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Trolt Waren - Trolt Waren
( 1543 letture )
Come tutti quelli che vanno avanti per la loro strada, come lo studente davanti ai carrarmati di piazza Tienanmen e come Panasonic che ha continuato indefessa a produrre TV al plasma, devo ancora cominciare ad ascoltare questo demo che già Martino mi piace. All’anagrafe Martino Brambilla Pisoni, da Lecco, il deus ex machina di questi Trolt Waren è uno che non si è perso d’animo, che ha coltivato con pazienza un sogno nato nel 2007 e che oggi, con tutto il carico della responsabilità sulle sue spalle, si sottopone al giudizio dell’Italia intera e metallara. I Trolt Waren nascono da una sua idea e dall’impegno di Luca (basso e voce) e Matteo (batteria), inizialmente alle prese con un thrash metal “molto influenzato da black e death”. Senza cover in scaletta trovare date per esibirsi dal vivo non è facile, specialmente dalle nostre parti, e ci vogliono due anni per portare la band sul palco e farle ottenere, di lì a poco, una data di spalla ai Furor Gallico, paladini del folk provenienti dalla vicina Monza, concedendo ai nostri un’opportunità che nel suo piccolo fa curriculum. Ulteriori innesti e cambi di formazione, che comportano l'arrivo di una female singer e di un secondo chitarrista, non sortiscono gli effetti sperati ed anzi minano la stabilità della band che, alla fine della fiera, si ritrova “zippata” nella figura del solo Martino: per nulla rassegnato, e forte della sua solitudine come l'eroico Ricky Warwick (ex The Almighty ed ora con i quasi-Thin-Lizzy Black Star Riders) quando apriva i concerti dei Def Leppard solo con la sua chitarra, è proprio in seguito alla compressione dimagrante che i Trolt Waren pubblicano il primo demo nella primavera del 2013, registrando quattro pezzi presso i Cellar Door Studios di Milano.

Gli accenni al genere proposto (“il metal americano più oscuro”), nonché la promessa di eleganti ed esotici tocchi (“il gusto per le melodie orientali”) che caratterizzerebbero “il nuovo corso intrapreso dalla band”, non fanno altro che aumentare la curiosità per questo lavoro, che di sicuro non manca di una retorica così convinta ed ambiziosa da suggerire l’utilizzo del condizionale. L’intro strumentale Riding the Sand è un buon esercizio di ritmica chitarristica, dotato di varietà e disteso lungo una base di drum machine assemblata, bisogna riconoscerlo, con una cura tale da non renderla poi così meccanica. Il brano manca di atmosfera e di mordente, ma possiede una sua circolarità, una coerenza di fondo ed un focus, grazie al quale pare proprio di sentire quella melodia orientale su cui non avremmo scommesso, e la constatazione che i propositi del musicista di Lecco trovino una loro acerba compiutezza fin dalle prime battute fa sicuramente piacere. Di lunghezza giusta -tre minuti esatti-, il pezzo lascia il posto alla più prolissa Sahara, un mid-tempo ancestrale alla Manowar dotato di discreti cori e di una ricercata difficoltà che lo rende meno scontato e per questo più intrigante. Sotto le sabbie di un ideale deserto riposa una canzone che, se esaltata da una produzione in stile power ed arrangiamenti orchestrali, potrebbe diventare un classico piccolo, forte di un ritornello che diventa familiare dopo un paio di ascolti. L’oscurità ricercata da Martino si esprime attraverso una musicalità parzialmente inespressa, volutamente soffocata sul nascere da ritmiche pesanti, arpeggi distorti e suoni di batteria azzeccati, pur con tutte le economie del caso. Non mancano assoli veloci e gradevoli, una buona espressività al microfono che sopperisce dignitosamente al limite tecnico ed una duttilità di fondo, espressa anche dal testardo e cantilenante prog/death di Desert Snow, che riesce facilmente a sorprendere anche l’ascoltatore diffidente. Il thrash/death vero e proprio arriva alla fine, in una sorta di tensione verso il progressivo abbandono della melodia, grazie ad una Vita Qui Vivimus che alterna blast-beat a parti atmosferiche così pastose da omaggiare (ma solo nei miei indifendibili paragoni) un’ideale e decadente via di mezzo tra Katatonia, Bloodpit e Novembre. Il professore di psicologia e finanza comportamentale Dan Ariely (Predictably Irrational, Harper Perennial, 2010) racconta come le nostre scelte siano pesantemente condizionate dalla necessità di fare confronti, individuando la soluzione migliore quasi sempre sulla base, anche a livello inconscio, di un’altra, magari messa lì ad arte, che ci sembra meno conveniente. Lo facciamo con le persone, dice Ariely, con le offerte commerciali, mentre spingiamo il carrello della spesa e probabilmente anche nel momento di valutare la musica che ascoltiamo. Ecco, a suo modo questo demo riesce ad essere migliore di come ce lo saremmo aspettati: l’autore ci mette del suo, superando il nostro ideale e preconcetto riferimento, privilegiando i contenuti rispetto alla scarna e monocromatica forma, sacrificando il marketing per lasciare spazio alle sue chitarre e così sfuggendo, con l’ammirevole scaltrezza di canzoni tutte diverse, al pericoloso paragone.

Alla fine dell’ascolto è possibile affermare con ragionevole certezza che i Trolt Waren hanno alcuni assi nella manica: un gran bel logo, innanzitutto, che sembra un test di Rorschach per tutto quello che ci puoi vedere dentro, e poi un musicista che infonde passione, idee discrete ed una buona dose di coraggio. Trolt Waren, il demo, ha un senso, e questo è forse il complimento più bello che si possa fare ad un frammento di un quarto d’ora soltanto. In queste quattro composizioni ci sono voglia di scoperta e di confronto, olio di gomito e cura negli arrangiamenti, inevitabili ingenuità subito rimediate con quelle tre note che, proprio in quella fortunata successione, sembrano stare così bene insieme. Il piatto bianco e nero dei colori scelti per riempire lo spazio della pagina Facebook non rende onore alla creatività, molta della quale probabilmente ancora inespressa, che questo progetto riesce a comunicare. Con la ritrovata alchimia di un’intera band, una varietà che sappia gravitare attorno ad un filo conduttore autorevole ed una produzione migliore, i presupposti perché i Trolt Waren possano tornare a superare le aspettative di tanti ci sono tutti.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
69 su 6 voti [ VOTA]
Ricky Taia
Mercoledì 15 Maggio 2013, 17.53.13
1
Bella recensione, chi ha ascoltato la demo non può che essere d'accordo con Marco! Da amico di Martino (e da musicista) posso solo aggiungere che se tutti i musicisti ci mettessero tutta la voglia e tutta la passione che ci mette lui non esisterebbe "cattiva" musica. Spero di poterti sentire presto dal vivo con tutto il gruppo dietro Tino!!
INFORMAZIONI
2013
Autoprodotto
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Riding The Sand
2. Sahara
3. Desert Snow
4. Vita Qua Vivimus
Line Up
Martino Brambilla Pisoni (Voce, Chitarra, Basso)
 
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