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Cruachan - Folk-Lore
( 2003 letture )
Suonare un certo tipo di folk metal è incredibilmente semplice. Bastano tre accordi, qualche buona melodia di violino ed un qualsiasi patrimonio mitico a cui ispirarsi. Questo è anche il caso degli irlandesi Cruachan, una delle realtà storiche del folk metal. Il nome si rifà alla caverna che nella tradizione irlandese sarebbe l'ingresso dell'oltretomba (il Dimmuborgir celtico per intenderci). Il loro esordio risale al lontano 1994 con la demo Celtica. Un lavoro che sfiora, per usare un eufemismo, l'inascoltabile. La produzione è talmente grezza e confusionaria da far sembrare quella di Nattens Madrigal pulita e plasticosa. La proposta sembra identificabile con un black dalle tinte folkeggianti, che verrà riproposto nella prima uscita ufficiale della band Tuatha Na Gael. Migliorata la produzione, quello che vien fuori è un disco veramente meritevole, originalissimo per l'epoca nei suoi momenti influenzati dalla musica celtica, ma comunque ancora molto legato, sia come sound che come impostazione, al black. La svolta avvia con il successivo The Middle Kingdom e si consolida con questo Folk-Lore. La componente folk viene rafforzata e prende il sopravvento su quella metal, che si muove su lidi meno estremi, attestandosi su un heavy/doom piuttosto melodico. Protagonista di questa svolta è sicuramente la voce. Relegato a pochi interventi lo scream di Fay, che comunque conserva alcune parti in pulito, la maggioranza delle linee vocali sono affidate alla nuova entrata Karen Gilligan.

Ad aprire l'album ci pensa Bloody Sunday che alterna parti tipicamente metal a sezioni di fiati. Da segnalare sicuramente il testo, che si discosta completamente dai classici canoni del folk metal, raccontando del tragico 30 Gennaio 1972, in cui persero la vita 13 manifestanti irlandesi disarmati, ad opera dei soldati dell'esercito inglese. A seguire troviamo la strumentale The Victory Reel, allegra e scanzonata, che riprende il tema dell'opener. Death of a Gael è introdotta dalla melodia del flauto e si discosta dalle precedenti in quanto ad atmosfera, che si fa qui più malinconica. Veramente ottimo lo stacco di violino a metà pezzo, che introduce e sorrege il riffing serrato di Fay. La successiva The Rocky Road to Dublin, è la versione metal dell'omonimo e famosissimo brano tradizionale irlandese ed è affidata alla voce maschile e ai cori. Il clean del mastermind è presente anche nella seguente Ossian's Return, dove duetta con la voce della singer. Il brano è uno dei migliori dell'intero lotto e le chitarre qui si eseguono parti lievemente più estreme, filtrate e ben alternate con l'allegria delle sezioni più folkeggianti. Spancil Hill è un altro pezzo appartenente tradizione celtica, lievemente metallizzato, nel finale, dalle sei corde di Fay. Protagonista del brano è la voce di Shane MacGowan, cantante del gruppo di celtic punk The Pogues, supportata dalla cantante Karen. The Children of Lir è un'altra ottima canzone in pieno stile Cruachan, in cui la base metal viene ben supportata dai flauti e dal banjo. Subito dopo è l'ora del capolavoro che risponde al nome di Ride On. Malinconica e intensa, vede le voci di Shane e di Karen intrecciarsi sul meraviglioso di tappeto di flauti e archi, prima di esplodere sul riff di chitarra elettrica. Buona anche la successiva Susie Moran, una ballad dal tono nostalgico, che solo sul finale vede l'ingresso del guitarism di Fay. Exiles si muove invece su lidi più estremi, sottolineati dallo scream, che compare per la prima volta su questo disco, ma rimane ben più melodica rispetto ad una qualsiasi traccia di Tuatha Na Gael. La bonus track To Invoke the Horned God è la riproposizione abbastanza fedele di uno tra i migliori brani della band irlandese, appartenente all'esordio discografico.

La produzione, a cura di Al Cowan e di Shane MacGowan, è ottima e ben si adatta al tipo di proposta. Da sottolineare anche il comparto lirico che si presenta vario e curato (leggere i testi di Ride On e di Susie Moran per credere), esulando anche dai classici stilemi del folk metal. Questo forse non è il miglior album dei Cruachan, ma sicuramente è quello in cui la band raggiunge la definitiva maturazione del proprio sound, già iniziata con The Middle Kingdom, che si manterrà invariato fino all'ultimo Blood on the Black Robe, che vede il ritorno a sonorità più black. In definitiva questo è un disco leggero e spensierato che incarna perfettamente lo spirito celtico e che dovrebbe essere presente sugli scaffali di ogni amante del folk metal.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
82.14 su 7 voti [ VOTA]
Me stesso
Martedì 11 Giugno 2013, 10.00.30
7
Quoto Asd, pagan e' bellissimo
Me stesso
Martedì 11 Giugno 2013, 10.00.29
6
Quoto Asd, pagan e' bellissimo
ASD
Domenica 9 Giugno 2013, 19.18.32
5
un gran bell'album, ma ho preferito Pagan devo dire
enry
Sabato 8 Giugno 2013, 17.27.12
4
Probabilmente il vertice della loro carriera, le migliori partiture folk dei Cruachan si trovano in larga misura su questo disco, che perde qualcosa in termini di aggressività ma per me guadagna in qualità.
Theo
Sabato 8 Giugno 2013, 11.58.45
3
Grande Piero, bella rece, per me questo è il migliore degli irlandesi. Curioso di ascoltarli dal vivo al Fosch Fest tra un mesetto, grande rispolverata. Il mio voto più o meno è come il tuo, forse un filino inferiore.
il vichingo
Sabato 8 Giugno 2013, 11.26.10
2
Ottimo lavoro, anche se forse un pelo sotto a Tuatha nagael a parer mio.
fabriziomagno
Sabato 8 Giugno 2013, 11.14.45
1
gran bel disco di buon folk metal!!!
INFORMAZIONI
2002
Hammerheart
Folk
Tracklist
1. Bloody Sunday
2. The Victory Reel
3. Death of a Gael
4. The Rocky Road to Dublin
5. Ossian's Return
6. Spancill Hill
7. The Children of Lir
8. Ride On
9. Susie Moran
10. Exiles
11. To Invoke the Horned God
Line Up
Karen Gilligan (Voce, Percussioni)
Keith Fay (Voce, Chitarra, Tastiere, Bodhrán, Mandolino, Percussioni)
John Clohessy (Basso)
Joe Farrell (Batteria, Percussioni)

Musicista Ospite
Shane MacGowan (voce su tracce 6 e 8)
 
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