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Atrocity - Okkult
( 1834 letture )
Con Okkult gli Atrocity ritornano al death metal, dopo aver fatto il periplo dei generi, passando disinvoltamente dal folk all’industrial e finanche alle cover "metallizzate" delle grandi hit pop degli Anni Ottanta (dedicando a quest’immane quanto vacuo lavoro ben due release, una datata 1997, la seconda 2008).
E vi tornano in un modo che non convince appieno, e non tanto per l’olezzo di ruffianeria che pure emana, come d’altronde accade per molte scelte e trovate del gruppo teutonico, anche nei suoi "side project" con Liv Kristine (non ultima quella che menzionerò al termine della recensione, per non impressionare i vostri animi delicati sin dall’inizio), perché la piaggeria potrebbe essere meglio tollerata se si accompagnasse ad un lavoro originale ed ispirato.
E sono proprio questi due elementi, l’ispirazione e l’originalità, ad essere carenti, sebbene siano per ora ampiamente compensati dal mestiere, compositivo come esecutivo. Perché ci viene proposto un death veloce ed aggressivo (ad eccezione di Satan’s Braut, brutta copia della Neue Deutsche Härte dei Rammstein, che sarebbe ora di finire di scimmiottare solo perché si è madrelingua tedeschi!), che non risulta mai ostico all’ascolto pur nella complessità del suo andamento, in alcuni episodi anche piuttosto melodico e sempre fortemente intriso di trame sinfoniche e corali che gli conferiscono un’aura di cupa epicità.
Una formula vincente ma certo non particolarmente innovativa, verrebbe da dire; aggiungiamo che se la componente sinfonica (affidata ad una vera orchestra, la Lingua Mortis Orchestra diretta da Victor Smolski, chitarrista e tastierista dei Rage), trova una sua precipua funzione all’interno del disco, arricchendo e variando il death di base ed evitando così il rischio monotonia sempre alle porte, la componente corale (nei passaggi dove unica protagonista è l’immancabile "musa" Liv Kristine come in quelli eseguiti dal coro, che varia nella sua composizione a seconda dell’effetto emotivo che si intende suscitare), già di per sé problematica da manipolare, viene trattata con esiti qualitativamente molto vari, passando da una perfetta integrazione in un brano come When Empires Fall To Dust, dove i cori amplificano magnificamente i ripetuti crescendo, a song nelle quali il loro apporto non risulta sgradevole ad altre, infine, che da esso vengono appesantite e quindi irrimediabilmente penalizzate, come ad esempio la già schizofrenica Necromancy Divine.
Ma tale componente corale contribuisce a far cadere l’album nel pacchiano quando si unisce o si accosta a tutta la pletora di espedienti sonori e rumoristici che vengono di solito utilizzati per creare quelle atmosfere "occultistiche" nelle quali gli Atrocity godono ad immergersi ed immergerci. Una negromanzia magniloquente ed epica affidata ad artifizi francamente banali, niente più che orpelli orrorifici logorati dall’uso che purtroppo non compaiono solo all’inizio dei brani (e penso al brano strumentale Todesstimmen, indegno coacervo di rumoristica da horror movie di serie C2, o alla finale La Voisine, perché la versione femminile di Cagliostro è sempre irresistibile!), quali tintinnii inquietanti, sinistri fendenti di lama, urli di vittime e di demoniaci carnefici, grugniti e ululati di creature mostruose e via dicendo.
Si può certo discutere sulla quantità tollerabile di tali diavolerie, a costo di entrare nella sfera più personale del gusto: per me, semplicemente, sono troppe. Ma ovviamente la sensibilità in tale ambito è squisitamente soggettiva.
Accade così che un onesto, ben fatto e ben eseguito (taglienti e furenti le chitarre; articolato, dinamico il lavoro della batteria; caldo e profondo il growl di Krull), disco di death perda così scioccamente parte del suo appeal.
A questo aggiungiamo, e qui ci fermiamo, la notizia alla quale accennavamo all’inizio della recensione: gli Atrocity hanno annunciato che Okkult sarà il primo capitolo di un trilogia e che sia nell’edizione limitata digipack che nella versione per iTunes conterrà, come i due successivi album, un indizio per una misteriosa ed avvincente caccia al tesoro. Ferme restando le infinite, egosintoniche declinazioni del concetto di goliardia presso il popolo teutonico, c’è da chiedersi non tanto qual è il fine di scelte di tal genere, anche se un sospetto è lecito, quanto se esse non siano meramente controproducenti.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
86.4 su 5 voti [ VOTA]
andrea
Lunedì 20 Maggio 2013, 14.41.48
1
vorrei tanto sentirlo tutto quanto! il singolo/video mi è piaciuto un sacco, mooolto septicflesh degli ultimi album-capolavori. grande sorpresa!
INFORMAZIONI
2013
Napalm Records
Death
Tracklist
1. Pandaemonium
2. Death By Metal
3. March Of The Undying
4. Haunted By Demons
5. Murder Blood Assassination
6. Necromancy Divine
7. Satan's Braut
8. Todesstimmen
9. Masaya (Boca Del Infierno)
10. When Empires Fall to Dust
11. Beyond Perpetual Ice
12. La Voisine
Line Up
Alexander Krull (Voce & Tastiera)
Sander van der Meer (Chitarra)
Thorsten Bauer (Chitarra & Basso)
Joris Nijenhuis (Batteria)
 
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