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Ten Years After - Stonedhenge
( 2723 letture )
Con Stonedhenge, terzo album (secondo in studio) degli inglesi Ten Years After non siamo di certo al cospetto del lavoro migliore del gruppo, pur trattandosi di un discreto album blues/rock di matrice britannica, con i primi significativi innesti di psichedelia, elemento che crescerà nella composizione dei lavori successivi. L’amalgama all’interno della line up è di quelle da far invidia a tantissimi gruppi odierni: la coesione perfetta tra i vari membri della band si percepisce fin dal primo ascolto, pur dovendo sottolineare le capacità compositivo-esecutive di Alvin Lee cantante e chitarrista della band ma, soprattutto, leader carismatico e indiscusso della formazione inglese.

Il disco, come detto, viaggia a cavallo tra un rock e blues, non tralasciando però di sconfinare in campo jazz (su tutte Woman Trouble), come le divagazioni psichedeliche di Sad Song e No Title dalle multiformi incarnazioni per tutti i propri otto minuti di durata. Già con l’iniziale Going To Try si dovrebbero capire le coordinate su cui è indirizzato il disco e ne sono una palese esplicazione i lunghi assoli di organo e chitarra accompagnati dalle incessanti percussioni (bongos) ad opera di Simon Stable. I Can’t Live Without Lydia è un piacevole intermezzo pianistico di chiara matrice jazzistica ad opera di Lee. Di Woman Trouble abbiamo già detto, quindi vale la pena citare Skoobly-oobly-doobob, perfetto assolo vocale/chitarristico di Lee. Hear Me Calling è probabilmente la miglior composizione del disco, e credo che serva a poco aggiungere altro. Ascoltare per credere il piglio della canzone e il blues coinvolgente e crescente. Ancora una volta Lee protagonista alla chitarra. Sad Song è palesemente di matrice psichedelica, grazie al basso martellante di Leo Lyons e alla prestazione di Alvin Lee nella quale non dovrebbe essere difficile cogliere echi “morrisoniani”. Three Blind Mice è il riarrangiamento ad opera di Ric Lee di una canzone tradizionale, ma si tratta di un trascurabilissimo filler che anticipa No Title altra song di valore, soprattutto per le sue diverse anime. Rock psichedelico e hard rock la fanno da padrone, relegando il blues in un angolino, genere maggiormente presente nella prima parte del disco. Faro è un altro riempitivo ad opera del basso di Lyons, mentre Speed Kills è un up tempo “rock n’rollereccio” davvero ben realizzato e coinvolgente: ottima chiusura.

Questo Stonedhenge è un album di natura varia, probabilmente un disco di passaggio che rispecchia la mutazione non ancora compiuta da parte della band. Questa sua varietà non impedisce però di apprezzarne la bontà, in particolar modo le diverse influenze che fanno da fondamenta al lavoro che Lee e soci hanno miscelato in maniera sapiente. Disco, prodotto ancora da Mike Vernon, non imprescindibile ma certamente importante all’interno della discografia della band.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
77.75 su 4 voti [ VOTA]
cowboy big 80
Sabato 28 Dicembre 2019, 23.40.58
7
Fabio, si chiamano Blues Magoogs e sono molto lontani di TYA, scambia il blues amplificato per il garage. Stone like rock
Fabio Rasta
Sabato 23 Novembre 2019, 13.11.48
6
... come da recensione, disco di passaggio. Anch'io adoro ALVIN LEE e i TEN YEARS AFTER, ma il LORIN che dava 99 mi sembra davvero poco obbiettivo. Conosco bene questi Album, avevo le cassette quando vivevo in ròulotte, e sul Toshiba a pile, le ho praticamente consumate. Il + fedele il commento 5.
Blues Magoon
Martedì 27 Novembre 2018, 15.59.21
5
Disco ombroso e sperimentale, il meno facile della produzione classica dei TYA. All'epoca non fu molto apprezzato. Ha molte soluzioni particolari: anche la breve Three Blind Mice, per esempio, che nella recensione viene catalogata come inframezzo, ha dei cut di percussioni rimontato in loop ad un certo punto, con passaggio di canale contemporaneo. Per dire che ci sono tanti piccoli dettagli nei solchi di questo disco che lo rendono un piccolo capolavoro... Da ascoltare con attenzione, orecchio e pazienza!
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 15.34.02
4
Dopo il monumentale Undead i Ten Years After tornarono in studio infilano un'altra perla in cui Alvin Lee sparge talento ad ogni nota ( Woman Trouble, Skoobly-Oobly-Doobob, Hear Me Calling, A Sad Song). 83
jek
Martedì 18 Giugno 2013, 20.44.33
3
P.S. Skoobly-oobly-doobob Lee anticipa quello che anni dopo sarà il cavallo di battaglia di uno dei chitarristi che più amo George Benson Pensa-suona-canta. Un grande purtoppo poco conosciut.
jek
Martedì 18 Giugno 2013, 20.40.52
2
Adoro alla follia Woman Trouble, quel sound che ritroverò solo con Stevie Ray Vaughan. Lee come sempre superbo sfido chiunque ad ascoltarlo senza battere il ritmo con il piede ipnotico. Difficile dare voti a band come questa.
LORIN
Martedì 18 Giugno 2013, 20.26.02
1
Amo questa band e tutti i suoi dischi, sono tutti grandissimi lavori e on stage erano devastanti. La chitarra di Lee è unica. Beh, per quanto riguarda il voto, ecco, non ci sono abbastanza numeri per poterglielo dare. Quindi solo 99.
INFORMAZIONI
1969
Deram
Rock/blues
Tracklist
1. Going to Try
2. I Can't Live Without Lydia
3. Woman Trouble
4. Skoobly-Oobly-Doobob
5. Hear Me Calling
6. A Sad Song
7. Three Blind Mice
8. No Title
9. Faro
10. Speed Kills
Line Up
Alvin Lee (Voce, Chitarra, Pianoforte)
Chick Churchill (Organo, Pianoforte)
Leo Lyons (Basso elettrico, Percussioni)
Ric Lee (Batteria, Timpani)
 
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