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Giuntini Project - IV
( 2760 letture )
Il Giuntini Project prosegue e giunge imperterrito al quarto capitolo. Un coacervo metallico di grande sostanza e di tiro non indifferente. Per chi avesse memoria fumosa ricordo che il chitarrista italiano, Aldo Giuntini, ha inaugurato questa sua saga personale, circondandosi di nomi rilevanti sin dagli albori. Il primo capitolo esce nel 1993, Giuntini Project Vol. I, e vedeva l'inglese Charles Bowyer alla voce; il secondo disco è datato 1999 e questa volta Aldo chiama a sé l'ex cantante dei Black Sabbath, lo splendido Tony Martin: ne esce un platter molto Sabbath, in linea con Tyr dei maestri inglesi, farcito di pezzi veloci, epici, con chitarre spumeggianti. Il terzo paragrafo della narrazione epica,Vol. III, sgorga nell'aprile del 2006 e vede ancora Tony Martin della partita, con composizioni varie che si rifanno all'hard & heavy degli anni ottanta delle big band come Rainbow e Black Sabbath. Tony Martin, per questo quarto spaccato, viene rilanciato nuovamente sul ponte di comando, degno singer che ammaestra e tenta di domare reticolati acuminati chitarristici che Aldo non fa mai mancare.

Un 13-tracks-album che si rifà con decisione alle radici più pure dell'hard 'n heavy di matrice ottantiana, avvalendosi di un sound ardente e massiccio sullo stile di opere memorabili targate Rainbow, Dio, Black Sabbath con un pizzico di Dokken. La voce di Martin è granitica, talvolta sofferente e fortemente interpretativa, corredata da ritornelli corali e un riff-rama d’innegabile impatto, con alcune atmosfere barocco-decadenti come mostrato sulla copertina e passaggi tenebrosi che danno nerbo alla proposta. Le chitarre, poi, meritano un messaggio a parte. Aldo è tagliente nella ritmica, talvolta ossessiva e ipnotica, con solismi di alta scuola metal con scoppi improvvisi, percorsi da ottima tecnica e perizia con riuscite funamboliche di grande suggestione. Tutte le tracce contenute in questo IV sono ben riuscite, hanno direzionalità e appeal in grado di stuzzicare le orecchie di metaller di ogni generazione, un fattore mica tanto trascurabile. Apertura con il botto per la serrata Perfect Sorrow; maligna Cured che, con i suoi 4:08, mostra fauci metallare che fanno degustare un prodotto di grande validità; la strumentale The Rise And Fall Of Barry Lyndon ha in sé tonalità epiche, un po’ alla Stratovarius in mix con i primi Maiden, ed è una botta pazzesca che mette esaltazione nelle vene. Born in the Underworld è impregnata da una ritmica rallentata e pesante come la ghisa che non lascia scampo e i vocalizzi di Tony Martin incidono la pelle, mentre I Don't Believe in Fortune, si compiace di un refrain molto Los Angeles degli eighties, e Not The Jealous Kind sembra uscita pari pari da The Ultimate Sin di Ozzy, con tanto di solismo al fulmicotone. Indiavolata nei ritmi Saint or Sinner, con la batteria in evidenza e un rallentamento a metà pezzo che irradia fascino; gigantesca la cavalcata di Giuntini Project in Last Station Nightmare mentre la finale Truth Never Lie, è pasto nudo per ogni appassionato di metal che si rispetti: sei corde magniloquente, singing al top della forma, stacchi e controstacchi che portano direttamente ad un ritornello con cori profondi e corposi.

Questo IV è davvero un bel CD, che merita di entrare nelle orecchie di ogni appassionato. tutte le composizioni sono evidenziate con calibratura di suoni perfetta per un disco di metal-retrò. Non lasciatevi sfuggire le qualità compositive e tecniche di Aldo Giuntini e dei suoi pard, compreso ovviamente il grande Tony Martin. Da avere.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
79 su 8 voti [ VOTA]
iommi
Martedì 28 Ottobre 2014, 13.43.33
5
Bello!!!
Zak
Sabato 11 Ottobre 2014, 19.24.09
4
...ne esce un platter molto Sabbath. = Come gridare un bel [EDIT: niente bestemmie!] nel bel mezzo di una messa !!!!!
dario
Sabato 29 Giugno 2013, 3.52.53
3
Sembra proprio un bel album. Sono ancora ai primi ascolti, ma cresce sempre più. Come dice il recensore , forte è il richiamo a band come Rainbow, Dio, Black Sabbath . Hard /heavy senza tanti crismi, puro come negli anni 80 e con molto gusto sia nei riff che nei solo. Voce di gran spessore.
Franco 73
Domenica 2 Giugno 2013, 20.04.57
2
Fosse uscito negli anni '80 avrebbe spaccato tutto !
Andy \\\'71
Martedì 28 Maggio 2013, 13.46.39
1
Spettacolare!Con un Tony che canta come non mai e che gran canzoni!85!
INFORMAZIONI
2013
Escape Music
Heavy
Tracklist
1. Perfect Sorrow
2. Born in the Underworld
3. Shadow of the Stone
4. Cured
5. I Don’t Believe in Fortune
6. If the Dreams Come True
7. The Rise and Fall of Barry Lyndon
8. Bring on the Night
9. Not the Jealous Kind
10. Saint or Sinner
11. Last Station: Nightmare
12. How the Story Ends
13. Truth Never Lie
Line Up
Tony Martin (Voce)
Liz Vandall (Voce su traccia 8)
Aldo Giuntini (Chitarra)
Fulvio Gaslini (Basso)
Fabiano Rizzi (Batteria)
Roberto Gualdi (Batteria)
 
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