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Ulvedharr - Swords of Midgard
( 3230 letture )
Colgo l'occasione che questa recensione mi offre per rigirare il coltello in una piaga che da circa una decina d'anni affligge il popolo metallizzato. Le spesso travisate definizioni di viking e folk metal (sul cosiddetto pagan si dovrebbe fare un discorso a parte). Nonostante la questione non dovrebbe toccare minimamente gli Ulvedharr, fieri fautori di un thrash grezzissimo ibridato con accenni di death, sono certo che non mancheranno gli ignoranti, mi scuso in anticipo con chi si dovesse sentire incluso nella categoria, che lo etichetteranno come viking. Ad indurli a perpetrare questo stupro ai danni della memoria di messer Quorthon saranno sicuramente il logo, le liriche e la copertina di ispirazione norrena, che, al contario, devono essere subordinati (per quanto riguarda la catalogazione) al contenuto musicale del prodotto. Sono infatti fattori che, non mi stancherò mai di ribadirlo, non bastano per ricondurre un determinato tipo di musica ad un genere. Prendiamo quello che è forse l'esempio più eclatante: gli Amon Amarth. Suonano death metal per loro stessa ammissione, eppure è facile incontrare fan e recensori che si ostinano a definirli viking, dimentichi di ciò che in realtà sta a significare questa catalogazione. Discorso che può essere applicato anche ad altre grandi band del panorama metal europeo. Primi tra tutti gli Ensiferum, che si vedono spesso appiccicata addosso quest'etichetta, mentre, al contrario, i loro dischi sono da considerarsi al limite folk (i primi due) o meglio ancora melodic death con sprazzi di power, specialmente nelle ultime due uscite. Di questa tendenza non si fanno protagonisti solo gruppi celebri, che comunque possono vantare una proposta qualitativamente elevata, ma anche una miriade di piccole band "clone" che, nonostante spesso offrano prodotti ripetitivi, scialbi e infarciti di clichè (qualcuno ha detto Kivimetsän Druidi?), vengono fortemente promosse e pubblicizzate dalle grandi case discografiche. Ciò va come da copione a scapito di quelle tante band al contrario molto meritevoli e "puriste del genere" (passatemi l'espressione) che si trovano invece ad avere una visibilità pari a zero, come ad esempio i russi Temnozor o i polacchi Graveland, che trovano un terreno ben poco fertile nei confronti della loro musica. Di conseguenza i palchi dei festival e dei concerti che dovrebbero essere folk/viking vengono calpestati da progetti che sarebbero ben più adatti ad altri palcoscenici. La colpa di questo fenomeno è in buona parte certamente attribuibile alle major che per rendere un disco più appetibile ai palati del pubblico non esitano a compiere veri e propri scempi musicali. Così per cavalcare una moda sempre più diffusa molte label infarciscono con gli aggettivi pagan, viking e folk qualsiasi uscita che abbia, a loro giudizio, "spirito vichingo".

Non questo comunque il caso dei nostri compratrioti Ulvedharr, che, come già detto, rendono manifeste sin da subito le loro intenzioni di suonare un thrash/death metal diretto e senza fronzoli d'alcun tipo. La band è abbastanza giovane, essendo infatti nata nel febbraio del 2011 dalle ceneri di un altro progetto del cantante e chitarrista Ark. Il loro primo lavoro, l'EP Viking Tid, viene alla luce nel 2012 e si assesta su di un buon livello, assicurando alla band un contratto con la Moonlight Records. Agli inizi del 2013, dopo meno di due anni dalla formazione, rilasciano il loro primo full-lenght, questo Swords of Midgard.
Saltato l'inutile intro ci troviamo davanti a Lindsfarne, un pezzo godibile utile ad inquadrare le coordinate stilistiche della band. Il primo elemento che balza inevitabilmente "all'orecchio" è l'ispirazione cavaleriana presente nella voce di Ark, che si configurerà come uno dei punti di forza dell'intero album. Le chitarre seguono linee che si trovano a metà strada tra lo stile degli svedesi Grave e l'inconfondibile scuola thrash tedesca anni '80, mentre la sezione ritmica, in particolare la batteria, è riconducibile al death scandinavo di matrice Entombed. Le successive Odin father never die e War is in the eyes of Berserker scorrono via senza lasciare il segno, mentre più interessante è certamente Onward to Valhalla, uno dei pezzi storici della band, presente anche nel precedente EP. Ad una strofa densa di accelerazioni di batteria si contrappone un pesantissimo ritornello scandito dal coro "Onward to Valhalla! Onward to Valhalla!", perfetto per essere cantato in coro in sede live. Beowulf e Grendel è forse l'episodio più riuscito del lotto, scandito ancora una volta dai cori (che comunque hanno ben poco di viking) e da un riff granitico dal retrogusto epico. Decisiva per la buona riuscita di questo brano è la collaborazione di Lore dei Folkstone, che per una volta tradisce la nostra lingua madre, ma non comunque la sua tibrica, grezza ed evocativa. La successiva, Ymri Song, mantiene il buon livello della precedente, forte di un apertura arpeggiata dal sapore maideniano e della voce di Elisa Stefanoni (Evenoire). L'ottavo pezzo, The raven's flag, invece, tende ad annoiare dopo pochi ascolti, complice la lunga durata. Anche la conclusiva Harald hàrfagri, nonostante il supporto dell'ugola di Pagan (Furor Gallico) non fa gridare al miracolo, ma comunque presenta un buon ritornello e qualche sporadico blast beat che la rende più varia.

Tirando le somme questo è un album sostanzialmente mediocre, che, pur presentando tre o quattro episodi interessanti, non riesce a sostenere un ascolto a lungo termine. Anche la stessa durata del disco, circa 45 minuti, è poco faverole al tipo di proposta e si fa sentire spesso il bisogno di premere il tasto skip, difetto da cui era esente ovviamente l'EP del 2012, che godeva di un minutaggio ridotto. Nonostante questo gli Ulvedharr, dal vivo, saranno sicuramente devastanti. Le tracce infatti sembrano scritte apposta per scatenare pogo ed headbanding. Gli stessi cori, nella loro assoluta semplicità e linearità, faranno la felicità del pubblico che non mancherà di dare risposte entusiastiche ai ragazzi della band. Prima di esprimere un qualsiasi giudizio su questo gruppo, quindi, vi consiglio assolutamente di vederlo in sede live, dove, ne sono certo, sarà calato nel suo ambiente naturale.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
60.77 su 9 voti [ VOTA]
lisablack
Venerdì 2 Febbraio 2018, 13.39.03
8
Band che sto scoprendo da poco e ho iniziato con questo disco..che tra l'altro mi è piaciuto e secondo me almeno la sufficienza la merita. Si sente che sono agli inizi..comunque niente male davvero.
Morganne91
Venerdì 7 Febbraio 2014, 23.21.32
7
Beh dai, anche in cd si godono parecchio, io la sufficienza l'avrei data
LAZZA
Sabato 25 Gennaio 2014, 14.02.34
6
bravi davvero. 70
Theo
Domenica 5 Maggio 2013, 19.23.45
5
Un inizio sufficiente... Devono migliorare, sia chiaro, però sembra che la oglia di fare ci sia. Sono molto derivativi, questo si... Però per ora non è male. Il mio voto si assesta intorno al 6 (60/100). Ah, non vedo l'ora di vedere i ragazzi dal vivo prima al Worst Fest e poi anche al Fosch Fest in quanto, come giustamente dice Piero, faranno macelli dal vivo... E io voglio esserci
Jezolk
Domenica 5 Maggio 2013, 17.49.44
4
A me il disco non è dispiaciuto, e sono d'accordo nel dire che la sede live è quella naturale per i bergamaschi. 65!
Michele
Domenica 5 Maggio 2013, 11.14.53
3
Mah, forse io sono l'unico a cui questo disco tutto sommato è piaciuto... Però comunque non andrei oltre il 70, sia chiaro.
Benji
Sabato 4 Maggio 2013, 19.47.25
2
presente
il vichingo
Sabato 4 Maggio 2013, 18.10.06
1
Ed è un vero peccato in quanto, come ho avuto modo di scrivere sul forum, pur non essendo nulla di eccezionale il loro EP alla fine della fiera aveva un buon tiro e si lasciava ascoltare. Ad ogni modo sono davvero curioso di vederli dal vivo al Fosch questi ragazzi e anche di farmi una birretta in compagnia, e questo invito ovviamente lo estendo a tutti quelli che saranno presenti... ahahaha!
INFORMAZIONI
2013
Moonlight Records
Thrash
Tracklist
1. Intro
2. Lindisfarne
3. Odin Father Never Die
4. War Is in the Eyes of Berserker
5. Onward to Valhalla
6. Beowulf & Grendel (Part 1)
7.Ymir Song
8. The Raven's Flag
9. Haraldr hárfagri
Line Up
Ark Nattlig Ulv: Voce e chitarra
Fredreyk: Chitarra
Klod: Basso
Mike: Batteria
 
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57
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