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Aosoth - IV: An Arrow In Heart
( 1980 letture )
Più scuro di un nembo, fatto di dolore, alienazione e tenebre IV: An Arrow in Heart, il nuovo album pubblicato dai francesi Aosoth, è come un male angosciante che tinge di nero ed infetta tutto ciò che sfiora.

Seguendo la direzione già intrapresa nel precedente full-lenght III – Violence & Variation, uscito nel 2011, la black metal band accentua ulteriormente le atmosfere lugubri e tenebrose, annegando nell’inchiostro più nero brani che opprimono e soffocano, impregnati di elettricità statica e funeree minacce.

Un album dall’ampio minutaggio e dalle tinte particolarmente fosche, che si inserisce a pieno titolo nella scia del religious black metal, pagando però un tributo piuttosto pesante ai connazionali Blut Aus Nord, che sembrano gravare sulla band come un ombra sinistra. Stesso sound malato, stesse chitarre pastose, distorte fino a renderle quasi nero fango fluidificato, che cola, perde forma, e ricopre tutto di una spessa coltre viscida e vischiosa.

La discesa verso ambienti liquefatti e tenebrosi è scandita dal ritmo di An Arrow In Hearth, il brano che dà il titolo all’album e ne segna anche il punto di maggior resa espressiva e dinamica. Il sound è esasperato, lugubre e malsano. Le chitarre si muovono forzatamente su di una sottilissima linea al limite della scordatura. Tutto è profondamente intriso di malessere e disagio, trascinando in agonia anche il riff iniziale dall’impronta decisamente coinvolgente e accattivante.
L’ascolto si dipana con una certa difficoltà nei brani successivi, non facili da assimilare per la densa materia nera che li avvolge. Bassi tuonanti, chitarre stridenti, growling particolarmente cavernoso, testi sacralmente demistificanti caratterizzano le sei lunghe tracce che si dispiegano trascinate da un violento e tormentato blast beat, come nel secondo brano One With The Prince With A Thousand Enemies, e lasciate poi agonizzare in uno spazio appesantito da tinte oscure e soffocanti, senza lasciar intravedere uno spiraglio di luce o una direzione, come in Under Nails & Fingertips.
Ma è questo lo scopo dell’album. Gravare l’ascoltatore di torbida follia, quasi preda di un delirio mistico non emanato dall’amore di Dio ma dalla devozione per il Demonio. E il male.
L’artwork è molto esplicito in questo senso, riprendendo in chiave malefica l’iconografia classica dell’estasi di Santa Teresa, trafitta da un dardo simboleggiante il divino, ma, in questo caso, tetramente cinta dalle scheletriche braccia della morte.
L’asfissiante viaggio attraverso paludi insalubri si interrompe nel breve spazio di Broken Dialogue, diviso in due parti, pezzi difficili da interpretare, probabilmente prediche blasfeme, supportati però da una base molto atmosferica, che rendono il risultato finale di sicuro effetto. E raggelante.
Ma ben presto la nera marea torna a salire e Ritual Marks of Penitence, l’ultimo brano, lambisce l’ascoltatore sommerso dalle vibranti note del male.

Difficile dipanare i fili oscuri che aggrovigliano l’intero full-length e lo rendono tanto opprimente e soffocante. Meglio lasciarsi annegare e annientare dal cupo riflusso che tutto avvolge di tenebra.
IV: An Arrow in Heart è un album che insegue le proprie dinamiche, senza curarsi di rendere facile e agevole l’ascolto. Destinato agli appassionati del genere grava sull’ascoltatore con la sua oscurità, la sua ricercata cacofonia, con i suoi passaggi morbosi e le chitarre claustrofobiche. Caratteristiche che ne determinano il valore, accresciuto da una specifica attenzione per i particolari, da una produzione molto curata, e dall’aura di insania che gli Aosoth sono stati in grado di ricreare in tutto l’album.

Una danza macabra che trova nella disarmonia la sua essenza, e la sua bellezza.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
76.3 su 10 voti [ VOTA]
Doomale
Mercoledì 3 Settembre 2014, 16.04.41
2
...concordo qui sotto con il commento di Markus....Gli Aosoth con quest'ultimo sfornano davvero un album notevole e oscuro come pochi...il loro picco per ora...Sicuramente tra i piu efficaci del panorama transalpino!
markus
Venerdì 26 Aprile 2013, 21.15.23
1
bellissimo,un'album capace di ipnotizzarmi gia' dal primo ascolto,Gli aosoth non guardano in faccia nessuno improntando il loro sound con l'oscurita' piu' malata e blasfema possibile,migliorando il loro stile rispetto al precedente lavoro.Secondo me miglior album black metal di questo 2013 almeno fino ad oggi..ps.complimenti per la race molto curata..
INFORMAZIONI
2013
Agonia Records
Black
Tracklist
1. An Arrow In Heart
2. One With The Prince With A Thousand Enemies
3. Temple Of Knowledge
4. Under Nails & Fingertips
5. 01 Broken Dialogue 1
6. 02 Borken Dialogue 2
7. Ritual Marks Of Penitence
Line Up
MkM (Voce)
BST (Tutti gli strumenti)
INRVI (Basso)
 
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