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Freedoms Reign - Freedoms Reign
( 1320 letture )
Freedoms Reign è il biglietto di ritorno in mano a Victor Arduini, chitarrista e membro fondatore dei Fates Warning (che lasciò nel 1985 dopo la pubblicazione di The Spectre), il quale torna oggi sulle scene in coincidenza con il ventinovesimo anniversario della pubblicazione del loro maideniano album di debutto, Night on Bröcken. I Freedoms Reign offrono al musicista statunitense la possibilità di una seconda prima volta che ha il sapore di un orgoglioso ritorno allo origini da sottoporre al gusto moderno, attraverso uno stile “originale, carismatico ed inconfondibile”, una miscela di genuino heavy americano del profondo Connecticut con un elegante tocco europeo -è la band stessa ad affermarlo- di Ozzy/Sabbath. Il tatuato angelo (o l’angela, per meglio dire) in catene presidia una copertina immediatamente riconoscibile, che conferma le intenzioni senza troppi fronzoli della band. Pare proprio che quello della genuinità sia un aspetto sul quale la band insiste molto, nella speranza di riproporre quella voglia di fare, suonare e comunicare con spontaneità che esplodeva nei vinili di fine anni Settanta.

La voce di Arduini ricorda effettivamente molto quella di un Ozzy di qualche anno fa e l’impressione, notando le inflessioni e l’attitudine, è che il cantante-chitarrista americano faccia veramente del suo comodo peggio per nascondere le analogie. Nel corso del disco ci si mantiene infatti sulle stesse compassate coordinate vocali, preferendo il racconto in melodia all’approccio tecnico da frontman, non è dato giudicare se per scelta o per una timbrica che lo avvicina irrimediabilmente al cantante di Birmingham. I Freedoms Reign sono però molto di più e si ritagliano una strada propria grazie ad una base ritmica varia e vivace, dinamica ed imprevedibile, che riprende il classico riffing heavy rileggendolo in chiave ora prog ora moderna (To Be sembra un omaggio ai Nirvana) ora più squisitamente metal. In Freedoms Reign c’è tanta chitarra (l’assolo di Ritual è un ottimo biglietto da visita) ma anche una perfetta amalgama con la band al completo, che rende il disco un apprezzabile sforzo corale, da gruppo vero ed affiatato. La batteria di Chris Judge, in particolare, offre una prestazione che “da sola fa reparto”, come si direbbe di una buona punta nel calcio, tanto ritmiche e stacchi sembrano sempre coerenti con il mood dei brani in scaletta. Efficace l’intesa con il basso di Jones (Believe) e da encomiare la prestazione di Vumback alla seconda chitarra, in un disco che del supporto ritmico fa uno dei suoi punti di forza. Freedoms Reign racchiude una continua ed instancabile ricerca della variazione, della chiusura originale, della soluzione elegante, senza perdere di mira una forma-canzone riconoscibile, con durate medie delle singole tracce che non si discostano dai quattro/cinque minuti. Facilmente riconoscibile anche la nota Sabbath, con riff decadenti e quadri nebbiosi (Up From Down), arpeggi ipnotici e spiazzanti aperture (Looking Around) attualizzate da suoni moderni e brillanti, velocità generalmente sostenute, dosi abbondanti di doppio pedale, voci effettate ed un frequente ricorso ad andature sincopate. La natura corale del disco, unita alla complessità retrò del suo stile, rende difficoltosa la scelta di un ipotetico singolo, dal momento che questo esordio non contempla la canzone facile, il refrain ammiccante o il coretto irresistibile. La scelta operata va piuttosto a favore di un’immediata maturità, quasi a recuperare il tempo perduto, ad annullare distanze stilistiche ed anagrafiche con un’autorevolezza sufficiente a non renderlo inadeguato, patetico o a corto di fiato. L’ostinazione di Arduini e compagni va forse a discapito di una maggiore dose di umanità ed introspezione, e si avverte nell’aderenza radicale allo stile prescelto, che contempla varietà, ma solo all’interno della stessa formula: non c’è infatti traccia di ballad (Long Way rallenta almeno per una prima parte ed il suo tormentato finale è un successo), sperimentazioni o pensiero laterale, per cui il prodotto suona sì vario, ma all’interno delle mura stilistiche che sceglie di non oltrepassare. Riconoscendo la capacità dei musicisti coinvolti, non si può tuttavia parlare di una mancanza di coraggio, quanto piuttosto della volontà di rispettare la promessa di far rivivere quell’immagine ruspante ed americana che la band esalta nelle fotografie ufficiali, scattate nei boschi, sotto ai tunnel e nei campi di grano: jeans, felpe col cappuccio e giubbottini di pelle, così come anni sul groppone e doppi menti distribuiti con uguale generosità, fanno parte dell’esperienza e sono la nostra garanzia che, davvero, i Freedoms Reign non aspirano ad altro che a rappresentare se stessi ed il background musical/geografico dal quale provengono.

Quella dei Freedoms Reign è una rilettura intelligente e vigorosa del classico, un’iniezione di energia moderna e rispettosa dell’originale, il tentativo fortunato di riordinare gusti, ricordi, nostalgie e tempi passati con un occhio al mercato di oggi. In virtù di questo risultato, nessuna delle influenze citate dal quartetto americano suona fuori posto (Alice in Chains, Black Sabbath, Soundgarden, Alter Bridge e gli stessi Fates Warning), tanti sono i rimandi e le rielaborazioni, tanta la capacità tecnica ed il gusto in grado di farli confluire in uno stile potente e melodico, originale non tanto nelle premesse quanto nella compostezza clinica del risultato. Il risultato di tutto questo impegno è che, mutuando la definizione di steampunk, Freedoms Reign riesce a raccontarci come sarebbe stato un possibile passato dell’heavy-metal, se il suo futuro fosse arrivato prima.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
71.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Cruz Del Sur Music
Heavy
Tracklist
1. Ritual
2. Shadows of a Doubt
3. Brother
4. Believe
5. Up from Down
6. To Be
7. No Excuses
8. Long Way
9. Looking Around
Line Up
Victor Arduini (Voce, Chitarra)
Tom Vumback (Chitarra)

Mike Jones (Basso)
Chris Judge (Batteria)
 
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