Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Darkthrone
Old Star
Demo

E.G.O
Everything Goes On
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

26/07/19
FAITHSEDGE
Bleed for Passion

26/07/19
THE TRIGGER
The Time Of Miracles

26/07/19
OH HIROSHIMA
Oscillation

26/07/19
WORMWOOD
Nattarvet

26/07/19
BLACK RAINBOWS
Hawkdope (reissue)

26/07/19
BLACK RAINBOWS
Stellar Prophecy (reissue)

26/07/19
SINHERESY
Out of Connection

26/07/19
AS I MAY
My Own Creations

26/07/19
HATRIOT
From Days Unto Darkness

26/07/19
IAN GILLAN
Contractual Obligation

CONCERTI

23/07/19
PERIGEO
PIAZZA SS. ANNUNZIATA - FIRENZE

25/07/19
COVEN + DEMON HEAD
CIRCUS CLUB - SCANDICCI (FI)

25/07/19
THERAPY?
CURTAROCK FESTIVAL - CURTAROLO (PD)

26/07/19
COVEN + DEMON HEAD + GUESTS
TEATRO LO SPAZIO - ROMA

26/07/19
SOILWORK
ROCK CLUB - PINARELLA DI CERVIA

26/07/19
WEEDEATER
FREAKOUT - BOLOGNA

27/07/19
MARDUK + GUEST
ROCK AND BOL - BOLOTANA (NU)

27/07/19
OBSCURA DOOM FEST
MU CLUB - PARMA

27/07/19
SOILWORK
LEGEND CLUB - MILANO

27/07/19
WEEDEATER
CRYSTAL MOUNTAIN FEST - MOSO IN PASSIRIA (BZ)

Votum - Harvest Moon
( 2790 letture )
Dopo undici anni di cammino, dal fronte orientale europeo esce Harvest Moon, terzo lavoro della band polacca Votum, nata a Varsavia nel 2002 ed arrivata fino ad oggi in splendida salute. La band rimanda a influenze di alto lignaggio quali Porcupine Tree e Opeth, regalandoci anche dei momenti di matrice floydiana. Scorrendo i brani, le cose che colpiscono di più sono l’uso delle controvoci, utilizzate con molto gusto, e le linee di basso complesse e molto presenti nel sound generale. Il disco ci regala una particolare alternanza di brani, taluni spinti e di rilevante potenza, altri più acustici. A volte introspettive e malinconiche, le atmosfere non possono far pensare ad altro se non al gelo , quella caratteristica che spesso riscontriamo nelle band nordiche, le quali disegnano, con le note, le emozioni dell’inverno. Le composizioni sono complesse ed articolate, ma la cosa che più colpisce è la cura meticolosa dell’arrangiamento; ogni suono percepito dà l’idea di essere stato accuratamente studiato. Pur cogliendo le chiare influenze dei gruppi prima citati, i Votum propongono comunque un lavoro molto personale, sia al livello di suono che compositivo. È una band assolutamente imprevedibile; ascoltando i brani non si riesce quasi mai a immaginare cosa accadrà dopo un feel, caratteristica che li rende assolutamente interessanti.

Il disco apre con Vicious Circle, un tappeto di synth e un arpeggio che richiamano molto lo stile romantico dei colleghi svedesi Opeth, cominciano a preparare l’orecchio dell’ascoltatore, portandolo gradualmente verso il vivo del pezzo, dove le chitarre si intrecciano in un solo di pregevole fattura. Da notare l’ottima performance vocale di Maciej Kosinski. È ora il turno di Cobwebs: una chitarra dalla ritmica cadenzata e timbriche graffianti fanno esplodere un pezzo dai toni oscuri e malinconici. Il brano è disseminato di piccoli interventi in growl/scream che contribuiscono ad aumentarne la pesantezza, il tutto è però ben integrato con momenti acustici. Veniamo poi colpiti dalla palla di cannone First Felt Pain, con un’intro potente dal tempo serrato. Quando si entra nel vivo del pezzo, si susseguono una serie di cambi di tempo radicali, si ha un’ottima alternanza di parti spinte a momenti di calma acustica; il pezzo è assolutamente imprevedibile, pieno di idee ben armonizzate tra loro, uno dei brani più interessanti del disco. Suoni elettronici richiamanti l’industrial chiudono la canzone introducendoci alla quarta track New Made Man . L’apertura è più dolce rispetto ai precedenti brani, le sonorità sono più assimilabili al prog rock rispetto al resto, che rimane più affine al metal progressive. Il pezzo alterna melodie e cantati suggestivi a momenti più energici. Da notare l’importanza degli interventi di synth, sicuramente in secondo piano, ma assolutamente fondamentali ai fini del sound generale. Da una chiusura assolutamente inaspettata si vola verso Numb, la ballad del disco, brano molto delicato ed introspettivo che ricorda, grazie anche alle percussioni di fondo, l’atmosfera di Mercy Street di Peter Gabriel, con un’ottima performance di Maciej Kosinski. Il disco prosegue con Ember Night , pezzo un po’ sottotono, che forse risente anche dello stacco con il precedente, ma che dà l’impressione di essere una track minore, senza le idee che caratterizzano gli altri brani. E’ presente comunque qualche spunto interessante. Bruises è uno dei pezzi più intriganti del disco, si caratterizza per i cambi continui e ben armonizzati, mentre un’escursione dinamica molto accentuata aumenta ulteriormente il senso di imprevedibilità, già di per sé intrinseca nel sound della band. Il pezzo è molto divertente nel complesso (ogni volta che si azzarda una previsione i Votum riescono sempre a stupirci facendo qualcosa di assolutamente diverso rispetto a quello che ci saremmo aspettati). Steps in the Gloom inizia con un grove di batteria accompagnato da un pianoforte in una atmosfera quasi psichedelica. Ci si potrebbe quasi aspettare che il cantato inizi con la voce di David Gilmour, ma ancora una volta ci lasciamo coccolare dalla bellissima voce di Maciej Kosinski. Intorno al terzo minuto accade qualcosa di molto paricolare, basso e synth creano un bridge di breve durata, dalle sonorità acide e cervellotiche tipiche dei Tool. Il brano volge alla chiusura con un solo di chitarra molto lungo e supportato da una ritmica complessa ma comunque di facile assimilazione e da una breve parte cantata. Sicuramente si tratta di uno dei picchi massimi del disco. Dead Ringer , pezzo abbastanza acido, è contraddistinto da un basso molto potente che cammina in prima linea e che lo trascina con un groove anomalo rispetto a quanto sentito nei brani antecedenti. A tratti una voce molto effettata ricorda inevitabilmente Steven Wilson. Il pezzo si interrompe in modo quasi traumatico chiudendo con una parte di synth che riporta all’elettronica d’annata. Ed ecco Coda, il brano che in effetti chiude l’album, ed è in assoluto quello che nel disco che mi ha più impressionato, quello che esce di più dagli schemi, già molto larghi in realtà, del gruppo di Varsavia. Inizia in pieno stile Tool, per poi virare in modo molto graduale verso una parte più grunge, un po’ stile Alice in Chains dei primi anni. La progressione resta però sempre attiva e la band non ci toglie mai quel filo di tensione derivante dall’imprevedibilità. Il pezzo fila via senza dare all’ascoltatore né il tempo né il modo di annoiarsi. Ancora una volta il brano volge al termine accompagnato da un synth "spaziale". Il disco termina effettivamente con la reprise di Numb.

Dopo un’ora abbondante in compagnia di questo disco, posso affermare che si tratta di un lavoro di grande pregio. I Votum sono riusciti a produrre un disco che riesce ad essere vario, curatissimo dal punto di vista degli arrangiamenti, di facile ascolto, ma mai banale e in grado di trasmettere una grande mole di emozioni.
Riassumendo, è un disco del quale un appassionato del genere difficilmente si pentirà dell’acquisto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
80 su 3 voti [ VOTA]
the hellion
Domenica 2 Novembre 2014, 19.21.22
10
preferiti di gran lunga i riverside che comunque poco hanno di metal a mio avviso. cmq sono curioso di ascoltare quest ultimo album
opeth72
Sabato 27 Aprile 2013, 15.24.12
9
prima di tutto complimenti per la recensione. la cosa che noto sempre piu' frequentemente sono i continui richiami a band e front man di maggior spessore... gli opeth sono gli opeth la voce di steven wilson e' una sola concentramoci sull' album molto curato anche se vi invito ad ascoltare i conterranei Pinkroom... progressive sta' nella parola stessa progredire.... grazie
Aelfwine
Venerdì 26 Aprile 2013, 16.51.38
8
Bella recensione e bell'album, una nuova piacevole scoperta. Condividono molte caratteristiche dei Riverside, ma sono più metal di questi ultimi, e ciò non può che farmi piacere.
ayreon
Venerdì 26 Aprile 2013, 16.14.15
7
grandi e troppo sottovalutati,il classico gruppo che se viene qui fa al massimo 40 persone
Ad Astra
Lunedì 22 Aprile 2013, 23.05.48
6
intanto un ben venuto in pompa magna per francesco..la recensionie mi ha incuriosito e vedrò di sentirlo il prima possibile in più vedendo che son stati citati gruppi e polonia, porrei la vostra attenzione su RETROSPECTIVE e il loro lost in perception
Luigi
Lunedì 22 Aprile 2013, 15.02.15
5
Insieme agli ultimi lavori di steven wilson, kingcrow, riverside, per ora il meglio del 2013 in ambito progressive, aspettando ovviamente i leprous..
Pietro
Lunedì 22 Aprile 2013, 13.06.22
4
Buon disco, sicuramente meglio del precedente. Forse non mi sarei spinto fino all'80 @davide , perfettamente d'accordo con te su In Crescendo. Ma anche se qui non è stato capito è comunque uno dei dischi dell'anno per la stampa internazionale, quindi poco male per la band e per il suo stupendo album
Cipmunk
Lunedì 22 Aprile 2013, 11.23.40
3
Bellissimo album!! AAAHH!! Quanto spaccano sti polacchi..Polonia terra di grande rock da alcuni anni( Riverside, Proghma C,etc)..Molto curata anke la Rece....Bravo!
davide
Lunedì 22 Aprile 2013, 10.03.33
2
bene...ma assolutamente non meglio dei KINGCROW..che qui non sono stati capiti...
Metal3K
Domenica 21 Aprile 2013, 18.57.53
1
Nel dare il benvenuto in redazione a Francesco, approfitto per esprimere il mio personale gradimento per questa gemma del prog metal/rock. Per cui mi associo al giudizio positivo e confermo che questo lavoro è ben curato e "in grado di trasmettere una grande mole di emozioni".
INFORMAZIONI
2013
Mystic Production
Prog Metal
Tracklist
1. Vicious Circle
2. Cobwebs
3. First Felt Pain
4. New Made Man
5. Numb
6. Ember Night
7. Bruises
8. Steps In The Gloom
9. Dead Ringer
10. Coda
11. Numb (Reprise)
Line Up
Maciej Kosinski (Voce)
Alek Salamonik (Chitarra)
Adam Kaczmarek (Chitarra)
Zbigniew Szatkowski (Tastiere)
Bartek Turkowski (Basso)
Adam Lukaszek (Batteria)
 
RECENSIONI
84
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]