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August Burns Red - Rescue & Restore
( 3433 letture )
Se c’è qualcosa di ancora recuperabile nel metalcore, è grazie agli August Burns Red.

Gli August Burns Red sono uno dei quei pochi gruppi che, nel metalcore, si è guadagnato credibilità sul campo, avanzando progressivamente, e dal punto di vista qualitativo, e da quello molto più insidioso della popolarità.
I nostri non sono mai stati ruffiani, tant’è che se un tempo bastava piazzare nenie melodiche intervallate a break down per ottenere contratti facili e convenienti, loro hanno invece preferito costruire basi solide al proprio sound.
Partiti nel 2005, quando ormai il genere di riferimento stava per degenerare verso altro, i cinque americani hanno retto benissimo alle digressioni melliflue fini a se stesse che, ahinoi, cominciavano a corrodere dall’interno il metalcore e non sono scesi a compromessi. Tale scelta forse li avrebbe ripagati nell’immediato, come è accaduto a tanti altri, ma ne avrebbe favorito la fine creativa, ovvero un destino poi riservato a molti, un tempo sulla cresta dell’onda ed ora aggrappati ad un salvagente che si sgonfia ogni giorno di più.

Il dato per nulla trascurabile, inerente la ricerca di un sound personale e riconoscibile, ha ripagato la band americana anche nel nuovo album, Rescue & Restore. Il lavoro, difatti, gode di una freschezza ormai sconosciuta nel metalcore, le cui avvisaglie sono palesi già dalle prime tracce. I nostri non giocano al raffronto con altre realtà a loro analoghe, ma badano a costruire un sound ricco di sfumature che, se mantiene le radici ben piantate verso quel che doveva rappresentare all’origine l’incontro tra due generi, non per questo evita di regalare spunti differenti. Le prime due tracce, in particolare Treatment, mostrano una band con una maturità tale da poter giostrare al meglio le molteplici influenze che, negli ultimi quindici anni, si sono radicate negli ambiti più moderni del metal. La canzone parte veloce per poi indurirsi e quindi sfociare nelle parentesi malinconiche, quasi sofferte, della chitarra acustica. Sono solo pochi istanti, per poi ripartire più forte dell’inizio.
Analogo mood è riservato alla successiva Spirit Breaker, ma attraverso Count It All As Lost i riferimenti in parte cambiano, la velocità e l’impatto vengono arricchiti dai blast beat e dai break, i quali grazie al cielo sono ponderati nel numero, proprio per non scadere nella arcinota ripetitività del genere.
Nel frattempo si può apprezzare come il cantato non vada mai a parare verso il lato butirroso e sdolcinato in cui sono sprofondati troppi altri ex ragazzi prodigio, ma come tenga sempre in tensione l’ascoltatore, in attesa della rabbia che sta montando. Si va avanti, e le linee guida fin qui espresse rimangono pressoché inalterate, se non fosse per le variazioni al tema portate da Creative Captivity, a tratti confinate col mathcore, e da Animals, con la prima metà riservata al mosh più “scapoccione”.

Rescue & Restore è un album prodotto con gran cura, suonato da musicisti capaci e composto da persone che esulano dal prevedibile. Non mostra punti deboli, se non per qualche traccia meno riuscita ma, ciò nonostante, l’insieme esalta le qualità degli August Burns Red, raccontando una band che non ha alcuna voglia di seguire quella che una volta era la strada più facile per raggiungere i padiglioni auricolari di giovani brufolosi in crisi esistenziale.
I cinque continuano a preferire un sound inquieto, a metà strada tra i migliori Everytime I Die e i Killswitch Engage degli esordi, ed ancora una volta, se ne sbattono se il metalcore, nel frattempo, è diventato altro.

Per quanto mi riguarda, la ragione era ed è dalla loro e, se il tanto vituperato genere di riferimento un giorno facesse la mesta fine del nu-metal, gli August Burns Red sarebbero tra i pochissimi a poter continuare la propria carriera, senza timore alcuno.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
63.60 su 28 voti [ VOTA]
ErnieBowl
Giovedì 14 Novembre 2013, 18.08.24
7
Voto 80 pieno, è il migliore della loro discografia seguito da Constellations che è un pelino sotto, ma comunque non si discostano dal 75 gli altri album, Messengers e Thrill seeker li devo ascoltare ancora per bene.
Steelminded
Domenica 22 Settembre 2013, 11.06.42
6
Detto da uno che il core gli fa schifo in tutte le salse, questi qui però meritano... Bel tiro e bella tecnica. Non male.
Macca
Martedì 17 Settembre 2013, 15.56.21
5
Disco sopra la media del genere (che non è elevata), ascoltato un paio di volte ma non mi ha entusiasmato. Oggigiorno loro sono cmq tra i migliori nel circuito metalcore, quantomeno non infilano cori angelici in ogni ritornello.
ErnieBowl
Lunedì 1 Luglio 2013, 17.37.18
4
Che band ragazzi! Si sono evoluti magnificamente! Ogni album ha un stile diverso a partire da Messengers fino ad arrivare a questo! Lo sto ascoltando ora e me ne sono subito innamorato. P.S. Il batterista... non dico altro.
il vichingo
Lunedì 1 Luglio 2013, 9.48.22
3
Uno dei pochissimi (si contano sulle dita di una mano) gruppi Metalcore che senza farmi impazzire hanno comunque catturato la mia attenzione, penso non serva aggiungere altro.
lambgoat
Domenica 30 Giugno 2013, 16.00.07
2
nonostante apprezzi qualche loro canzone, io li trovo una copia malriuscita degli unearth. Poi vabbè sono gusti.
Kenai
Domenica 30 Giugno 2013, 11.26.16
1
Lo dico sempre: ci sono poche certezze nella vita, una di quelle sono gli August Burns Red.
INFORMAZIONI
2013
Solid State Records
Metal Core
Tracklist
1. Provision
2. Treatment
3. Spirit Breaker
4. Count It All As Lost
5. Sincerity
6. Creative Captivity
7. Fault Line
8. Beauty In Tragedy
9. Animals
10. Echoes
11. The First Step
Line Up
Jacob Luhrs (Voce)
JB Brubaker (Chitarra)
Brent Rambler (Chitarra)
Dustin Davidson (Basso)
Matthew Greiner (Batteria)
 
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