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Draconian - Where Lovers Mourn
( 2321 letture )
Filled with sorrow...
Bleak inner self touched by pride,
Devoured by solitude, still wrapped in time.
I'm flowing with pain!


Brutta bestia la solitudine.
Un labirinto scuro di cui fatichiamo a trovare l'uscita, che sembra espandersi sempre di più intorno a noi, intrappolandoci progressivamente in un vortice nero e malinconico.
Quante volte ci è capitato di finire in una situazione grave e apparentemente senza speranze?
In questi momenti è solo il supporto di qualcuno ad impedirci di sprofondare e - come potrete facilmente intuire – proprio la solitudine o la mancanza di appigli in un simile frangente diventa l'apogeo della negatività.
Come molte band gothic doom i Draconian si fanno alfieri di questo tipo di emozioni, proiettandole in musica con una carica emotiva non indifferente, costringendoci – volenti o nolenti - a confrontarci con esse.
Certo, potremmo anche ascoltare dischi come Where Lovers Mourn in maniera distaccata e razionale, ma al prezzo di perdere praticamente tutto il coinvolgimento, tutto quell'insieme di sensazioni che scaturisce come per magia da un insieme di note musicali.
Dunque questo esordio dei Draconian va interiorizzato, capito ascoltandolo nella maniera più intima che conoscete, nella solitudine della vostra stanza o in auto mentre viaggiate silenziosi nella notte.

Un'opera prima enorme per la giovane band di Säffle, che emerge come un "luminoso" faro per le band con una cantante che vogliono fare gothic in questo panorama musicale sempre più affollato e nel quale si ripetono sempre i soliti abusati cliché.

Ma veniamo al disco.
Johan Ericson e Magnus Bergström cominciano subito ad abituarci a quello che sarà sempre il loro modo di scrivere ed arrangiare le parti di chitarra: niente solismi esasperati ma una grande capacità di unire delle ritmiche intriganti e mai troppo tirate ad arpeggi (anche in clean) e brevi fraseggi che contribuiscono in maniera enorme al lato melodico del disco.
Andreas Karlsson invece sfrutta le sue tastiere per esplicare ancora meglio il mood dei vari pezzi aggiungendo passaggi di string ensemble che completano la parte "atmosferica" in maniera perfetta.
Fondamentale ma mai in primo piano o troppo in evidenza la sezione ritmica (come giusto che sia in release di questo tipo d'altronde): dietro le pelli Jerry Torstensson funge da perfetto scheletro, proponendo con precisione le figure tipiche del genere senza mai strafare.
Thomas Jäger alle quattro corde, oltre a fornire l'adeguato supporto alle chitarre gonfiando il sound, si prodiga ad incupire con il suo suono scuro e pieno di frequenze basse l'atmosfera, appesantendola al punto giusto.
Resta da parlare di quelle voci che sono poi il marchio di fabbrica dei Draconian, quell'alternanza tra l'anima nera e malvagia interpretata da un graffiante Anders Jacobsson (qui ancora leggermente acerbo nel growling forse) e quella angelica interpretata da una già superba Lisa Johansson, autrice di una prova di altissimo livello.

A livello di tematiche invece non troviamo un concept articolato come il suo successore Arcane Rain Fell , ma un insieme di argomenti tipici del gothic doom mischiati ad interpretazioni in chiave musicale di opere importanti della letteratura anglosassone.

A slumber did my spirit seal;
I had no human fears:
She seemed a thing that could not feel
The touch of earthly years.

No motion has she now, no force;
She neither hears nor sees;
Rolled round in earth's diurnal course,
With rocks, and stones, and trees.


A Slumber Did My Spirit Seal, niente meno che un breve componimento del fondatore (insieme a S.T Coleridge) del Romanticismo inglese William Wordsworth, contenuto nella famosissima raccolta delle Lyrical Ballads, qui usato nella sua totalità per costruire uno dei pezzi (omonimo) più belli dell'intero disco.

Now I ride with the mocking and friendly ghouls on the night-wind, and play by day amongst the catacombs.
I know that light is not for me, save that of the moon over the rock.
I know always that I am an outsider; a stranger in this century and among those who are still men.


C'è anche spazio per la letteratura horror americana, rappresentata qui da H.P Lovecraft (famoso autore di racconti horror gotici e degno successore di Allan Poe), questo estratto da The Outsider, usato in It Grieves My Heart, è praticamente perfetto per coadiuvare il resto del testo incentrato sull'irreversibile degenerazione della razza umana.

Tornando momentaneamente al lato più tecnico non posso non sottolineare quanto sia buona anche la produzione per trattarsi di una band qui al primo disco, anche se sicuramente non al livello delle successive (già quella di Arcane Rain Fell è superiore), in particolare patisce i fusti della batteria un po' spenti (soprattutto il rullante) e risulta in alcuni dei passaggi più densi leggermente impastata e grezza; ad ogni modo, nulla di veramente grave o in grado di pregiudicare l'ascolto.
Che dire di più?
Ci troviamo di fronte ad un lavoro che ha subito chiarito le potenzialità della band svedese, attirando una meritata attenzione, ci sono ancora alcuni elementi un po' acerbi che la band smorzerà nel corso degli anni (già con il successivo Arcane Rain Fell ), ma nel complesso Where Lovers Mourn è e resterà una perla di malinconia che in molti dovrebbero prendere come riferimento ancora oggi.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
91.58 su 12 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 27 Maggio 2013, 12.09.07
3
Album assolutamente splendido, anche se preferisco Arcane Rain Fell, sopratutto per il pezzo "Death, Come Near Me". Negli album successivi, hanno avuto un leggero calo dal punto di vista del songwriting ma rimanendo sempre su livelli di grande eccellenza. Da non paragonare assolutamente con altre band "female fronted", sopratutto del genere Nightwish e fotocopie varie. Loro hanno una bellezza struggente e malinconica dai colori autunnali e invernali fortemente evocativa. Il pezzo "The Solitude" lo preferisco, però nella versione del demo Frozen Features del 2002. Spero che con la prossima cantante ritornino su questi livelli. Au revoir.
Red Rainbow
Lunedì 27 Maggio 2013, 10.56.49
2
Bè, niente di nuovo sotto il sole..... nel senso che quando si parla dei Draconian lo spettro del giudizio non può che variare tra l'eccellenza e il capolavoro . Full lenght di debutto che lascia senza fiato, dalle spire lente di The Cry of Silence a quel monumento crepuscolare che è It Grieves My Heart passando per la "lezione" gothic di The Amaranth (ah, Tristania, Tristania, se foste rimasti in classe a prendere appunti ....). Rece impeccabile anche nel cogliere i pochi punti deboli dell'album, una batteria un po' incolore ("spenta" è davvero la definizione più appropriata) e il growl di Anders ancora in formazione (il confronto con l'approdo di A Rose for the Apocalypse rende evidentissima la maturazione). E poi c'è il capitolo a parte, Lisa, fantastica nel controcanto al growl senza mai planare nelle banalità che troppo spesso marcano le "beauty and the beast" band. Anch'io non vedo l'ora di misurare sul campo le qualità dell'erede designata Heike Langhans, non sarà facile.... per niente...
Neige93
Sabato 25 Maggio 2013, 10.57.43
1
Grande, grandissimo album.. Vediamo come sarà il loro prodotto senza Lisa..
INFORMAZIONI
2003
Napalm Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. The Cry of Silence
2. Silent Winter
3. A Slumber Did My Spirit Steal
4. The Solitude
5. Reversio Ad Secessum
6. The Amaranth
7. Akherousia
8. It Grieves My Heart
Line Up
Lisa Johansson (Voce Femminile)
Anders Jacobsson (Voce Maschile)
Johan Ericson (Chitarra Solista)
Magnus Bergström (Chitarra Ritmica)
Andreas Karlsson (Tastiere)
Thomas Jäger (Basso)
Jerry Torstensson (Batteria)
 
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