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Eagles - Hotel California
( 6795 letture )
Scrivere la recensione di un disco che ha la tua stessa età è già di per sé un’emozione. Se poi l’album in questione è uno dei classici immortali del rock, contenente almeno una delle canzoni che resteranno per sempre uno dei suoi capisaldi assoluti, una di quelle canzoni che chiunque conosce, ama e ha canticchiato almeno una volta nella vita, allora il rischio di lasciarsi andare alla retorica è fortissimo.

Facciamo quindi un passo indietro e riprendiamo la storia dall’inizio. Dopo il trionfo di One of These Nights che li aveva proiettati all’apice delle classifiche americane e ne aveva statuito la grandezza tra le altre band coeve, gli Eagles si trovarono ad affrontare il problema di sostituire l’uscente Bernie Leadon, l’uomo delle atmosfere country-western. La scelta ricadde sullo straordinario Joe Walsh, chitarrista e cantante che aveva già una lunga carriera alle spalle e costituì sicuramente un azzardo: il suo stile incandescente, tipicamente rock, poteva spostare troppo gli equilibri compositivi del gruppo. Allo stesso modo la sua forte personalità poteva mettere in dubbio la leadership consolidata del duo Frey/Henley. Niente di tutto questo, in realtà: Walsh dallo straordinario ed esperto musicista quale era ed è, si adattò alla band, conservando il proprio stile ed inserendolo con naturalezza all’interno del sound tipico degli Eagles. Dal canto loro, Frey ed Henley continuarono imperterriti ad essere il traino primario del gruppo, componendo da soli o in collaborazione, sette delle nove tracce presenti nell’album. Risolto il problema del chitarrista e con un provvidenziale Greatest Hits a tenere in caldo i fans ansiosi di ricevere un nuovo album di inediti, i ritrovati Eagles poterono dedicarsi con calma alla scrittura del disco definitivo, quello che trasformò un gruppo dal grande e crescente successo, in una delle leggende del Rock. Liricamente l’album può essere considerato a tutti gli effetti un concept e molti dei temi che lo caratterizzano costituiscono uno dei tratti portanti l’identità della band. Uscito nel 1976, anno del Bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza, l’album si pone come una critica severa e disillusa del materialismo imperante e del consumismo, visto come creatore di vite infelici e solitarie, fatte di sentimenti falsi ed egoismo, tutte volte al reciproco sfruttamento e quindi all’infelice ricerca di simboli materiali per giustificare un successo solo esteriore. Obbiettivo primario delle invettive è chiaramente il mondo dello spettacolo, specchio e metafora esso stesso di questo tipo di rapporto interpersonale. Ma lo sguardo della band abbraccia l’intero Paese, il suo presente e il suo destino. L’apparato lirico e l’uscita di Leadon influenzano di conseguenza la scrittura strumentale, che perde quasi totalmente le coloriture country per fare posto ad una più marcata natura rock, che non rinuncia comunque ad una moltitudine di espressioni, che vanno dal soul al pop, dalle melodie west coast all’hard rock, introducendo peraltro in diversi brani degli arrangiamenti orchestrali e dei sintetizzatori piuttosto marcati, forse fin troppo.

La titletrack apre il disco con una manifestazione di superiorità compositiva totale: l’intro in stile flamenco di Don Felder, l’intreccio chitarristico, che nasconde un inaspettato e sotterraneo andamento rock e reggae, la melodia perfetta, il superbo lavoro della sezione ritmica e infine lo straordinario duello chitarristico finale tra Felder e Walsh sono in tutto e per tutto parte del Mito del Rock. Da un punto di vista lirico, la canzone è un’altra volta la summa del percorso della band: la storia dell’hotel infestato e dell’impossibilità di uscirne, come un inferno dal quale non ci si può liberare, è in realtà una metafora per il mondo moderno, per gli Stati Uniti contemporanei. Uno sfavillante e lussuoso involucro al cui interno si nasconde un inferno senza redenzione e senza via d’uscita. È indubbio che la canzone rappresenti l’apice del disco e forse dell’intera carriera della band e se così fosse tanto basterebbe a stabilirne per sempre la grandezza. In realtà, gli Eagles avevano molto altro da aggiungere. La seguente New Kid in Town, altro singolo di enorme successo e altro highlight del disco, riprende accennandole appena le atmosfere country ma le trasporta in un terreno urbano sancendo il passaggio definitivo dell’ispirazione della band, per una brano intimista e melodicamente splendido. Ma ecco che arriva il turno di Joe Walsh di mettersi in mostra e Life in the Fast Lane già dal titolo e dal riff portante portano il marchio del chitarrista ex-James Gang: si tratta inevitabilmente di un brano dal forte carattere rock e la splendida voce di Henley non può che prenderne atto. All’opposto, l’altro colpo a segno del chitarrista da un punto di vista compositivo arriva con Pretty Maids All In A Raw, song romantica e dalla bella melodia, cantata dallo stesso Walsh con i cori dei compagni. Il secondo brano dall’impronta più propriamente ruvida del disco porta invece la firma degli altri componenti la band ed è Victim of Love, a tutti gli effetti un hard rock classico e splendidamente realizzato, che avrebbe fatto la fortuna di una qualsiasi band in quegli anni e che in questo disco fa invece un po’ la parte del riempitivo, per quanto necessario nell’equilibrio dell’album che in quel punto necessitava di una canzone più ritmata e “dura”. Grande prova di Henley e ottimo lavoro dello stesso Walsh e di Don Felder alle chitarre. L’unico apporto compositivo in solitaria di Randy Meisner arriva con Try and Love Again, splendida ballata e altro apice del disco, che recupera appena le venature southern e sancisce ancora la solidità compositiva del bassista, qui alla sua ultima uscita da studio con la band. Chiude l’album l’epica The Last Resort, chiusura tanto musicale quanto lirica del disco, con una superba prova compositiva di Henley che mette il cappello ad un disco strepitoso ed irripetibile. Fuori dal novero è rimasta la sola Wasted Time, altra bella ballata pianistica, dalla melodia quasi perfetta, emozionante e memorabile ancora grazie allo strepitoso Henley, qui veramente al massimo delle proprie capacità.

Si dirà che la qualità e la storia non si misurano con le copie vendute e certo nessuno può discutere quanto questo sia vero, ma sedici milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, almeno una canzone scolpita per sempre tra le più belle e conosciute di tutti i tempi, due Grammy vinti e il titolo di band statunitense di maggior successo della decade, non si possono discutere. Specialmente se si considera che questo è “solo” il culmine di cinque album straordinari. Hotel California è disco quasi perfetto, bellissimo, intenso tanto da un punto di vista musicale quanto da un punto di vista lirico, emozionante e dotato di un equilibrio compositivo straordinario. Certo l’avere a disposizione cinque compositori di livello assoluto, cinque polistrumentisti straordinari e cinque voci splendide, aiutano a capire come gli Eagles siano arrivati a tanto. L’inevitabile enfasi in questo caso è più che meritata, anche se non si può né si deve tacere il fatto che la commercializzazione del rock, il suo diventare musica per le masse e non più solo giovanile, il suo essere smussato e affogato nel e dal pop, si deve anche e anzi in gran parte proprio agli Eagles e alla loro identità commerciale. Tutto questo è parte della storia di una delle band più amate e al tempo stesso controverse di tutti i tempi e non si può mettere in secondo piano. D’altra parte, traspare in maniera così chiara e plateale dai solchi dei loro album che non si può davvero accusarli di porsi in maniera ambigua e disonesta. Hotel California è un apice assoluto, in tutti i sensi e come tale il suo valore va anche oltre quello meramente artistico e diventa paradigma, punto di riferimento, pietra miliare, al di sopra del tempo e delle mode, pur essendo splendida e coerente rappresentazione della decade nel quale è stato concepito e realizzato. La sua caratterizzazione in questo senso è evidente e a distanza di trentasette anni si fa sentire, rendendolo un album che in un certo senso raccoglie lo spirito del proprio tempo e se ne fa manifesto diventando immortale per questo. Si può amare o meno, ma non si può non conoscere, così come la band di cui costituisce l’immortale lascito.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
88.4 su 15 voti [ VOTA]
Fabio Rasta
Martedì 21 Gennaio 2020, 16.42.47
25
Il genere Southern Rock, riferito ad Hotel California, fa rivoltare DANNY JOE BROWN nella sua tomba. Non è neanche + West Coast, altro che Southern Rock. Il Country è praticamente sparito. AOR senza Southern basta e avanza. La canzone Hotel California è un gran pezzo, è assolutamente geniale e vorrei averla scritta io (anche se avrei sicuramente immaginato tutto un altro arrangiamento), ma è di un retorico e di un ruffiano che di + non si può, e trasuda piaggeria radiofonica da ogni singola nota. Il resto del disco ne segue la falsariga. A pensare che è la stessa Band che ha scritto e suonato Desperado, mi viene da piangere.
Area
Lunedì 17 Giugno 2019, 16.45.40
24
Uno degli album più belli e più venduti della storia!
GRC
Sabato 30 Marzo 2019, 9.59.53
23
Lo definirei un disco Southern AOR, magnifico. Voto 100
Maurizio
Domenica 18 Marzo 2018, 9.52.17
22
Disco da apprezzare anche dall'artwork curatissimo, e che sul vinile viene ancora più valorizzato,con tanto di satanista di allora (LeVey) che si intravede alla finestra.Diabolico.Sulla musica e sull'affresco dei tempi ha già detto tutto è bene il recensore. 100 pieno per me.
Andrea
Giovedì 2 Giugno 2016, 12.51.18
21
Comprato il vinile all'epoca dell'uscita, e lo custodisco gelosamente. Pieno di canzoni bellissime, che ho riscoperto nel tempo, perchè nel 1976 ero ancora imbevuto di progressive e gli Eagles mi piacevano ma non ne percepivo nel modo giusto l'essenza e la poetica intimamente USA
Des
Giovedì 28 Gennaio 2016, 14.52.15
20
il finale di the last resort è stato copiato da Umberto Tozzi per la sua Dimentica Dimentica. Tornando al disco, penso sia uno dei miei dischi preferiti di sempre. Hotel California è una delle canzoni più belle della musica moderna!
Rob Fleming
Martedì 19 Gennaio 2016, 15.00.40
19
La canzone non si discute. Ma il resto dell'album pur buono, soprattutto New Kid in Town e Life in the Fast Lane, non regge il paragone. Meglio Desperado 80
Gilli97
Sabato 21 Novembre 2015, 8.47.01
18
Micidiale questo album, uno dei migliori della storia del southern rock, immense Hotel California, Victim Of Love e Wasting Time
Peppe
Lunedì 28 Settembre 2015, 19.07.37
17
Certo che siete allucinanti, dopo una recensione fantastica che più emozionante non si può e soprattutto che è una realtà assoluta, ve ne uscite con questo disco fa dormire e sbadigliare. ..che se poi pensate davvero questo di hotel California, allora avete veramente capito tutto dalla musica. Si, magari è più romantico rispetto al precedente, forse i lynerd skynerd (forse è scritto sbagliato) erano più duri e selvaggi, ma da qui a non capire che hotel California è leggenda della musica, allora sentitamente, datevi all ippica.
mastodon
Venerdì 5 Dicembre 2014, 17.49.50
16
questo disco fa' dormire!
BOB
Mercoledì 3 Settembre 2014, 13.43.42
15
...tra uno sbadiglio e l'altro!...t9 del cazzo
BOB
Mercoledì 3 Settembre 2014, 13.37.19
14
disco mediocre che deve molto alla popolarità e alla splendida title-track..se non fosse per "hotel california" questo album scivolerebbe via tra uno sbadiglio ed un'altro!
Radamanthis
Martedì 26 Novembre 2013, 16.24.35
13
Mamma mia...che disco!!! Voto 98
MarkTrimain
Martedì 26 Novembre 2013, 16.01.46
12
Comprato ieri, non ho altre parole per definirlo se non: capolavoro. Un must have.
Conte Mascetti
Giovedì 20 Giugno 2013, 12.49.12
11
confermo il 95. Disco obbligatorio per gli amanti del rock.
J.Lebowski
Lunedì 17 Giugno 2013, 13.52.37
10
I hate the fucking Eagles,man!
The Nightcomer
Mercoledì 5 Giugno 2013, 23.46.50
9
Credimi, il mio non è buonismo, semplicemente apprezzo determinate caratteristiche che ritengo essere ad appannaggio di pochi; quando leggo i tuoi testi non rinvengo nemmeno un'infinitesima traccia di spocchia, pretenziosità o saccenza. In essi piuttosto trovo le caratteristiche che ho elencato, le quali vengono esaltate ancora di più dalla modestia che è propria dei migliori. Con un simile approccio sono certo che venga sempre qualcosa di interessante da dire.
Lizard
Mercoledì 5 Giugno 2013, 22.15.47
8
Ehm... Troppo buono diciamo che è l'argomento ad essere "forte" e quindi facile da trattare. I problemi arrivano quando non c'è niente da dire, non quando c'è così tanto
The Nightcomer
Mercoledì 5 Giugno 2013, 21.40.30
7
Ancora una volta rimango entusiasta dal modo di scrivere di Saverio il quale, secondo me, oltre a dimostrarsi competente, trasmette molto bene il contenuto emozionale, mantenendo al tempo stesso i piedi per terra (come un valido recensore è giusto faccia) e non mancando di sottolineare le doverose considerazioni su musica, tecnica ed importanza storica. Sul disco ho poco da aggiungere: è un punto fermo nella musica che va ben oltre l'etichetta ed il genere. Oserei dire un manifesto incancellabile.
Andy '71
Mercoledì 5 Giugno 2013, 19.00.21
6
Meraviglioso!Ottima rece,veramente il quadro perfetto di unepoca strepitosa,in un disco assolutamente da avere!Come del resto,tutti i dischi di questo meraviglioso gruppo!
Lizard
Martedì 4 Giugno 2013, 11.03.17
5
Sono consapevole di quello che dici, ma come ho scritto nell'ultimo paragrafo, con album come questi si puo' e si deve andare oltre il valore artistico intrinseco. Questo e' il manifesto di un'epoca, oltre che un capolavoro in musica e uno dei dischi piu' famosi di tutti i tempi. Grazie per i complimenti comunque, molto gentile
andreastark
Martedì 4 Giugno 2013, 10.18.05
4
Ehi Lizard questo è un grandissimo disco sicuramente il loro migliore ed il più famoso......ma 95 è proprio tanto come voto(parere personale)..... recensione invece come al solito bellissima e che rende pienamente giustizia a questo grande disco....voto 90
Matocc
Lunedì 3 Giugno 2013, 16.06.55
3
poche volte come in questo caso l'artwork è legato alla musica presente nel disco... l'immagine dell'hotel in copertina, il salone con la band e gli (spettrali e decadenti) ospiti, infine il locale desolatamente vuoto... da brividi, una title-track che da sola vale intere discografie, ma anche brani come LITFL, NKIT e Wasted Time -per non parlare del magnifico Reprise affidato agli archi... semplicemente magnifico, un capolavoro del rock. sono ripetitivo, lo so, ma gli Eagles sono di un'altra categoria
jimi The Ghost
Lunedì 3 Giugno 2013, 13.45.30
2
Un grandissimo disco, che custodisce dentro si se, come pietra preziosa, una tra le più belle canzoni della storia della musica. L'assolo di Hotel California, meraviglioso in ogni segmento, è forse il più incisivo, il più sentito, il più armonioso, e che si avvicina solo per un soffio al memorabile Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. Jimi TG
jek
Domenica 2 Giugno 2013, 20.17.04
1
Penso che hotel california sia tra le canzoni conosciute della storia del rock. E' stata tra le prime canzoni che ho imparato a suonare con la chitarra, il problema degli Eagles che il resto dell'album e della discografia passa un po' in sordina, non c'è niente da fare loro sono quelli di hotel californa.
INFORMAZIONI
1976
Asylum Records
Rock
Tracklist
1. Hotel California
2. New Kid in Town
3. Life in the Fast Lane
4. Wasted Time
5. Wasted Time (Reprise)
6. Victim of Love
7. Pretty Maids All in a Row
8. Try and Love Again
9. The Last Resort
Line Up
Glenn Frey (Chitarra, Voce, Tastiera, Piano)
Don Felder (Chitarra, Voce)
Joe Walsh (Chitarra, Slide, Voce, Tastiera, Organo)
Randy Meisner (Basso, Chitarra, Guitarrón, Voce)
Don Henley (Batteria, Voce, Percussioni, Tastiera)
 
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