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Full Of Hell - Rudiments Of Mutilation
( 1274 letture )
Ma quale full, al massimo è una coppia di cinque, naturalmente ‘of hell’!

Cosa si ottiene quando si pesta dall’inizio alla fine con suoni acuti di chitarre, basso crust, tempi messi a caso, effetti elettronici dallo scopo ignoto ed urla sparse? Un casino immane che, se ripartito per varie tracce, conduce irrimediabilmente alla noia.
Questo il sunto del lavoro svolto dai Full Of Hell, i quali per l’occasione celebrano il funerale della creatività anche attraverso la scelta di un moniker che definire banale sarebbe ottimistico.

Questi ragazzi del Maryland (USA), avendone probabilmente le scatole piene dell’Oceano, del sole e delle coste che osservano ogni giorno dalle loro casette colorate, propongono un genere di musica che niente ha in comune col loro paesaggio, ma rappresenta gli aspetti più neri che il grind possa offrire. Fin qui nulla quaestio, ognuno è libero di suonare ciò che preferisce, perfino musica leggera su un fiordo. Il problema nasce quando si vuole stupire per forza, quasi fosse indicato su prescrizione medica. In tali casi si rischia seriamente un risultato opposto alle proprie intenzioni.

I Full Of Hell propongono suoni e concetti estremi, forse convinti che basti questo per avvicinarli alle band migliori del genere. In più amplificano le mancanze del songwriting con quelli che per loro saranno barlumi di genialità incompresa, ma che al sottoscritto sembrano solo baggianate rumoristiche; mi riferisco ai suoni elettronici (anzi, un suono per volta, in costanza di sbattimento). Chissà, magari i nostri spappolatori di bassifondi mutandati avevano intenzione di proporsi come via di mezzo tra i primi Regurgitate e i Today Is The Day più introversi, ma non hanno né la rabbia genuina dei primi, né l’istinto paranoide dei secondi. Ecco quindi la ciofeca sonica che risponde al nome di Rudiments Of Mutilation. Francamente, dopo l’ascolto, si sono palesati macabri sospetti circa l’oggetto della mutilazione, ed è perciò che al termine ho controllato con timore che il mio apparato riproduttivo ne fosse uscito indenne.

Leggendo fin qui, verrebbe da supporre che non ci sia nulla da salvare in questo album, invece qualche aspetto positivo è bene segnalarlo. La produzione è realizzata con dovizia, in particolare risulta adeguato il rapporto tra i suoni distorti del basso e quelli iper-acuti delle chitarre. La copertina è probabilmente ispirata da un artwork di un album di tutt’altro spessore, Exploiting Dysfunction dei Cephalic Carnage ed anche le voci sono in linea con quanto di buono si è soliti ascoltare. Perfino alcuni pezzi biascicano decenza, ma registrare un unico accordo di chitarra di diciannove secondi e poi inserirlo come canzone -The Lord Is My Light- aumenta l’irritazione, soprattutto in un disco che non è esattamente Helvete dei Nasum o Jane Doe dei Converge.
Formalmente i nostri avrebbero avuto tutte le possibilità per realizzare un buon disco grind, magari poco originale, ma ben riuscito e discretamente fruibile. Loro però hanno voluto strafare, fingersi geni, gareggiare in raffronti al di fuori della propria portata, sconfinando perfino in territori che non gli appartengono (Neurosis?) ed è finita che l’hanno fatta fuori dal vaso.

Personalmente auguro ai nostri di rinsavire, cominciando a moderare le proprie ambizioni e tornare alla semplicità che il grind può proporre. Ognuno può tentare sperimentazioni, perché di soluzioni nuove la musica ha costante bisogno. Però per realizzare tale scopo c’è bisogno di molto talento, ed i Full Of Hell non ne hanno a sufficienza.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
A389 Records
Grindcore
Tracklist
1. Dichotomy
2. Vessel Deserted
3. Coven Of The Larynx
4. Throbbing Lung Fiber
5. Indigence And Guilt
6. Embrace
7. The Lord Is My Light
8. Bone Coral And Brine
9. Rudiments Of Mutilation
10. In Contempt Of Life
Line Up
Dylan (Voce)
Spencer (Chitarra)
Skylar (Basso)
Dave (Batteria)
 
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