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Stormlord - At the Gates of Utopia
( 2687 letture )
Nel 2001, gli Stormlord avevano appena avviato un cambio di stile radicale, una ricerca più approfondita di originalità, un progressivo allontanamento dal death metal a favore di un black melodico e sinfonico che poi diverrà il loro marchio di riconoscimento, come in The Gorgon Cult e l’ultimo Mare Nostrum.
At The Gates of Utopia, loro secondo full length, rappresenta l’anello di congiunzione tra i due stili, tra le due identità se vogliamo e per tale motivo (uno dei tanti in realtà, non l’unico) si può considerare come uno dei migliori lavori dell’intera discografia della band.

Complessivamente, l’album gode di una produzione non superba ma accettabile, con la batteria equalizzata divinamente, mentre chitarra e basso lo sono un po’ meno, mantenendo (forse a proposito) l’insieme un po’ grezzo, con la conseguenza che nelle parti con plettrate alternate velocissime ciò dia luogo ad un insieme di note impastato. I suoni della tastiera, nonostante la presenza risaltante, sono sempre uguali, le strings sono di impatto debole e i cori hanno poca epicità; il risultato è assai diverso da quello ottenuto con le orchestrazioni che Simone Scazzocchio inserirà nel seguente The Gorgon Cult, assai più ricercate e diversificate. La voce di Cristiano Borchi è invece messa in risalto, al giusto posto, e il missaggio rende appieno le qualità tecniche di uno dei migliori "screamer" che abbiamo in Italia.

Per quanto riguarda invece l’esecuzione tecnica, non ci sono dubbi su nessuno dei musicisti. Hanno dato tutti, indiscutibilmente, il meglio di sé per creare un album potente, melodico, diverso da ciò che la scena mondiale presentava all’epoca, unico se vogliamo. Un death/black sinfonico caratterizzato da accelerazioni tipiche del genere, con riff di chitarra melodici e incalzanti allo stesso tempo e un David Folchitto alle percussioni in piena forma che crea parti sempre diverse e mai ripetitive (e poi, dannazione, si sente che il tocco è di un batterista che sa il fatto suo!). Il basso di Francesco Bucci non fa le sole veci di accompagnamento o di riempimento, ma sfoggia una buona tecnica per tutta la durata dell’album. Qualità dei suoni a parte, non c’è nulla da criticare invece nell’ottima prestazione delle tastiere, sempre presenti, soprattutto nelle parti più epiche, dove fa da protagonista principale, creando melodie d’incanto senza le quali le canzoni non sarebbero state così belle.
Lo scream rauco e acuto di Cristiano Borchi è l’elemento che si apprezza sicuramente di più in questo lavoro. Il cantante mette in mostra non solo la potenza pazzesca del proprio timbro, ma anche la capacità di variare il suo tono di voce principale con un growl basso che forse avrebbe anche potuto sfruttare di più. Convincente anche la sua prova nelle clean vocal.

Le nove tracce di At The Gates of Utopia scorrono tutte molto piacevolmente, soprattutto grazie alla grande varietà del songwriting (caratteristica peculiare che accompagnerà gli Stormlord anche nei lavori successivi). Volendo fare un breve ricorso al track-by-track, possiamo dire che l’opener Under the Samnites' Spears contiene tutti gli elementi del gruppo e fa da sola le veci di tutto l’album, mostrando uno stile compositivo riconoscibile anche in tutte le altre canzoni.
La seguente I Am Legend (da cui è stato anche tratto un videoclip, considerata tra l’altro una delle migliori canzoni della band romana) è orientata più sul death, si mostra assai più orecchiabile e convincente sotto tutti i punti di vista.
Le seguenti Xanadu (A Vision in a Dream) e ...And Winter Was possono essere descritte molto similmente, in quanto ricalcano lo stile proposto nell’album, con alcune sfaccettature interessanti (come l’utilizzo delle clean vocal) e un maggiore orientamento verso il black sinfonico, senza risparmiare interessantissimi riff death propriamente da "headbanging spezza collo".
La title track, quinta traccia, è un breve intermezzo strumentale, curato in ogni minimo dettaglio, quasi un’anticipazione di The Curse of Medusa, una delle canzoni migliori dell’album, in cui gli Stormlord inseriscono tutti i loro elementi riconoscitivi, creando una canzone vicina alla perfezione.
The Burning Hope è di certo la prova migliore del drummer David Folchitto, una canzone prevalentemente death, dove la tastiera perde un po’ tono, ma sicuramente si tratta di un’altra eccelsa creazione. È assai differente da A Sight Inwards, più cadenzata ma non per questo leggera. A dispetto del tema trattato (la tristezza che deriva dall’amore), anche questa si presenta come un ottimo esempio dello stile degli Stormlord e non fa altro che essere un elemento portante del songwriting vario del gruppo.
La conclusiva The Secret of the Earth è una bellissima canzone che mai rimane uguale per più di qualche battuta, potente come ogni altra dell’album, ma al contempo più epica, creata per lasciare un segno chiaro all’ascoltatore, cosa che il breve assolo di pianoforte sul finale non fa che confermare.

Il disco convince sotto ogni punto di vista, trovando il suo unico neo nella produzione che, ripeto, non è eccelsa ma è comunque apprezzabile. Il resto è già storia e questo rimane uno dei capitoli più belli targati Stormlord, con canzoni che la band inserisce spesso nel suo repertorio live, facendo impazzire i fan al loro seguito.
Per chi è alla ricerca di prodotti rappresentativi ed illustri.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
63.93 su 15 voti [ VOTA]
tank
Sabato 6 Luglio 2013, 0.03.12
10
Cristianno Borcchi faccè sognà eddaje!!!
Holly
Giovedì 4 Luglio 2013, 20.40.43
9
Per quale motivo gli stormlord "FANNO CAGARE"?
divusdprinceps
Giovedì 4 Luglio 2013, 16.04.26
8
gli stormlord FANNO CAGARE
AL
Lunedì 1 Luglio 2013, 10.55.56
7
secondo me un disco più che discreto. direi un 76 è il voto giusto. la produzione non è il massimo ma il disco è cmq convincente.
blackiesan74
Domenica 30 Giugno 2013, 14.38.39
6
Gli diedi un ascolto tanti anni fa... io non seguo il black perciò non ho gli strumenti per giudicare, ma a me ha fatto cagare a spruzzo...
vichingone col martellone
Domenica 30 Giugno 2013, 11.10.56
5
Ecco bravo vichingo questi fanno per te
Theo
Sabato 29 Giugno 2013, 12.21.11
4
Buon disco, però reputo il migliore degli Stormlord l'ultimo "Mare Nostrum", più ricercato e maturo se vogliamo. Anche questo è molto buono però.
il vichingo
Sabato 29 Giugno 2013, 11.23.36
3
Ahahahahahahaha!!!
Ancient Winter
Sabato 29 Giugno 2013, 11.22.01
2
Vergognoso un 86 dato ad un disco degli Stormlord. Scrivo al ministro delle telecomunicazioni per far chiudere questo sito!
il vichingo
Sabato 29 Giugno 2013, 11.15.04
1
Piuttosto bello anche questo ma personalmente non vado oltre un 76 al massimo 78/100, per quanto mi concerne l'unico disco degli Stormlord che si avvicina all'eccellenza è quel Supreme art of war del '99.
INFORMAZIONI
2001
Scarlet Records
Symphonic Death
Tracklist
1. Under the Samnites' Spears
2. I Am Legend
3. Xanadu (A Vision in a Dream)
4. ...And Winter Was
5. At the Gates of Utopia
6. The Curse of Medusa
7. The Burning Hope
8. A Sight Inwards
9. The Secrets of the Earth
Line Up
Cristiano Borchi (Voce)
Pierangelo Giglioni (Chitarra)
Francesco Bucci (Basso)
Simone Scazzocchio (Tastiera)
David Folchitto (Batteria)
 
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