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Alice in Chains - The Devil Put Dinosaurs Here
( 12417 letture )

Gli Alice in Chains avevano letteralmente sorpreso tutti quattro anni fa sia per l’inatteso e gradito ritorno sulle scene, sia soprattutto per l’impressionante qualità dell’album Black Gives Way To Blue, primo lavoro realizzato senza il mai troppo rimpianto Layne Staley. L’attesa per il nuovo lavoro The Devil Put Dinosaurs Here, anticipato dai superbi singoli Hollow e Stone, era quindi notevole, perché ripetersi a simili livelli sarebbe stata un’impresa davvero difficile. Analizziamo dunque pregi e difetti del disco fresco di uscita, caratterizzato da un’intrigante e luciferina cover e registrato a Los Angeles con il produttore Nick Raskulinecz.

La prima considerazione che mi preme fare riguarda il cantante William DuVall, il quale rispetto al passato gode sicuramente di maggiori spazi: l’artista sembra quasi voglia scrollarsi di dosso l’ingombrante eredità lasciatagli dal predecessore; in realtà, però, ciò che spicca è unicamente l’indefesso tentativo di imitarlo a tutti i costi. L’effetto sorpresa si è esaurito da tempo e forse sarebbe stato auspicabile un tentativo di personalizzazione che durante l’ascolto del full length non emerge proprio. A titolo esemplificativo il suo modo di cantare nella scarsamente dinamica Lab Monkey è a dir poco imbarazzante per la somiglianza con quello di Staley.
Per il resto non si può che applaudire ad un songwriting ispirato a conferma dello stato di grazia di Jerry Cantrell, che si conferma come uno dei migliori compositori attualmente in circolazione.
Strutturalmente The Devil Put Dinosaurs Here mi ha dato l’impressione di voler abbracciare un po’ tutta la storia della band, con elementi estrapolati dall’eccelsa produzione del combo statunitense e immessi mirabilmente nel corpo dei nuovi brani. Il platter, quindi, si presenta in una veste versatile e viene enfatizzato il lato umbratile e profondo che caratterizza da sempre questi ragazzi, non a caso considerati per questo l’anima nera del grunge. Le canzoni necessitano di vari ascolti per essere adeguatamente assimilate ed hanno il pregio di essere talvolta illuminate all’improvviso da sezioni di stampo melodico. Volendo usare una metafora appaiono come timidi raggi di sole che, seppur per breve tempo, filtrano tra persistenti nuvole cariche di pioggia. I riff sono imponenti, ipnotici e ossessivi, ti entrano nell’anima per non andare più via; dominano incontrastati e sovrani nelle dirompenti Hollow e Stone (aperta quest’ultima da un giro di basso di Mike Inez da sturbo puro), ma si riscontrano anche in altri significativi episodi come nella ben arrangiata Pretty Done, nella possente ed articolata title track, nella mutevole Breath on a Window (la seconda parte assume contorni evocativi) e nella claustrofobica Phantom Limb, nella quale si apprezza un bell’assolo di Cantrell. Non mancano, altresì, parti acustiche, senza però perdere quell’inconfondibile vena oscura che non li abbandona mai; mirabile in tal senso l’andamento di Voices -lineare e accattivante- la raggiante Scalpel –munita di un gradevole refrain- e, in particolare, la cupezza di Hung on a Hook e la struggente conclusiva Choke –melanconica ed emozionante- tra gli apici assoluti del disco.

In The Devil Put Dinosaurs Here, alla fin fine solo leggermente inferiore a Black Gives Way To Blue, non si ravvisano episodi poco rilevanti nemmeno a cercarli con il lanternino (forse ad esclusione della già citata Lab Monkey e della manieristica Low Celing). Un gioiello di musica che ancora una volta dimostra la vitalità del grunge, un genere troppo presto dato per finito. Se questo dovesse essere il capitolo finale della carriera degli Alice in Chains, come fatto paventare durante una recente intervista fatta a Jerry Cantrell e Sean Kinney, sarebbe un dignitosissimo epilogo.
Senza remore è uno dei migliori album usciti nel 2013!

VOTO Prima Recensione: 85

Seconda Recensione di: Andrea Barricelli "Barry"

La morte di Layne Staley, avvenuta nel 2002 a distanza di otto anni esatti da quella di Kurt Cobain, sembrava aver messo definitivamente la parola fine sulla storia di un gruppo tanto particolare quanto straordinario; a giudizio di chi scrive, gli Alice in Chains sono una delle band più importanti degli ultimi 25 anni, a dispetto di una discografia non ricchissima ed uno stile certamente non accessibile a tutti gli ascoltatori: benché siano stati ricompresi nel calderone del grunge di Seattle grazie alla loro provenienza geografica, ai loro testi introspettivi ed all’ossessività delle partiture di chitarra, infatti, questi ragazzi hanno dato vita ad un sound unico, basato tanto sui riff sabbathiani di Jerry Cantrell, quanto sull’integrazione vocale fra l’ugola dello stesso chitarrista e quella ben più lancinante di Staley; a tutt’oggi, restano una delle poche band immediatamente riconoscibili dai primi secondi di una loro qualsiasi canzone, segno incontrovertibile della singolarità della loro proposta, che poi chiaramente si è liberi di apprezzare o meno. Anche per questo motivo, l’annuncio della pubblicazione di un nuovo album con un cantante a sostituire il compianto Staley, quattro anni fa, aveva diviso in modo significativo gli ascoltatori: molti erano contenti dell’inaspettato ritorno, ma in tanti si chiesero come sarebbe stato possibile replicare quella eccezionale commistione di elementi che aveva reso immortali gli Alice in Chains. La risposta giunse con lo stupendo Black Gives Way To Blue, in cui i nostri suonavano una versione modernizzata del loro sound classico, grazie anche ad una eccellente prestazione del nuovo arrivato William DuVall; del resto, pur con tutte le inevitabili differenze del caso, la mano compositiva era sempre quella di Jerry Cantrell, un musicista geniale ed assai sottovalutato.

Dopo un simile ritorno sulle scene, era scontato che l’attesa per il nuovo lavoro fosse quanto mai elevata, grazie anche ad una sapiente campagna pubblicitaria orchestrata dalla band, non martellante ma viva quanto basta a tenere alta l’attenzione. Infine, quest’oggi abbiamo finalmente fra le mani The Devil Put Dinosaurs Here; senza soffermarci sul titolo volutamente bizzarro e sulla particolare copertina, posso dirvi fin da subito che l’album ripropone ovviamente le coordinate stilistiche del suo fortunato predecessore, ma si sforza di attingere in modo più variegato dal passato della band, con brani manifestamente ispirati, ad esempio, all’EP Jar of Flies; complessivamente, inoltre, sembra concedere maggior spazio alla voce di DuVall, mentre su Black Gives Way To Blue, forse per evitare uno strappo eccessivamente traumatico rispetto all’era-Staley, le parti vocali del singer erano quasi sempre affiancate da quelle di Cantrell. Si comincia con la già nota Hollow, ottimo brano che ripropone tutte le caratteristiche migliori del moderno corso degli Alice in Chains: riff ossessivo ma tremendamente efficace, strofe strascicate dal mood oscuro, ritornello coinvolgente, break con sfogo solista; se il buongiorno si vede dal mattino, oggi ci saranno Sole e temperature miti. Pretty Done è meno memorabile, dal momento che non possiede un ritornello valido quanto quello di Hollow, ma è comunque convincente in particolare grazie ad un altro break efficace situato all’incirca a metà brano, che mette ancora in evidenza come non sia necessario suonare a mille all’ora per esser grandi chitarristi; la grande forza di Jerry Cantrell, infatti, è sempre stata la ritmica, oltre alla sua straordinaria capacità di tessere trame sonore stratificate e maledettamente suggestive, dotate di profondo pathos anche nei loro momenti più pesanti e meno immediati. Stone, secondo singolo dopo Hollow e vagamente simile alla parte centrale di Acid Bubble, inizia con un riff di basso del capelluto Mike Inez che viene poi ricalcato per tutta la durata del brano dalle chitarre: sugli scudi in questo caso troviamo Mike DuVall, capace di ritagliarsi un suo spazio che ne mette in risalto l’ottima estensione vocale. Certo, non è Layne Staley, ma si è calato nella parte in maniera rispettosa ed ammirevole; inoltre, coloro che hanno avuto la fortuna di vedere la band dal vivo negli ultimi anni (fra cui il sottoscritto, in un memorabile concerto romano di tre anni fa) possono testimoniare la sua grande abilità di performer live. La scena è quasi tutta per DuVall anche su Voices, ballad dal sapore vagamente roots che rispolvera le atmosfere di Jar of Flies in modo moderno; come detto, i richiami al meraviglioso EP non saranno pochi nel corso dell’ascolto del disco e questa traccia, pur non essendo la migliore del lotto, mantiene la qualità su livelli complessivi elevati. La title-track prosegue su questa falsariga, ma vi aggiunge nuovamente quell’alone dark per cui la band è diventata celebre: l’inizio ricorda l’immortale Love, Hate, Love dell’album d’esordio, Facelift, mentre il prosieguo è una fusione di elementi e sonorità differenti, con le voci di DuVall e Cantrell poste a tratti sullo sfondo, quasi sfuggenti; anche se un minuto in meno di durata avrebbe certamente giovato alla sua fruibilità, il gioco di chitarre e parti vocali resta comunque estremamente suggestivo. Lab Monkey vi farà verosimilmente venire per un attimo i brividi sulla schiena, dal momento che la voce di DuVall assomiglia a quella di Staley come mai prima d’ora, ma la canzone in sé, dopo la complessa title-track, è la meno immediata fra quelle affrontate finora: ai primi ascolti, difatti, potrebbe convincervi relativamente poco, ma premendo più volte il tasto PLAY ne apprezzerete sicuramente lo stile, fortemente debitore del capolavoro Dirt e dei lavori solisti di Jerry Cantrell. Low Ceiling e Breath on a Window sono complessivamente più leggere e costituiscono dei piacevoli intermezzi di rock moderno, pur sempre con spruzzate dello stile classico della band, fra cui l’immancabile sottofondo di chitarra stratificato. Le strofe non sono incisive quanto i ritornelli, il che li rende probabilmente i due brani meno brillanti dell’album, ma fortunatamente a ridestare la nostra attenzione in attesa del gran finale ci pensa la bella Scalpel: si tratta di un altro brano in stile Jar of Flies, di forte intensità emotiva, con una prestazione corale dei musicisti di grande effetto; nessuno di loro fa chissà cosa col proprio strumento, ma la compattezza generale che ne vien fuori è assai più efficace di qualunque orpello tecnico. Phantom Limb, inaspettatamente, ci colpisce di nuovo con riff granitici ed atmosfere metal: beneficia altresì di una linea vocale strepitosa, che si piazza in mente per non uscirne più e dello sperimentato break centrale, altro marchio di fabbrica del gruppo; in questo caso la pur notevole lunghezza non inficia minimamente la resa di una canzone che si piazza di diritto fra le migliori di tutto The Devil Put Dinosaurs Here. Siamo ormai giunti alla fine di un viaggio lungo, sicuramente non facile ed estenuante, ma i nostri non ne hanno abbastanza e proprio adesso, quando quasi non ce l’aspettavamo più, ci regalano due autentiche perle: Hung on a Hook possiede difatti una melodia vocale fra le più coinvolgenti dell’album, mentre Choke è probabilmente la più bella ballad composta dal gruppo dai tempi della commovente Nutshell: sono perfettamente a conoscenza del peso di una simile dichiarazione, ma neppure un grandissimo pezzo come Your Decision mi aveva trasmesso la stessa intensità emotiva di Choke. Mai come in questo caso, più che leggere le mie parole ed i miei prolissi commenti, limitatevi a farvi cullare dalla musica degli Alice in Chains.

Non c’è molto altro da dire, se non che Jerry Cantrell ed i suoi compagni di avventure aggiungono un altro bellissimo tassello ad una discografia sostanzialmente priva di punti deboli: il passato è e resta inarrivabile, ma bisogna anche considerare che Dirt o Jar of Flies sono ciò che sono grazie anche a caratteristiche proprie dell’epoca in cui sono stati composti, che quindi non torneranno più; gli Alice in Chains del ventunesimo secolo sono una band dal talento straordinario, unica nel suo stile e nella compattezza che lega la chitarra alla sezione ritmica del duo Inez/Kinney, sulle quali svettano le voci dei due grandi protagonisti dell’album, fra cui un DuVall in stato di grazia. The Devil Put Dinosaurs Here bissa dunque alla grande il suo predecessore, rispetto al quale è forse appena meno brillante a causa del mancato effetto-novità e di qualche minuto di troppo qui e là.

VOTO Seconda Recensione: 83




VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
84.75 su 70 voti [ VOTA]
Tino
Giovedì 20 Agosto 2020, 10.48.56
77
Un capolavoro ma l'etichetta grunge non si può vedere. Meglio classificare come alternative
nonchalance
Sabato 8 Settembre 2018, 15.00.20
76
Questo era uscito per la Capitol, già distribuita dalla Universal. _ Parlando del disco, l'ho approfondito solo di recente (prima che uscisse il nuovo) e, risulta un po' pesante da ascoltare..soprattutto "Stone", appunto! 😏Superato questo scoglio il disco risulta più scorrevole. La title-track è abbastanza indefinita come song..gli preferisco la più ficcante "Breath on a Window"! Invece, "Lab Monkey" - nel ritornello - mi ricorda molto "Sea of Sorrow".. Al momento, comunque, io trovo più ascoltabile il successore. Probabilmente perché più aperto e meno opprimente..anche se, ovviamente, non arriva ai livelli di quello del 2009!
Angelo
Lunedì 21 Maggio 2018, 19.55.37
75
Disco molto bello con canzoni curate e riff geniali. Secondo me un gradino superiore all album precedente.
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 7 Novembre 2017, 15.38.51
74
@AIC : grande! La cosa personalmente non mi fa sorridere perchè l'ho letta in -davvero troppe- circostanze. Duvall con Staley non centra nulla di nulla e chiunque abbia scritto il contrario non so cosa cazzo abbia ascoltato... forse Cantrell (oggi) che somiglia molto a Cantrell (20 anni fa)?! Pazzesco. Non mi sono mai permesso di dirlo, pur avendolo pensato molte volte, ma oggi purtroppo lo posso fare: nessuno somiglia a Staley, nessuno, ma se c'è qualcuno che per timbrica gli si avvicina allora questi e Scott Weiland. Ed oggi gli è certamente vicino.
Aic
Martedì 17 Ottobre 2017, 22.48.46
73
Fa sorridere leggere giudizi sulla voce di Duvall da parte di tutti, quando in realtà la voce che si sente è quella di Cantrell. Potevo capirlo nell'album precedente, ma dopo tre anni non riuscire ancora a riconoscere le voci è imbarazzante. La voce più in evidenza è CANTRELL. La voce di Duvall la potete sentire bene in Last of my Kind del 2009, così finalmente lo riconoscete e capite quando canta William o Jerry.
HeroOfSand_14
Lunedì 10 Aprile 2017, 20.13.07
72
Bel disco, forse solo un pò troppo lineare, fatico a distinguere molti brani che sono strutturati e suonano molto simili. Mi piacerebbe che DuVall usasse più la sua personalità perchè sembra qui di sentire sempre Cantrell, le due voci si intrecciano benissimo ma sono poco differenti. A parte questi pensieri, il disco è un monolite pesante e dal mood realmente malinconico ma non incazzoso, Choke per me è un capolavoro, musica e testo sono da pelle d'oca. Voices la segue a ruota, Hollow poco sotto con la bellissima titletrack. Comunque godibile anche se mi manca la rabbia dei bei tempi. E QUELLA voce..
Steven DarKnight
Lunedì 5 Dicembre 2016, 22.44.23
71
Un ottimo album, anche se ho preferito le atmosfere del predecessore, che sembrava lasciare spazio in parte ad un nuovo stile più personale (a mio avviso con qualche richiamo al prog e al thrash), rispetto al periodo dove Stanley donava anima e cuore al quartetto di Seattle. Qui viene ripetuto, mantenendo una grande ispirazione e freschezza compositiva, il copione che li ha resi celebri negli anni '90. Eccezione fatta forse per la stupenda 'Hung On A Hook', dalle sonorità quasi gothic nella strofa. Ineccepibile la prova di Cantrell, che nel corso del tempo sembra non aver perso lo smalto da grande songwriter, e con le sei corde partorisce riffs più killer che mai! Che la finale 'choke' possa preannunciare un ritiro dalle scene? Visto l'andazzo si spera proprio di no. voto: 80
IRON799
Sabato 23 Gennaio 2016, 18.25.34
70
una piacevole sorpresa! L'ho preferito a black gives away to blue
MetalMark
Mercoledì 7 Gennaio 2015, 11.37.30
69
Io starei tranquillamente anche intorno al 90 - 95 come voto! Gran disco ragazzi.
Arrraya
Martedì 11 Novembre 2014, 22.33.38
68
Piaciuto da subito appena uscito e lo sto riascoltando proprio ora e...che suoni di chitarra e basso, mamma mia.
mah...
Lunedì 21 Aprile 2014, 23.36.14
67
Ci sono le gran belle soluzioni che solo loro sanno fare, ma non si arriva mai ai livelli dei vecchi album.
videoklip
Domenica 26 Gennaio 2014, 13.55.41
66
Davvero gran bel disco.voto 92.
Paolo
Domenica 26 Gennaio 2014, 13.43.51
65
Il disco è veramente bello, ispirato e mantiene tutte le promesse che ci si aspetta da una band come AIC. Forse un gradino sopra al precedente. Come sempre qualità e arte da una band che sa stare fuori dagli schemi con grande personalità e ancora sa mettere la musica davanti a tutto.
patrik
Domenica 29 Dicembre 2013, 23.43.47
64
il disco non è brutto ma è privo di ispirazione , a sto punto era meglio cantrell con bordin e trujillo in degradation trip cari alice , la droga mi sa ( con l'ispirazione ) è finita
carlitos
Venerdì 8 Novembre 2013, 22.47.23
63
non credevo di poter ascoltare ancora qualcosa di simile nel 2013. grazie Alice in Chains, un album al livello di tutti i migliori album Grunge anni 90 .
herr julius
Sabato 19 Ottobre 2013, 18.05.57
62
uno spettacolo
Danimanzo
Giovedì 19 Settembre 2013, 17.17.03
61
Riascoltato proprio oggi. Il sound è massiccio, corposo, denso, melodico; la naturale prosecuzione di "Black Gives Way to Blue", comeback della band e altro ottimo disco. Possiamo argomentare quanto vogliamo sull'assenza ( ahimè obbligatoria ) di Layne Stayley. La verità è che Jerry Cantrell continua a portare avanti con classe e qualità il discorso degli Alice In Chains. Chapeau.
Masterburner
Giovedì 19 Settembre 2013, 12.20.25
60
Anche Choke che bella è... bhe alla fine è un disco stupendo.
Masterburner
Lunedì 16 Settembre 2013, 13.58.22
59
Commento dopo una settimana: il disco è cresciuto con gli ascolti, pezzi davvero belli, la mia preferita rimane la title track per la melodia sinistra. Molto più 'adult rock' rispetto ai dischi degli anni 90, il che mi sembra una cosa onesta. Mi manca comunque un pò di cattiveria e un pò di catarro nella voce di DuVall
Galilee
Mercoledì 11 Settembre 2013, 14.18.22
58
Disco dell'anno per me. Una canzone più bella dell'altra e vocalmente ci sta di brutto. Secondo me la qualità delle song è alla pari con i dischi del passato. Lunga vita ai nuovi Alice in Chains.
Masterburner
Mercoledì 11 Settembre 2013, 14.14.43
57
Un mio primo commento dopo un ascolto: un buon album rock, ma la voce purtroppo è veramente monocorde e stancante alla lunga.
Zak
Martedì 9 Luglio 2013, 19.37.25
56
niente anche io più lo ascolto e più non ci trovo nulla ...molte volte mi chiedo che traccia sto ascoltando perchè Duvell non fa altro che cantare tipo strafatto. Ok jerry che è l'anima del gruppo e colui che ha scritto canzoni memorabili ...ma questi non sono gli alice in chain cazzo!!! Meglio se avesse cambiato il nome al gruppo
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Sabato 29 Giugno 2013, 17.44.14
55
Arraya guarda che qua da me fino a ieri faceva freddo BECCO con pioggia e vento, avevo felpa e K. way. ))))))
freedom
Sabato 29 Giugno 2013, 17.43.14
54
Sottoscrivo commento 53.
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Sabato 29 Giugno 2013, 17.37.13
53
Freedom io spero sia l'ultimo album e che jerry ritorna a fare il solista perchè gli veniva molto meglio di questi Alice che sembra abbiano perso le catene che li costringevano a fare grandi album.
Arrraya
Sabato 29 Giugno 2013, 17.34.55
52
Io invece non rettifico ma confermo il mio 8, ma mi aspettavo un ripensamento da parte di alcuni, sicuramente per il fatto che questo è un album tipicamente autunnale e invernale e ora siete troppo condizionati dalla bella stagione, dall' aria aperta ecc. Sto dicendo una cazzata? non credo proprio. Questo è un tipico album che bisogna andare a trovare a casa sua e non aspettare che venga da voi.
freedom
Sabato 29 Giugno 2013, 17.22.13
51
Forse sono loro ad essere invecchiati.
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Sabato 29 Giugno 2013, 17.18.40
50
Devo rettificare il mio entusiasmo iniziale, dopo molti e molti ascolti mi è calato un bel pò l'entusiasmo, praticamente mi è successa la stessa cosa con il loro cd precedente, bah chissa perchè. Quando riascolto i vecchi album non mi succede mai, si vede che sto invecchiando.
vascomistaisulcazzo
Lunedì 24 Giugno 2013, 15.16.27
49
al terzo ascolto sono davvero perso. Il blocco finale da "Breath On a Window" fino alla chiusura di "Choke" mi entusiasma!!! Aspetto ancora un po per mettergli un voto il più obiettivo possibile ma dopo il buonissimo (a mio parere) inizio d'anno con i Soundgarden anche qui c'è da divertirsi.
Zak
Martedì 18 Giugno 2013, 19.17.18
48
Boh a me non prende così tanto. Lasciamo stare il discorso del confronto fra Staley e Duvall perchè non c'è proprio storia ed infatti il secondo in molti casi durante l'album cerca solo di imitare il primo ma senza quel mordente e quelle tonalità da brivido. Avrei preferito usasse un suo stile. L'album segue la direzione degli alice in chains ma non c'è quella grinta che in passato li contraddistiva o quel tocco magico di ogni canzone che ti faceva davvero provare momenti di puro. Quì le canzoni prese singolarmente iniziano e finiscono senza la magia di cui sopra e no riescono, salvo pochissimi casi, a stupirti. Effettivamente poi, pur se anche in passato lo stile era indirizzato verso il deprimente, c'erano dei tocchi molto forti e grintosi che oggi hanno perso (la loro parte metal) . Io ascoltavo FACELIFT ed in ogni canzone staley ti stupiva perchè sapeva cambiare le tanalità in base al momento ...poi ascopltavo DIRT e la magia si ripeteva senza un minimo di caduta, infine AIC ovvero qualcosa ancora oggi di unico nell'ambito rock grazie anche a quella voce da psicopatico cronico. Tutto ciò è sparito e con esso gli AIC. Questo Boh, non è brutto perchè ci sono momenti che ti prendono ma poi mi volto indietro penso a quando ascoltai per la prima volta i dischi storici e devo ammettere che quel stupore non me lo regalano più. Vado un po' contro corrente ma ripeto a me sembra che tutti i voti positivi letti nel web siano più frutto del loro grande ed immenso passato che non tornerà mai più ...70 è un giudizio equo.
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Martedì 4 Giugno 2013, 11.32.05
47
Bel album già dopo i primi ascolti.
Kenai
Lunedì 3 Giugno 2013, 15.21.04
46
Finalmente son riuscito ad ascoltare per bene l'album e, finalmente, son riuscito anche a leggere entrambe le recensioni che mi trovano abbastanza d'accordo. L'album è maestoso, suonato, curato e arrangiato in ogni minimo dettaglio...per i miei gusti sicuramente una delle migliori uscite di questa prima metà dell'anno. Phantom Limb vale da sola il prezzo dell'intero disco. Il mio voto è senza problemi un 85.
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Lunedì 3 Giugno 2013, 14.15.34
45
BILLOROCK Fci
Lunedì 3 Giugno 2013, 13.26.42
44
ahaahahahha
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Lunedì 3 Giugno 2013, 13.08.35
43
Dai, non sono riuscito a non andare ad ascoltare STONE dopo quello che ho letto qui (AZZ.). Caro BILLOROCK Fci se il disco e tutto come la song STONE (NA BOTTA) voglio essere depresso tutto la vita.
BILLOROCK Fci
Lunedì 3 Giugno 2013, 12.53.59
42
uan botta di depressione ti colpisce sicuro..
Alessandro DON ZUKER Bevivino
Lunedì 3 Giugno 2013, 12.51.24
41
Ho letto le recensioni e i commenti, lo vado a comprare a scatola chiusa come sempre e spero che mi colpiscano come sempre. Grandi ALICE e ENORME CANTRELL.
BILLOROCK Fci
Lunedì 3 Giugno 2013, 9.22.36
40
Ommadonna... è uscito un disco degli Alice In Chains?? La fine del mondo è in arrivo..
Swan Lee
Domenica 2 Giugno 2013, 16.36.12
39
Lo sto ascoltando finalmente. Si sta rivelando un buon disco, così come il predecessore...ma il mio pensiero riguardo la band nel mio commento n.33 non muterà mai Do un bel 70
Andriy 203/A
Sabato 1 Giugno 2013, 13.47.10
38
Purtroppo quando nelle band di una certa caratura vengono a mancare certi elementi caratteristici (come nel caso di Staley) dotati di un carisma immenso tale da caratterizzare le suddette band fino al midollo, tutti i lavori a seguire compresi i sostituti verranno sempre approcciati con cautela. Vuoi la paura di poter rovinare il mito, vuoi per la sicurezza che certi livelli non verranno mai raggiunti... Dal precedente disco invece gli Alice sono tornati più forti che mai e nonostante la sofferenza e le atmosfere cupe non siano più proiezione reale dei sentimenti di Layne, la band è riuscita del ricreare quel senso di angoscia presente nei vecchi dischi. E nel 2013, sinceramente non era tanto facile... Personalmente ho davvero gradito gli ultimi due lavori e ho gradito la presenza di Duvall (somiglia fin troppo a Laney? poco mi importa se i risultati sono questi...e mi chiedo spesso come sarebbero stati con un cantante totalmente diverso dall'impostazione "Staleyana") Ultima nota: Cantrell rimane a distanza di decenni un grande chitarrista e un grande compositore.
Hellion
Sabato 1 Giugno 2013, 11.08.08
37
Sono rimasto un po' deluso...mi aspettavo molto di più...forse.
freedom
Sabato 1 Giugno 2013, 11.01.03
36
@Swan Lee: La penso anch'io così.
hm is the law
Sabato 1 Giugno 2013, 10.57.35
35
@ xXx: il giorno che concorderai con me andiamo a cene a festeggiare (pago io)
xXx
Sabato 1 Giugno 2013, 9.26.30
34
@hm is the law: eh eh eh, nulla di personale, sia chiaro! Semplici gusti man!
Swan Lee
Sabato 1 Giugno 2013, 3.11.27
33
Li ho visti dal vivo ai tempi di Dirt. Boh, sarò nostalgico, ma per me gli Alice sono morti e sepolti, legati indissolubilmente ad un certo periodo (i '90), ed a una certa VOCE, che non c'è più. Questa è la Jerry Cantrell Band. Dignitosi. Per carità! Black Gives...era un buon disco, ma non scomoderei la band dei '90!
max
Venerdì 31 Maggio 2013, 21.32.26
32
ho provato ad ascoltarlo tutto, stavo per andare in depressione!!!! non è il mio genere
Radamanthis
Venerdì 31 Maggio 2013, 20.27.54
31
Premesso che nona mo il grunge e non mi piacciono motlo gli Alice (anche se non posso non riconoscerne l'importanza storica e la bravura nel loro settore) anche questo disco a firma Cantrell e soci non mi prende. E' anche vero che l'ascolto che gli ho dato è stato fugace anche se sufficiente a farmele cadere...proprio è una questione di genere: preferisco il più cazzuto gruppo glam o power o heavy che sia al miglior gruppo grunge che ci sia mai stato...probabilmente sono sfasato io però proprio sta musica "triste" non la reggo!
hm is the law
Venerdì 31 Maggio 2013, 19.47.02
30
@ xXx: e te pareva sempre di parere contrario rispetto al mio pensiero e vabbé sarà una nuova casualità,
Arrraya
Venerdì 31 Maggio 2013, 18.54.08
29
io l'ho rimesso su ieri notte in macchina mentre viaggiavo e confermo le parole delle recensioni. Per me ottimo album, poi Freedom@ secondo me questo è un album umorale. probabilmente l'ho beccato al momento giusto, e queste sonorità pesanti e plumbee sono capitate a fagiolo. molto influisce come "ci s'incontra", ma ti capisco.
freedom
Venerdì 31 Maggio 2013, 18.25.44
28
Annoia un po' anche me...e io amo gli AIC.
xXx
Venerdì 31 Maggio 2013, 18.20.24
27
.......ma solo a me annoia? nn voglio polemiche visto che siete tutti sulla stessa lunghezza d'onda ma a me prorpio mi annoia, forse x' mi annoia in generale in genere e gli alice in chains di conseguenza!
Witchcraft
Venerdì 31 Maggio 2013, 18.04.17
26
L'intesa dietro al microfono di Du Vall e Cantrell è talmente perfetta che a volte le due voci si confonodo risultando totalmente indistinguibili....il connubbio Layne-Cantrell era perfetto, ineguagliabile, magico.....ma la bravura della band è stata anche questa, trovare un altro cantate in grado di entrare in simbiosi con Cantrell....
jokerone
Venerdì 31 Maggio 2013, 14.14.02
25
L'ho ascoltato solo in parte, ma a primo acchito mi è sembrato di ascoltare un revival degli AIC degli anni 90. Questo disco non aggiunge niente di nuovo al loro background... come voto darei al massimo 75.... non di più!
Red Rainbow
Venerdì 31 Maggio 2013, 13.48.18
24
Quoto anch'io Witchcraft, con l'unica differenza che per loro ho sempre avuto più rispetto che devozione e probabilmente li ho capiti davvero solo ri-procedendo a ritroso dopo Black Gives. Sarà per questo che non vivo alcun ipotetico "trauma" per il cantato di DuVall e mi godo le variazioni cantrelliane su come si crea un capolavoro.... E poi Phantom Limb, da sola, vale l'acquisto...
piggod
Venerdì 31 Maggio 2013, 12.21.01
23
Quoto ogni parola scritta da Witchcraft e aggiungo: disco immenso che nulla ha da invidiare ai suoi predecessori.
Witchcraft
Venerdì 31 Maggio 2013, 11.51.15
22
Un album fantastico, Black Gives Way To Blue, tralasciando un paio di pezzi, era un lavoro bello ma totalmente distaccato dalla loro vecchia discografia, un vero nuovo inizio, come cantava Du Vall nella stupenda opener All Secrets Know e forse visti i pregiudizi sul perchè di un loro ritorno fu giusto così....ma mancava a mio avviso quel pizzico di magia che solo i vecchi Alice In Chains possedevano, quelli che hanno fatto vibrare la mia adolescenza e che ancora oggi mi emozionano come poche band al mondo. Questo nuovo corso è perfetto, è il trade union del vecchio e del nuovo, dentro ci sono le sonorità del precedente album, ma anche quelle dei vecchi ed indimenticabili primi tre dischi, c'è tutto, oscurità, malinconia, rabbia e quel pizzico di speranza che appartiene ai nuovi Alice....è proprio questa la forza di questa enorme band, guardare avanti senza dimenticare il passato e senza per questo risultare una sbiadita copia di un tempo oramai andato....IMMENSI!!!!!
il vichingo
Venerdì 31 Maggio 2013, 11.23.20
21
Davvero un gran bel lavoro, condivido l'entusiasmo generale.
Leonardo G.
Venerdì 31 Maggio 2013, 9.26.56
20
Bello davvero!
Mitra65
Venerdì 31 Maggio 2013, 9.26.02
19
Concordo in pieno con i recensori, il disco è di elevatissimo livello. Duvall comunque non sarà mai Staley. Voto 88
Cocacin
Venerdì 31 Maggio 2013, 8.13.02
18
Impatto positivo! Impressioni dopo il primo ascolto: atmosfere pesanti e sonorità "sedute" per buona parte dell'album,come è giusto che sia trattandosi di una band icona del grunge. Basta polemiche,DuVall ha dato il meglio di se anche stavolta. Ottima la tripletta che chiude l'album: "Scalpel" è la boccata d'ossigeno!! Concordo decisamente col voto dei recensori. Fabio,ineccepibile,ma tu ormai sei abituato ai complimenti. "Barri" chapeau ,davvero un'ottima recensione!
Gabriele
Venerdì 31 Maggio 2013, 2.02.10
17
Micidiali, Arrraya... Ecco come sarebbero stati Staley per me è stata di gran lunga la voce più bella ed espressiva degli anni '90 e una delle più belle di sempre. L'album comunque mi piace molto. Mi riservo un commento più approfondito in seguito.
Arrraya
Venerdì 31 Maggio 2013, 1.13.09
16
Freedom@ forse quel senso di sporco e di tristezza e decadenza (aggiungerei), è stato sostituito dalla malinconia di fondo, per lo meno, io è come se sentissi comunque la sua presenza, e chissà come sarebbero stati questi due bellissimi album con lui.
freedom
Venerdì 31 Maggio 2013, 0.26.20
15
@forbiddenevil: Certo da uno che li ha visti già dieci volte non mi sarei aspettato un commento diverso. I tuoi toni sono fin troppo entusiastici, come è normale che sia quando si ama una band alla follia, e poi io non ho mica detto che il disco è brutto, gli ho dato un 70, quindi ben oltre la sufficienza, ma semplicemente questi nuovi AIC non riescono a darmi i brividi come quelli originali. Tutto è molto ben fatto, ben suonato e ben prodotto, ma manca qualcosa, forse Staley non so...e te lo dice uno che li ascolta da quasi vent'anni. Manca quel senso di sporco, di profonda tristezza e decadenza che solo il grande Staley riusciva a trasmettere. Loro ci provano in tutti i modi, spesso anche citando palesemente il loro passato (la title track tanto per dirne una, che tra l'altro è uno dei brani migliori del disco), ma è un compito riuscito a metà. Inoltre cominciano a soffrire di una leggera ripetitività. Ma alla fine, questione di gusti. Buon disco, ma confermo il 70.
forbiddenevil
Venerdì 31 Maggio 2013, 0.18.44
14
...non smetto di ascoltarlo...un lavoro sublime!!!
Diabloz
Giovedì 30 Maggio 2013, 23.23.38
13
Mai e poi mai dopo la morte di Staley mi sarei aspettato un ritorno sulle scene di una band come gli Alice in chains, tremendamente dipendenti dal loro vocalist , impossibile immaginare la loro dirompente melodia senza Lainey Staley. Invece mi sono ricreduto dopo Black gives way to blue, disco davvero superbo che è andato ben oltre ogni aspettativa. Quando ho saputo che doveva uscire il nuovo album temovo che difficilmente si sarebbero avvicinati alla bellezza del precedente.... Ed eccoli qui ancora una volta a smentirmi con un lavoro grandioso, questi Alice sono semplicemente sorprendenti! Lavoro Ecccellente !!
Arrraya
Giovedì 30 Maggio 2013, 23.13.15
12
Barry@ ma sul serio?? cazz, io pensavo fosse un ospite. è troppo diversa la voce da come canta in coppia. minchia, bel pezzo comunque anche quello.
Valereds
Giovedì 30 Maggio 2013, 23.12.13
11
*complimenti ai recensori
Valereds
Giovedì 30 Maggio 2013, 23.05.32
10
Veramente un grande lavoro!! Dopo il primo ascolto che da l'idea di omogeneità,si cominciano ad apprezzare le canzoni per le loro sfacciettature anche se tutte hanno il loro velo dark.. Complimenti hai recensori!! Avete colto nel segno!!
Barry
Giovedì 30 Maggio 2013, 22.36.04
9
@Arraya: anche se sembra incredibile è proprio DuVall
Marcos
Giovedì 30 Maggio 2013, 21.45.13
8
...Ce ne fossero di usciti così...!!!! indipendentemente da tutto , ...cantante , nome ecc ecc .. Grand. Punto
Arrraya
Giovedì 30 Maggio 2013, 21.38.19
7
Qualcuno sa dirmi chi canta in "Hung On A Hook"? non è ne DuVall ne Cantrell mi pare di capire. Comunque ribadisco, album massiccio e che cresce bene, nella title track sembra proprio di sentire un dinosauro rantolante...bello bello, good
Andy \\\'71
Giovedì 30 Maggio 2013, 21.06.10
6
Difficile.......Difficile digerire il fatto che siano andati avanti senza Layne........Però,è anche vero che se sforni dischi con tanta qualità,potenza,canzoni davvero forti,allora hai prorpio ragione!Jerry un mito,artefice di questa rinascita/prosecuzione meravigliosa.Voto 80!
forbiddenevil
Giovedì 30 Maggio 2013, 20.45.12
5
Ascolto gli ALICE IN CHAINS dall'inizio (1988), li ho sempre amati.....e continuerò a farlo. Un disco difficile, forse più di "Black Gives Way To Blue", difficile nell'ascolto, nelle atmosfere (per chi non CONOSCE gli AIC), ha bisogno di molti ascolti per assimilarne le sfumature (consiglio l'ascolto in cuffia), non sono mai stati e ripeto MAI stati di facile assimilazione, anzi...ma è proprio qui che fa di loro una band unica, inarrivabile.....Du Vall mi piace parecchio, visto in sede live ha una botta eccezionale (basta con i paragoni con Staley),Cantrell è eccezionale come sempre, sotto tutti gli aspetti.....e Inez e Kinney sono una sezione ritmica da brivido.Un'ottimo disco, alla ALICE IN CHAINS......fin qui uno dei migliori platter dell'anno!!! Aspetto il tour per vederli per la 10° (e ultima volta? Spero proprio di no.....) volta. Concludo con chi commenterà con i vari: che palle, è noioso, lentissimo ecc. Ascoltatevi altro e lasciate a noi la bellezza della nostalgia di questi stupendi ALICE IN CHAINS !!!!
stevjoker
Giovedì 30 Maggio 2013, 20.28.53
4
Stone è una canzone mitica! Album bellissimo! Voto 90
Arrraya
Giovedì 30 Maggio 2013, 20.08.15
3
Album massiccio e molto bello, non di facile impatto, ma la qualità si sente eccome. Preso atto che non saranno mai gli Alice storici dei '90, c'è da dire cha hanno sfornato un altro album con i controcazzi, che ha bisogno di qualche passaggio per essere digerito. Non è un passo in più ripsetto al precedente ma una semplice e gradita conferma.Ancora non voto ma siamo tra il 7,5 e 8, non di piu e non di meno
Er Trucido
Giovedì 30 Maggio 2013, 19.58.22
2
"Voto esagerato perché sono gli AIC" oppure perché sono due opinioni diverse dalla tua? Non è mica un problema pensarla differente e qui non ci facciamo influenzare dai nomi.
freedom
Giovedì 30 Maggio 2013, 19.43.24
1
Voto esagerato perché sono gli AIC. Disco che sa di già sentito, anche abbastanza piatto e noioso peri miei gusti. Voto al massimo 70...
INFORMAZIONI
2013
Virgin/EMI
Grunge
Tracklist
1. Hollow
2. Pretty Done
3. Stone
4. Voices
5. The Devil Put Dinosaurs Here
6. Lab Monkey
7. Low Ceiling
8. Breath On A Window
9. Scalpel
10. Phantom Limb
11. Hung On A Hook
12. Choke
Line Up
William DuVall (Voce, Chitarra)
Jerry Cantrell (Chitarra, Cori)
Mike Inez (Basso)
Sean Kinney (Batteria)
 
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