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Fleurety - Department Of Apocalyptic Affairs
( 1726 letture )
Fleurety, humour nero per diavoli post-moderni.

Quella che andremo ad analizzare in questa sede è l'ultima uscita sulla lunga distanza a firma del dinamico duo Svein Egil Hatlevik-Alexander Nordgaren, il primo noto soprattutto per essere stato il tastierista dei Dødheimsgard sotto lo pseudonimo di Zweizz, il secondo invece meno conosciuto, se non per una brevissima parentesi come session nei Mayhem tra il 1997 ed il 1998.

Siamo nel 2000, sono passati cinque anni da quel Min Tid Skal Komme che, pur passando in sordina, aveva stupito l'intera, nascente, scena avanguardista con i suoi multiformi suoni e l'organicità compositiva che lo caratterizzavano. Probabilmente, con maggior fortuna da parte dei nostri, si sarebbe potuto parlare di un disco epocale anche agli occhi del pubblico contemporaneo e non solo della critica. Così non fu, ed è proprio questo "non luogo" che ci porta al disco sotto esame: Department Of Apocalyptic Affairs.

Non paghi dei limiti imposti dal suo predecessore, i Fleurety spingono ulteriormente il piede sul pedale della sperimentazione e per farlo assoldano un vero e proprio esercito tra colleghi e amici. Quello che ne deriva è una jam session tra post-black, avanguardia, futurismo, noise, elettronica e chi più ne ha più ne metta.

L'apripista, Exterminators, ci pone dinanzi ad un brano avanguardista caratterizzato dalla voce femminile, ad opera di Karianne Horn, ed un'andamento a tratti circense, a tratti soul, ma sempre ben dosato nella prevalenza tra le contaminazioni ed il genere "natale". Sul brano in questione, come già lasciato intendere nel precedente paragrafo, troviamo come ospiti Mari e Per Solberg (I Left The Planet) rispettivamente al sax ed al basso, Knut Magne Valle (Arcturus, ex-Ulver) alla chitarra solista e Hellhammer dietro le pelli.
Face In A Fever ci pone subito dinanzi all'estremismo compositivo dei nostri. Un brano con una batteria dall'incidere big-beat (alla Prodigy per capirci), ad opera di Einar Sjursø (Beyond Dawn, Virus ed ex-Ved Buens Ende) ed una struttura tipicamente jazz, con un tema principale che si ripete intervallato da momenti di variazione, spesso corredati da interventi solistici del sax (ancora una volta ad opera di Mari Solberg), delle sei corde di Carl August Tidemann (Winds, ex-Arcturus) e del synth di Steinar Sverd Johnsen (Arcturus, The Kovenant).
La successiva Shotgun Blast è un brano dalle tinte elettroniche sul quale i due neri giullari collaborano con un maestro del genere come Tore Ylwizaker (Ulver), all'epoca impegnato proprio su quel Perdition City di cui molto troviamo in questa traccia, dalle melodie del prog scandinavo ai beat netti e leggeri. Il tutto a supportare l'ugola (pulita) di Maniac (Mayhem).
Fingerprint è un brano dall'andamento marziale, caratterizzato dall'uso dissonante della voce della Horn e intermezzata da momenti industrial (sempre sotto la guida di Ylwizaker) e progressivi (abbelliti ancora una volta dalla mano di Tidemann).
Facets 2.0 trasuda Carl-Michael Eide (Virus, Ved Buens Ende) da ogni nota. Ospite come batterista, Eide conferisce quell'andamento tipicamente smooth ad un brano improntato ad uno stile che definirei come jazz apocalittico.
Alla voce qui troviamo Heidi Gjermundsen e la sua ugola anni ‘20 incastrata splendidamente in un brano dalla non facile interpretazione. Di troppo, in questo caso, il final proof dal taglio, ovviamente, circense. Se Last-Minute Lies è probabilmente il brano maggiormente "post" del lotto, dall'incedere lento e ossessivo, il guitar work dilatato e posto in secondo piano, l'intreccio delle vocals di Kristopher Rygg (Garm degli Ulver, qui sotto lo pseudonimo di G. Playa) e Vilde Lockert, Barb Wire Smile si pone come la traccia morbida. Fredda, jazzy, riverberata, lenta e mimale, vede nuovamente il contributo vocale della Gjerdmudsen, della solita Solberg al sax e di James Morgan (Snap Ant, Super Numeri) al programming. Chiude il disco una short version di Face In A Fever, ri-editata dallo stesso Nordgaren.

Dopo questa maratona di aggettivi e nomi, che non fatico a definire disorientanti per certi versi, è ora di tirare le somme. Department Of Apocalyptic Affairs non è un disco metal (il metal c'è nel target ma non nelle sonorità) quanto piuttosto un vero e proprio laboratorio d'avanguardia dove le più elevate, musicalmente parlando, menti norvegesi (e non solo) si ritrovano ad esprimersi, chi più, chi meno, trasversalmente rispetto alle proprie esperienze acquisite. Non è il caso di Rygg (co-produttore del disco tra l'altro) o di Eide, ma è sicuramente il caso di musicisti come Sverd, Tidemann e Valle, i quali, pur arrivando da realtà musicali già piuttosto evolute e sperimentali, mai si erano ritrovati in un ambito così libero da schemi. Il disco è suonato bene, a tratti divinamente, prodotto in linea con quello che è il retaggio della band e le possibilità (anche economiche) che nel 2000 erano alla portata dei nostri, pecca nell'artwork (ben quattro differenti cover, una più discutibile dell'altra) ma tutto sommato s'è visto di peggio. Dare una valutazione numerica è molto complesso, il genere proposto, si fa per dire, è poco accessibile e necessita non solo della solita apertura mentale ma soprattutto dell'amore verso certe sonorità; perciò, a scanso di equivoci, diciamo che il voto qui sotto è da ritenersi del tutto personale. Se amate gli Ulver, i Ved Buens Ende o i Manes potrebbe essere il disco che fa per voi… forse.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
78.25 su 4 voti [ VOTA]
Undercover
Sabato 4 Maggio 2013, 14.11.39
6
Concordo con il commento di enry.
enry
Sabato 4 Maggio 2013, 13.00.27
5
Disco molto bello, vera avanguardia in musica. Non ai livelli di Min Tid, ma fino a quando i livelli sono questi non mi lamento di certo. Voto corretto, anche per me 80/82.
NagasH
Sabato 4 Maggio 2013, 12.02.16
4
Min tid non si tocca, disco fantastico. Avessero raccolto quanto gli spettava probabilmente i Fleurety avrebbero preso una strada meno folle. Questo è un disco davvero incline alla soggettività più estrema, ha dei momenti fantastici, altri più enigmatici e poteva essere un disastro...ma quando la classe non è acqua, qualsiasi cosa una faccia viene comunque bene.
ad astra
Sabato 4 Maggio 2013, 12.00.48
3
L'ho amato dalla cover senza conoscerlo all'epoca e l'ho amatp dopo averlo apprezzato... Unico nel suo genere... Da scpprire e degustare
il vichingo
Sabato 4 Maggio 2013, 11.49.27
2
È vero, si lascia ascoltare, ma io resto legato al primo, magnifico, Min tid e per quanto mi riguarda questo in confronto svanisce come neve al sole.
Mickey
Sabato 4 Maggio 2013, 11.09.00
1
Disco che è stato sempre criticato da chiunque, ritenuto non all'altezza di Min Tid Skal Komme. Personalmente non penso sia un capolavoro, ma si lascia ascoltare e le numerose collaborazioni rendono l'album veramente particolare. In sostanza sono d'accordo con la recensione anche se avrei dato come voto 75.
INFORMAZIONI
2000
Supernal Music
Avantgarde
Tracklist
1. Exterminators
2. Face In A Fever
3. Shotgun Blast
4. Fingerprint
5. Facets 2.0
6. Last-Minute Lies
7. Barb Wire Smile (Snap Ant Version)
8. Face In A Fever (Nordgaren Edit)
Line Up
Alexander Nordgaren (Chitarra)
Svein Egil Hatlevik (Synth, Batteria sulle tracce 3-4-6, Voce sulle tracce 2-5-6)

Musicisti Ospiti:
Karianne Horn (Voce sulle tracce 1-4)
Maniac (Voce sulla traccia 3)
Heidi Gjermundsen (Voce sulle tracce 5-7)
Vilde Lockert (Voce sulla traccia 6)
G. Playa (Voce sulla traccia 6)
Knut Magne Valle (Chitarra solista sulla traccia 1)
Carl August Tidemann (Chitarra solista sulle tracce 2-4)
Mari Solberg (Sax sulle tracce 1-2-5-7)
Sverd (Synth solo sulla traccia 2)
Tore Ylwizaker (Computer sulle tracce 3-4-6)
James Morgan (Remix sulla traccia 7, Computer)
Per Amund Solberg (Basso sulle tracce 1-6)
Hellhammer (Batteria sulla traccia 1)
Einar Sjursø (Batteria sulla traccia 2)
Carl-Michael Eide (Batteria sulla traccia 5)
 
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