, che comunque può essere sempre messo in discussione...
Fabietto
Venerdì 19 Aprile 2013, 15.56.24
14
Pure io ho questo dubbio....
Marco
Venerdì 19 Aprile 2013, 15.18.48
13
Maxi Nil in questo album sarebbe una gnocca con velleità operistiche?????ma l'avete ascoltato questo album???????
Fabio II
Giovedì 18 Aprile 2013, 14.09.53
12
Quoto Le Marquis al 100% , e' quello che ho sempre pensato anch'io. Che band magiche quelle che hai segnalato; ho recuperato anche gli Hatfield and the North, grandissimi!
Le Marquis de Fremont
Giovedì 18 Aprile 2013, 13.38.43
11
Voilà, Monsieurs Prometheus et Marco. E' una vecchia querelle e inoltre è una mia opinione che non significa mancare di rispetto a chi ama questo genere (o sotto-genere) di musica. Qui si danno opinioni. All'inizio, i Nightwish erano piaciuti molto anche a me e l'idea di un misto symphonic + metal + female fronted + "la bella e la bestia" era indubbiamente originale. Il female fronted lo avevano già visto, quelli della mia generazione, con i Renaissance o i Fairport Convention, Pentangle e Steeleye Span. I primi Nightwish hanno scritto belle canzoni e hanno avuto successo. Soprattutto questo ultimo aspetto, ha portato alla creazione di centinaia di cloni. E a cucinare la stessa ricetta: cantante possibilmente "gnocca" e con velleità "operistiche" + un contraltare maschile che canta in growl + tastieroni come se piovesse. E il songwriting? Era impossibile che tutte le centinaia di band cloni, scrivessero tutte cose originali e sopratutto belle. Era impossibile. Ed infatti, se si esclude qualcuno (WT, o Veland ad esempio) i vari Epica, Imperia, After Forever, Leave's Eyes, ecc. hanno sfornato grandi quantità di album (+ EP, single, Mix e Remix) da cui si estraggono solo pochissime belle canzoni. Ma c'è chi continua e continua a ricopiare lo stesso cliché. Sono più metal del metal? Può darsi. Ma che palle... Au revoir.
Prometheus
Mercoledì 17 Aprile 2013, 23.20.01
10
Bah, considerando quanto hanno venduto gli ultimi album dei Nightwish e dei lacuna Coil (ok, questi ultimi non sono né gothic né symphonic, ma il fanbase è simile) e considerando che lo scorso tour americano degli Epica è stato definito dalla Nuclear Blast "il migliore mai fatto da una band dell'etichetta" (il tour attuale non si è ancora concluso e sta portando gli Epica per la prima volta nell'est asiatico), considerando che i Within Temptation ormai fanno pienamente parte dell'immaginario mainstream, considerando che nelle classifiche di vendita i maggiori gruppi symphonic vanno alla grande (specie nel nord Europa e nel sud America)... direi che il symphonic è tra i sottogeneri metal che va più forte. Poi non capisco che senso abbia considerare la qualità dipendente dal gradimento popolare, specialmente in ambito metal. Le grandi band symphonic fino ad ora non hanno deluso e hanno sfornato originali, personali, interessanti e ispirati, con l'unica eccezione degli ultimi Nightwish. I VoA non sono a quei livelli e hanno sfornato un album bruttino, ok, ma questo non ha a che fare con l'intero genere. Poi non capisco che senso abbia parlare di abolire il symphonic e il gothic dalle uscite metal: gli ultimi Epica sono molto più "metal" e aggressivi di tante band melodic death, thrash e heavy. Anyway, non capisco neppure perché parlare di "gothic/symphonic": sono due sottogeneri diversi, che qualche volta vanno a braccetto, ma non sempre.
Marco
Mercoledì 17 Aprile 2013, 18.52.31
9
Qualcuno mi spieghi il senso di commentare un pezzo degli Amorphis nei commenti a un album dei Visions of Atlantis.... Io porterei un pochino più di rispetto per chi apprezza invece questo genere....saremo pochi...mbeh allora??da quando uno che ascolta metal si basa sul livello di gradimento tra la massa????
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 17 Aprile 2013, 14.21.16
8
Personalmente, abolirei il gothic/symphonic dalla categoria delle uscite "metal". Poi, andrà senz'altro forte in Tagikistan, Yacuzia, Bessarabia e Isole Tonga e quindi lasciamolo aile locali zines... Qualcuno, invece, ha sentito l'ultimo degli Amorphis "Circle" e sopratutto l'ultimo pezzo "A New Day"'. Non mi esce dalla testa... Au revoir.
Prometheus
Martedì 16 Aprile 2013, 1.23.02
7
ocram, io consiglierei l'opposto. L'elettronica è più facile da gestire, le orchestrazioni sono terreno per pochi.
ocram
Lunedì 15 Aprile 2013, 19.28.57
6
album terribile, disgustoso e certe canzoni sono davvero fastidiose. I cantanti sono completamente fuori fase, stridono e in alcune parti sembra che siano stonatissimi. Imbarazzante! Peccato perchè Delta mi era piaciuto parecchio; consiglio ai VoA di abbandonare le timide incursioni elettroniche e rimpossessarsi delle maestose orchestrazioni degi album precedenti. Davvero un peccato!!! Voto 45, r-e-g-a-l-a-t-o.
Fabietto
Lunedì 15 Aprile 2013, 14.41.30
5
Concordo con il commento di Marco pure a me è piaciuto un 70/75 ci sta tutto per me .
Marco
Lunedì 15 Aprile 2013, 14.34.28
4
A me è piaciuto e piace moltissimo!Trovo decisamente migliorate le prestazioni vocali dei due cantanti...(in particolare adoro Mazi Nil.....trovo che la sua voce sia parecchio diversa dal resto delle female vocals)...e noto un notevole tentativo di evoluzione...e alcune canzoni per me son proprio belle: Bestiality vs. Integrity con i violini è bellissima, Machinage e Aeon sono coinvolgenti, la versione orchestrale di Tlaluc's grace è davvero bella come Cleric's emotion! Io darei un 80 pieno!
Prometheus
Lunedì 15 Aprile 2013, 12.56.47
3
Ottima recensione, album inutile. Ormai il symphonic è in mano a quelle pochissime (5 o 6) band principali dotate di una propria personalità e in grado di innovare continuamente il genere.
Luca "Diablo"
Lunedì 15 Aprile 2013, 12.56.16
2
dopo il primo è album (carino ma non imprescindibile) è cominciata la loro parabola discendente. Condivido pienamente il voto che è stato assegnato.
Straisand
Lunedì 15 Aprile 2013, 12.33.45
1
Uno degli album più inutili del 2013. Bocciato in tutti i sensi.
INFORMAZIONI
2013
Napalm Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. The Ark
2. Machinage
3. Avatara
4. Vicious Circle
5. Hypnotized
6. Tlaluc’s Grace
7. Burden of Divinity
8. Cave Behind the Waterfall
9. A.E.O.N. 19th
10. Bestiality vs. Integrity
11. Clerics Emotion
Line Up
Mario Plank (Voce maschile)
Maxi Nil (Voce femminile)
Cris Tian (Chitarra)
Martin Harb (Tastiere)
Thomas Caser (Batteria)
 
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