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Jag Panzer - Dissident Alliance
( 1297 letture )
Mai come in questo caso od in pochi altri, per inquadrare in maniera corretta un’uscita più che controversa come Dissident Alliance, secondo album ufficiale dei Jag Panzer, è assolutamente necessario inquadrare sia il periodo storico precedente alla sua apparizione sul mercato che -soprattutto- quello in cui l’uscita in questione vide la luce. Dopo l’incredibile esordio rappresentato da Ample Destruction, uscito nel 1984 e rapidamente diventato un fenomeno al di là ed al di qua dell’Atlantico in virtù di una qualità intrinseca elevatissima, che contribuì ad imporre l’U.S. Power come fenomeno da seguire, la band attraversò un momento di crisi. Il periodo difficile comprese abbandoni importanti ed il conseguente scioglimento di una band dalla quale ci si aspettava ben di più. Da qui il buio, fino all’anno di grazia 1994, quando la band si riunì e si ripresentò sulla scena con un nuovo album, un nuovo cantante al posto del leggendario Harry “The Tyrant” Conklin ed un nuovo chitarrista in sostituzione dell’altrettanto importante Joey Tafolla. Non era però solo la formazione della band ad essere cambiata, perché tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, il mondo del metal subì un colpo da molti ritenuto erroneamente mortale. L’esplosione del grunge infatti, rimescolò completamente le carte, mettendo in gravissima difficoltà i gruppi fedeli al verbo dell’heavy puro, ritenuti improvvisamente out, morti, superati come gli ultimi dinosauri che si aggiravano sul pianeta in attesa solo di morire. Più in meno in quel periodo, poi, il nu-metal cominciava ad affermarsi come movimento autonomo ed anche questo -a prescindere dalla valutazione qualitativa che gli si vuole assegnare- assestava un’altra pesante mazzata agli irriducibili alfieri del classicismo.

Ciò che venne fuori dal coincidere di questa serie di fattori fu Dissident Alliance, un album che aveva pochissimo in comune con il passato dei Jag Panzer. Al punto che, ascoltato al buio, nessuno lo avrebbe assegnato alla band che aveva incantato con Ample Destruction. Dello splendore U.S. Power di quel disco rimanevano solo echi lontani, disseminati qua e là sotto forma di passaggi musicali, inseriti con lo scopo di legare alcuni momenti di pezzi il cui mood era lontanissimo da quello dell’esordio e dal sound molto diverso da quello complessivo del disco; null’altro. Innanzitutto, la voce di Daniel J. Conca era diversissima da quella del suo predecessore. Roca, profonda, “cazzuta”, spesso usata al limite del recitato. Già questo sarebbe bastato a produrre un mutamento notevole, ma fu proprio l’impianto stilistico del gruppo che subì un cambio profondo del proprio D.N.A. Dalle architetture sofisticate, ma fieramente aggressive di prima, si passò ad un crudo e compulsivo stile che poteva ricordare i Pantera, qualora tutti i loro membri fossero improvvisamente e contemporaneamente caduti in depressione. Inoltre, l’inserimento di alcuni momenti acustici organicamente inseriti in Dissident Alliance contribuì a sconcertare più di un fan della stessa band che stupì solo pochi anni addietro, non contribuendo perciò a raccattarne molti di nuovi lungo la via appena tracciata. Eppure, all’interno di una tracklist frammentaria e tendente all’implosione, c’era anche del buono. Jeffrey - Behind the Gate era sconcertante, tuttavia aveva un certo fascino oscuro, pur assolutamente fuori dalla tradizione Jag Panzer. Anche Forsaken Child aveva un suo sghembo appeal, con le sue atmosfere acustiche e il lavoro di Rikard Stjernquist alle percussioni. Altri momenti interessanti potevano essere poi rintracciati in Last Dying Breath, dall’incedere thrasheggiante e Psycho Next Door, mentre spesso e volentieri viene fuori un senso di abbozzo, di idee non sviluppate, ma potenzialmente interessanti nell’ottica della band in quel dato momento.

L’unico modo di valutare in maniera non completamente negativa un disco come Dissident Alliance è quello di svincolarlo completamente dalla storia precedente (e successiva) dei Jag Panzer, considerandolo come prodotto singolo, senza genitori e senza figli musicali. In questa ottica risulta forse frammentario, nevrotico, schizoide, figlio di una certa epoca sia per la musica che per la band e fortemente influenzato dalla personalità ingombrante di Conca. Meno importante del resto della discografia made in Jag Panzer anche dal punto di vista tecnico, ma non totalmente sciagurato ed infelice come per tanti e tanti anni è stato fatto passare. Certamente non può essere classificato come disco da esporre in bella vista sullo scaffale dei CD per mostrare quanto è blasonata la propria collezione, ma è stato un esperimento non totalmente fallito e, per alcuni versi, in anticipo sui tempi nel suo mescolare stili e situazioni musicali come ancora non era comunissimo all’epoca della sua edizione. Anche in questo caso, forse, lo scorrere del tempo può indurre a farsene un’idea più oggettiva, al contrario di come accadde al tempo della sua uscita.
Il cantante Daniel J. Conca è purtroppo deceduto nel 2004, all’età di soli 39 anni.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Lunedì 9 Gennaio 2017, 10.23.00
5
Parte la prima canzone ed arriva uno shock. Arriva poi la voce e pensi di aver sbagliato gruppo, guardi la copertina (pessima) e no, sono proprio i Jag Panzer, solo che...non sono loro. Della grande band di Ample destruction non c`e` traccia. Praticamente sono un`altro gruppo, con un suono molto panterizzato e con un cantante che fa il verso ad Anselmo. Allora come giudicare il disco? In se` non e` malaccio, buone idee, qualche brano trascinante, ma se fosse un gruppo nuovo nn gli daresti piu` di 65, a voler essere gentili 70. Ma siccome sono i Jag, e questo rimarra` un caso isolato, spiacente ma vale 40! Mi risento Ample!!!!!
PaulThrash
Giovedì 13 Giugno 2013, 16.42.45
4
Io sono tra i più... credo di aver venduto meno di una decina di dischi della mia discografia perché proprio non riuscivo più ad ascoltarli, questo disco è uno di quelli
Undercover
Domenica 9 Giugno 2013, 13.11.02
3
Sì Raven, lo so, ormai è uno dei cavalli di battaglia da discussione
Raven
Domenica 9 Giugno 2013, 9.44.55
2
Conosco altri che la pensano come te, e rispetto quel punto di vista. Calcola che per i più è largamente insufficiente.
Undercover
Domenica 9 Giugno 2013, 1.10.54
1
Non concordo, a me non è mai dispiaciuta la versione "panterizzata" dei Jag Panzer, è vero che sono tutt'altra storia, ma pezzi come "The Clown", "Edge Of Blindness", "Forsaken Child" e "Spirit Suicide" continuo ad ascoltarli anche adesso, più che altro comprendo lo shock subito dal cambio così radicale di sonorità, però non riesco a percepirlo come un disco appena sufficiente. Io il 7 glielo do.
INFORMAZIONI
1994
Pavement/Rising Sun
Heavy
Tracklist
1. Jeffrey - Behind the Gate
2. The Clown
3. Forsaken Child
4. Edge of Blindness
5. Eve of Penance
6. Last Dying Breath
7. Psycho Next Door
8. Spirit Suicide
9. GMV 407
10. The Church
11. Whisper God
Line Up
Daniel J. Conca (Voce)
Mark Briody (Chitarra)
Chris Kostka (Chitarra)
John Tetley (Basso)
Rikard Stjernquist (Batteria)
 
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