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Cathedral - Endtyme
( 3039 letture )
Abbiamo imparato a conoscerli sin dagli inizi dei lontani anni novanta, essendosi presentati all’universo doom con un disco d’esordio praticamente magistrale: cupo, triste, malinconico, oscuro, nero ma soprattutto, lento. Esattamente dieci anni dopo quel gioiello dell’occulto che risponde al nome di Forest Of Equilibrium, la band inglese Cathedral torna suoi vecchi passi dopo un’altrettanto magistrale parentesi più psichedelica, avendo intrapreso sin dal secondo album un percorso stilistico costellato di svariati capolavori tanto doom quanto stoner.
E’ così che nel 2001 scelgono di mettere in scena un “ritorno” a quella sonorità primordiale che ha risucchiato mezzo mondo in un vortice di assoluta cupidigia, mai del tutto abbandonata in realtà.
Per riuscire in questo intento si affidano ad Endtyme iniziando subito dal nome: sostituendo la “y” alla “i” ed unendo le due parole “end” e “time” il risultato è una sorta di nome proprio che pronunciato mantiene ugualmente il suo pieno significato: ora della fine.
La cover art nasce dall’ispirazione e dalla mano talentuosa di Stephen O’Malley, conosciuto anche per essere la mente dei Sunn O))). Il viola (colore primario di questo filone musicale) fa da sfondo ad una figura femminile, verosimilmente angelica, munita di ali e di una folta chioma di lunghi riccioli dal quale spuntano fuori un paio di seni ed un bel teschio macabro. Da incorniciare!
Nulla viene lasciato al caso e sul disco, sempre in forte tinta violacea, è stampata l’immagine di un inquietante volto scheletrito.

Cathedral Flames è un'introduzione strumentale della durata di un paio di minuti, ma sapientemente valorizzata con dei chorus di voci dannate in sottofondo. Ottimo preludio a ciò che vi aspetta dietro l’angolo con la seguente Melancholy Emperor; la chitarra di Gary Jennings riverbera quasi stesse scalpitando insieme al basso di Leo Smee mentre Brian Dixon tiene le redini scandendo i tempi con la batteria. Ma l’ultima parola (in questo caso la prima) spetta a lui, è infatti l’ugola sporca e ruggente di Lee Dorrian a scatenare l’inferno con il suo possente: Uagh!
Riff furioso a tonalità bassissime, elementare fino all’osso ma di ottimo impatto.

Blazing ball of fire, final bang ignites
Fleets of hungry angels, feast on earth like flies
Burning soul of karma, furnace of mankind
Human skull and crossbones, treasures left behind


Note distorte per effetto del tipico pedale wah annunciano l’inizio del secondo pezzo: Requiem For The Sun. Una marcia onnipotente dove ogni singolo accordo sembra pesate chili e chili; anche qui la sequenza è all’apice della semplicità e la strofa in palm-mute spiana il terreno al passaggio dell’ex membro dei Napalm Death:

Lifeblood flows, down the rivers of sorrow
Love a distant dream we've left behind
Utopic fortunes, we see in tomorrow
Blind illusions as all hope fades and dies


È il turno di Whores To Oblivion, che vanta la presenza di Russell Haswell come special guest, già collaboratore con gli Earth. Titolo accattivante per quello che probabilmente è il brano più riuscito tra tutti: una lunga performance di batteria anticipa un riff vivace (entro i limiti consentiti...) che apre la strofa tornando sui canoni originali.

Whores to oblivion, rising faster
Death to utopian, war is master


Ribadisce il singer nel ritornello che si ripete forsennatamente lungo tutta la seconda metà del pezzo.
L’imposizione delle sacre mani di Tony Iommi è più che mai tangibile in questa Alchemist Of Sorrow, aleggiando attorno ad un riffing che, senza usare mezzi termini, più sabbathiano di così si muore.

Back to the wom, my future dormed, inside this tomb of pain
Before my eyes had opened, your world already insane
Magician of sadness, god of unholy madness
Left the doors wide open, to live this torture again


Le siamesi Ultra Earth ed Astral Queen portano via un buon quarto d’ora d’ascolto con fare silenzioso e serpentino: la prima alterna dei vigorosi risvegli che vanno e vengono, la seconda è invece un brano molto “soft” nel quale il basso è strumento trainante e nel silenzio si possono chiaramente udire i gemiti di una voce femminile (forse la stessa creatura presente in copertina).
Dopo aver rifiatato un po’ ci si tuffa nuovamente sulla successiva Sea Serpent, che con il suo riffing trascinante e coinvolgente precede il lungo oblio oscuro evocato da Templars Arise! (The Return).

Disco più che meritevole, se pur collocato in un periodo storico nel quale la loro discografia era gravida di perle orientate esponenzialmente verso lo stoner rock, Endtyme potrebbe essere interpretato come una breve fase nostalgica degli esordi, ma non certo come uno scialbo tentativo di emulazione del primo capolavoro. Come tutti i suoi “fratelli” questo album ha un proprio spirito ed una sua identità ben precisa, capace di stregare i fanatici del doom nudo e crudo e non solo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
87.07 su 13 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 22 Aprile 2019, 10.06.46
10
Uno degli album dei Cathedral che ascolto più volentieri. Più lento ed oscuro dei precedenti, venne (e viene) quasi spontaneo raffrontarlo con Forest of Equilibrium; ma alla fine il debut per me rimane un episodio isolato se accostato al resto della discografia, mentre Endtyme l'ho visto sempre come un passo in avanti (fatto anche recuperando qualche elemento primordiale, come in Ultra Earth o Templars Arise), lungo un percorso che porterà fino alle ultime produzioni della band. Comunque sia grande e inimitabile band!!! Voto 85 pieno
Father Picard
Sabato 10 Settembre 2016, 4.17.18
9
almeno 85 per uno degli album piu belli dei Cathedral. Davvero intrigante, peccato che negli ultimi anni non l'abbiano piu riproposto live
ruoppolo
Domenica 21 Settembre 2014, 16.08.18
8
bello bello bello e stottovalutato come tanti altri loro album.un 90 ci sta tutto
CauldronBorn
Mercoledì 15 Maggio 2013, 13.24.54
7
Dico solo che è il mio preferito nella seconda fase della loro carriera. E Garden pure mi era piaciuto parecchio.
Galilee
Domenica 12 Maggio 2013, 23.50.50
6
Uno dei miei preferiti. Album devastante, scuro come la pece e pesante come un macinio. C'è anche quel tocco psichedelico che gli da qualcosa in più. Un 90 ci sta.
piggod
Domenica 12 Maggio 2013, 0.27.07
5
Mi ricordo quanto rimasi stupito all'uscita di Endtyme. I Cathedral dopo qualche anno di silenzio sfornarono un album totalmente diverso da quelli che lo avevano preceduto. Se il precedente Caravan Beond Redemption (disco sottovalutatissimo che meriterebbe di essere ampiamente rivalutato e inserito fra i capolavori della band) mostrava il lato più spensierato di Dorrian e soci, Endtyme è un ritorno alle origini, in quanto recupera (parzialmente) le atmosfere di Forest of Equilibrium rielaborandole e creando un unicum. Degna di citazione l'ultima frase della recensione: "Come tutti i suoi “fratelli” questo album ha un proprio spirito ed una sua identità ben precisa". Quanta verità c'è in queste parole e quanto ci mancheranno i Cathedral...
brainfucker
Sabato 11 Maggio 2013, 17.43.27
4
band ( disco) ENORME!!non sbagliano un pezzo neanche spaccandogli le mani
Undercover
Sabato 11 Maggio 2013, 14.31.10
3
Concordo con Enry quando dice che è uno dei migliori, però lo ritengo fra i 4 migliori prodotti dalla band quindi il mio voto sale fino a 90 infilandolo nel gruppo dei capolavori.
LORIN
Sabato 11 Maggio 2013, 12.27.09
2
Gran bel disco.
enry
Sabato 11 Maggio 2013, 9.27.00
1
Sempre piaciuto, per me uno dei migliori della band, d'accordo con rece e voto.
INFORMAZIONI
2001
Earache Records
Doom
Tracklist
1. Cathedral Flames
2. Melancholy Emperor
3. Requiem for the Sun
4. Whores to Oblivion
5. Alchemist of Sorrows
6. Ultra Earth
7. Astral Queen
8. Sea Serpent
9. Templars Arise! (The Return)
Line Up
Lee Dorrian (Voce)
Gary 'Gaz' Jennings (Chitarra)
Leo Smee (Basso)
Brian Dixon (Batteria)
 
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