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Shadows Past - Perfect Chapter
( 1157 letture )
Buon album di debutto questo Perfect Chapter, non perfetto come il suo nome lascerebbe intendere, ma di sicuro un capitolo ben scritto di una carriera che potrebbe riservare degli sviluppi interessanti. Ma andiamo con ordine. Gli svedesi Shadows Past si formano nel 2005 per volontà del cantante Ola Halen (allora già impegnato con gli Insania) e del chitarrista Jonatan Berg, rispettivamente impiegato e studente presso la stessa scuola di musica, uniti da una sintonia artistica scoccata ascoltando Tony MacAlpine in auto. Provati vari elementi per dare corpo ad una formazione stabile, tra i quali citiamo il batterista Johnny Sandlin (Seventh Wonder) ed il bassista Niklas Sandin (Katatonia), gli Shadows Past scelgono alla fine di fare tutto in famiglia, affidando al fratello di Jonatan il basso ed assoldando una seconda coppia di fratelli per tastiere e batteria; quattro anni più tardi pubblicano ufficialmente il primo demo, contenente alcune delle canzoni che ritroveremo oggi in scaletta. Sufficientemente rodati da una serie di concerti nei dintorni di Stoccolma, i cinque cominciano nel 2010 i lavori di preparazione per l’album di debutto, pronto nella primavera del 2012 e mixato da Erik Martensson (Eclipse, W.E.T., Seventh Wonder). Nello stesso anno il disco arriva alle orecchie di Christian Liljegren, boss di Doolittle Group, che mette la band sotto contratto e pubblica il disco di cui andremo ora a parlare.

Quasi incuranti delle citazioni di Helloween, Stratovarius e Symphony X, gli Shadows Past ci accolgono, a sorpresa, con il growl inizialmente fuorviante dell’opener Wherever I Go: la canzone si rivela presto un più tradizionale speed melodico dai risvolti sinfonici, effettivamente non troppo distante dagli ambiziosi modelli citati. Quasi parlata la strofa, più melodico il bridge e classico il ritornello nella sua coralità; il mix non è del tutto prevedibile e presenta anzi degli spunti di originalità nel modo in cui i diversi movimenti si susseguono. Dall’heavy al prog (An Old Enemy), da un melodic mai sdolcinato ad un power sinfonico, nella formula del quintetto svedese sembra esserci posto per tutto (compresa la banalità, pur epica, di Impressed), complice una produzione potente e pulita che rende i suoni nitidi e piacevoli. Pesantemente riffate, le canzoni in scaletta sono talmente ricche di sfaccettature che nessuna di esse, pur presentando un minutaggio corposo, giunge a noia: l’affiatamento evidente tra le coppie di fratelli Berg e Lindroth dà respiro ad una base strumentale estremamente varia ed agile, ritmicamente esuberante, sulla quale la voce pulita di Halen traccia linee melodiche non partecipatissime ma scorrevoli, di accessibilità immediata ma non banale. A chitarra e tastiera vengono concessi ampi spazi di manovra, principali responsabili di una durata dei brani leggermente superiore alla media, Berg e Lindroth regalano momenti divertenti e tecnicamente pregevoli, rincorrendosi in verticale come fuochi d’artificio, stuzzicandosi ed esaltandosi a vicenda mentre i rispettivi fratelli trascinano la sezione ritmica con inesauribile verve. Se si volesse accostare lo stile variegato degli Shadows Past a quello di una band più conosciuta al pubblico potremmo optare per i nostrani Vision Divine, per il senso di apertura stilistica, di musica a trecentosessanta gradi e profonda cultura che ne contraddistingue l’intera produzione: come accadeva in Stream of Consciousness (2004), il disco recensito oggi possiede carica e stile, passaggi preziosi e qualche orpello barocco, e concede l’emozione di scoprirne particolari nuovi e sottopelle ad ogni ascolto. Perfect Chapter, pur mantenendosi su coordinate tipicamente metal, introduce ad ogni brano nuovi elementi e nuove coraggiose derive, al punto da perdere definitivamente con Cry No More l’etichetta di “melodic” metal: doppia cassa, controcori in growl ed una ritmica dalle lontane parentele thrash lasciano alla sola voce lo spunto melodico, mentre il resto vira a favore di una proposta di impatto decisamente più potente. Quello che ancora manca a Halen e compagni è invece la capacità di dare una forma più accattivante a questo eclettico mix, di rinnovarsi lungo l’intera scaletta per non rimanere vittima della propria formula: se da un lato il dosaggio di stili e suoni diversi può dirsi assolutamente riuscito, al Capitolo Perfetto mancano le melodie davvero trascinanti, il racconto di una ballad che sappia convincere più di quanto non faccia l’anonima Believe, i contrasti e la capacità di evocare sentimenti verosimili e meccanicamente ripetibili. E manca un finale memorabile e travolgente, dal momento che, al contrario, gli ultimi episodi tendono ad una sopportabile ripetitività (Who Am I), imputabile al naturale esaurimento dell’effetto novità e ad una insinuante stanchezza compositiva che porta la band ad accasarsi sulle sponde di un heavy/speed impolverato e nato stanco, come lo fanno ancora in America ed in Giappone.

Per un disco di debutto -senza tralasciare gli otto anni di attività sullo scandinavo groppone-, Perfect Chapter rappresenta un prodotto assolutamente maturo ed interessante, che cerca con impegno una propria strada e propone con autorevolezza una musica ben composta ed ancor meglio eseguita. Tradizione classica, padronanza tecnica e suoni moderni sono protagonisti di momenti di buona musica, dotata di sicura personalità e per descrivere la quale il rimando a cloni acerbi dei Symphony X pare in fin dei conti azzeccato. Come succede a molti debut album, il primo tentativo della band formata da Halen e Berg semina una variopinta miscela di contaminazioni ed entusiasmo che lo rendono un simpatico outsider e che in certi passaggi assoceremmo alla fantasia dell’area mediterranea, piuttosto che alle fredde terre di Svezia. Questi tre quarti d’ora abbondanti contengono tanto, troppo e talvolta al punto da confondere, e la necessità di un secondo album quasi si impone per capire quale sarà il frutto raccolto, la promessa mantenuta e la direzione intrapresa.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
56.25 su 4 voti [ VOTA]
jek
Lunedì 15 Aprile 2013, 20.15.54
1
Ultimamente non apprezzo il melodico quindi probabilmente questo disco non mi interessa, ma sarei curioso di sapere se le 2 persone che hanno votato 30 lo hanno fatto a ragion veduta o sono semplicemente due idioti. P.S. buona recensione.
INFORMAZIONI
2013
Doolittle Group
Metal
Tracklist
1. Wherever I Go
2. Perfect Chapter
3. Cry No More
4. An Old Enemy
5. Ladder of Life
6. The Scars Run Deep
7. Impressed
8. Who Am I
9. The One
10. Believe
Line Up
Ola Halen (Voce)
Jonatan Berg (Chitarra)

Staffan Lindroth (Tastiere)
Patrik Berg (Basso)
Olle Lindroth (Batteria)
 
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